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Ritratto storico in bianco e nero di Giacomo Brodolini mentre parla a un microfono. Il leader socialista e Ministro del Lavoro è raffigurato in un momento di impegno istituzionale, simbolo della lotta per i diritti dei lavoratori e dello Statuto del 1970.
Notizie dall'Italia

Giacomo Brodolini e il lavoro come fonte primaria dei diritti: verso un nuovo Statuto

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Giacomo Brodolini, che oggi onoriamo nella sua città natale Recanati, è stato per tutti gli italiani l’uomo politico cui si deve la svolta fondamentale nell’affermazione della tutela individuale e collettiva nel posto di lavoro e del ruolo del sindacato nell’impresa.

Una svolta epocale. Davvero si realizzava così l’aspirazione di Giuseppe Di Vittorio perché la Costituzione varcasse i cancelli delle fabbriche. Si chiudeva quel mondo arrogante che consentiva la discrezionalità nel licenziare. Quel potere che con lo Statuto veniva privato della possibilità di produrre, senza una giusta causa, effetto estintivo del rapporto di lavoro. Si realizzava così, concretamente, quanto anni prima auspicato da Pietro Nenni.

Lo Statuto è stato questo: regole certe nel rapporto di lavoro, la libertà di potersi organizzare sul posto di lavoro e di esercitare il diritto di sciopero per difendere quei diritti. Un quadro di tutele oggi affievolito e insidiato che va legislativamente ridefinito per confermare, aggiornandoli al mutato quadro del mercato del lavoro, quei diritti riconosciuti dalla legge.

NULLA È ACQUISITO PER SEMPRE: È NELL’ESERCIZIO DEL CONFLITTO SOCIALE CHE SI DIFENDONO DEMOCRATICAMENTE I DIRITTI

Luciano Lama lo diceva con nettezza: “Lo Statuto dei diritti è frutto della politica unitaria e delle lotte sindacali: lo strumento non poteva che essere una legge, ma la matrice che l’ha prodotta e la forza che l’ha voluta è rappresentata dal movimento dei lavoratori e dalla sua azione organizzata”.

Un ricordo personale: Capodanno 1969

Dell’azione sindacale e politica di Giacomo Brodolini, che volle essere da una parte sola, dalla parte dei lavoratori, potremmo ricordare tante cose. Voglio citare solo il discorso fatto a Melissa dopo l’eccidio dei lavoratori, per l’esplicita prospettazione di quello che poi sarà lo Statuto dei lavoratori.

Aggiungo un ricordo personale. Nella notte di fine anno del 1969 Brodolini è sotto il Ministero dell’Industria con i lavoratori delle fabbriche occupate. Era tornato da Zurigo molto malato e con ormai la voce compromessa, ma era venuto a sostenere i lavoratori in lotta per il posto di lavoro, in una notte in cui solitamente si sta in famiglia.

Ricordo quando, accompagnandolo dopo con altri verso piazza Barberini, venivamo continuamente fermati dai lavoratori che gli si stringevano intorno con sincero affetto, riconoscendolo non come ministro, ma come uno di loro che faceva il ministro. Quello è il Brodolini che ricordiamo: il dirigente della CGIL, il dirigente del Partito Socialista, il ministro socialista.

La dignità della persona e le nuove sfide

Tutti gli italiani lo ricordano per lo Statuto. È con lo Statuto e dopo lo Statuto che si afferma nei posti di lavoro la dignità del lavoratore, della persona, non più passivo strumento dell’impresa ma cosciente protagonista attivo che può dire la sua sui processi produttivi non meno dell’imprenditore.

Tuttavia, questo protagonismo sociale nei decenni scorsi si è ridotto. Non soltanto perché al lavoro nelle grandi realtà produttive è subentrato un mondo sempre più di piccole imprese o di multinazionali che sfruttano nella precarietà e con bassi salari. Pesa anche la condizione di chi lavora in un mercato così cambiato, con le tante forme di rapporto di lavoro: subordinato, parasubordinato, autonomo, nelle loro tante moltiplicazioni.

Come si superano le difficoltà a fare una contrattazione inclusiva in modo da avvicinare queste diverse condizioni? Gli stessi diritti soggettivi vanno resi universali ed indisponibili alle deroghe e soprattutto estesi a tutti.

Critica al Jobs Act e alle tutele crescenti

La CGIL ricorda oggi come diverse leggi in questi anni hanno colpito pesantemente l’equilibrio tra la legge e la contrattazione, tra poteri unilaterali e diritti collettivi. Dal blocco della contrattazione nel pubblico impiego alla estensione della derogabilità, fino alle leggi che hanno moltiplicato il precariato culminate nel Jobs Act e nei provvedimenti recenti che hanno minato il diritto a lavorare in sicurezza.

La riforma del lavoro del Governo Renzi non parlava a chiare lettere dell’art. 18, ma il modo in cui quest’ultimo è stato modificato lo si è visto dai decreti delegati emanati. La tutela reale offerta dall’art. 18, già ridimensionata dalla Riforma Fornero, è stata ancor più ridotta per i licenziamenti economici e per quelli disciplinari.

Il Decreto Legislativo 23/2015, quello del Contratto a tutele crescenti, introduce una nuova disciplina delle conseguenze dei licenziamenti illegittimi. Si crea una nuova tipologia contrattuale in cui l’anzianità di servizio determina il grado di godimento dei diritti costituzionali. Nei fatti viene posta una correlazione tra l’età del dipendente e la possibilità di essere vittima di licenziamenti arbitrari.

Verso un Nuovo Statuto dei Lavori

Serve un nuovo Statuto che possa invertire la tendenza attuale alla precarietà, alla frammentazione dei diritti e alla perdita di ruolo dei lavoratori e del sindacato. Ma a patto che questo nuovo Statuto non si limiti ad essere la risultante del lavoro di tecnici, ma consegua alla partecipazione attiva dei lavoratori e rispecchi la condivisione delle rappresentanze sindacali, come successe con la Legge 300/1970.

Ci vuole una “Carta” fatta di princìpi di rango costituzionale perché la Costituzione entri in tutti i luoghi di lavoro, riconoscendo diritti a chi ne è escluso. Occorre una legge che riscriva il Diritto del lavoro, rideterminando le condizioni del soggetto più debole.

Diversamente da quanto sostenuto nei giorni scorsi in un convegno del CNEL, pensiamo che una iniziativa di questa natura cambi la situazione attuale solo se viene raccordata ed è coerente con i motivi ispiratori che mossero Giacomo Brodolini. Parlando su un possibile Statuto dei lavori il presidente del CNEL ha detto: “Lo Statuto dei lavoratori, ricordiamoci che esso è stato, innanzitutto, espressione di un principio e di un metodo che non possiamo che confermare”. Poi, si sa, con le parole non sempre si identificano le stesse fattispecie concrete e dalle affermazioni bisogna passare ai fatti.

L’obiettivo deve essere quello di riunificare il mondo del lavoro oggi profondamente diviso da leggi che separano pubblico e privato, autonomi da subordinati, superando diseguaglianze e rendendo forte la presenza del mondo dei lavoratori come nuovo protagonista sociale nella società italiana.

Rino Giuliani
Direzione Istituto Fernando Santi

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Infografica circolare che riassume la vita di Fernando Santi dal 1902 al 1969. Ogni sezione illustra una tappa fondamentale: la resistenza al fascismo sulle barricate di Parma nel 1922, l'autonomia sindacale della CGIL, la visione di un socialismo dal volto umano e il ruolo di ponte tra le anime della sinistra per l'unità e i diritti transnazionali.
Notizie dall'Italia

Fernando Santi: storia di un uomo, un’idea e una vita spesa per i diritti dei lavoratori

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Nato il 13 novembre 1902 a Golese, un piccolo borgo agricolo vicino a Parma, Fernando Santi ha incarnato per tutta la vita i valori del riscatto sociale e della lotta politica. Figlio di un ferroviere e cresciuto negli ambienti proletari dell’Emilia, si avvicinò giovanissimo al socialismo, seguendo le orme del padre che aveva imparato a leggere solo da adulto pur di acquisire il diritto di voto.

La sua non fu una militanza da scrivania, ma una presenza fisica e coraggiosa. Già nel 1922, durante l’assalto fascista a Parma, Santi era presente sulle barricate, difendendo la legalità e la libertà in quella che fu una storica resistenza popolare e unitaria contro lo squadrismo.

PUR PIENAMENTE PARTECIPE DELLA VITA POLITICA, SANTI SOSTENNE SEMPRE LA NECESSITÀ DELL’AUTONOMA INIZIATIVA DEL SINDACATO

La consapevolezza del pericolo che il sindacato potesse trasformarsi in un semplice strumento nelle mani dei partiti portò Santi a difendere strenuamente l’autonomia della CGIL e l’unità dei lavoratori, rifiutando più volte le pressioni per una scissione.

Dall’esilio alla guida della CGIL

Perseguitato dal regime fascista, arrestato nel 1943 e costretto a rifugiarsi in Svizzera, Santi non smise mai di organizzare la resistenza e il soccorso operaio. Dopo la Liberazione, divenne una delle figure chiave del sindacalismo dell’Italia repubblicana.

Deputato dal 1948 al 1968, giocò un ruolo fondamentale nel mantenere la componente socialista all’interno della CGIL unitaria. In anni difficili, segnati dalla Guerra Fredda e da forti tensioni politiche, egli lavorò instancabilmente come “ponte” tra le diverse anime della sinistra e del mondo sindacale (CGIL, CISL e UIL), convinto che la divisione dei lavoratori facesse comodo solo a chi voleva indebolirne i diritti.

Una visione europea

Santi fu anche un precursore in politica estera. All’interno della Federazione sindacale mondiale, sostenne l’opportunità di una collaborazione internazionale e guardò con interesse al Mercato comune europeo, capendo prima di altri che le sfide del lavoro avrebbero presto superato i confini nazionali.

Fino alla morte, avvenuta a Parma nel 1969, rimase fedele all’idea di un “socialismo dal volto umano”, opponendosi alle derive autoritarie e promuovendo quelle spinte all’unità d’azione che avrebbero poi caratterizzato l’Autunno Caldo.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)

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Un'immagine evocativa che mostra un rigoglioso campo di grano sotto un cielo sereno dove vola una colomba. Vuole indicare che i soldi per le risorse belliche possono essere usati per il benessere sociale e pace globale.
Notizie dall'Italia

Un impegno per il 2026: le ragioni della Pace per svuotare gli arsenali e riempire i granai

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Ci siamo chiesti quali auspici per il 2026 avremmo potuto formulare per i soci dell’Istituto Fernando Santi, per gli amici delle altre associazioni impegnate con i migranti, per gli italiani all’estero e per i tanti italodiscendenti.

Tra i diversi pensieri che sarebbero stati accolti favorevolmente, uno ci è sembrato il più giusto da avanzare: quello di un impegno nel promuovere e sostenere le ragioni della pace. Senza di essa non c’è progresso, non c’è giustizia sociale, rispetto, libertà e garanzia dei diritti per tutti.

IL PRESIDENTE SANDRO PERTINI, NELLE SUE SAGGE ESORTAZIONI, PARLAVA DI “SVUOTARE GLI ARSENALI, RIEMPIRE I GRANAI”

Il mondo associativo del quale facciamo parte ha sempre creduto nella coesistenza e interdipendenza dei popoli, nel ricorso al metodo non violento nelle relazioni internazionali, nell’autodeterminazione dei popoli e nella composizione pacifica dei conflitti aperti.

Il ritorno della guerra in Europa

Il presente e la prospettiva immediata appaiono purtroppo di segno opposto alle parole di Pertini. L’invasione militare decisa da Putin il 24 febbraio 2022 ha fatto crollare molte certezze, riportando la guerra come prospettiva reale per i paesi europei. Le economie nazionali in Europa si stanno organizzando su politiche industriali belliche, in un quadro globale di riarmo e di crescente instabilità politica.

Tutto ciò contraddice valori e principi che abbiamo sempre sostenuto. Se si consoliderà una trasformazione delle nostre società con il prevalere di logiche di guerra, questo non renderà più agevole nemmeno la condizione dei nostri emigrati in Europa.

Un’urgenza etica e politica

Le comunità hanno bisogno di altri tipi di investimenti che sostengano la domanda interna, la salute, l’educazione e il lavoro. In Europa, in Ucraina, in Russia e in tutto il mondo la gente vuole la pace, mentre i governi sembrano volere sempre più armi.

C’è l’urgenza di una politica attiva per la pace che coinvolga l’etica della responsabilità pubblica. Serve una linea di politica estera che solleciti una nuova Conferenza di Helsinki sulla sicurezza comune, invece di ricorrere a scelte esclusive che predispongono inevitabilmente scenari di conflitto.

Ognuno di noi deve interrogarsi su quale sia il giusto spazio e le parole più idonee per ricostruire una sensibilità collettiva. La questione della pace è riconsegnata alla responsabilità e alla capacità di ognuno di noi di essere attivo. Buon inizio dell’anno cari amici, per voi e per i vostri cari.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un'infografica concettuale sui pilastri del pensiero di Fernando Santi. Include icone che rappresentano l'unità dei lavoratori, l'autonomia del sindacato da governi e partiti, e il legame storico tra la CGIL e l'impegno di Luciano Lama. Non sono presenti volti umani, ma solo simboli grafici e testi esplicativi.
Notizie dall'Italia

Fernando Santi, 56 anni dopo: l’attualità del suo pensiero e la sfida dell’unità sindacale

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Oggi a Parma ricordiamo Fernando Santi a 56 anni dalla sua scomparsa. Lo ricordiamo per il suo ruolo indelebile di politico socialista e di dirigente della CGIL, della quale per 18 anni è stato il Segretario Generale Aggiunto.

Come Istituto Fernando Santi portiamo avanti il lascito che egli stesso, al VI congresso della CGIL a Bologna, ha riassunto nel suo storico commiato dall’organizzazione. Siamo convinti che, pur nelle mutate condizioni sociali attuali, siano ancora di straordinaria attualità i principi e le azioni in cui Santi ha fortemente creduto.

L’UNITÀ DEI SINDACATI È LA PREMESSA PER COSTRUIRE L’UNITÀ DEI LAVORATORI E L’AUTONOMIA DA GOVERNI E PARTITI

Voglio ricordare il compagno Luciano Lama che, nell’ultimo saluto a Fernando Santi, ebbe modo di dire: “Vogliamo assumere un impegno davanti a lui, quello di portare avanti le grandi battaglie sindacali e insieme quello di far maturare, fino al suo compimento, il processo dell’unità sindacale”.

Un impegno verso il futuro

Questi principi sono rimasti parte integrante dell’elaborazione della CGIL anche nei congressi successivi alla sua scomparsa. La Confederazione, alla quale siamo legati da un’intesa storica sottoscritta con Cofferati ed Epifani, si avvierà alla fine del prossimo anno verso il Congresso.

Sarebbe auspicabile che il dibattito congressuale possa ritrovare, pur nelle difficoltà rappresentate dagli attuali rapporti fra le grandi confederazioni, una capacità di rimettere in moto una proposta concreta in tema di unità.

Una proposta che guardi alle relazioni unitarie nei posti di lavoro e all’iniziativa nei territori per rivendicare condizioni migliori per tutti. Penso che, nella grande unità della CGIL per la quale Santi si è battuto quando fu messa a rischio, la sollecitazione di Lama meriti oggi la giusta attenzione e l’impegno di tutti noi.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un'infografica pulita e istituzionale che invita a partecipare al referendum. Al centro, lo slogan "Andare a votare" campeggia su un nastro blu sopra un'urna elettorale protetta da uno scudo. Intorno, quattro icone circolari evidenziano gli obiettivi: no alla precarietà, diritti e giustizia, lavoro sicuro e cambiare le leggi. In basso è presente il logo dell'Istituto Fernando Santi con l'appello "Partecipa al futuro".
Notizie dall'Italia

Questa volta al referendum votiamo tutti: respingiamo l’invito all’astensione

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Nei mesi scorsi come Istituto Fernando Santi abbiamo richiamato più volte l’attenzione degli amici in Italia e all’estero perché partecipassero al voto e s’impegnassero per far votare le persone con le quali sono in contatto, a partire da quelle più vicine.

Ripetiamo lo stesso invito a poche settimane dal voto. Si sta accentuando una campagna per l’astensione con l’invito ad “andare al mare” nei giorni delle votazioni.

IL REFERENDUM NON È DI ALCUN PARTITO: I CITTADINI HANNO L’OCCASIONE DI CAMBIARE LE COSE DIRETTAMENTE

Rimettere su un piano di parità il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore contrasta con le scelte politiche del governo e delle forze politiche e sociali che lo sostengono. Per questo remano contro.

Per questo la destra punta in modo aggressivo a non far raggiungere il quorum temendo, con il referendum, la modifica diretta del cittadino a leggi ingiuste e discriminanti nel mondo del lavoro.

Se da un punto di vista formale l’invito a non andare a votare non viola la legge, sul piano costituzionale e morale è una contraddizione tanto più inaccettabile se l’invito proviene, come sta accadendo, da rappresentanti delle istituzioni o dalla seconda carica dello Stato.

Il valore della partecipazione

L’invito ad astenersi dal voto mina il principio stesso della partecipazione. “Organizzare l’astensione”, come ha dichiarato il presidente La Russa, può diventare una forma surrettizia di controllo della partecipazione democratica.

Il dovere civico di votare non è un’imposizione autoritaria, ma una richiesta di corresponsabilità nella costruzione dell’ordine democratico. Astenersi, soprattutto in occasione di un referendum, significa abdicare a una responsabilità collettiva e, in certi casi, anche contribuire a delegittimare lo strumento referendario stesso.

Il referendum serve per chi lavora e per chi cerca un lavoro: perché non sia precario, per non essere licenziati senza giusta causa, per non morire di lavoro, per una cittadinanza che migliori la integrazione fra quanti vivono e lavorano fianco a fianco.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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rimo piano di una persona che inserisce una scheda elettorale bianca in un'urna d'acciaio all'interno di un seggio elettorale. Lo sfondo è sfocato e mostra un ambiente istituzionale con altre persone impegnate nelle operazioni di voto, trasmettendo un senso di responsabilità civica.
Notizie dall'Italia

Questa volta al referendum votiamo tutti

da areamarketer 6 Gennaio 2026

Nei mesi scorsi come Istituto Fernando Santi abbiamo richiamato più volte l’attenzione degli amici in Italia e all’estero perché partecipassero al voto e s’impegnassero per far votare le persone con le quali sono in contatto, a partire da quelle più vicine.

Ripetiamo lo stesso invito a poche settimane dal voto. Si sta accentuando una campagna per l’astensione con l’invito ad “andare al mare” nei giorni delle votazioni.

IL DOVERE CIVICO NON VA IN VACANZA: RESPINGIAMO L’INVITO AD ASTENERSI

Rimettere su un piano di parità il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore contrasta con le scelte politiche del governo e delle forze politiche e sociali che lo sostengono. Per questo remano contro.

Per questo la destra punta in modo aggressivo a non far raggiungere il quorum temendo, con il referendum, la modifica diretta del cittadino a leggi ingiuste e discriminanti nel mondo del lavoro.

Se da un punto di vista formale l’invito a non andare a votare non viola la legge, sul piano costituzionale e morale, è una contraddizione tanto più inaccettabile se l’invito proviene, come sta accadendo, da rappresentanti delle istituzioni o dalla seconda carica dello Stato.

La partecipazione democratica

L’invito ad astenersi dal voto, mina il principio stesso della partecipazione. “Organizzare l’astensione” come ha dichiarato il presidente La Russa, può diventare una forma surrettizia di controllo della partecipazione democratica.

Il dovere civico di votare non è un’imposizione autoritaria, ma una richiesta di corresponsabilità nella costruzione dell’ordine democratico. Astenersi, soprattutto in occasione di un referendum, significa abdicare a una responsabilità collettiva, e in certi casi anche contribuire a delegittimare lo strumento referendario stesso.

Il referendum non è di alcun partito. I cittadini hanno l’occasione di cambiare le cose direttamente.

Il referendum serve per chi lavora e per chi cerca un lavoro: perché non sia precario, per non essere licenziati senza giusta causa, per non morire di lavoro, per una cittadinanza che migliori la integrazione fra quanti vivono e lavorano fianco a fianco.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un uomo caucasico in abiti formali stringe con vigore la mano a una lavoratrice agricola afrodiscendente in tuta blu. Sullo sfondo, un gruppo multietnico di braccianti con cappelli di paglia sorride davanti a una bandiera italiana che sventola sotto un cielo sereno. In alto a sinistra compare un logo che rappresenta il mondo liberato dalle catene.
Notizie dall'Italia

Un uomo, un’idea. L’attualità di Fernando Santi nella lotta per i diritti senza confini

da areamarketer 10 Settembre 2025

Un ritratto doveroso e sentito del fondatore del nostro Istituto, Fernando Santi, storico leader del sindacalismo socialista e padre nobile delle battaglie per la tutela dei nostri connazionali all’estero.

Ripercorrere la sua vita non è un esercizio di memoria, ma un atto politico necessario. Santi capì prima di molti altri che l’emigrazione non poteva essere ridotta a un fatto privato, a una dolorosa scelta individuale da consumarsi nel silenzio. Egli intuì che si trattava di una gigantesca questione sociale e politica che richiedeva risposte strutturali.

I DIRITTI NON HANNO PASSAPORTO: LA SOLIDARIETÀ È L’UNICA ARMA CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Fernando Santi si batté affinché il lavoratore italiano all’estero smettesse di essere “carne da lavoro” da esportare e divenisse un cittadino con pieni diritti, ovunque si trovasse a operare.

Dalle miniere belghe all’Italia di oggi

La sua azione fu instancabile: dalle baracche svizzere alle miniere del Belgio, la sua voce si alzò sempre contro lo sfruttamento disumano e per l’unità del movimento operaio internazionale. Non accettava che la necessità di lavorare giustificasse la perdita della dignità umana.

Una lezione per il presente

La sua lezione è di un’attualità sconvolgente oggi, mentre l’Italia si trova dall’altra parte della barricata, non più solo paese di partenza ma terra di approdo. Le sfide dell’immigrazione attuale richiedono la stessa lungimiranza di Santi.

Oggi come allora, la verità è una sola: i diritti non hanno confini. La solidarietà tra lavoratori – autoctoni e migranti – è l’unica arma efficace contro il dumping sociale, ovvero il ribasso dei diritti e dei salari che colpisce tutti, indistintamente. Difendere il bracciante straniero oggi significa difendere il lavoro di tutti, esattamente come Santi difendeva il minatore italiano settant’anni fa. Questa è l’eredità che l’Istituto porta avanti con orgoglio.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Nota Biografica:
Fernando Santi (1902-1969), deputato socialista e segretario della CGIL, dedicò gran parte della sua vita alla difesa degli emigrati italiani, fondando l’Istituto che ancora oggi porta il suo nome per tutelare i diritti e promuovere la cultura della solidarietà.
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Primo piano di una mano che inserisce una scheda elettorale informativa in un'urna di legno. Sulla scheda si leggono i 5 punti del referendum: empleo tutelado, trabajo digno, estable, seguro e ciudadanía. Sullo sfondo, un seggio elettorale realistico con persone che votano, bandiere e uno striscione con la scritta "Votar es nuestra revuelta".
Notizie dal Mondo

El referéndum es la oportunidad para volver a decidir

da areamarketer 6 Settembre 2025

5 preguntas: por un trabajo tutelado, digno, estable y seguro y por la ciudadanía. Por eso es importante votar «Sí».

Trabajo, ciudadanía: estos son los temas de las cinco preguntas del referéndum que, tras obtener la luz verde del Tribunal de Casación y la sentencia de fondo del Tribunal Constitucional, están listas para ser votadas por los italianos. Los votantes serán llamados a las urnas un domingo entre el 15 de abril y el 15 de junio de 2025.

VOTAR ES NUESTRA REVUELTA: TRABAJO, SEGURIDAD, DIGNIDAD, CIUDADANÍA, DEMOCRACIA.

Los referendos derogatorios sirven para anular total o parcialmente una ley. El mensaje es muy claro: «Con 5 Sí tu voto puede contar y puede cambiar inmediatamente las cosas, relanzar otra idea de trabajo, de sociedad, de país».

1. EMPLEO TUTELADO

Quienes fueron contratados después de 2015 no tienen derecho a la reincorporación a su puesto de trabajo, aunque el despido haya sido juzgado improcedente. Esto es debido al Jobs Act. Hoy, una empresa puede optar por pagar una indemnización económica en lugar de readmitir a un trabajador despedido sin motivo. La pregunta del referéndum propone suprimir esta norma, eliminando la disparidad entre los contratados antes y después de 2015.

2. TRABAJO DIGNO

En las pequeñas empresas (con menos de 15 empleados), si te despiden de forma improcedente existe un límite máximo de indemnización. Esto significa que, aunque lo pierdas todo, la indemnización puede no ser suficiente. La pregunta quiere eliminar este límite y dejar en manos del juez la decisión sobre una indemnización justa y proporcionada.

3. TRABAJO ESTABLE

Hoy en día, los contratos de duración determinada están muy difundidos y a menudo se utilizan sin una real necesidad temporal. La pregunta del referéndum pide que se eliminen las normas que han liberalizado estos contratos. Antes, un contrato temporal tenía que tener un motivo claro y válido; ahora se puede ofrecer sin justificación, lo que hace más difícil conseguir un trabajo estable.

4. TRABAJO SEGURO

Con la legislación actual, la empresa contratante puede evitar asumir la responsabilidad por los daños relacionados con los riesgos específicos de los contratistas o subcontratistas. La pregunta propone eliminar esta norma para que todas las empresas implicadas sean responsables de la seguridad de los trabajadores, garantizando compensaciones y protección en caso de accidente.

5. CIUDADANÍA

Este referéndum propone cambiar las leyes relativas a la adquisición de la ciudadanía italiana. La principal propuesta es reducir de 10 a 5 años el periodo de residencia legal continuada necesario para solicitarla. En muchos otros países europeos, como Francia y Alemania, el periodo necesario es ya de 5 años, mientras que Italia sigue siendo uno de los más estrictos.


Referéndum Voto italiano en el extranjero: ¿cómo proceder?
Consulta la guía completa aquí

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Un gruppo di giovani studenti e ricercatori riuniti in cerchio in una piazza di pietra nel borgo antico di Bova. Un anziano del luogo parla al gruppo. Sullo sfondo si stagliano le montagne dell'Aspromonte e il mare all'orizzonte sotto una luce calda di fine giornata. Sulla facciata di un edificio storico sono appesi striscioni dell'Istituto Fernando Santi e dell'associazione Apodiafazzi.
Emigrazione

Bova, cuore della Magna Grecia: successo per la IX edizione della Scuola Estiva

da areamarketer 1 Settembre 2025

Si è conclusa a Bova (RC), nell’incantevole scenario dell’Aspromonte, la IX edizione della “Summer School” di lingua e cultura grecanica.

Un appuntamento ormai consolidato che conferma Bova – o Vua, come viene chiamata nell’idioma locale – quale autentica capitale morale dei Greci di Calabria. Decine di studenti, ricercatori e semplici appassionati provenienti da tutta Italia e dalla Grecia si sono ritrovati nel borgo per una settimana di immersione totale nelle radici della Magna Grecia.

SALVARE UNA LINGUA ANTICA A RISCHIO DI ESTINZIONE SIGNIFICA CUSTODIRE L’ANIMA DI UN POPOLO

L’iniziativa dimostra che c’è un grande interesse per la riscoperta delle radici culturali minori e per un “turismo lento e colto”, capace di andare oltre il consumo veloce dei luoghi per entrare in connessione profonda con la storia.

Un ponte tra due sponde

I corsi hanno avuto un obiettivo ambizioso: insegnare e tramandare il greco di Calabria (o grecanico), una lingua millenaria che rischia di scomparire, soffocata dalla globalizzazione. Non si è trattato solo di lezioni frontali, ma di laboratori vivi dove la lingua è tornata a risuonare tra i vicoli del borgo, creando un ponte ideale tra la Calabria e la Grecia moderna.

L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dall’Istituto Fernando Santi e dall’associazione locale Apodiafazzi. Questa sinergia tra enti nazionali e associazionismo locale è la chiave per trasformare la tutela delle minoranze linguistiche in una leva di sviluppo territoriale.

Il valore delle radici

La partecipazione di giovani, anche discendenti di emigrati calabresi, evidenzia la vitalità del turismo delle radici. Tornare nei luoghi degli avi non solo per visitarli, ma per impararne la lingua perduta, rappresenta una forma altissima di recupero identitario.

Bova si conferma così un laboratorio a cielo aperto dove passato e futuro si incontrano, dimostrando che le aree interne del nostro Mezzogiorno hanno un patrimonio inestimabile da offrire all’Europa.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Info:
La “Summer School” è organizzata annualmente nel comune di Bova (Reggio Calabria), uno dei Borghi più belli d’Italia e centro della cultura grecanica.
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In primo piano, due mani sorreggono una giovane pianta che cresce da una manciata di terra, simbolo di speranza e cooperazione. Sullo sfondo, una lunga fila di migranti cammina lungo un alto muro di confine sormontato da filo spinato, che attraversa un deserto verso una città moderna all'orizzonte.
Notizie dal Mondo

Le migrazioni internazionali: i muri non fermano la storia, serve una governance globale

da areamarketer 13 Maggio 2025

Un articolo di ampio respiro sulle tendenze globali delle migrazioni, basato sugli ultimi dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

I numeri parlano chiaro: i migranti nel mondo sono in costante aumento. Non si tratta di un’emergenza temporanea, ma di un fenomeno strutturale del nostro tempo, spinto da un intreccio sempre più complesso di disuguaglianze economiche, conflitti geopolitici e, fattore sempre più determinante, dai cambiamenti climatici.

L’EUROPA E L’OCCIDENTE NON POSSONO ILLUDERSI DI FERMARE QUESTI FLUSSI CON MURI E FILI SPINATI

La storia insegna che le barriere fisiche non eliminano le cause delle partenze; rendono solo il viaggio più pericoloso, arricchendo i trafficanti di esseri umani e aumentando il numero delle vittime lungo le rotte della disperazione.

Le nuove cause: l’emergenza climatica

Accanto alle tradizionali cause di fuga — guerre e povertà estrema — stiamo assistendo all’ascesa inarrestabile dei cosiddetti “eco-profughi”. Intere regioni del pianeta stanno diventando inospitali a causa della desertificazione, dell’innalzamento dei mari e di eventi meteorologici estremi.

Queste persone non migrano per scelta, ma per sopravvivenza. Eppure, il diritto internazionale fatica ancora a riconoscere pienamente lo status di rifugiato per cause climatiche, lasciando milioni di persone in un limbo giuridico.

Una governance mondiale

Di fronte a questa sfida epocale, la risposta non può essere la chiusura o la militarizzazione delle frontiere. Serve una governance mondiale delle migrazioni che abbandoni la logica emergenziale.

È necessario garantire canali sicuri e legali di accesso, che permettano di governare i flussi sottraendoli all’illegalità. Parallelamente, è indispensabile una vera politica di cooperazione che promuova lo sviluppo reale nei paesi di origine, non come forma di ricatto (“aiutiamoli a casa loro”), ma come condivisione di risorse e opportunità in un mondo interconnesso.

Solo gestendo il fenomeno con razionalità e umanità potremo trasformare quella che oggi viene percepita come una minaccia in un’opportunità di crescita demografica, economica e culturale per le nostre società invecchiate.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Riferimenti:
Analisi basata sui report annuali dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e sulle recenti proiezioni demografiche globali.
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