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Notizie dall’Italia

EmigrazioneNotizie dall'Italia

Il Riformismo di Fernando Santi

da Pierpaolo Cicalò 15 Settembre 2026

Fernando Santi è persona che non va rievocata con i toni retorici della commemorazione, confinandolo in un mondo lontano di illustri politici e sindacalisti, quanto come l’esempio della lotta e dell’impegno che vanno assunti tutti i giorni.

Evidente è Il profondo legame dell’azione e dell’insegnamento di Fernando Santi con i problemi attuali, con le lotte nelle quali oggi è impegnato il sindacato.

Quali valori deve esprimere e come li deve concretizzare un vero riformista del nostro tempo in una società attraversata da una crisi del modello di sviluppo che ci sta portando verso una economia di guerra?

Se andiamo ai valori espressi dal suo “riformismo padano”, in cui le lotte sociali e le lotte politiche si intrecciano, il gradualismo è concretezza e precisione degli obiettivi rivendicativi del sindacato, la politica delle riforme complementa e sostiene l’azione sindacale, la democrazia nella vita del sindacato è imprescindibile per il suo ruolo autonomo da partiti, istituzioni e padronato, ne cogliamo l’attualità ed il valore anche nel nostro tempo.

Fernando Santi ha contribuito a dare una risposta socialista ai problemi dello sviluppo economico e sociale partendo dal gradualismo e non dai massimi programmi.

E i risultati sono ancora oggi visibili.

Si sono persi i contorni di una tradizione storica di lotte che hanno avuto ancora un punto alto negli anni ’70.

Il riformismo di Fernando Santi veniva dalle lotte, lotte di classe, cui aveva partecipato nella pianura padana. Una colleganza di una intera vita con quella tradizione socialista, riformista, intransigente dura e ostinata nella difesa degli interessi del “proletariato”.

Un modo di essere lontano dallo pseudoriformismo al quale non pochi immemori si richiamano senza averne alcun diritto perché riformisti nel senso giusto non sono né possono esserlo.

La mobilitazione in piedi da oltre due anni della CGIL e di tanta parte della società che si esprime nel movimento della “via Maestra” per cambiare le politiche di governo, avverse ai lavoratori, trovano nel pensiero e nella pratica di Santi un punto alto sui valori e sul metodo nell’azione mirata a obiettivi sia specifici che d’interesse generale dei cittadini

Aggiornando e rinnovando ed anche modificando, la lezione di Fernando Santi dirigente della CGIL e politico socialista è parte fondamentale della risposta che va data ai problemi attuali della democrazia costituzionale e dello sviluppo del paese in declino.

Manca oggi quell’unità sindacale nella quale Santi e la CGIL hanno creduto e per la quale, per un lungo tempo, la CGIL si è impegnata.

A quella unità di CGIL CISL UIL si devono gli importanti avanzamenti dei lavoratori sul piano contrattuale e su quello delle riforme e nella difesa della democrazia.

L’unità sindacale come corollario dell’unità del movimento sindacale. Un obiettivo primario, alla cui ricerca non rinunciare pur nelle attuali circostanze che non ne favoriscono la realizzazione, se si vuole perseguire un altro modello di sviluppo ed un altro modello di società.

La Direzione dell’Istituto Fernando Santi

www.istitutosanti.org

presidenzastitutosanti.org

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Argentina: Conferenza Prof Vedovelli

da Pierpaolo Cicalò 9 Settembre 2026

Argentina: All’Università de la Pampa conferenza del prof Vedovelli su migrazioni e lingua italiana

L’8 ottobre 2026, nel Salone del Consiglio direttivo della Facoltà di Scienze umane dell’Universidad Nacional de La Pampa (UNLPam), in Argentina, si terrà la conferenza “Lingue e linguaggi, segni e simboli dell’emigrazione italiana: emigrazione tradizionale e nuova a confronto”. L’incontro, promosso e moderato dal prof José Francisco Minetto, è dedicato agli aspetti linguistici e culturali dei movimenti migratori italiani. Relatore il prof Massimo Vedovelli, linguista, già Rettore dell’’Università per stranieri di Siena.

Le coordinatrici saranno Helga Lell, Laura Pérez e Raquel Miranda, direttrice dell’Instituto de Estudios Americanos y Europeos (IDEAE) della Facoltà di Scienze umane.

Il programma dell’evento prevede di affrontare il tema partendo dai dati statistici sui movimenti migratori che hanno interessato l’Italia negli ultimi decenni. In seguito, l’attenzione si concentrerà sulle conseguenze linguistiche dei fenomeni migratori, sia nello spazio nazionale italiano sia nei contesti in cui la nuova emigrazione entra in contatto con comunità italiane insediate all’estero da più tempo.

«L’Italia è stata caratterizzata dai movimenti migratori», ha detto Raquel Miranda. «All’emigrazione di massa dei decenni successivi alla riunificazione nazionale e ai rientri degli anni Settanta si sono aggiunti, negli ultimi cinquant’anni, consistenti flussi di immigrati stranieri, che hanno colmato carenze del mercato del lavoro e, con l’introduzione di numerose nuove lingue, hanno trasformato profondamente la struttura dello spazio linguistico nazionale». Secondo la direttrice dell’IDEAE, il quadro migratorio italiano presenta elementi distinti. «Accanto all’immigrazione straniera, recentemente è ripreso un flusso migratorio significativo verso l’estero.

Questi giovani, i nuovi emigranti, hanno caratteristiche linguistiche e culturali diverse da quelle dell’emigrazione tradizionale: nella maggior parte dei casi hanno un’istruzione superiore, parlano italiano, ma mantengono il contatto con i dialetti delle famiglie di origine».

La conferenza prenderà in esame anche le persone nate o cresciute in Italia da famiglie immigrate, che emigrano successivamente all’estero. «Portano con sé un patrimonio linguistico articolato attorno all’italiano e alle lingue delle famiglie di origine», ha osservato Miranda.

Una parte dell’incontro sarà dedicata alle rappresentazioni cinematografiche delle lingue e delle espressioni idiomatiche legate ai nuovi movimenti migratori italiani.

«Saranno proposti esempi di queste manifestazioni linguistiche in relazione all’immigrazione straniera in Italia e alla nuova emigrazione all’estero», ha spiegato Miranda.

L’obiettivo sarà esaminare il contributo dei nuovi emigranti alle società di accoglienza attraverso le loro produzioni linguistiche e culturali. 

Vedovelli, nato a Roma nel 1953, è filosofo e linguista. Laureato in filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma nel 1976, è professore ordinario di Linguistica educativa e Semiotica presso la Facoltà di Lingua e cultura italiana dell’Università per stranieri di Siena, della quale ha ricoperto il ruolo di rettore.

Dal 2013 al 2016 è stato assessore alla Cultura del Comune di Siena.

Le sue ricerche riguardano, tra gli altri ambiti, la glottodidattica, la semiotica, la sociolinguistica e la linguistica acquisizionale.

Ha introdotto in Italia il concetto di “lingua immigrata” e ha studiato l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue nei contesti migratori.

È stato fondatore e primo direttore della Certificazione di italiano come lingua straniera (CILS) e del Centro di eccellenza della ricerca Osservatorio linguistico dell’italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia, istituiti presso l’Università per stranieri di Siena.

Tra i suoi lavori figura anche la curatela del volume “Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel mondo”.

La collaborazione tra Vedovelli e la UNLPam risale ad attività accademiche precedenti. «È già intervenuto in iniziative della UNLPam o collegate all’università», ha ricordato Miranda.

«Partecipò alla videoconferenza con Umberto Eco organizzata dallo stesso José Minetto nel 2014. Gli interventi furono pubblicati dalla EdUNLPam nel 2015». La Facoltà ha inoltre ospitato nel 2020 l’XI Congresso internazionale di linguistica missionaria, al quale parteciparono studiosi provenienti da diversi Paesi, tra cui alcuni linguisti italiani, come Monica Lupetti, Marco Guidi e Matteo Migliorelli. (Fel – 9 set)

(da 9 Colonne )

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Italiani all’estero e referendum di Carlo Caldarini

da Pierpaolo Cicalò 21 Maggio 2026

Italiani all’estero e referendum: Tra appartenenza senza presenza e presenza senza appartenenza

12 Maggio 2026Carlo Caldarini

emigrazione, italiani, referendum

Nel recente referendum sulla giustizia, gli italiani all’estero hanno votato in maggioranza in modo opposto rispetto ai residenti in Italia. Ma il dato più interessante è forse un altro: mentre nei paesi europei prevale il No, in molte realtà extraeuropee vince il Sì. Una frattura che rinvia a storie migratorie diverse e a differenti modi di vivere il legame con l’Italia. Ma che solleva anche una tensione sempre più evidente: fino a che punto l’appartenenza giuridica può prevalere sull’esperienza concreta di chi vive, lavora e partecipa ogni giorno alla vita di un paese?

Il voto degli italiani all’estero in occasione del recente referendum costituzionale merita probabilmente più attenzione di quanta ne abbia ricevuta finora. Non solo per il risultato complessivo, ma soprattutto per la sua distribuzione geografica, che sembra delineare una configurazione tutt’altro che casuale.

In contrasto con quanto accaduto tra i residenti in Italia, la maggioranza  degli elettori italiani all’estero ha sostenuto la riforma della giustizia proposta dal governo di Giorgia Meloni. Questo orientamento non è stato sufficiente a modificare l’esito finale della consultazione, eppure merita di essere analizzato.

Un altro voto dentro il voto: gli italiani all’estero

Nel voto estero, il “Sì” ha infatti ottenuto il 56,3% dei voti validi (803.632), contro il 43,7% del “No” (622.652 voti), con un’affluenza del 28,5%. La partecipazione è risultata più elevata in America Latina (33,7%), seguita dall’Europa (27%), mentre si attesta su livelli più bassi in Nord e Centro America (22,5%) e nelle aree di Africa, Asia, Oceania e Antartide (22,2%).
Al di là dei dati aggregati, è però la loro distribuzione territoriale a meritare particolare attenzione: i paesi europei sono infatti gli unici in cui il “No” alla riforma della giustizia proposta dal governo prevale con sistematicità (vedi tabella).
Preso isolatamente, questo elemento potrebbe apparire come una semplice variazione geografica. E tuttavia, la relativa coerenza di questa configurazione suggerisce una lettura più esigente: essa potrebbe rinviare a una frattura più profonda, non solo territoriale, ma anche storica, sociale e politica, all’interno dell’elettorato italiano all’estero.

Storie migratorie, diaspore differenti e comportamenti elettorali

Una prima pista interpretativa riguarda la pluralità delle traiettorie migratorie che compongono oggi l’Italia fuori d’Italia. Le collettività italiane nel mondo non costituiscono un insieme omogeneo: sono il prodotto di ondate migratorie differenti, maturate in contesti economici, politici e culturali diversi. Queste storie continuano a incidere sulle forme di appartenenza nazionale, sui legami mantenuti con il paese d’origine e, verosimilmente, anche sui comportamenti politici.
In diversi paesi europei, la presenza italiana è in larga misura il risultato di mobilità relativamente recenti, spesso intensificatesi dopo la crisi del 2008. Si tratta frequentemente di persone più giovani, con livelli di istruzione medio-alti, inserite in percorsi professionali qualificati e in spazi transnazionali. Per una parte di esse, il rapporto con l’Italia resta diretto e aggiornato: seguono il dibattito pubblico, confrontano le istituzioni, mantengono relazioni regolari con il paese e ne condividono, almeno in parte, i conflitti politici.
Nei paesi segnati da una più antica immigrazione italiana – Stati Uniti, Canada e soprattutto America Latina – il corpo elettorale comprende invece una quota più ampia di discendenti di emigrati appartenenti a generazioni successive. In questi contesti, l’italianità può trasmettersi meno attraverso l’esperienza immediata delle istituzioni e più attraverso la memoria familiare, le reti comunitarie, i racconti migratori e la valorizzazione simbolica delle origini.
Questa distinzione richiama, almeno in parte, un’ipotesi formulata in un lavoro precedente: quella di una tensione tra due volti dell’emigrazione italiana nel mondo. Da un lato, una componente più cosmopolita, caratterizzata dalla mobilità, dalla pluralità delle appartenenze e dall’inserimento in universi sociali transnazionali. Dall’altro, una componente più identitaria, nella quale il legame con l’Italia si esprime soprattutto attraverso l’eredità familiare, la continuità simbolica e il richiamo alle radici.1
Non si tratta, evidentemente, di contrapporre due blocchi omogenei né di ridurre le scelte elettorali a questa sola chiave di lettura. Le situazioni individuali restano molteplici, le generazioni si sovrappongono e ogni paese presenta propri clivages sociali e politici. Tuttavia, questa prospettiva consente di formulare un’ipotesi plausibile: a seconda delle storie migratorie, il voto può radicarsi diversamente — talvolta in un’esperienza concreta e comparativa delle politiche pubbliche, talvolta in rappresentazioni più simboliche della nazione, dell’ordine istituzionale o dell’identità collettiva.

L’effetto della distanza politica

Un secondo elemento riguarda l’effetto della distanza. È possibile che l’allontanamento geografico – e, in parte, biografico – contribuisca a modificare il modo in cui le questioni istituzionali vengono percepite. Le riforme della giustizia, per esempio, non sono oggetti neutri: richiedono una certa familiarità con il funzionamento concreto dello Stato, con i suoi equilibri e con le sue tensioni. In assenza di questa esperienza diretta, il dibattito può tendere a semplificarsi, a polarizzarsi, a essere ricondotto a categorie più generali: ordine, efficienza, stabilità, leadership.
Naturalmente, queste ipotesi non esauriscono la complessità del fenomeno. Le comunità italiane all’estero sono tutt’altro che omogenee e, all’interno di ciascun paese, esistono differenze significative per classe sociale, generazione, livello di istruzione, partecipazione sociale e inserimento professionale. Allo stesso modo, sarebbe riduttivo spiegare le divergenze di voto unicamente in termini di informazione più o meno elevata.

Una questione democratica più ampia

Resta tuttavia una domanda, che questo voto sembra rendere più visibile: in che modo si configura oggi la cittadinanza politica quando viene esercitata a distanza? E come si articolano – o si disarticolano – il diritto di partecipare alle decisioni collettive e l’esperienza concreta dei loro effetti? Non si tratta, evidentemente, di mettere di colpo in discussione il principio del voto degli italiani all’estero, che rappresenta in sé una conquista importante. Si tratta piuttosto di riconoscere che esso apre anche una serie di tensioni che meritano di essere nominate e analizzate.
In particolare, questo risultato elettorale invita a interrogare – senza semplificazioni – la pertinenza di un dispositivo che attribuisce pieni diritti di partecipazione politica anche a persone che, in alcuni casi, non hanno mai avuto un rapporto diretto e vissuto con le istituzioni del paese, mentre quegli stessi diritti restano negati a molte persone che in quel paese vivono, crescono, lavorano e contribuiscono ogni giorno.
Emerge così un paradosso difficilmente ignorabile. In molti contesti, appare quasi scontato richiedere a una persona immigrata una certa conoscenza delle istituzioni – talvolta persino della Costituzione – come condizione per accedere alla cittadinanza politica nel paese di residenza. Ma, nello stesso tempo, il diritto di voto a un referendum costituzionale può essere esercitato da persone che, in alcuni casi, non conoscono – o conoscono solo in modo molto indiretto – il funzionamento concreto del paese al quale sono giuridicamente legate.
La questione non è soltanto teorica. È una contraddizione concreta tra appartenenza senza presenza e presenza senza appartenenza.
Si delinea così uno scarto tra differenti definizioni della cittadinanza politica: da un lato, una cittadinanza fondata sull’appartenenza identitaria; dall’altro, una cittadinanza ancorata alla presenza effettiva, alla partecipazione sociale e al contributo concreto alla vita collettiva.

Note

1Caldarini C., et al., L’associazionismo dell’emigrazione italiana in transizione. Edizioni Futura, 2022 (L’associazionismo dell’emigrazione italiana in transizione – Futura Editrice).

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da Pierpaolo Cicalò 21 Maggio 2026

UTOPIA VIAGGI SENZA RITORNO

docufilm di Pietro Mariani

Utopia – Viaggi senza ritorno, il docufilm del regista Pietro Mariani è un’opera che, prendendo le mosse dal naufragio dell’Utopia, allarga lo sguardo fino a comprendere il significato più profondo e universale dell’esperienza migratoria. “Il sottotitolo Viaggi senza ritorno non riguarda solo il naufragio”, chiarisce Mariani, “ma il fatto che chi emigra, nella maggior parte dei casi, non torna davvero: una volta costruita una nuova vita, è difficilissimo sradicarsi di nuovo”.

Il docufilm, che ricostruisce la tragedia del piroscafo SS Utopia affondato il 17 marzo 1891 nella baia di Gibilterra con centinaia di emigranti italiani diretti verso gli Stati Uniti, nasce da una scoperta relativamente recente nella biografia del regista, che vive in Spagna da oltre due decenni e che ammette di non aver mai sentito parlare di questa vicenda fino a pochi anni fa, quando un incontro lo ha spinto ad approfondire una storia rimasta a lungo ai margini della memoria collettiva. ….

“Le motivazioni delle migrazioni – osserva Mariani – sono le stesse oggi come allora: si parte per cercare condizioni di vita migliori, non solo economiche ma anche ambientali e sociali”, ed è proprio questa continuità a rendere il racconto del passato uno strumento di lettura del presente, in un contesto globale ancora segnato da movimenti migratori e da tragedie che, pur mutate nelle forme, conservano analogie profonde.

Accanto alla dimensione tragica, il film mette in luce un elemento che il regista considera fondamentale, ovvero la solidarietà spontanea delle popolazioni locali: dopo il naufragio, gli abitanti di Gibilterra e della zona della Línea de la Concepción si mobilitarono per soccorrere i superstiti, accogliendoli, vestendoli e assistendoli per settimane, mentre una parte consistente delle vittime non poté essere sepolta a terra e fu affidata al mare, a testimonianza della portata della tragedia. “Davanti a eventi di questo tipo le persone comuni reagiscono, sentono quella tragedia come propria e cercano di fare qualcosa”…..

Nel suo docufilm, il regista non si limita a ricostruire il passato, dando voce a parenti e discendenti di alcune delle vittime, ma si interroga anche sul rapporto tra memoria e attualità, soffermandosi sui luoghi di partenza degli emigranti, molti dei quali coincidono con piccoli borghi del Sud Italia oggi segnati da spopolamento e fragilità strutturali: “Non basta invitare i discendenti degli emigrati a tornare”, afferma il regista, “serve valorizzare concretamente questi territori, creare servizi, infrastrutture e opportunità reali”, evidenziando come il tema dell’emigrazione si intrecci inevitabilmente con quello dello sviluppo e delle politiche territoriali….

Da qui nasce anche una riflessione sul ruolo del cinema nel restituire valore a queste storie e a questi territori, ma che per Mariani è ancora in parte inespresso, soprattutto in relazione alla diaspora italiana. “Il cinema italiano parla quasi esclusivamente agli italiani che vivono in Italia e racconta poco gli italiani all’estero”, osserva, rilevando una mancanza che riguarda non solo la produzione culturale ma anche la capacità di immaginare un dialogo tra il Paese e le sue comunità nel mondo, che rappresentano una risorsa significativa in termini di competenze, esperienze e potenzialità….Il film è stato presentato il 17 aprile all’Aula Magna della Scuola Italiana di Madrid, nell’ambito di un evento organizzato dal Comites che opera nella Capitale. L’appuntamento ha registrato una partecipazione ampia e attenta, con la presenza di studenti, docenti, rappresentanti della comunità italiana e numerose autorità istituzionali, tra cui l’Ambasciatore d’Italia a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, e il Console Generale Spartaco Caldararo. Ad aprire la serata è stato il presidente del Comites, Andrea Lazzari, cui sono seguiti i saluti del dirigente scolastico Massimo Bonelli e gli interventi dello stesso Mariani e della professoressa Pina Mafodda, autrice di un volume dedicato al naufragio.

Il docufilm sarà protagonista di una serie di proiezioni anche in Italia, a partire dalle prossime settimane. Tra le tappe, Roma e Lecce.

(da Raffaellaa Papa)

Articolo completo al linK https://ilglobo.com/news/utopia-una-menzogna-come-destino-144914/

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Il CGIE in Assemblea Plenaria a Roma dall’11 al 15 maggio

da Pierpaolo Cicalò 9 Maggio 2026

Dall’11 al 15 maggio si svolgerà a Roma l’Assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, articolata in quattro giornate di lavori alla Farnesina e una sessione conclusiva presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

L’Assemblea plenaria rappresenta un momento centrale di sintesi e programmazione dell’attività istituzionale del CGIE, orientato alla definizione di priorità operative e all’adozione di atti e proposte che incidano concretamente sulla vita quotidiana degli italiani residenti all’estero.

Tra i molti temi che attraverseranno l’intera settimana di lavori (cittadinanza, servizi consolari, rilascio della carta d’identità elettronica, diffusione della lingua e della cultura), un focus sarà dedicato alle elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es., previste entro quest’anno, su cui il CGIE intende avanzare proposte puntuali e immediatamente attuabili, elaborate sulla base di un documento specifico predisposto dalla III Commissione tematica e tese a facilitare le modalità di raccolta delle firme per la presentazione delle liste e favorire la partecipazione al voto.

La giornata di lunedì 11 sarà dedicata alle riunioni delle Commissioni continentali e del Gruppo dei Consiglieri di nomina governativa, momento di confronto interno alle diverse aree geografiche di rappresentanza.

Martedì 12 le Commissioni tematiche si riuniranno singolarmente la mattina, mentre il pomeriggio, in sessione plenaria non deliberante, la I Commissione – che ha promosso il lancio di un sondaggio su come si informano le comunità italiane nel mondo – curerà la presentazione dell’offerta RAI per i connazionali all’estero e la VI coordinerà l’incontro con le Consulte regionali dell’emigrazione.

I lavori assembleari saranno aperti ufficialmente mercoledì 13 dall’incontro con il Presidente del CGIE, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, on. Antonio Tajani. Seguiranno le letture delle Relazioni di Governo e della segretaria generale Maria Chiara Prodi, alla presenza del Direttore generale della DGIT del MAECI, ministro plenipotenziario Silvia Limoncini. Nella stessa giornata e in quella successiva si svolgeranno il dibattito assembleare e la presentazione delle relazioni delle Commissioni continentali, del Gruppo di nomina governativa e delle Commissioni tematiche, le cui mozioni e ordini del giorno verranno posti in votazione al termine di ciascuna presentazione.

Giovedì 14 sarà dedicato al confronto con i Parlamentari italiani e alla relazione sull’aggiornamento del Regolamento interno, presentata dal vicesegretario generale per l’America Latina, Mariano Gazzola. Si svolgerà inoltre la cerimonia di premiazione dei vincitori del Premio Michele Schiavone.

Durante la sessione conclusiva, che si terrà a Villa Lubin, saranno illustrati gli orientamenti preparatori della ricerca sul contributo degli italiani all’estero all’economia nazionale, promosso congiuntamente dal CGIE e dal CNEL con l’obiettivo di rafforzarne il legame con il sistema Paese. Sarà inoltre dedicato uno spazio alla presentazione da parte del CNEL del sondaggio in corso sui giovani expat, sostenuto dal CGIE e diffuso attraverso la rete della rappresentanza degli italiani nel mondo. Sul tema è stato inoltre predisposto un documento specifico dalla V Commissione tematica del Consiglio Generale.

A ciò si affiancherà il dibattito sul progetto L’Europa in Movimento, iniziativa già promossa dal CGIE per la costituzione di un’Agenzia europea dedicata ai cittadini in mobilità, alle politiche sociali, al lavoro e ai diritti civili e politici.

Nella stessa giornata la vicesegretaria generale per i Paesi anglofoni extraeuropei Silvana Mangione terrà una relazione sulla storia della rappresentanza degli italiani all’estero, che assume una rilevanza simbolica alla luce degli importanti anniversari del 2026: i quarant’anni dall’istituzione dei Com.It.Es., i 35 del CGIE e i 20 della circoscrizione estero.

All’assise saranno invitati in qualità di esperti i Presidenti dei Com.It.Es. di Johannesburg, Giorgio Devalle, e del Messico, Giovanni Buzzurro, realtà non rappresentate in seno al CGIE, a testimonianza della volontà di integrare esperienze territoriali diverse in un quadro di intervento unitario

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Al Museo dell’emigrazione marchigiana l’otto maggio il Convegno “Marcinelle ’70 lavoro, sicurezza ed emigrazione”

da Pierpaolo Cicalò 9 Maggio 2026

Rino Giuliani della Direzione nazionale di Istituto Fernando Santi“ interviene sul tema lavoro, sicurezza ed emigrazione:

“Ringrazio il Direttore del Museo dell’Emigrazione marchigiana per l’invito ad intervenire sul tema del lavoro e della sicurezza nella iniziativa in cui ricordiamo Marcinelle. L’Istituto Fernando Santi che è presente nell’emigrazione italiana dal 1970, nel Belgio, in particolare, conserva una memoria particolare dovuta ai non pochi suoi aderenti più anziani che in modo diretto o indiretto hanno vissuto quella che è stata la tragedia di tutta la comunità italiana che da discriminata è arrivata, nel tempo, ad esprimere dirigenti delle più alte istituzioni di quel paese.

Venendo al tema:

I morti sul lavoro sono molti di più di quelli “ufficiali”:

Carlo Soricelli operaio metalmeccanico, curatore dell’Osservatorio nazionale di Bologna morti sul lavoro (attivo da 19 anni), da dati continuamente aggiornati che segnalano come, dall’inizio al 27 aprile del 2026, 327 siano stati i morti sui luoghi di lavoro. Con le morti in itinere si arriva a 452 morti.

L’osservatorio monitora tutti i caduti sul lavoro, anche quelli non coperti da Inail, lavoratori in nero o con assicurazioni diverse. Ogni vittima è registrata con nome, età, professione, nazionalità e luogo della tragedia, morti che, altrimenti, neanche verrebbero contati come vittime sul lavoro.

Una fotografia del luglio 2025 evidenziava come dall’inizio dell’anno le vittime sul luogo di lavoro erano state 705.Ai 705 morti sul luogo di lavoro vanno aggiunte le “vittime per infortunio sul luogo di lavoro” (lavoratori che subiscono un danno fisico – morte, invalidità permanente o temporanea – a causa di un evento improvviso e violento legato alla propria attività lavorativa o al tragitto casa-lavoro,) e si arriva così ad oltre mille».

Il ritmo delle morti è impressionante: è stato calcolato che ogni sei ore e pochi minuti un lavoratore perde la vita».

L’osservatorio dimostra come I numeri sono ben più alti di quelli forniti dall’Inail: i dati Inail escludono migliaia di lavoratori non assicurati o assicurati con altri enti. Quella fotografia rappresenta un’enorme sottostima della realtà».

Il 2025, è stato l’anno con forte crescita delle morti.

Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni; di questi, il 17% ha più di 70 anni.

Il 32% delle vittime è costituito da lavoratori stranieri, che sotto i 65 anni, diventeranno presto la maggioranza delle vittime sui luoghi di lavoro.

«Molti lavoratori del Sud muoiono in trasferta al Nord. Le donne muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in itinere, spesso per la fretta e la stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia».

La maggioranza dei decessi avviene in aziende piccole o piccolissime dove le tutele sono deboli e debole è il controllo dei lavoratori sul proprio lavoro.

«Dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori con il Jobs Act, l’aumento dei morti è stato del 43%.

La legge voluta dal ministro Salvini (il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, decreto legislativo 36/2023), che ha voluto il “subappalto a cascata”, ha provocato un aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e appalti pubblici.

Gli appalti a cascata sono una causa che va rimossa: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel giugno 2023, ha causato un aumento del 15% dei decessi, soprattutto in
edilizia e anche negli appalti pubblici.

Il 15 maggio parte una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sugli appalti promossa dalla CGIL. Auspico una grande adesione a questa meritoria iniziativa.

La sensibilità degli italiani al riguardo è aumentata, l’impegno delle organizzazioni sindacali confederali è stato costante. Nelle forze politiche tuttavia non c’è un sufficiente raccordo con la accresciuta sensibilità dei cittadini.

Lo dico con rammarico e rabbia in prossimità dell’8 agosto giorno in cui l’Italia ricorda la “Giornata del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, che dal dicembre 2001 tutti noi celebriamo per valorizzare e riconoscere il lavoro e il sacrificio dei tanti connazionali emigrati all’estero. Una commemorazione che ricade nella ricorrenza della tragedia mineraria di Marcinelle del 1956, nella quale persero la vita nella miniera di Bois du Cazier 262 minatori, tra cui 136 italiani accomunati nella loro tragica fine ad altri emigranti morti per lavoro in tanti posti dove le tutele non c’erano, come a Mattmark, in Svizzera a Monongag e Dawson negli USA.

Li ricordiamo tutti.

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Notizie dall'Italia

Il 25 aprile è libertà e giustizia sociale

da Pierpaolo Cicalò 23 Aprile 2026

Il 25 aprile è festa nazionale, una festa che dovrebbe essere condivisa da tutti gli italiani perchè è nella lotta al nazifascismo il fondamento della Repubblica e della nostra Costituzione.

Una lotta contro coloro che quella libertà la negavano al popolo italiano.

25 aprile come fondamento della libertà perduta e riconquistata.

Libertà bene insostituibile: non per alcuni ma per tutti.

Libertà che si completa con il perseguimento della giustizia sociale.

Questo binomio non viene scalfito dal tempo che scorre, resta stabile garanzia che muove la volontà di progresso, di emancipazione di chi meno ha, di coloro che per una libertà di pochi subiscono le diseguaglianze che si riproducono e che crescono.

Il presidente Sandro Pertini lo ha ricordato tante volte:” Libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale.”

Colpisce il fatto che la settimana scorsa nell’assise mondiale Global Progressive Mobilisation in Barcellona la parola d’ordine più ricorrente di tanti leaders progressisti di diverse aree geopolitiche sia stata “Libertà e giustizia sociale”.

Principi e valori che si confermano nella loro validità e che vengono riaffermati e difesi da tutti coloro che nelle lotte sociali di questi anni si impegnano perché non prevalgano nel nostro paese scelte securitarie, già messe in atto, che restringono le libertà costituzionali.

Il 25 aprile è una festa da condividere, la ricorrenza di una insurrezione di tutti contro coloro che quella libertà l’avevano tolta al popolo italiano. Una scelta condivisa che già consapevolmente guardava alla ricostruzione della democrazia della quale i cittadini devono poter seguitare a godere.

Il 25 aprile è stato per noi in Europa l’inizio di una lunga stagione di pace.

Il presente nostro e di tanti nel mondo è segnato oggi da una fase troppo lunga di guerre, condizionato da logiche di guerra che influenzano le scelte di tanti governi che peggiorano la vita delle persone. Le guerre vanno fermate.

Non ci stancheremo di batterci perché è con la pace, e non nella sua assenza, con la convivenza pacifica che la libertà e la giustizia sociale possono svilupparsi.

Tutti dobbiamo fare la nostra parte.

FIEI

Rino Giuliani, Rodolfo Ricci

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Notizie dall'Italia

La FIEI sul voto referendario

da Pierpaolo Cicalò 27 Marzo 2026
Il risultato del voto al ReferendumDownload
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EmigrazioneNotizie dal MondoNotizie dall'Italia

NUNCA MAS – MAI PIU’ARGENTINA 1976-2026 50 Anni dal colpo di stato del 24 marzo 1976

da Pierpaolo Cicalò 13 Marzo 2026

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RIPENSARE IL RIENTRO: STRATEGIE PER UNA SARDEGNA ATTRATTIVA

da Pierpaolo Cicalò 13 Marzo 2026

 RIPENSARE IL RIENTRO: STRATEGIE PER UNA SARDEGNA ATTRATTIVA

Il CREI ACLI, Comitato Regionale per l’emigrazione e l’immigrazione,
vi invita a partecipare all’evento di presentazione della ricerca
“Ripensare il rientro: strategie per una Sardegna più attrattiva”.

La presentazione si terrà martedì 17 marzo alle ore 10:30 presso la
Sala della Fondazione di Sardegna via S. Salvatore da Horta 2,
Cagliari. Sarà possibile, inoltre, seguire la diretta streaming
dell’evento sul canale Youtube delle Acli della Sardegna al seguente
indirizzo: https://www.youtube.com/live/EDCrqVCEe6A

L’iniziativa rappresenta un momento di approfondimento dedicato alla
presentazione dei risultati della ricerca, finalizzata ad analizzare
le dinamiche contemporanee dell’emigrazione sarda e a individuare
possibili strategie di policy e strumenti operativi per favorire il
rientro dei sardi dall’estero e rafforzare l’attrattività dei
territori dell’Isola.

L’incontro costituirà un’occasione di confronto tra istituzioni, enti
di ricerca, organizzazioni della società civile e attori dello
sviluppo territoriale con l’obiettivo di condividere riflessioni,
esperienze e buone pratiche utili alla definizione di percorsi
innovativi per contrastare lo spopolamento e promuovere nuove
opportunità di sviluppo locale.

La ricerca è promossa dalla FAES e realizzata con il contributo della
Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con il CREI ACLI
Sardegna.

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