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NUNCA MAS – MAI PIU’ARGENTINA 1976-2026 50 Anni dal colpo di stato del 24 marzo 1976

da Pierpaolo Cicalò 13 Marzo 2026

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Primo piano di una mano che inserisce una scheda elettorale informativa in un'urna di legno. Sulla scheda si leggono i 5 punti del referendum: empleo tutelado, trabajo digno, estable, seguro e ciudadanía. Sullo sfondo, un seggio elettorale realistico con persone che votano, bandiere e uno striscione con la scritta "Votar es nuestra revuelta".
Notizie dal Mondo

El referéndum es la oportunidad para volver a decidir

da areamarketer 6 Settembre 2025

5 preguntas: por un trabajo tutelado, digno, estable y seguro y por la ciudadanía. Por eso es importante votar «Sí».

Trabajo, ciudadanía: estos son los temas de las cinco preguntas del referéndum que, tras obtener la luz verde del Tribunal de Casación y la sentencia de fondo del Tribunal Constitucional, están listas para ser votadas por los italianos. Los votantes serán llamados a las urnas un domingo entre el 15 de abril y el 15 de junio de 2025.

VOTAR ES NUESTRA REVUELTA: TRABAJO, SEGURIDAD, DIGNIDAD, CIUDADANÍA, DEMOCRACIA.

Los referendos derogatorios sirven para anular total o parcialmente una ley. El mensaje es muy claro: «Con 5 Sí tu voto puede contar y puede cambiar inmediatamente las cosas, relanzar otra idea de trabajo, de sociedad, de país».

1. EMPLEO TUTELADO

Quienes fueron contratados después de 2015 no tienen derecho a la reincorporación a su puesto de trabajo, aunque el despido haya sido juzgado improcedente. Esto es debido al Jobs Act. Hoy, una empresa puede optar por pagar una indemnización económica en lugar de readmitir a un trabajador despedido sin motivo. La pregunta del referéndum propone suprimir esta norma, eliminando la disparidad entre los contratados antes y después de 2015.

2. TRABAJO DIGNO

En las pequeñas empresas (con menos de 15 empleados), si te despiden de forma improcedente existe un límite máximo de indemnización. Esto significa que, aunque lo pierdas todo, la indemnización puede no ser suficiente. La pregunta quiere eliminar este límite y dejar en manos del juez la decisión sobre una indemnización justa y proporcionada.

3. TRABAJO ESTABLE

Hoy en día, los contratos de duración determinada están muy difundidos y a menudo se utilizan sin una real necesidad temporal. La pregunta del referéndum pide que se eliminen las normas que han liberalizado estos contratos. Antes, un contrato temporal tenía que tener un motivo claro y válido; ahora se puede ofrecer sin justificación, lo que hace más difícil conseguir un trabajo estable.

4. TRABAJO SEGURO

Con la legislación actual, la empresa contratante puede evitar asumir la responsabilidad por los daños relacionados con los riesgos específicos de los contratistas o subcontratistas. La pregunta propone eliminar esta norma para que todas las empresas implicadas sean responsables de la seguridad de los trabajadores, garantizando compensaciones y protección en caso de accidente.

5. CIUDADANÍA

Este referéndum propone cambiar las leyes relativas a la adquisición de la ciudadanía italiana. La principal propuesta es reducir de 10 a 5 años el periodo de residencia legal continuada necesario para solicitarla. En muchos otros países europeos, como Francia y Alemania, el periodo necesario es ya de 5 años, mientras que Italia sigue siendo uno de los más estrictos.


Referéndum Voto italiano en el extranjero: ¿cómo proceder?
Consulta la guía completa aquí

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In primo piano, due mani sorreggono una giovane pianta che cresce da una manciata di terra, simbolo di speranza e cooperazione. Sullo sfondo, una lunga fila di migranti cammina lungo un alto muro di confine sormontato da filo spinato, che attraversa un deserto verso una città moderna all'orizzonte.
Notizie dal Mondo

Le migrazioni internazionali: i muri non fermano la storia, serve una governance globale

da areamarketer 13 Maggio 2025

Un articolo di ampio respiro sulle tendenze globali delle migrazioni, basato sugli ultimi dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

I numeri parlano chiaro: i migranti nel mondo sono in costante aumento. Non si tratta di un’emergenza temporanea, ma di un fenomeno strutturale del nostro tempo, spinto da un intreccio sempre più complesso di disuguaglianze economiche, conflitti geopolitici e, fattore sempre più determinante, dai cambiamenti climatici.

L’EUROPA E L’OCCIDENTE NON POSSONO ILLUDERSI DI FERMARE QUESTI FLUSSI CON MURI E FILI SPINATI

La storia insegna che le barriere fisiche non eliminano le cause delle partenze; rendono solo il viaggio più pericoloso, arricchendo i trafficanti di esseri umani e aumentando il numero delle vittime lungo le rotte della disperazione.

Le nuove cause: l’emergenza climatica

Accanto alle tradizionali cause di fuga — guerre e povertà estrema — stiamo assistendo all’ascesa inarrestabile dei cosiddetti “eco-profughi”. Intere regioni del pianeta stanno diventando inospitali a causa della desertificazione, dell’innalzamento dei mari e di eventi meteorologici estremi.

Queste persone non migrano per scelta, ma per sopravvivenza. Eppure, il diritto internazionale fatica ancora a riconoscere pienamente lo status di rifugiato per cause climatiche, lasciando milioni di persone in un limbo giuridico.

Una governance mondiale

Di fronte a questa sfida epocale, la risposta non può essere la chiusura o la militarizzazione delle frontiere. Serve una governance mondiale delle migrazioni che abbandoni la logica emergenziale.

È necessario garantire canali sicuri e legali di accesso, che permettano di governare i flussi sottraendoli all’illegalità. Parallelamente, è indispensabile una vera politica di cooperazione che promuova lo sviluppo reale nei paesi di origine, non come forma di ricatto (“aiutiamoli a casa loro”), ma come condivisione di risorse e opportunità in un mondo interconnesso.

Solo gestendo il fenomeno con razionalità e umanità potremo trasformare quella che oggi viene percepita come una minaccia in un’opportunità di crescita demografica, economica e culturale per le nostre società invecchiate.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Riferimenti:
Analisi basata sui report annuali dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e sulle recenti proiezioni demografiche globali.
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Un fotomontaggio che sovrappone il ritratto intenso di Giacomo Matteotti a un'ambientazione simbolica: in primo piano una valigia di cartone (simbolo dell'esilio e dell'emigrazione) e sullo sfondo la Maison du Peuple di Bruxelles con la bandiera europea. L'immagine rappresenta il legame tra il sacrificio del leader socialista e le radici della democrazia continentale.
Notizie dal Mondo

L’11 giugno a Bruxelles l’incontro “Matteotti e l’Europa”: un’eredità che attraversa i confini

da areamarketer 13 Giugno 2024

Nel centenario del vile assassinio di Giacomo Matteotti (1924-2024), si è svolto a Bruxelles un importante convegno per ricordare la sua figura e il suo profondo legame con l’idea di Europa.

L’evento, tenutosi l’11 giugno, non è stato una semplice commemorazione, ma un momento di riflessione attuale sulle radici della nostra democrazia. Matteotti non fu solo un martire antifascista italiano, ma un socialista europeo che aveva compreso in anticipo i pericoli del nazionalismo e del totalitarismo per l’intero continente.

MATTEOTTI NON FU SOLO UN EROE ITALIANO, MA UN PIONIERE DI UN’EUROPA LIBERA E DEMOCRATICA

Aveva compreso prima di molti altri che il fascismo non era un fenomeno locale, ma una minaccia che avrebbe travolto l’intera civiltà europea se non fosse stata fermata in tempo.

Un socialista europeo

L’incontro è stato ospitato nella storica Maison du Peuple, un luogo dal fortissimo valore simbolico. Cuore pulsante del socialismo belga, questo spazio ha accolto per decenni gli esuli antifascisti italiani costretti a lasciare la patria per sfuggire alla persecuzione del regime. Celebrare Matteotti qui significa ricucire i fili di una memoria condivisa tra l’Italia e il Belgio, terra di emigrazione e di lavoro, ma anche di resistenza politica.

All’evento hanno partecipato storici ed esponenti politici italiani ed europei, che hanno sottolineato come la visione di Matteotti trascendesse i confini nazionali. Egli parlava le lingue, viaggiava, e manteneva una fitta corrispondenza con i leader socialisti di tutta Europa, avvertendoli del “contagio” autoritario.

Il coraggio della verità

Durante la serata è stato ricordato con commozione il suo ultimo, celebre discorso alla Camera dei Deputati del 30 maggio 1924. Con una lucidità disarmante e un coraggio fisico ammirevole, Matteotti denunciò i brogli elettorali e le violenze fasciste, consapevole delle conseguenze a cui andava incontro.

Pagò con la vita la difesa della democrazia e della libertà di parola. Il suo corpo fu ritrovato mesi dopo, ma la sua voce non fu mai davvero messa a tacere. Essa risuonò forte proprio tra gli emigrati e gli esuli all’estero, diventando un simbolo di riscatto morale.

L’iniziativa di Bruxelles ci ricorda che l’Europa di oggi, fondata sui valori di pace e libertà, deve molto al sacrificio di uomini come Giacomo Matteotti. Ricordarlo oggi significa rinnovare l’impegno contro ogni forma di prevaricazione e difendere le istituzioni democratiche che egli ha contribuito, con il suo sangue, a preservare nella coscienza collettiva.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Note:
L’evento si inserisce nel quadro delle celebrazioni per il centenario della morte di Giacomo Matteotti, rapito e ucciso da una squadra fascista il 10 giugno 1924 a Roma.
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Un'infografica celebrativa dell'evento sulla diaspora italiana a Mons. In primo piano a sinistra, il volto intenso di un minatore storico coperto di polvere di carbone. Sullo sfondo, il moderno edificio Rosa Parks dell'Università di Mons con un gruppo di studenti che cammina. In alto, i loghi dell'Istituto Fernando Santi e le bandiere italiana e belga, con i nomi dei relatori Giuseppina Desimone e Carlo Caldarini.
Notizie dal Mondo

Serata sulla diaspora italiana all’Università di Mons

da areamarketer 6 Maggio 2024

Un’iniziativa degli studenti di scienze umane e sociali dell’Università di Mons insieme all’Istituto Fernando Santi.

QUANDO: 13 maggio 2024, ore 20.00 (fino a mezzanotte)
DOVE: Avenue Frère Orban 9, 7000 Mons – Bâtiment Rosa Parks – Local 6.05

Gli italiani sono ancora una delle comunità straniere più importanti in Belgio, la più numerosa in Vallonia. Sono noti soprattutto per il loro massiccio afflusso a partire dal 1946, quando vennero a lavorare nelle miniere belghe, ma erano già numerosi prima della Seconda guerra mondiale.

NON SOLO CARBONE: STORIA DI UN’INTEGRAZIONE DIFFICILE MA PROFONDA

Per oltre centocinquant’anni, numerose ondate migratorie hanno portato migliaia di lavoratori e le loro famiglie in questa regione del Belgio francofono, al punto che oggi si usa dire che “gli italiani fanno parte del paesaggio” del Mons-Borinage.

Un po’ di storia

Già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, il Belgio ricorse ad un’immigrazione collettiva di lavoratori italiani per svolgere lavori pesanti come la costruzione di ferrovie. Altri ancora, anarchici, socialisti e repubblicani, fuggivano dall’Italia per motivi politici. Inizialmente limitato a poche migliaia di persone, questo fenomeno fu notevolmente amplificato con l’arrivo al potere di Mussolini.

Non si tratta insomma soltanto di migrazione economica, come si dice spesso. Durante il ventennio fascista, non sono pochi gli antifascisti italiani che cercano rifugio politico in Belgio.

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, il Belgio si trova in una situazione di crisi per quanto riguarda l’estrazione mineraria. Fu in questo contesto che nacque l’accordo del 20 giugno 1946, che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori italiani in Belgio, in cambio della vendita da parte del Belgio di carbone all’Italia. Il disastro umano nella miniera di Marcinelle (8 agosto 1956) metterà un freno all’arrivo di lavoratori italiani nelle miniere.

Il flusso, tuttavia, non si è mai davvero fermato, anzi ha ripreso vigore durante le crisi economiche degli anni 2000. Oltre a Bruxelles, la città di Mons e la sua zona circostante rappresentano uno dei principali luoghi di insediamento.

L’evento e gli oratori

Numerosi oggi sono anche gli studenti dell’università di Mons che hanno un legame familiare con l’Italia. È per cercare insieme risposte nuove a queste domande che l’Assemblée Générale des Étudiants de l’Ecole des Sciences Humaine et Sociale e l’Istituto Fernando Santi hanno organizzato questa serata conviviale.

Gli oratori principali della serata saranno membri dell’Osservatorio sulla diaspora italiana dell’Istituto Fernando Santi:

  • Giuseppina Desimone: Economista, lavora al Centro Studi federale del sindacato socialista belga FGTB, dove si occupa soprattutto di materie socioeconomiche (salari, costo della vita, previdenza sociale).
  • Carlo Caldarini: Sociologo e formatore, ricercatore associato dell’IRFAM (Institut de recherche formation et action sur les migrations). Si occupa principalmente di politiche sociali, sociologia del lavoro e fenomeni migratori.

Per informazioni:
Aloïs Waleckx: Alois.WALECKX@student.umons.ac.be
Carlo Caldarini: c.caldarini@proximus.be

Note:
[1] Anne Morelli, « La communauté italienne de Belgique et la Seconde Guerre Mondiale », Revue du Nord – N°2 Special Hors-Serie, 1988, pp. 665-690.
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Un'infografica che illustra il progetto di laboratorio documentario. Una cinepresa proietta immagini che si sovrappongono a una mappa stilizzata dell'Emilia-Romagna, mostrando scene di vita familiare intergenerazionale, un treno storico (simbolo del viaggio e dell'emigrazione), e un piatto tipico italiano. In basso, i loghi dei partner U.R.E.R.B.A., ENECEDETE e MIGRER. Sopra, le bandiere italiana e argentina e il logo dell'Istituto Fernando Santi Emilia Romagna APS.
Notizie dal Mondo

Laboratorio documentario: Alla ricerca delle radici dell’Emilia Romagna

da areamarketer 30 Gennaio 2024

Il cinema è il mezzo di comunicazione che più di ogni altro assomiglia alla memoria umana. In esso troviamo immagini, movimento, suoni e lo scorrere del tempo, ed è per questo che si presta perfettamente ad un’attività di recupero di storie che sembrano lontane da noi.

PROMUOVERE L’UNIONE DEI CITTADINI EMILIANO-ROMAGNOLI IN ARGENTINA DOCUMENTANDO LA LORO STORIA.

La memoria umana, come il documentario, non sempre aderisce perfettamente alla realtà; spesso il passare del tempo e l’esperienza soggettiva del testimone offuscano la realtà dei fatti, arricchendo il ricordo con un mosaico di emozioni.

Il Progetto

Il laboratorio è realizzato presso la sede dell’Associazione Nuove Generazioni Terra nella città di Mar del Plata ed è rivolto alle giovani generazioni delle associazioni emiliano-romagnole in Argentina.

L’iniziativa è organizzata dall’Istituto Fernando Santi Emilia Romagna APS in collaborazione con U.R.E.R.B.A. (Unione Regionale Emilia Romagna di Buenos Aires) e con la consulenza dell’Associazione culturale ENECEDETE.

Il laboratorio si svolge nel periodo di gennaio e febbraio 2024 per la durata di due settimane.

Come funziona

La finalità del laboratorio è la realizzazione di un video documentario creato direttamente dai giovani. Ognuno può raccontare le proprie esperienze e ricordi sulla regione di origine.

  • Ogni partecipante produce con qualsiasi mezzo digitale un video con la propria testimonianza (durata 3-4 minuti).
  • Verrà poi realizzato un montaggio di tutti i contributi per creare un unico Documentario collettivo.

Il lavoro finale sarà promosso da MIGRER (Museo virtuale dell’emigrazione emiliano-romagnola nel mondo) e distribuito alle varie associazioni nel mondo.


Per iscrizioni rivolgersi a:
U.R.E.R.B.A. Unione Regionale Emilia Romagna di Buenos Aires

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