Rino Giuliani della Direzione nazionale di Istituto Fernando Santi“ interviene sul tema lavoro, sicurezza ed emigrazione:
“Ringrazio il Direttore del Museo dell’Emigrazione marchigiana per l’invito ad intervenire sul tema del lavoro e della sicurezza nella iniziativa in cui ricordiamo Marcinelle. L’Istituto Fernando Santi che è presente nell’emigrazione italiana dal 1970, nel Belgio, in particolare, conserva una memoria particolare dovuta ai non pochi suoi aderenti più anziani che in modo diretto o indiretto hanno vissuto quella che è stata la tragedia di tutta la comunità italiana che da discriminata è arrivata, nel tempo, ad esprimere dirigenti delle più alte istituzioni di quel paese.
Venendo al tema:
I morti sul lavoro sono molti di più di quelli “ufficiali”:
Carlo Soricelli operaio metalmeccanico, curatore dell’Osservatorio nazionale di Bologna morti sul lavoro (attivo da 19 anni), da dati continuamente aggiornati che segnalano come, dall’inizio al 27 aprile del 2026, 327 siano stati i morti sui luoghi di lavoro. Con le morti in itinere si arriva a 452 morti.
L’osservatorio monitora tutti i caduti sul lavoro, anche quelli non coperti da Inail, lavoratori in nero o con assicurazioni diverse. Ogni vittima è registrata con nome, età, professione, nazionalità e luogo della tragedia, morti che, altrimenti, neanche verrebbero contati come vittime sul lavoro.
Una fotografia del luglio 2025 evidenziava come dall’inizio dell’anno le vittime sul luogo di lavoro erano state 705.Ai 705 morti sul luogo di lavoro vanno aggiunte le “vittime per infortunio sul luogo di lavoro” (lavoratori che subiscono un danno fisico – morte, invalidità permanente o temporanea – a causa di un evento improvviso e violento legato alla propria attività lavorativa o al tragitto casa-lavoro,) e si arriva così ad oltre mille».
Il ritmo delle morti è impressionante: è stato calcolato che ogni sei ore e pochi minuti un lavoratore perde la vita».
L’osservatorio dimostra come I numeri sono ben più alti di quelli forniti dall’Inail: i dati Inail escludono migliaia di lavoratori non assicurati o assicurati con altri enti. Quella fotografia rappresenta un’enorme sottostima della realtà».
Il 2025, è stato l’anno con forte crescita delle morti.
Oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni; di questi, il 17% ha più di 70 anni.
Il 32% delle vittime è costituito da lavoratori stranieri, che sotto i 65 anni, diventeranno presto la maggioranza delle vittime sui luoghi di lavoro.
«Molti lavoratori del Sud muoiono in trasferta al Nord. Le donne muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in itinere, spesso per la fretta e la stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia».
La maggioranza dei decessi avviene in aziende piccole o piccolissime dove le tutele sono deboli e debole è il controllo dei lavoratori sul proprio lavoro.
«Dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori con il Jobs Act, l’aumento dei morti è stato del 43%.
La legge voluta dal ministro Salvini (il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, decreto legislativo 36/2023), che ha voluto il “subappalto a cascata”, ha provocato un aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e appalti pubblici.
Gli appalti a cascata sono una causa che va rimossa: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel giugno 2023, ha causato un aumento del 15% dei decessi, soprattutto in
edilizia e anche negli appalti pubblici.
Il 15 maggio parte una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sugli appalti promossa dalla CGIL. Auspico una grande adesione a questa meritoria iniziativa.
La sensibilità degli italiani al riguardo è aumentata, l’impegno delle organizzazioni sindacali confederali è stato costante. Nelle forze politiche tuttavia non c’è un sufficiente raccordo con la accresciuta sensibilità dei cittadini.
Lo dico con rammarico e rabbia in prossimità dell’8 agosto giorno in cui l’Italia ricorda la “Giornata del Sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, che dal dicembre 2001 tutti noi celebriamo per valorizzare e riconoscere il lavoro e il sacrificio dei tanti connazionali emigrati all’estero. Una commemorazione che ricade nella ricorrenza della tragedia mineraria di Marcinelle del 1956, nella quale persero la vita nella miniera di Bois du Cazier 262 minatori, tra cui 136 italiani accomunati nella loro tragica fine ad altri emigranti morti per lavoro in tanti posti dove le tutele non c’erano, come a Mattmark, in Svizzera a Monongag e Dawson negli USA.
Li ricordiamo tutti.