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Notizie dall’Italia

Un'immagine evocativa che mostra un rigoglioso campo di grano sotto un cielo sereno dove vola una colomba. Vuole indicare che i soldi per le risorse belliche possono essere usati per il benessere sociale e pace globale.
Notizie dall'Italia

Un impegno per il 2026: le ragioni della Pace per svuotare gli arsenali e riempire i granai

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Ci siamo chiesti quali auspici per il 2026 avremmo potuto formulare per i soci dell’Istituto Fernando Santi, per gli amici delle altre associazioni impegnate con i migranti, per gli italiani all’estero e per i tanti italodiscendenti.

Tra i diversi pensieri che sarebbero stati accolti favorevolmente, uno ci è sembrato il più giusto da avanzare: quello di un impegno nel promuovere e sostenere le ragioni della pace. Senza di essa non c’è progresso, non c’è giustizia sociale, rispetto, libertà e garanzia dei diritti per tutti.

IL PRESIDENTE SANDRO PERTINI, NELLE SUE SAGGE ESORTAZIONI, PARLAVA DI “SVUOTARE GLI ARSENALI, RIEMPIRE I GRANAI”

Il mondo associativo del quale facciamo parte ha sempre creduto nella coesistenza e interdipendenza dei popoli, nel ricorso al metodo non violento nelle relazioni internazionali, nell’autodeterminazione dei popoli e nella composizione pacifica dei conflitti aperti.

Il ritorno della guerra in Europa

Il presente e la prospettiva immediata appaiono purtroppo di segno opposto alle parole di Pertini. L’invasione militare decisa da Putin il 24 febbraio 2022 ha fatto crollare molte certezze, riportando la guerra come prospettiva reale per i paesi europei. Le economie nazionali in Europa si stanno organizzando su politiche industriali belliche, in un quadro globale di riarmo e di crescente instabilità politica.

Tutto ciò contraddice valori e principi che abbiamo sempre sostenuto. Se si consoliderà una trasformazione delle nostre società con il prevalere di logiche di guerra, questo non renderà più agevole nemmeno la condizione dei nostri emigrati in Europa.

Un’urgenza etica e politica

Le comunità hanno bisogno di altri tipi di investimenti che sostengano la domanda interna, la salute, l’educazione e il lavoro. In Europa, in Ucraina, in Russia e in tutto il mondo la gente vuole la pace, mentre i governi sembrano volere sempre più armi.

C’è l’urgenza di una politica attiva per la pace che coinvolga l’etica della responsabilità pubblica. Serve una linea di politica estera che solleciti una nuova Conferenza di Helsinki sulla sicurezza comune, invece di ricorrere a scelte esclusive che predispongono inevitabilmente scenari di conflitto.

Ognuno di noi deve interrogarsi su quale sia il giusto spazio e le parole più idonee per ricostruire una sensibilità collettiva. La questione della pace è riconsegnata alla responsabilità e alla capacità di ognuno di noi di essere attivo. Buon inizio dell’anno cari amici, per voi e per i vostri cari.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un'infografica concettuale sui pilastri del pensiero di Fernando Santi. Include icone che rappresentano l'unità dei lavoratori, l'autonomia del sindacato da governi e partiti, e il legame storico tra la CGIL e l'impegno di Luciano Lama. Non sono presenti volti umani, ma solo simboli grafici e testi esplicativi.
Notizie dall'Italia

Fernando Santi, 56 anni dopo: l’attualità del suo pensiero e la sfida dell’unità sindacale

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Oggi a Parma ricordiamo Fernando Santi a 56 anni dalla sua scomparsa. Lo ricordiamo per il suo ruolo indelebile di politico socialista e di dirigente della CGIL, della quale per 18 anni è stato il Segretario Generale Aggiunto.

Come Istituto Fernando Santi portiamo avanti il lascito che egli stesso, al VI congresso della CGIL a Bologna, ha riassunto nel suo storico commiato dall’organizzazione. Siamo convinti che, pur nelle mutate condizioni sociali attuali, siano ancora di straordinaria attualità i principi e le azioni in cui Santi ha fortemente creduto.

L’UNITÀ DEI SINDACATI È LA PREMESSA PER COSTRUIRE L’UNITÀ DEI LAVORATORI E L’AUTONOMIA DA GOVERNI E PARTITI

Voglio ricordare il compagno Luciano Lama che, nell’ultimo saluto a Fernando Santi, ebbe modo di dire: “Vogliamo assumere un impegno davanti a lui, quello di portare avanti le grandi battaglie sindacali e insieme quello di far maturare, fino al suo compimento, il processo dell’unità sindacale”.

Un impegno verso il futuro

Questi principi sono rimasti parte integrante dell’elaborazione della CGIL anche nei congressi successivi alla sua scomparsa. La Confederazione, alla quale siamo legati da un’intesa storica sottoscritta con Cofferati ed Epifani, si avvierà alla fine del prossimo anno verso il Congresso.

Sarebbe auspicabile che il dibattito congressuale possa ritrovare, pur nelle difficoltà rappresentate dagli attuali rapporti fra le grandi confederazioni, una capacità di rimettere in moto una proposta concreta in tema di unità.

Una proposta che guardi alle relazioni unitarie nei posti di lavoro e all’iniziativa nei territori per rivendicare condizioni migliori per tutti. Penso che, nella grande unità della CGIL per la quale Santi si è battuto quando fu messa a rischio, la sollecitazione di Lama meriti oggi la giusta attenzione e l’impegno di tutti noi.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un'infografica pulita e istituzionale che invita a partecipare al referendum. Al centro, lo slogan "Andare a votare" campeggia su un nastro blu sopra un'urna elettorale protetta da uno scudo. Intorno, quattro icone circolari evidenziano gli obiettivi: no alla precarietà, diritti e giustizia, lavoro sicuro e cambiare le leggi. In basso è presente il logo dell'Istituto Fernando Santi con l'appello "Partecipa al futuro".
Notizie dall'Italia

Questa volta al referendum votiamo tutti: respingiamo l’invito all’astensione

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Nei mesi scorsi come Istituto Fernando Santi abbiamo richiamato più volte l’attenzione degli amici in Italia e all’estero perché partecipassero al voto e s’impegnassero per far votare le persone con le quali sono in contatto, a partire da quelle più vicine.

Ripetiamo lo stesso invito a poche settimane dal voto. Si sta accentuando una campagna per l’astensione con l’invito ad “andare al mare” nei giorni delle votazioni.

IL REFERENDUM NON È DI ALCUN PARTITO: I CITTADINI HANNO L’OCCASIONE DI CAMBIARE LE COSE DIRETTAMENTE

Rimettere su un piano di parità il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore contrasta con le scelte politiche del governo e delle forze politiche e sociali che lo sostengono. Per questo remano contro.

Per questo la destra punta in modo aggressivo a non far raggiungere il quorum temendo, con il referendum, la modifica diretta del cittadino a leggi ingiuste e discriminanti nel mondo del lavoro.

Se da un punto di vista formale l’invito a non andare a votare non viola la legge, sul piano costituzionale e morale è una contraddizione tanto più inaccettabile se l’invito proviene, come sta accadendo, da rappresentanti delle istituzioni o dalla seconda carica dello Stato.

Il valore della partecipazione

L’invito ad astenersi dal voto mina il principio stesso della partecipazione. “Organizzare l’astensione”, come ha dichiarato il presidente La Russa, può diventare una forma surrettizia di controllo della partecipazione democratica.

Il dovere civico di votare non è un’imposizione autoritaria, ma una richiesta di corresponsabilità nella costruzione dell’ordine democratico. Astenersi, soprattutto in occasione di un referendum, significa abdicare a una responsabilità collettiva e, in certi casi, anche contribuire a delegittimare lo strumento referendario stesso.

Il referendum serve per chi lavora e per chi cerca un lavoro: perché non sia precario, per non essere licenziati senza giusta causa, per non morire di lavoro, per una cittadinanza che migliori la integrazione fra quanti vivono e lavorano fianco a fianco.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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rimo piano di una persona che inserisce una scheda elettorale bianca in un'urna d'acciaio all'interno di un seggio elettorale. Lo sfondo è sfocato e mostra un ambiente istituzionale con altre persone impegnate nelle operazioni di voto, trasmettendo un senso di responsabilità civica.
Notizie dall'Italia

Questa volta al referendum votiamo tutti

da areamarketer 6 Gennaio 2026

Nei mesi scorsi come Istituto Fernando Santi abbiamo richiamato più volte l’attenzione degli amici in Italia e all’estero perché partecipassero al voto e s’impegnassero per far votare le persone con le quali sono in contatto, a partire da quelle più vicine.

Ripetiamo lo stesso invito a poche settimane dal voto. Si sta accentuando una campagna per l’astensione con l’invito ad “andare al mare” nei giorni delle votazioni.

IL DOVERE CIVICO NON VA IN VACANZA: RESPINGIAMO L’INVITO AD ASTENERSI

Rimettere su un piano di parità il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore contrasta con le scelte politiche del governo e delle forze politiche e sociali che lo sostengono. Per questo remano contro.

Per questo la destra punta in modo aggressivo a non far raggiungere il quorum temendo, con il referendum, la modifica diretta del cittadino a leggi ingiuste e discriminanti nel mondo del lavoro.

Se da un punto di vista formale l’invito a non andare a votare non viola la legge, sul piano costituzionale e morale, è una contraddizione tanto più inaccettabile se l’invito proviene, come sta accadendo, da rappresentanti delle istituzioni o dalla seconda carica dello Stato.

La partecipazione democratica

L’invito ad astenersi dal voto, mina il principio stesso della partecipazione. “Organizzare l’astensione” come ha dichiarato il presidente La Russa, può diventare una forma surrettizia di controllo della partecipazione democratica.

Il dovere civico di votare non è un’imposizione autoritaria, ma una richiesta di corresponsabilità nella costruzione dell’ordine democratico. Astenersi, soprattutto in occasione di un referendum, significa abdicare a una responsabilità collettiva, e in certi casi anche contribuire a delegittimare lo strumento referendario stesso.

Il referendum non è di alcun partito. I cittadini hanno l’occasione di cambiare le cose direttamente.

Il referendum serve per chi lavora e per chi cerca un lavoro: perché non sia precario, per non essere licenziati senza giusta causa, per non morire di lavoro, per una cittadinanza che migliori la integrazione fra quanti vivono e lavorano fianco a fianco.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un uomo caucasico in abiti formali stringe con vigore la mano a una lavoratrice agricola afrodiscendente in tuta blu. Sullo sfondo, un gruppo multietnico di braccianti con cappelli di paglia sorride davanti a una bandiera italiana che sventola sotto un cielo sereno. In alto a sinistra compare un logo che rappresenta il mondo liberato dalle catene.
Notizie dall'Italia

Un uomo, un’idea. L’attualità di Fernando Santi nella lotta per i diritti senza confini

da areamarketer 10 Settembre 2025

Un ritratto doveroso e sentito del fondatore del nostro Istituto, Fernando Santi, storico leader del sindacalismo socialista e padre nobile delle battaglie per la tutela dei nostri connazionali all’estero.

Ripercorrere la sua vita non è un esercizio di memoria, ma un atto politico necessario. Santi capì prima di molti altri che l’emigrazione non poteva essere ridotta a un fatto privato, a una dolorosa scelta individuale da consumarsi nel silenzio. Egli intuì che si trattava di una gigantesca questione sociale e politica che richiedeva risposte strutturali.

I DIRITTI NON HANNO PASSAPORTO: LA SOLIDARIETÀ È L’UNICA ARMA CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Fernando Santi si batté affinché il lavoratore italiano all’estero smettesse di essere “carne da lavoro” da esportare e divenisse un cittadino con pieni diritti, ovunque si trovasse a operare.

Dalle miniere belghe all’Italia di oggi

La sua azione fu instancabile: dalle baracche svizzere alle miniere del Belgio, la sua voce si alzò sempre contro lo sfruttamento disumano e per l’unità del movimento operaio internazionale. Non accettava che la necessità di lavorare giustificasse la perdita della dignità umana.

Una lezione per il presente

La sua lezione è di un’attualità sconvolgente oggi, mentre l’Italia si trova dall’altra parte della barricata, non più solo paese di partenza ma terra di approdo. Le sfide dell’immigrazione attuale richiedono la stessa lungimiranza di Santi.

Oggi come allora, la verità è una sola: i diritti non hanno confini. La solidarietà tra lavoratori – autoctoni e migranti – è l’unica arma efficace contro il dumping sociale, ovvero il ribasso dei diritti e dei salari che colpisce tutti, indistintamente. Difendere il bracciante straniero oggi significa difendere il lavoro di tutti, esattamente come Santi difendeva il minatore italiano settant’anni fa. Questa è l’eredità che l’Istituto porta avanti con orgoglio.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Nota Biografica:
Fernando Santi (1902-1969), deputato socialista e segretario della CGIL, dedicò gran parte della sua vita alla difesa degli emigrati italiani, fondando l’Istituto che ancora oggi porta il suo nome per tutelare i diritti e promuovere la cultura della solidarietà.
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n gruppo di professionisti calabresi (un medico, uno chef, imprenditori e studenti) sorride in Piazza Castello a Torino, con la Mole Antonelliana sullo sfondo. In un angolo, una piccola foto d'epoca in bianco e nero mostra operai alla catena di montaggio della FIAT, creando un parallelo tra la migrazione storica e il successo professionale odierno. In alto compare il logo dell'Istituto Fernando Santi.
Notizie dall'Italia

La Calabria che Siamo: a Torino il racconto di una terra che innova oltre gli stereotipi

da areamarketer 7 Maggio 2025

Un appuntamento da non perdere per riflettere sulle radici e sul futuro di una delle comunità più numerose e attive del Piemonte.

Giovedì 15 Maggio si terrà a Torino l’evento “La Calabria che Siamo”. L’iniziativa, organizzata dal coordinamento delle associazioni dei calabresi in Piemonte, nasce con un intento preciso: raccontare la Calabria positiva, quella che innova e produce cultura, rompendo la narrazione a senso unico spesso legata alla criminalità organizzata.

UNA CALABRIA NUOVA CHE GUARDA AL FUTURO E NON DIMENTICA LE PROPRIE RADICI

Torino è stata, ed è tuttora, una delle più grandi “città del Sud” d’Italia. Il contributo che l’emigrazione calabrese ha dato allo sviluppo industriale del Piemonte nel corso del Novecento è una storia di fatica, ma anche di straordinaria integrazione e successo.

Oltre gli stereotipi

L’incontro vuole essere una risposta culturale forte agli stereotipi negativi legati alla ‘ndrangheta. Si parlerà di eccellenze, di giovani imprenditori, di arte e di legalità. La “Calabria che Siamo” è quella dei professionisti, degli operai, degli studenti e degli artisti che vivono a Torino e che contribuiscono quotidianamente alla crescita del territorio che li ha accolti, mantenendo un legame indissolubile con la terra d’origine.

Memoria e Sviluppo

Non mancherà uno sguardo storico. L’evento sarà l’occasione per ripercorrere le tappe della grande migrazione interna che, dal dopoguerra in poi, ha portato migliaia di calabresi sotto la Mole.

Dalle linee di montaggio della FIAT alle cattedre universitarie, la comunità calabrese è stata un motore essenziale per la trasformazione di Torino in una metropoli moderna. Riconoscere questo contributo significa costruire un ponte tra generazioni, tra chi è partito con la valigia di cartone e chi oggi viaggia connesso col mondo.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Dettagli Evento:
📅 Data: Giovedì 15 Maggio 2025
📍 Luogo: Torino (Sede da confermare nelle prossime comunicazioni)
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Un'infografica professionale su sfondo blu che mostra una mappa del mondo con frecce che indicano i flussi migratori verso Europa e Nord America. Un grafico a barre a sinistra mostra la crescita dei migranti da 154 milioni nel 1990 a 304 milioni nel 2024. In basso sono elencati i fattori di spinta (guerre, povertà, clima) e di attrazione (economia, governance), con l'illustrazione di un muro che crolla e la scritta "I muri non fermano la storia".
Notizie dall'Italia

Le migrazioni internazionali: il quadro mondiale

da areamarketer 6 Maggio 2025

La Population Division delle Nazioni Unite ha recentemente pubblicato l’edizione 2024 dell’International Migrant Stock, un dataset che contiene le stime del numero e delle caratteristiche dei migranti internazionali nel mondo.

L’International Migrant Stock copre il periodo 1990-2024 e contiene le stime del numero totale di migranti internazionali per sesso, i luoghi di origine e di destinazione per 233 tra paesi e aree geografiche. In questa nuova edizione della banca dati è stata effettuata una revisione delle stime per i paesi con più alta presenza di migranti e con nuove informazioni statistiche.

NEL 2024 I MIGRANTI SONO 304 MILIONI: UN VALORE QUASI DOPPIO RISPETTO AL 1990

Un sesto di tutti i migranti nel mondo è composto da rifugiati e richiedenti asilo. Le crisi umanitarie hanno avuto un peso importante: un quinto dell’aumento registrato tra il 2010 e il 2024 è attribuibile alla crescita delle persone sotto protezione internazionale.

Dimensioni e tendenze recenti

Per 60 stati, tra cui l’Italia, è stata realizzata una revisione completa dei valori. I dati si riferiscono nella gran parte dei casi al paese di nascita, per cui un migrante internazionale è una persona che vive in uno stato diverso da quello in cui è nato.

Il numero di migranti internazionali nel mondo nel 2024 è stato stimato dalle Nazioni Unite in 304 milioni, un valore quasi doppio di quello del 1990 (154 milioni). Nello stesso periodo la loro quota rispetto alla popolazione mondiale è aumentata dal 2,9 al 3,7%. È interessante notare come questo valore sia rimasto stabile fino al 2005, mentre dal 2010 ha iniziato a crescere con una certa regolarità.

Nonostante le crisi economiche, la pandemia di Covid-19 e le politiche di chiusura, i fattori di spinta e quelli di attrazione hanno intensificato la loro azione negli ultimi vent’anni.

Aree e paesi di destinazione

Tra le aree geografiche è l’Europa ad avere con 94 milioni il numero più elevato di migranti internazionali ed è anche quella dove, pure per effetto della guerra in Ucraina, si è registrato l’incremento più elevato dal 2020. La seconda area è il Nord America con 61 milioni, seguita dal Nord Africa e dall’Asia Occidentale con 54.

In termini relativi, invece, è l’Oceania a presentare con il 21,5% la quota di migranti più elevata rispetto alla popolazione.

Scendendo più nel dettaglio si possono individuare quattro principali aree di destinazione:

  • Unione Europea (con UK ed Efta): 79 milioni
  • Nord America: 61,2 milioni
  • Asia Occidentale: 49,2 milioni
  • Australia e Nuova Zelanda: 9,6 milioni

Il sistema migratorio europeo costituisce la più grande area di libera circolazione delle persone esistente al mondo e ha rappresentato in tutto il periodo considerato il polo di maggiore attrazione.

STATI UNITI E GERMANIA GUIDANO LA CLASSIFICA DEI PAESI DI DESTINAZIONE

Il numero più elevato di migranti internazionali si registra nel 2024 negli Stati Uniti con 52,4 milioni, seguiti a lunga distanza dalla Germania (16,8 milioni), dall’Arabia Saudita (13,7) e dal Regno Unito (11,8). La Federazione russa è l’unico paese a registrare una diminuzione dei migranti internazionali tra 1990 e 2024 (-4,1 milioni).

Netta appare anche la differenza tra gli sviluppi del fenomeno nei paesi occidentali e in quelli del Golfo. In questi ultimi, l’immigrazione a forte prevalenza maschile ha raggiunto livelli elevatissimi (negli Emirati Arabi i migranti sono il 74% della popolazione), ma con pochissimi diritti riconosciuti e una condizione di estrema subalternità rispetto ai nativi.

I dati delle Nazioni Unite mostrano un cambiamento radicale ed epocale che aiuta anche a comprendere le ragioni strutturali che fanno da sfondo alla crescita dei movimenti e dei partiti anti-immigrati in molti paesi.

Corrado Bonifazi
(Articolo tratto da Neodemos, 6 Maggio 2025)


Note:
1. United Nations (2025). International Migrant Stock 2024: Key facts and figures.
2. United Nations (2020). International Migration 2020 Highlights.
3. Cfr. Bonifazi, C, (2024), “Secondary analysis of government and official data on international migration”.
4. Nel caso di Arabia saudita ed Emirati arabi i valori si riferiscono ai cittadini stranieri.
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Un fotomontaggio che unisce il passato e il presente del lavoro. A sinistra, il volto di Giacomo Brodolini e un'immagine storica di operai davanti a una fabbrica del Novecento. A destra, rappresentazioni moderne del lavoro: un professionista allo smartphone e un rider in bicicletta. Al centro, il concetto di "portare la Costituzione nelle fabbriche" con un richiamo visivo alla legge e alla dignità del lavoratore.
Notizie dall'Italia

Giacomo Brodolini e lo Statuto dei Lavoratori: portare la Costituzione nelle fabbriche

da areamarketer 17 Marzo 2025

Un approfondimento dedicato al ruolo fondamentale di Giacomo Brodolini nella genesi dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970). Una figura chiave della storia politica e sindacale italiana, la cui visione ha plasmato il diritto del lavoro moderno.

Sebbene Brodolini sia scomparso prematuramente nel 1969, pochi mesi prima dell’approvazione finale della legge, fu lui l’architetto politico e morale di quella riforma. Fu lui a volere fortemente una normativa che non si limitasse a regolare i salari, ma che avesse l’ambizione di “portare la Costituzione dentro le fabbriche”, abbattendo i cancelli dell’autoritarismo padronale.

DALLA LIBERTÀ DI OPINIONE AL DIVIETO DI CONTROLLO A DISTANZA: UN’EREDITÀ DA DIFENDERE

Lo Statuto non fu una concessione, ma una conquista. Brodolini capì che la dignità del lavoratore non poteva essere lasciata fuori dal luogo di lavoro. La democrazia non poteva fermarsi sulla soglia dell’azienda.

I pilastri della Legge 300/1970

Lo Statuto dei Lavoratori sancì diritti che oggi consideriamo fondamentali, ma che all’epoca rappresentarono una rivoluzione copernicana nei rapporti industriali. Tra i punti cardine ricordiamo:

  • Libertà di opinione: Il diritto di esprimere il proprio pensiero politico e sindacale senza timore di ritorsioni.
  • Divieto di controlli a distanza: L’Articolo 4 pose un freno alla sorveglianza indiscriminata sui dipendenti, un tema che oggi torna prepotentemente attuale con le tecnologie digitali.
  • Tutela contro i licenziamenti: La protezione contro i licenziamenti ingiustificati e discriminatori, per garantire stabilità e libertà dal ricatto occupazionale.

Aggiornare lo Statuto per il XXI secolo

Riflettere oggi su Giacomo Brodolini non è un esercizio di nostalgia. Il mondo del lavoro è cambiato radicalmente: la fabbrica fordista ha lasciato spazio, in molti settori, al lavoro digitale, parcellizzato e precario della gig economy.

Oggi la sfida è capire come declinare quei principi costituzionali nelle nuove “fabbriche immateriali”. Come applicare il divieto di controllo a distanza quando il capo è un algoritmo? Come garantire i diritti sindacali ai riders o ai lavoratori in smart working isolati nelle proprie case?

L’eredità di Brodolini ci insegna che il diritto del lavoro deve evolversi per proteggere la parte più debole del rapporto contrattuale. Serve un nuovo Statuto che estenda quelle tutele alle nuove forme di sfruttamento digitale, affinché la tecnologia sia uno strumento di liberazione e non di nuova oppressione.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Note:
Giacomo Brodolini (1920-1969), Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, è considerato il “padre” dello Statuto dei Lavoratori. La Legge n. 300 fu approvata definitivamente il 20 maggio 1970.
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