Marcinelle memoria collettiva e identità per ogni italiano.

da Pierpaolo Cicalò

Il 2026 è l’anno del 70° anniversario della tragedia di
Marcinelle e degli 80 anni degli accordi che posero le basi
della cooperazione europea nel settore del carbone e
dell’acciaio.
Marcinelle per la nostra comunità in Belgio non è solo
memoria collettiva. E’ identità. Lo è per ogni italiano.
Dopo tanti anni nelle generazioni che si succedono, tra gli
italiani all’estero ed in Italia, la morte nel Bois du Cazier dei
minatori stranieri immigrati – tanti i nostri connazionali molti
dei quali saranno ricordati a Manoppello in Abruzzo da cui
emigrarono- , le condizioni di lavoro e di vita nelle quali
erano costretti, le cause primarie alla base del loro ingaggio,
sono motivo profondo per dire che quella condizione
subalterna non deve riprodursi e quando si riproduce va
combattuta, ogni giorno, con fermezza.
Non ci stancheremo nel ribadirlo. Ovunque si verifichi
questo rapporto diseguale a danno di chi lavora.
La lotta contro la discriminazione nel posto di lavoro, per il
lavoro sicuro, per evitare di morire è un dovere civico e non
semplicemente un umano atto di vicinanza e solidarietà.
Fatalità e ineluttabilità non sono categorie interpretative
laddove sussistono condizioni di sfruttamento del lavoro.
Non c’è niente di rituale nelle commemorazioni che
l’associazionismo, le rappresentanze- comites e cgie- degli
italiani all’estero, le organizzazioni sindacali, diverse forze
politiche, le istituzioni promuovono e realizzano nella
ricorrenza di Marcinelle.

Il giorno in cui la campana suona per ricordare, uno ad uno,
i morti di Marcinelle è il momento in cui il silenzio del
piazzale del Bois du Cazier riassume il ricordo e il grido
d’allarme perché un paese, ogni paese che vede morire per
il lavoro persone, che vede famiglie rese così più povere è
un paese che non ha tutte le carte in regola.
Quest’anno la CGIL a Marcinelle, intervenendo in una
iniziativa importante svoltasi a metà giugno ha sottolineato il
carattere sovranazionale che deve assumere l’impegno per
lavoro, dignità e sicurezza, da porre alla base di una Europa
che si rinnovi.

dei tanti infortuni e morti sul lavoro.
Il lavoro non è una merce che si compra e si vende.
Vale in ogni paese e vale in Italia, in cui dalle sofferenze dei
suoi milioni di cittadini emigrati per lavoro non si riesce
ancora ad assumere pienamente il monito ad evitare che tre
persone al giorno in Italia seguitino a morire a causa del
lavoro.
Ricordiamo i morti, tutti i morti di Marcinelle
Restiamo convinti che la giustizia sociale che fu negata ai
minatori di Marcinelle sia ancora un obiettivo per il quale
battersi.
 
Pierpaolo Cicalò
Presidente di Istituto Fernando Santi

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