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Un'immagine evocativa che mostra un rigoglioso campo di grano sotto un cielo sereno dove vola una colomba. Vuole indicare che i soldi per le risorse belliche possono essere usati per il benessere sociale e pace globale.
Notizie dall'Italia

Un impegno per il 2026: le ragioni della Pace per svuotare gli arsenali e riempire i granai

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Ci siamo chiesti quali auspici per il 2026 avremmo potuto formulare per i soci dell’Istituto Fernando Santi, per gli amici delle altre associazioni impegnate con i migranti, per gli italiani all’estero e per i tanti italodiscendenti.

Tra i diversi pensieri che sarebbero stati accolti favorevolmente, uno ci è sembrato il più giusto da avanzare: quello di un impegno nel promuovere e sostenere le ragioni della pace. Senza di essa non c’è progresso, non c’è giustizia sociale, rispetto, libertà e garanzia dei diritti per tutti.

IL PRESIDENTE SANDRO PERTINI, NELLE SUE SAGGE ESORTAZIONI, PARLAVA DI “SVUOTARE GLI ARSENALI, RIEMPIRE I GRANAI”

Il mondo associativo del quale facciamo parte ha sempre creduto nella coesistenza e interdipendenza dei popoli, nel ricorso al metodo non violento nelle relazioni internazionali, nell’autodeterminazione dei popoli e nella composizione pacifica dei conflitti aperti.

Il ritorno della guerra in Europa

Il presente e la prospettiva immediata appaiono purtroppo di segno opposto alle parole di Pertini. L’invasione militare decisa da Putin il 24 febbraio 2022 ha fatto crollare molte certezze, riportando la guerra come prospettiva reale per i paesi europei. Le economie nazionali in Europa si stanno organizzando su politiche industriali belliche, in un quadro globale di riarmo e di crescente instabilità politica.

Tutto ciò contraddice valori e principi che abbiamo sempre sostenuto. Se si consoliderà una trasformazione delle nostre società con il prevalere di logiche di guerra, questo non renderà più agevole nemmeno la condizione dei nostri emigrati in Europa.

Un’urgenza etica e politica

Le comunità hanno bisogno di altri tipi di investimenti che sostengano la domanda interna, la salute, l’educazione e il lavoro. In Europa, in Ucraina, in Russia e in tutto il mondo la gente vuole la pace, mentre i governi sembrano volere sempre più armi.

C’è l’urgenza di una politica attiva per la pace che coinvolga l’etica della responsabilità pubblica. Serve una linea di politica estera che solleciti una nuova Conferenza di Helsinki sulla sicurezza comune, invece di ricorrere a scelte esclusive che predispongono inevitabilmente scenari di conflitto.

Ognuno di noi deve interrogarsi su quale sia il giusto spazio e le parole più idonee per ricostruire una sensibilità collettiva. La questione della pace è riconsegnata alla responsabilità e alla capacità di ognuno di noi di essere attivo. Buon inizio dell’anno cari amici, per voi e per i vostri cari.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un'infografica concettuale sui pilastri del pensiero di Fernando Santi. Include icone che rappresentano l'unità dei lavoratori, l'autonomia del sindacato da governi e partiti, e il legame storico tra la CGIL e l'impegno di Luciano Lama. Non sono presenti volti umani, ma solo simboli grafici e testi esplicativi.
Notizie dall'Italia

Fernando Santi, 56 anni dopo: l’attualità del suo pensiero e la sfida dell’unità sindacale

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Oggi a Parma ricordiamo Fernando Santi a 56 anni dalla sua scomparsa. Lo ricordiamo per il suo ruolo indelebile di politico socialista e di dirigente della CGIL, della quale per 18 anni è stato il Segretario Generale Aggiunto.

Come Istituto Fernando Santi portiamo avanti il lascito che egli stesso, al VI congresso della CGIL a Bologna, ha riassunto nel suo storico commiato dall’organizzazione. Siamo convinti che, pur nelle mutate condizioni sociali attuali, siano ancora di straordinaria attualità i principi e le azioni in cui Santi ha fortemente creduto.

L’UNITÀ DEI SINDACATI È LA PREMESSA PER COSTRUIRE L’UNITÀ DEI LAVORATORI E L’AUTONOMIA DA GOVERNI E PARTITI

Voglio ricordare il compagno Luciano Lama che, nell’ultimo saluto a Fernando Santi, ebbe modo di dire: “Vogliamo assumere un impegno davanti a lui, quello di portare avanti le grandi battaglie sindacali e insieme quello di far maturare, fino al suo compimento, il processo dell’unità sindacale”.

Un impegno verso il futuro

Questi principi sono rimasti parte integrante dell’elaborazione della CGIL anche nei congressi successivi alla sua scomparsa. La Confederazione, alla quale siamo legati da un’intesa storica sottoscritta con Cofferati ed Epifani, si avvierà alla fine del prossimo anno verso il Congresso.

Sarebbe auspicabile che il dibattito congressuale possa ritrovare, pur nelle difficoltà rappresentate dagli attuali rapporti fra le grandi confederazioni, una capacità di rimettere in moto una proposta concreta in tema di unità.

Una proposta che guardi alle relazioni unitarie nei posti di lavoro e all’iniziativa nei territori per rivendicare condizioni migliori per tutti. Penso che, nella grande unità della CGIL per la quale Santi si è battuto quando fu messa a rischio, la sollecitazione di Lama meriti oggi la giusta attenzione e l’impegno di tutti noi.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un'infografica pulita e istituzionale che invita a partecipare al referendum. Al centro, lo slogan "Andare a votare" campeggia su un nastro blu sopra un'urna elettorale protetta da uno scudo. Intorno, quattro icone circolari evidenziano gli obiettivi: no alla precarietà, diritti e giustizia, lavoro sicuro e cambiare le leggi. In basso è presente il logo dell'Istituto Fernando Santi con l'appello "Partecipa al futuro".
Notizie dall'Italia

Questa volta al referendum votiamo tutti: respingiamo l’invito all’astensione

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Nei mesi scorsi come Istituto Fernando Santi abbiamo richiamato più volte l’attenzione degli amici in Italia e all’estero perché partecipassero al voto e s’impegnassero per far votare le persone con le quali sono in contatto, a partire da quelle più vicine.

Ripetiamo lo stesso invito a poche settimane dal voto. Si sta accentuando una campagna per l’astensione con l’invito ad “andare al mare” nei giorni delle votazioni.

IL REFERENDUM NON È DI ALCUN PARTITO: I CITTADINI HANNO L’OCCASIONE DI CAMBIARE LE COSE DIRETTAMENTE

Rimettere su un piano di parità il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore contrasta con le scelte politiche del governo e delle forze politiche e sociali che lo sostengono. Per questo remano contro.

Per questo la destra punta in modo aggressivo a non far raggiungere il quorum temendo, con il referendum, la modifica diretta del cittadino a leggi ingiuste e discriminanti nel mondo del lavoro.

Se da un punto di vista formale l’invito a non andare a votare non viola la legge, sul piano costituzionale e morale è una contraddizione tanto più inaccettabile se l’invito proviene, come sta accadendo, da rappresentanti delle istituzioni o dalla seconda carica dello Stato.

Il valore della partecipazione

L’invito ad astenersi dal voto mina il principio stesso della partecipazione. “Organizzare l’astensione”, come ha dichiarato il presidente La Russa, può diventare una forma surrettizia di controllo della partecipazione democratica.

Il dovere civico di votare non è un’imposizione autoritaria, ma una richiesta di corresponsabilità nella costruzione dell’ordine democratico. Astenersi, soprattutto in occasione di un referendum, significa abdicare a una responsabilità collettiva e, in certi casi, anche contribuire a delegittimare lo strumento referendario stesso.

Il referendum serve per chi lavora e per chi cerca un lavoro: perché non sia precario, per non essere licenziati senza giusta causa, per non morire di lavoro, per una cittadinanza che migliori la integrazione fra quanti vivono e lavorano fianco a fianco.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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rimo piano di una persona che inserisce una scheda elettorale bianca in un'urna d'acciaio all'interno di un seggio elettorale. Lo sfondo è sfocato e mostra un ambiente istituzionale con altre persone impegnate nelle operazioni di voto, trasmettendo un senso di responsabilità civica.
Notizie dall'Italia

Questa volta al referendum votiamo tutti

da areamarketer 6 Gennaio 2026

Nei mesi scorsi come Istituto Fernando Santi abbiamo richiamato più volte l’attenzione degli amici in Italia e all’estero perché partecipassero al voto e s’impegnassero per far votare le persone con le quali sono in contatto, a partire da quelle più vicine.

Ripetiamo lo stesso invito a poche settimane dal voto. Si sta accentuando una campagna per l’astensione con l’invito ad “andare al mare” nei giorni delle votazioni.

IL DOVERE CIVICO NON VA IN VACANZA: RESPINGIAMO L’INVITO AD ASTENERSI

Rimettere su un piano di parità il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore contrasta con le scelte politiche del governo e delle forze politiche e sociali che lo sostengono. Per questo remano contro.

Per questo la destra punta in modo aggressivo a non far raggiungere il quorum temendo, con il referendum, la modifica diretta del cittadino a leggi ingiuste e discriminanti nel mondo del lavoro.

Se da un punto di vista formale l’invito a non andare a votare non viola la legge, sul piano costituzionale e morale, è una contraddizione tanto più inaccettabile se l’invito proviene, come sta accadendo, da rappresentanti delle istituzioni o dalla seconda carica dello Stato.

La partecipazione democratica

L’invito ad astenersi dal voto, mina il principio stesso della partecipazione. “Organizzare l’astensione” come ha dichiarato il presidente La Russa, può diventare una forma surrettizia di controllo della partecipazione democratica.

Il dovere civico di votare non è un’imposizione autoritaria, ma una richiesta di corresponsabilità nella costruzione dell’ordine democratico. Astenersi, soprattutto in occasione di un referendum, significa abdicare a una responsabilità collettiva, e in certi casi anche contribuire a delegittimare lo strumento referendario stesso.

Il referendum non è di alcun partito. I cittadini hanno l’occasione di cambiare le cose direttamente.

Il referendum serve per chi lavora e per chi cerca un lavoro: perché non sia precario, per non essere licenziati senza giusta causa, per non morire di lavoro, per una cittadinanza che migliori la integrazione fra quanti vivono e lavorano fianco a fianco.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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Un uomo caucasico in abiti formali stringe con vigore la mano a una lavoratrice agricola afrodiscendente in tuta blu. Sullo sfondo, un gruppo multietnico di braccianti con cappelli di paglia sorride davanti a una bandiera italiana che sventola sotto un cielo sereno. In alto a sinistra compare un logo che rappresenta il mondo liberato dalle catene.
Notizie dall'Italia

Un uomo, un’idea. L’attualità di Fernando Santi nella lotta per i diritti senza confini

da areamarketer 10 Settembre 2025

Un ritratto doveroso e sentito del fondatore del nostro Istituto, Fernando Santi, storico leader del sindacalismo socialista e padre nobile delle battaglie per la tutela dei nostri connazionali all’estero.

Ripercorrere la sua vita non è un esercizio di memoria, ma un atto politico necessario. Santi capì prima di molti altri che l’emigrazione non poteva essere ridotta a un fatto privato, a una dolorosa scelta individuale da consumarsi nel silenzio. Egli intuì che si trattava di una gigantesca questione sociale e politica che richiedeva risposte strutturali.

I DIRITTI NON HANNO PASSAPORTO: LA SOLIDARIETÀ È L’UNICA ARMA CONTRO LO SFRUTTAMENTO

Fernando Santi si batté affinché il lavoratore italiano all’estero smettesse di essere “carne da lavoro” da esportare e divenisse un cittadino con pieni diritti, ovunque si trovasse a operare.

Dalle miniere belghe all’Italia di oggi

La sua azione fu instancabile: dalle baracche svizzere alle miniere del Belgio, la sua voce si alzò sempre contro lo sfruttamento disumano e per l’unità del movimento operaio internazionale. Non accettava che la necessità di lavorare giustificasse la perdita della dignità umana.

Una lezione per il presente

La sua lezione è di un’attualità sconvolgente oggi, mentre l’Italia si trova dall’altra parte della barricata, non più solo paese di partenza ma terra di approdo. Le sfide dell’immigrazione attuale richiedono la stessa lungimiranza di Santi.

Oggi come allora, la verità è una sola: i diritti non hanno confini. La solidarietà tra lavoratori – autoctoni e migranti – è l’unica arma efficace contro il dumping sociale, ovvero il ribasso dei diritti e dei salari che colpisce tutti, indistintamente. Difendere il bracciante straniero oggi significa difendere il lavoro di tutti, esattamente come Santi difendeva il minatore italiano settant’anni fa. Questa è l’eredità che l’Istituto porta avanti con orgoglio.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Nota Biografica:
Fernando Santi (1902-1969), deputato socialista e segretario della CGIL, dedicò gran parte della sua vita alla difesa degli emigrati italiani, fondando l’Istituto che ancora oggi porta il suo nome per tutelare i diritti e promuovere la cultura della solidarietà.
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Primo piano di una mano che inserisce una scheda elettorale informativa in un'urna di legno. Sulla scheda si leggono i 5 punti del referendum: empleo tutelado, trabajo digno, estable, seguro e ciudadanía. Sullo sfondo, un seggio elettorale realistico con persone che votano, bandiere e uno striscione con la scritta "Votar es nuestra revuelta".
Notizie dal Mondo

El referéndum es la oportunidad para volver a decidir

da areamarketer 6 Settembre 2025

5 preguntas: por un trabajo tutelado, digno, estable y seguro y por la ciudadanía. Por eso es importante votar «Sí».

Trabajo, ciudadanía: estos son los temas de las cinco preguntas del referéndum que, tras obtener la luz verde del Tribunal de Casación y la sentencia de fondo del Tribunal Constitucional, están listas para ser votadas por los italianos. Los votantes serán llamados a las urnas un domingo entre el 15 de abril y el 15 de junio de 2025.

VOTAR ES NUESTRA REVUELTA: TRABAJO, SEGURIDAD, DIGNIDAD, CIUDADANÍA, DEMOCRACIA.

Los referendos derogatorios sirven para anular total o parcialmente una ley. El mensaje es muy claro: «Con 5 Sí tu voto puede contar y puede cambiar inmediatamente las cosas, relanzar otra idea de trabajo, de sociedad, de país».

1. EMPLEO TUTELADO

Quienes fueron contratados después de 2015 no tienen derecho a la reincorporación a su puesto de trabajo, aunque el despido haya sido juzgado improcedente. Esto es debido al Jobs Act. Hoy, una empresa puede optar por pagar una indemnización económica en lugar de readmitir a un trabajador despedido sin motivo. La pregunta del referéndum propone suprimir esta norma, eliminando la disparidad entre los contratados antes y después de 2015.

2. TRABAJO DIGNO

En las pequeñas empresas (con menos de 15 empleados), si te despiden de forma improcedente existe un límite máximo de indemnización. Esto significa que, aunque lo pierdas todo, la indemnización puede no ser suficiente. La pregunta quiere eliminar este límite y dejar en manos del juez la decisión sobre una indemnización justa y proporcionada.

3. TRABAJO ESTABLE

Hoy en día, los contratos de duración determinada están muy difundidos y a menudo se utilizan sin una real necesidad temporal. La pregunta del referéndum pide que se eliminen las normas que han liberalizado estos contratos. Antes, un contrato temporal tenía que tener un motivo claro y válido; ahora se puede ofrecer sin justificación, lo que hace más difícil conseguir un trabajo estable.

4. TRABAJO SEGURO

Con la legislación actual, la empresa contratante puede evitar asumir la responsabilidad por los daños relacionados con los riesgos específicos de los contratistas o subcontratistas. La pregunta propone eliminar esta norma para que todas las empresas implicadas sean responsables de la seguridad de los trabajadores, garantizando compensaciones y protección en caso de accidente.

5. CIUDADANÍA

Este referéndum propone cambiar las leyes relativas a la adquisición de la ciudadanía italiana. La principal propuesta es reducir de 10 a 5 años el periodo de residencia legal continuada necesario para solicitarla. En muchos otros países europeos, como Francia y Alemania, el periodo necesario es ya de 5 años, mientras que Italia sigue siendo uno de los más estrictos.


Referéndum Voto italiano en el extranjero: ¿cómo proceder?
Consulta la guía completa aquí

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Un gruppo di giovani studenti e ricercatori riuniti in cerchio in una piazza di pietra nel borgo antico di Bova. Un anziano del luogo parla al gruppo. Sullo sfondo si stagliano le montagne dell'Aspromonte e il mare all'orizzonte sotto una luce calda di fine giornata. Sulla facciata di un edificio storico sono appesi striscioni dell'Istituto Fernando Santi e dell'associazione Apodiafazzi.
Emigrazione

Bova, cuore della Magna Grecia: successo per la IX edizione della Scuola Estiva

da areamarketer 1 Settembre 2025

Si è conclusa a Bova (RC), nell’incantevole scenario dell’Aspromonte, la IX edizione della “Summer School” di lingua e cultura grecanica.

Un appuntamento ormai consolidato che conferma Bova – o Vua, come viene chiamata nell’idioma locale – quale autentica capitale morale dei Greci di Calabria. Decine di studenti, ricercatori e semplici appassionati provenienti da tutta Italia e dalla Grecia si sono ritrovati nel borgo per una settimana di immersione totale nelle radici della Magna Grecia.

SALVARE UNA LINGUA ANTICA A RISCHIO DI ESTINZIONE SIGNIFICA CUSTODIRE L’ANIMA DI UN POPOLO

L’iniziativa dimostra che c’è un grande interesse per la riscoperta delle radici culturali minori e per un “turismo lento e colto”, capace di andare oltre il consumo veloce dei luoghi per entrare in connessione profonda con la storia.

Un ponte tra due sponde

I corsi hanno avuto un obiettivo ambizioso: insegnare e tramandare il greco di Calabria (o grecanico), una lingua millenaria che rischia di scomparire, soffocata dalla globalizzazione. Non si è trattato solo di lezioni frontali, ma di laboratori vivi dove la lingua è tornata a risuonare tra i vicoli del borgo, creando un ponte ideale tra la Calabria e la Grecia moderna.

L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dall’Istituto Fernando Santi e dall’associazione locale Apodiafazzi. Questa sinergia tra enti nazionali e associazionismo locale è la chiave per trasformare la tutela delle minoranze linguistiche in una leva di sviluppo territoriale.

Il valore delle radici

La partecipazione di giovani, anche discendenti di emigrati calabresi, evidenzia la vitalità del turismo delle radici. Tornare nei luoghi degli avi non solo per visitarli, ma per impararne la lingua perduta, rappresenta una forma altissima di recupero identitario.

Bova si conferma così un laboratorio a cielo aperto dove passato e futuro si incontrano, dimostrando che le aree interne del nostro Mezzogiorno hanno un patrimonio inestimabile da offrire all’Europa.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Info:
La “Summer School” è organizzata annualmente nel comune di Bova (Reggio Calabria), uno dei Borghi più belli d’Italia e centro della cultura grecanica.
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In primo piano, due mani sorreggono una giovane pianta che cresce da una manciata di terra, simbolo di speranza e cooperazione. Sullo sfondo, una lunga fila di migranti cammina lungo un alto muro di confine sormontato da filo spinato, che attraversa un deserto verso una città moderna all'orizzonte.
Notizie dal Mondo

Le migrazioni internazionali: i muri non fermano la storia, serve una governance globale

da areamarketer 13 Maggio 2025

Un articolo di ampio respiro sulle tendenze globali delle migrazioni, basato sugli ultimi dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

I numeri parlano chiaro: i migranti nel mondo sono in costante aumento. Non si tratta di un’emergenza temporanea, ma di un fenomeno strutturale del nostro tempo, spinto da un intreccio sempre più complesso di disuguaglianze economiche, conflitti geopolitici e, fattore sempre più determinante, dai cambiamenti climatici.

L’EUROPA E L’OCCIDENTE NON POSSONO ILLUDERSI DI FERMARE QUESTI FLUSSI CON MURI E FILI SPINATI

La storia insegna che le barriere fisiche non eliminano le cause delle partenze; rendono solo il viaggio più pericoloso, arricchendo i trafficanti di esseri umani e aumentando il numero delle vittime lungo le rotte della disperazione.

Le nuove cause: l’emergenza climatica

Accanto alle tradizionali cause di fuga — guerre e povertà estrema — stiamo assistendo all’ascesa inarrestabile dei cosiddetti “eco-profughi”. Intere regioni del pianeta stanno diventando inospitali a causa della desertificazione, dell’innalzamento dei mari e di eventi meteorologici estremi.

Queste persone non migrano per scelta, ma per sopravvivenza. Eppure, il diritto internazionale fatica ancora a riconoscere pienamente lo status di rifugiato per cause climatiche, lasciando milioni di persone in un limbo giuridico.

Una governance mondiale

Di fronte a questa sfida epocale, la risposta non può essere la chiusura o la militarizzazione delle frontiere. Serve una governance mondiale delle migrazioni che abbandoni la logica emergenziale.

È necessario garantire canali sicuri e legali di accesso, che permettano di governare i flussi sottraendoli all’illegalità. Parallelamente, è indispensabile una vera politica di cooperazione che promuova lo sviluppo reale nei paesi di origine, non come forma di ricatto (“aiutiamoli a casa loro”), ma come condivisione di risorse e opportunità in un mondo interconnesso.

Solo gestendo il fenomeno con razionalità e umanità potremo trasformare quella che oggi viene percepita come una minaccia in un’opportunità di crescita demografica, economica e culturale per le nostre società invecchiate.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Riferimenti:
Analisi basata sui report annuali dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e sulle recenti proiezioni demografiche globali.
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n gruppo di professionisti calabresi (un medico, uno chef, imprenditori e studenti) sorride in Piazza Castello a Torino, con la Mole Antonelliana sullo sfondo. In un angolo, una piccola foto d'epoca in bianco e nero mostra operai alla catena di montaggio della FIAT, creando un parallelo tra la migrazione storica e il successo professionale odierno. In alto compare il logo dell'Istituto Fernando Santi.
Notizie dall'Italia

La Calabria che Siamo: a Torino il racconto di una terra che innova oltre gli stereotipi

da areamarketer 7 Maggio 2025

Un appuntamento da non perdere per riflettere sulle radici e sul futuro di una delle comunità più numerose e attive del Piemonte.

Giovedì 15 Maggio si terrà a Torino l’evento “La Calabria che Siamo”. L’iniziativa, organizzata dal coordinamento delle associazioni dei calabresi in Piemonte, nasce con un intento preciso: raccontare la Calabria positiva, quella che innova e produce cultura, rompendo la narrazione a senso unico spesso legata alla criminalità organizzata.

UNA CALABRIA NUOVA CHE GUARDA AL FUTURO E NON DIMENTICA LE PROPRIE RADICI

Torino è stata, ed è tuttora, una delle più grandi “città del Sud” d’Italia. Il contributo che l’emigrazione calabrese ha dato allo sviluppo industriale del Piemonte nel corso del Novecento è una storia di fatica, ma anche di straordinaria integrazione e successo.

Oltre gli stereotipi

L’incontro vuole essere una risposta culturale forte agli stereotipi negativi legati alla ‘ndrangheta. Si parlerà di eccellenze, di giovani imprenditori, di arte e di legalità. La “Calabria che Siamo” è quella dei professionisti, degli operai, degli studenti e degli artisti che vivono a Torino e che contribuiscono quotidianamente alla crescita del territorio che li ha accolti, mantenendo un legame indissolubile con la terra d’origine.

Memoria e Sviluppo

Non mancherà uno sguardo storico. L’evento sarà l’occasione per ripercorrere le tappe della grande migrazione interna che, dal dopoguerra in poi, ha portato migliaia di calabresi sotto la Mole.

Dalle linee di montaggio della FIAT alle cattedre universitarie, la comunità calabrese è stata un motore essenziale per la trasformazione di Torino in una metropoli moderna. Riconoscere questo contributo significa costruire un ponte tra generazioni, tra chi è partito con la valigia di cartone e chi oggi viaggia connesso col mondo.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Dettagli Evento:
📅 Data: Giovedì 15 Maggio 2025
📍 Luogo: Torino (Sede da confermare nelle prossime comunicazioni)
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Un'infografica professionale su sfondo blu che mostra una mappa del mondo con frecce che indicano i flussi migratori verso Europa e Nord America. Un grafico a barre a sinistra mostra la crescita dei migranti da 154 milioni nel 1990 a 304 milioni nel 2024. In basso sono elencati i fattori di spinta (guerre, povertà, clima) e di attrazione (economia, governance), con l'illustrazione di un muro che crolla e la scritta "I muri non fermano la storia".
Notizie dall'Italia

Le migrazioni internazionali: il quadro mondiale

da areamarketer 6 Maggio 2025

La Population Division delle Nazioni Unite ha recentemente pubblicato l’edizione 2024 dell’International Migrant Stock, un dataset che contiene le stime del numero e delle caratteristiche dei migranti internazionali nel mondo.

L’International Migrant Stock copre il periodo 1990-2024 e contiene le stime del numero totale di migranti internazionali per sesso, i luoghi di origine e di destinazione per 233 tra paesi e aree geografiche. In questa nuova edizione della banca dati è stata effettuata una revisione delle stime per i paesi con più alta presenza di migranti e con nuove informazioni statistiche.

NEL 2024 I MIGRANTI SONO 304 MILIONI: UN VALORE QUASI DOPPIO RISPETTO AL 1990

Un sesto di tutti i migranti nel mondo è composto da rifugiati e richiedenti asilo. Le crisi umanitarie hanno avuto un peso importante: un quinto dell’aumento registrato tra il 2010 e il 2024 è attribuibile alla crescita delle persone sotto protezione internazionale.

Dimensioni e tendenze recenti

Per 60 stati, tra cui l’Italia, è stata realizzata una revisione completa dei valori. I dati si riferiscono nella gran parte dei casi al paese di nascita, per cui un migrante internazionale è una persona che vive in uno stato diverso da quello in cui è nato.

Il numero di migranti internazionali nel mondo nel 2024 è stato stimato dalle Nazioni Unite in 304 milioni, un valore quasi doppio di quello del 1990 (154 milioni). Nello stesso periodo la loro quota rispetto alla popolazione mondiale è aumentata dal 2,9 al 3,7%. È interessante notare come questo valore sia rimasto stabile fino al 2005, mentre dal 2010 ha iniziato a crescere con una certa regolarità.

Nonostante le crisi economiche, la pandemia di Covid-19 e le politiche di chiusura, i fattori di spinta e quelli di attrazione hanno intensificato la loro azione negli ultimi vent’anni.

Aree e paesi di destinazione

Tra le aree geografiche è l’Europa ad avere con 94 milioni il numero più elevato di migranti internazionali ed è anche quella dove, pure per effetto della guerra in Ucraina, si è registrato l’incremento più elevato dal 2020. La seconda area è il Nord America con 61 milioni, seguita dal Nord Africa e dall’Asia Occidentale con 54.

In termini relativi, invece, è l’Oceania a presentare con il 21,5% la quota di migranti più elevata rispetto alla popolazione.

Scendendo più nel dettaglio si possono individuare quattro principali aree di destinazione:

  • Unione Europea (con UK ed Efta): 79 milioni
  • Nord America: 61,2 milioni
  • Asia Occidentale: 49,2 milioni
  • Australia e Nuova Zelanda: 9,6 milioni

Il sistema migratorio europeo costituisce la più grande area di libera circolazione delle persone esistente al mondo e ha rappresentato in tutto il periodo considerato il polo di maggiore attrazione.

STATI UNITI E GERMANIA GUIDANO LA CLASSIFICA DEI PAESI DI DESTINAZIONE

Il numero più elevato di migranti internazionali si registra nel 2024 negli Stati Uniti con 52,4 milioni, seguiti a lunga distanza dalla Germania (16,8 milioni), dall’Arabia Saudita (13,7) e dal Regno Unito (11,8). La Federazione russa è l’unico paese a registrare una diminuzione dei migranti internazionali tra 1990 e 2024 (-4,1 milioni).

Netta appare anche la differenza tra gli sviluppi del fenomeno nei paesi occidentali e in quelli del Golfo. In questi ultimi, l’immigrazione a forte prevalenza maschile ha raggiunto livelli elevatissimi (negli Emirati Arabi i migranti sono il 74% della popolazione), ma con pochissimi diritti riconosciuti e una condizione di estrema subalternità rispetto ai nativi.

I dati delle Nazioni Unite mostrano un cambiamento radicale ed epocale che aiuta anche a comprendere le ragioni strutturali che fanno da sfondo alla crescita dei movimenti e dei partiti anti-immigrati in molti paesi.

Corrado Bonifazi
(Articolo tratto da Neodemos, 6 Maggio 2025)


Note:
1. United Nations (2025). International Migrant Stock 2024: Key facts and figures.
2. United Nations (2020). International Migration 2020 Highlights.
3. Cfr. Bonifazi, C, (2024), “Secondary analysis of government and official data on international migration”.
4. Nel caso di Arabia saudita ed Emirati arabi i valori si riferiscono ai cittadini stranieri.
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