Un uomo, un’idea: l’attualità del riformismo di Fernando Santi

da areamarketer

Il discorso di commiato di Fernando Santi dalla CGIL, svolto nel 1965 durante il VI Congresso nazionale, riassume perfettamente la sua concezione del sindacato: uno “strumento naturale di democrazia” che trova nella sua autonomia la condizione essenziale per perseguirla.

Si trattava di una visione profondamente riformista e gradualistica, dove l’azione sindacale non era fine a se stessa, ma mirava all’attivazione di quelle “riforme di struttura” capaci di incidere sulla società cambiandola nel profondo. Questa connotazione è sempre stata il tratto distintivo dell’azione della CGIL, maturata anche attraverso il confronto con l’idea del sindacalismo rivoluzionario.

IL SINDACATO, AGENDO IN AUTONOMIA DA PARTITI E PADRONI, PUÒ INDICARE AGLI ALTRI SOGGETTI DELLA DEMOCRAZIA CONTENUTI E MODI DI AVANZAMENTO DELLA SOCIETÀ

Fabrizio Cicchitto ricorda bene come Di Vittorio riassumesse in sé la quintessenza di una posizione gradualista e produttivista. Di qui il lancio da parte della CGIL di quel “Piano del Lavoro” che costituì un esercizio ben calibrato di keynesismo, fondato su una catena di proposte riformiste concrete.

Il ritorno dello Stato e la sfida della globalizzazione

Quel lascito del VI Congresso ci interroga oggi su come raccordare i valori di Santi con le trasformazioni avvenute nella società italiana. Esaurita la fase della globalizzazione selvaggia, assistiamo a un ritorno di protagonismo degli Stati nazionali. Oggi persino il capitalismo, come notava Ferruccio De Bortoli, si mostra interessatamente attento a uno Stato decisore nella sfera economica.

In questo contesto nuovo, l’elaborazione di Santi sul ruolo dello Stato diventa di straordinaria attualità. La CGIL deve fare dello Stato e dei suoi operatori una battaglia primaria, esattamente come avvenne negli anni ’70 con la riforma sanitaria e la legge sulle Regioni. Dopo anni di teorizzazione dello “Stato minimo”, è tempo di ricostruire un agire di senso collettivo che abbia come bussola i fondamentali di Fernando Santi e di Giacomo Brodolini.

L’impegno per l’unità

Vogliamo chiudere con le parole che Luciano Lama pronunciò nell’ultimo saluto al leader socialista: “Vogliamo assumere un impegno davanti a lui: quello di portare avanti, fino alla vittoria, le grandi battaglie sindacali, e insieme, quello di far maturare, fino al suo compimento, il processo di unità sindacale”.

Onorare Santi oggi significa difendere la CGIL senza incertezze e lavorare affinché il sindacato torni ad essere protagonista per le riforme, in un momento in cui molti corpi intermedi sembrano sordi alle esigenze di rinnovamento democratico e sociale del Paese.

Rino Giuliani
Direzione Nazionale Istituto Fernando Santi
(Tratto da Mondo Operaio n. 11-12, 2025)

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