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Un'infografica professionale su sfondo blu che mostra una mappa del mondo con frecce che indicano i flussi migratori verso Europa e Nord America. Un grafico a barre a sinistra mostra la crescita dei migranti da 154 milioni nel 1990 a 304 milioni nel 2024. In basso sono elencati i fattori di spinta (guerre, povertà, clima) e di attrazione (economia, governance), con l'illustrazione di un muro che crolla e la scritta "I muri non fermano la storia".
Notizie dall'Italia

Le migrazioni internazionali: il quadro mondiale

da areamarketer 6 Maggio 2025

La Population Division delle Nazioni Unite ha recentemente pubblicato l’edizione 2024 dell’International Migrant Stock, un dataset che contiene le stime del numero e delle caratteristiche dei migranti internazionali nel mondo.

L’International Migrant Stock copre il periodo 1990-2024 e contiene le stime del numero totale di migranti internazionali per sesso, i luoghi di origine e di destinazione per 233 tra paesi e aree geografiche. In questa nuova edizione della banca dati è stata effettuata una revisione delle stime per i paesi con più alta presenza di migranti e con nuove informazioni statistiche.

NEL 2024 I MIGRANTI SONO 304 MILIONI: UN VALORE QUASI DOPPIO RISPETTO AL 1990

Un sesto di tutti i migranti nel mondo è composto da rifugiati e richiedenti asilo. Le crisi umanitarie hanno avuto un peso importante: un quinto dell’aumento registrato tra il 2010 e il 2024 è attribuibile alla crescita delle persone sotto protezione internazionale.

Dimensioni e tendenze recenti

Per 60 stati, tra cui l’Italia, è stata realizzata una revisione completa dei valori. I dati si riferiscono nella gran parte dei casi al paese di nascita, per cui un migrante internazionale è una persona che vive in uno stato diverso da quello in cui è nato.

Il numero di migranti internazionali nel mondo nel 2024 è stato stimato dalle Nazioni Unite in 304 milioni, un valore quasi doppio di quello del 1990 (154 milioni). Nello stesso periodo la loro quota rispetto alla popolazione mondiale è aumentata dal 2,9 al 3,7%. È interessante notare come questo valore sia rimasto stabile fino al 2005, mentre dal 2010 ha iniziato a crescere con una certa regolarità.

Nonostante le crisi economiche, la pandemia di Covid-19 e le politiche di chiusura, i fattori di spinta e quelli di attrazione hanno intensificato la loro azione negli ultimi vent’anni.

Aree e paesi di destinazione

Tra le aree geografiche è l’Europa ad avere con 94 milioni il numero più elevato di migranti internazionali ed è anche quella dove, pure per effetto della guerra in Ucraina, si è registrato l’incremento più elevato dal 2020. La seconda area è il Nord America con 61 milioni, seguita dal Nord Africa e dall’Asia Occidentale con 54.

In termini relativi, invece, è l’Oceania a presentare con il 21,5% la quota di migranti più elevata rispetto alla popolazione.

Scendendo più nel dettaglio si possono individuare quattro principali aree di destinazione:

  • Unione Europea (con UK ed Efta): 79 milioni
  • Nord America: 61,2 milioni
  • Asia Occidentale: 49,2 milioni
  • Australia e Nuova Zelanda: 9,6 milioni

Il sistema migratorio europeo costituisce la più grande area di libera circolazione delle persone esistente al mondo e ha rappresentato in tutto il periodo considerato il polo di maggiore attrazione.

STATI UNITI E GERMANIA GUIDANO LA CLASSIFICA DEI PAESI DI DESTINAZIONE

Il numero più elevato di migranti internazionali si registra nel 2024 negli Stati Uniti con 52,4 milioni, seguiti a lunga distanza dalla Germania (16,8 milioni), dall’Arabia Saudita (13,7) e dal Regno Unito (11,8). La Federazione russa è l’unico paese a registrare una diminuzione dei migranti internazionali tra 1990 e 2024 (-4,1 milioni).

Netta appare anche la differenza tra gli sviluppi del fenomeno nei paesi occidentali e in quelli del Golfo. In questi ultimi, l’immigrazione a forte prevalenza maschile ha raggiunto livelli elevatissimi (negli Emirati Arabi i migranti sono il 74% della popolazione), ma con pochissimi diritti riconosciuti e una condizione di estrema subalternità rispetto ai nativi.

I dati delle Nazioni Unite mostrano un cambiamento radicale ed epocale che aiuta anche a comprendere le ragioni strutturali che fanno da sfondo alla crescita dei movimenti e dei partiti anti-immigrati in molti paesi.

Corrado Bonifazi
(Articolo tratto da Neodemos, 6 Maggio 2025)


Note:
1. United Nations (2025). International Migrant Stock 2024: Key facts and figures.
2. United Nations (2020). International Migration 2020 Highlights.
3. Cfr. Bonifazi, C, (2024), “Secondary analysis of government and official data on international migration”.
4. Nel caso di Arabia saudita ed Emirati arabi i valori si riferiscono ai cittadini stranieri.
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Un fotomontaggio che unisce il passato e il presente del lavoro. A sinistra, il volto di Giacomo Brodolini e un'immagine storica di operai davanti a una fabbrica del Novecento. A destra, rappresentazioni moderne del lavoro: un professionista allo smartphone e un rider in bicicletta. Al centro, il concetto di "portare la Costituzione nelle fabbriche" con un richiamo visivo alla legge e alla dignità del lavoratore.
Notizie dall'Italia

Giacomo Brodolini e lo Statuto dei Lavoratori: portare la Costituzione nelle fabbriche

da areamarketer 17 Marzo 2025

Un approfondimento dedicato al ruolo fondamentale di Giacomo Brodolini nella genesi dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970). Una figura chiave della storia politica e sindacale italiana, la cui visione ha plasmato il diritto del lavoro moderno.

Sebbene Brodolini sia scomparso prematuramente nel 1969, pochi mesi prima dell’approvazione finale della legge, fu lui l’architetto politico e morale di quella riforma. Fu lui a volere fortemente una normativa che non si limitasse a regolare i salari, ma che avesse l’ambizione di “portare la Costituzione dentro le fabbriche”, abbattendo i cancelli dell’autoritarismo padronale.

DALLA LIBERTÀ DI OPINIONE AL DIVIETO DI CONTROLLO A DISTANZA: UN’EREDITÀ DA DIFENDERE

Lo Statuto non fu una concessione, ma una conquista. Brodolini capì che la dignità del lavoratore non poteva essere lasciata fuori dal luogo di lavoro. La democrazia non poteva fermarsi sulla soglia dell’azienda.

I pilastri della Legge 300/1970

Lo Statuto dei Lavoratori sancì diritti che oggi consideriamo fondamentali, ma che all’epoca rappresentarono una rivoluzione copernicana nei rapporti industriali. Tra i punti cardine ricordiamo:

  • Libertà di opinione: Il diritto di esprimere il proprio pensiero politico e sindacale senza timore di ritorsioni.
  • Divieto di controlli a distanza: L’Articolo 4 pose un freno alla sorveglianza indiscriminata sui dipendenti, un tema che oggi torna prepotentemente attuale con le tecnologie digitali.
  • Tutela contro i licenziamenti: La protezione contro i licenziamenti ingiustificati e discriminatori, per garantire stabilità e libertà dal ricatto occupazionale.

Aggiornare lo Statuto per il XXI secolo

Riflettere oggi su Giacomo Brodolini non è un esercizio di nostalgia. Il mondo del lavoro è cambiato radicalmente: la fabbrica fordista ha lasciato spazio, in molti settori, al lavoro digitale, parcellizzato e precario della gig economy.

Oggi la sfida è capire come declinare quei principi costituzionali nelle nuove “fabbriche immateriali”. Come applicare il divieto di controllo a distanza quando il capo è un algoritmo? Come garantire i diritti sindacali ai riders o ai lavoratori in smart working isolati nelle proprie case?

L’eredità di Brodolini ci insegna che il diritto del lavoro deve evolversi per proteggere la parte più debole del rapporto contrattuale. Serve un nuovo Statuto che estenda quelle tutele alle nuove forme di sfruttamento digitale, affinché la tecnologia sia uno strumento di liberazione e non di nuova oppressione.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Note:
Giacomo Brodolini (1920-1969), Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, è considerato il “padre” dello Statuto dei Lavoratori. La Legge n. 300 fu approvata definitivamente il 20 maggio 1970.
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Una valigia di cartone in miniatura in primo piano, simbolo storico dell'emigrazione. Sullo sfondo sfocato, si vedono piccole figure di persone che rappresentano i migranti e una bandiera italiana. L'immagine evoca il legame tra le radici e il viaggio verso altri paesi.
Emigrazione

Italiani all’estero, una realtà complessa

da areamarketer 5 Novembre 2024

Gli italiani all’estero rappresentano una realtà importante del nostro paese. Grazie a una normativa particolarmente aperta hanno anche la possibilità di contribuire direttamente alla vita politica nazionale. Un recente rapporto dell’Istat permette di avere un quadro aggiornato delle dimensioni e delle principali caratteristiche di questa componente della popolazione.

Una realtà in crescita

Secondo i dati dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), da qualche anno elaborati dall’Istat, alla fine del 2022 il numero di nostri connazionali che vive in un altro paese è ormai prossimo ai sei milioni. 5,94 milioni per la precisione, con un aumento di quasi 100 mila unità nel corso del 2022, grazie a saldi demografici positivi e a un sostenuto ritmo di acquisizioni di cittadinanza.

Entrando nel dettaglio, si è avuta nel 2022 una prevalenza delle nascite (25 mila) sui decessi (8 mila) e delle partenze (99.500) sui ritorni (74.500).

Il saldo migratorio ha attirato attenzione, ma anche le altre voci meritano considerazione. Il tasso di natalità per gli italiani all’estero è del 4,3‰, ma arriva al 5,5 tra quelli che vivono in Europa e si ferma al 2,5 in America Latina. Una differenza che può essere determinata anche da «comportamenti opportunistici a dichiarare le nascite da parte dei genitori».

Il problema dei decessi e le “Anime morte”

Molto più ampia è la sottostima nella registrazione dei decessi. Il tasso di mortalità tra gli italiani all’estero è infatti appena dell’1,4‰, contro un valore del 12,1‰ in Italia. Una differenza di 8,6 volte.

L’Aire rischia di diventare una sorta di registro delle Anime morte, nonostante faccia da base alle liste elettorali per il voto degli italiani all’estero e alla determinazione del quorum referendario.

Una normativa anacronistica sulla cittadinanza

La concessione della cittadinanza per riconoscimento dello iure sanguinis non è stata toccata dalla legge del 1992 e si basa ancora sui criteri stabiliti nel 1912. Una concessione che non ha limiti di generazioni, non prevede test di lingua e che ormai può riguardare la sesta o la settima generazione di discendenti.

Secondo una stima del Sole 24 Ore, nel 2023 le concessioni per discendenza dovrebbero essere state almeno 190 mila. I tre quarti di tutte le acquisizioni ha riguardato l’America Latina.

La concentrazione più forte è in:

  • Argentina: 924 mila
  • Germania: 822 mila
  • Svizzera: 637 mila
  • Brasile: 563 mila

Si è di fatto creato un diritto senza limiti temporali, esigibile on demand e che con il passare delle generazioni riguarda inevitabilmente una platea sempre più ampia.

Conclusione

Tirando le somme, appare evidente che la crescita degli italiani all’estero risulta influenzata dalla sottostima dei flussi naturali e da una normativa molto “liberale” sulla concessione della cittadinanza per discendenza. Specie per evitare il rischio che nell’archivio siano presenti persone decedute, uno sforzo per ovviare a questi problemi appare quanto mai opportuno.

Sarebbe utile una discussione che si interroghi sull’utilità di mantenere, dopo oltre un secolo, un canale di naturalizzazione che l’Italietta giolittiana adottò per difendere il legame con gli emigranti, ma che oggi presenta evidenti paradossi.

Corrado Bonifazi
(Articolo tratto da Neodemos)

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Un fotomontaggio che sovrappone il ritratto intenso di Giacomo Matteotti a un'ambientazione simbolica: in primo piano una valigia di cartone (simbolo dell'esilio e dell'emigrazione) e sullo sfondo la Maison du Peuple di Bruxelles con la bandiera europea. L'immagine rappresenta il legame tra il sacrificio del leader socialista e le radici della democrazia continentale.
Notizie dal Mondo

L’11 giugno a Bruxelles l’incontro “Matteotti e l’Europa”: un’eredità che attraversa i confini

da areamarketer 13 Giugno 2024

Nel centenario del vile assassinio di Giacomo Matteotti (1924-2024), si è svolto a Bruxelles un importante convegno per ricordare la sua figura e il suo profondo legame con l’idea di Europa.

L’evento, tenutosi l’11 giugno, non è stato una semplice commemorazione, ma un momento di riflessione attuale sulle radici della nostra democrazia. Matteotti non fu solo un martire antifascista italiano, ma un socialista europeo che aveva compreso in anticipo i pericoli del nazionalismo e del totalitarismo per l’intero continente.

MATTEOTTI NON FU SOLO UN EROE ITALIANO, MA UN PIONIERE DI UN’EUROPA LIBERA E DEMOCRATICA

Aveva compreso prima di molti altri che il fascismo non era un fenomeno locale, ma una minaccia che avrebbe travolto l’intera civiltà europea se non fosse stata fermata in tempo.

Un socialista europeo

L’incontro è stato ospitato nella storica Maison du Peuple, un luogo dal fortissimo valore simbolico. Cuore pulsante del socialismo belga, questo spazio ha accolto per decenni gli esuli antifascisti italiani costretti a lasciare la patria per sfuggire alla persecuzione del regime. Celebrare Matteotti qui significa ricucire i fili di una memoria condivisa tra l’Italia e il Belgio, terra di emigrazione e di lavoro, ma anche di resistenza politica.

All’evento hanno partecipato storici ed esponenti politici italiani ed europei, che hanno sottolineato come la visione di Matteotti trascendesse i confini nazionali. Egli parlava le lingue, viaggiava, e manteneva una fitta corrispondenza con i leader socialisti di tutta Europa, avvertendoli del “contagio” autoritario.

Il coraggio della verità

Durante la serata è stato ricordato con commozione il suo ultimo, celebre discorso alla Camera dei Deputati del 30 maggio 1924. Con una lucidità disarmante e un coraggio fisico ammirevole, Matteotti denunciò i brogli elettorali e le violenze fasciste, consapevole delle conseguenze a cui andava incontro.

Pagò con la vita la difesa della democrazia e della libertà di parola. Il suo corpo fu ritrovato mesi dopo, ma la sua voce non fu mai davvero messa a tacere. Essa risuonò forte proprio tra gli emigrati e gli esuli all’estero, diventando un simbolo di riscatto morale.

L’iniziativa di Bruxelles ci ricorda che l’Europa di oggi, fondata sui valori di pace e libertà, deve molto al sacrificio di uomini come Giacomo Matteotti. Ricordarlo oggi significa rinnovare l’impegno contro ogni forma di prevaricazione e difendere le istituzioni democratiche che egli ha contribuito, con il suo sangue, a preservare nella coscienza collettiva.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Note:
L’evento si inserisce nel quadro delle celebrazioni per il centenario della morte di Giacomo Matteotti, rapito e ucciso da una squadra fascista il 10 giugno 1924 a Roma.
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Un'infografica celebrativa dell'evento sulla diaspora italiana a Mons. In primo piano a sinistra, il volto intenso di un minatore storico coperto di polvere di carbone. Sullo sfondo, il moderno edificio Rosa Parks dell'Università di Mons con un gruppo di studenti che cammina. In alto, i loghi dell'Istituto Fernando Santi e le bandiere italiana e belga, con i nomi dei relatori Giuseppina Desimone e Carlo Caldarini.
Notizie dal Mondo

Serata sulla diaspora italiana all’Università di Mons

da areamarketer 6 Maggio 2024

Un’iniziativa degli studenti di scienze umane e sociali dell’Università di Mons insieme all’Istituto Fernando Santi.

QUANDO: 13 maggio 2024, ore 20.00 (fino a mezzanotte)
DOVE: Avenue Frère Orban 9, 7000 Mons – Bâtiment Rosa Parks – Local 6.05

Gli italiani sono ancora una delle comunità straniere più importanti in Belgio, la più numerosa in Vallonia. Sono noti soprattutto per il loro massiccio afflusso a partire dal 1946, quando vennero a lavorare nelle miniere belghe, ma erano già numerosi prima della Seconda guerra mondiale.

NON SOLO CARBONE: STORIA DI UN’INTEGRAZIONE DIFFICILE MA PROFONDA

Per oltre centocinquant’anni, numerose ondate migratorie hanno portato migliaia di lavoratori e le loro famiglie in questa regione del Belgio francofono, al punto che oggi si usa dire che “gli italiani fanno parte del paesaggio” del Mons-Borinage.

Un po’ di storia

Già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, il Belgio ricorse ad un’immigrazione collettiva di lavoratori italiani per svolgere lavori pesanti come la costruzione di ferrovie. Altri ancora, anarchici, socialisti e repubblicani, fuggivano dall’Italia per motivi politici. Inizialmente limitato a poche migliaia di persone, questo fenomeno fu notevolmente amplificato con l’arrivo al potere di Mussolini.

Non si tratta insomma soltanto di migrazione economica, come si dice spesso. Durante il ventennio fascista, non sono pochi gli antifascisti italiani che cercano rifugio politico in Belgio.

All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, il Belgio si trova in una situazione di crisi per quanto riguarda l’estrazione mineraria. Fu in questo contesto che nacque l’accordo del 20 giugno 1946, che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori italiani in Belgio, in cambio della vendita da parte del Belgio di carbone all’Italia. Il disastro umano nella miniera di Marcinelle (8 agosto 1956) metterà un freno all’arrivo di lavoratori italiani nelle miniere.

Il flusso, tuttavia, non si è mai davvero fermato, anzi ha ripreso vigore durante le crisi economiche degli anni 2000. Oltre a Bruxelles, la città di Mons e la sua zona circostante rappresentano uno dei principali luoghi di insediamento.

L’evento e gli oratori

Numerosi oggi sono anche gli studenti dell’università di Mons che hanno un legame familiare con l’Italia. È per cercare insieme risposte nuove a queste domande che l’Assemblée Générale des Étudiants de l’Ecole des Sciences Humaine et Sociale e l’Istituto Fernando Santi hanno organizzato questa serata conviviale.

Gli oratori principali della serata saranno membri dell’Osservatorio sulla diaspora italiana dell’Istituto Fernando Santi:

  • Giuseppina Desimone: Economista, lavora al Centro Studi federale del sindacato socialista belga FGTB, dove si occupa soprattutto di materie socioeconomiche (salari, costo della vita, previdenza sociale).
  • Carlo Caldarini: Sociologo e formatore, ricercatore associato dell’IRFAM (Institut de recherche formation et action sur les migrations). Si occupa principalmente di politiche sociali, sociologia del lavoro e fenomeni migratori.

Per informazioni:
Aloïs Waleckx: Alois.WALECKX@student.umons.ac.be
Carlo Caldarini: c.caldarini@proximus.be

Note:
[1] Anne Morelli, « La communauté italienne de Belgique et la Seconde Guerre Mondiale », Revue du Nord – N°2 Special Hors-Serie, 1988, pp. 665-690.
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Un'infografica che illustra il progetto di laboratorio documentario. Una cinepresa proietta immagini che si sovrappongono a una mappa stilizzata dell'Emilia-Romagna, mostrando scene di vita familiare intergenerazionale, un treno storico (simbolo del viaggio e dell'emigrazione), e un piatto tipico italiano. In basso, i loghi dei partner U.R.E.R.B.A., ENECEDETE e MIGRER. Sopra, le bandiere italiana e argentina e il logo dell'Istituto Fernando Santi Emilia Romagna APS.
Notizie dal Mondo

Laboratorio documentario: Alla ricerca delle radici dell’Emilia Romagna

da areamarketer 30 Gennaio 2024

Il cinema è il mezzo di comunicazione che più di ogni altro assomiglia alla memoria umana. In esso troviamo immagini, movimento, suoni e lo scorrere del tempo, ed è per questo che si presta perfettamente ad un’attività di recupero di storie che sembrano lontane da noi.

PROMUOVERE L’UNIONE DEI CITTADINI EMILIANO-ROMAGNOLI IN ARGENTINA DOCUMENTANDO LA LORO STORIA.

La memoria umana, come il documentario, non sempre aderisce perfettamente alla realtà; spesso il passare del tempo e l’esperienza soggettiva del testimone offuscano la realtà dei fatti, arricchendo il ricordo con un mosaico di emozioni.

Il Progetto

Il laboratorio è realizzato presso la sede dell’Associazione Nuove Generazioni Terra nella città di Mar del Plata ed è rivolto alle giovani generazioni delle associazioni emiliano-romagnole in Argentina.

L’iniziativa è organizzata dall’Istituto Fernando Santi Emilia Romagna APS in collaborazione con U.R.E.R.B.A. (Unione Regionale Emilia Romagna di Buenos Aires) e con la consulenza dell’Associazione culturale ENECEDETE.

Il laboratorio si svolge nel periodo di gennaio e febbraio 2024 per la durata di due settimane.

Come funziona

La finalità del laboratorio è la realizzazione di un video documentario creato direttamente dai giovani. Ognuno può raccontare le proprie esperienze e ricordi sulla regione di origine.

  • Ogni partecipante produce con qualsiasi mezzo digitale un video con la propria testimonianza (durata 3-4 minuti).
  • Verrà poi realizzato un montaggio di tutti i contributi per creare un unico Documentario collettivo.

Il lavoro finale sarà promosso da MIGRER (Museo virtuale dell’emigrazione emiliano-romagnola nel mondo) e distribuito alle varie associazioni nel mondo.


Per iscrizioni rivolgersi a:
U.R.E.R.B.A. Unione Regionale Emilia Romagna di Buenos Aires

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