“Estado Novo” e fascismo

da Pierpaolo Cicalò

la democrazia che non c’era e che oggi è contrastata.

L’Istituto Fernando Santi nei giorni scorsi ha presentato a Roma ed a Civitanova Marche il volume edito da Marsilio “La lezione di Salazar” di Stefano Salmi storico e membro della ASC.

Nei due eventi, molto partecipati, il libro ha suscitato grande interesse ed un dibattito nutrito.

In modo inedito e sulla base di fonti molto interessanti il volume ci porta a fare i confronti ed a cogliere le differenze e gli elementi condivisi fra i due sistemi politici che nel comune sentire semplicisticamente spesso vediamo come due fascismi quasi contemporaneamente sorti e agiti.

Il metodo di Salmi comparativo nell’analisi delle vicende delI’Italia fascista e del Portogallo di Salazar fa emergere una realtà più complessa da come possiamo percepirla e della quale si potrebbe dire con l’autore che quello che veramente accomunava il disegno politico di Mussolini a quello di Salazar era quello molto concreto e non ideologico di durare il più a lungo, di essere regime che dura nel tempo.

Nel leggere i due fenomeni storici ben vi si attagliano le categorie interpretative di Bobbio (e prima di lui dei fratelli Rosselli) per cui un sistema di potere, è quello in cui le decisioni collettive, cioè le decisioni che interessano tutta la collettività (grande o piccola che sia), non sono prese da tutti i membri che la compongono.

Salmi descrivendo i due regimi ed il patto collaborativo, operativo fra gli stessi, ne sottolinea, argomentando, anche il fallimento per mancato raggiungimento dei fini facendo tuttavia emergere anche con nitidezza come quelleautocrazie condividevano una concezione del potere discendente, dall’alto verso il basso quando invece democrazia implica una concezione ascendente del potere. Il fascismo è questo o solo questo?

Di certo quello è il tratto distintivo comune fra i due pur nelle grandi differenze fra i due regimi che Salmi analizza e valuta.

L’uno, il fascismo, avviato con il diciannovismo, le violenze squadriste contro le Camere del lavoro e l’uso spregiudicato anche delle forme democratiche quale il parlamento (Salmi approfondisce molto l’impianto del regime fascista in chiave comparativa con lo Estado Novo).

Noi italiani ne abbiamo una memoria non sempre chiara ( se stiamo al dibattito politico attuale ed al revisionismo storico in atto sul fascismo) e l’altro,il regime di Salazar. che ha in mente quali pilastri del regime, l’esercito e la Chiesa con il fine di mantenere i vecchi assetti di potere.

Nasce da questa idea lo Stato corporativo, senza dialettica fra le classi sociali, una nuova inedita concezione autoritaria dello Stato in cui osserva Salmi la gerarchizzazione nella società doveva essere un valore in sé. Il nome di quel regime reazionario che durò 20 anni più a lungo del fascismo fu l’Estado Novo.

Con l’idea fermissima di rendere impossibile un ritorno a quello che Salazar riteneva il caos della democrazia parlamentare. Si tratta di “autoritarismo burocratico”, di civil servant, di servitori dello Stato come sostenuto da Salazar, tesi che il volume sembra accreditare o, come una delle forme che ha assunto il fascismo?

Osservo come un dibattito aperto sul parallelismo fra le forme dei sistemi non democratici del secondo millennio riproduca in tempi diversi una discussione che mi sembra presenti molte analogie. Cosa è fascismo oggi? Le democrature nei paesi post comunisti, la presidenza Trump che svuota le istituzioni e governa con atti presidenziali e milizie che dipendono direttamente da lui, la Corea dalle istituzioni che si ereditano?

Per durare Salazar in controtendenza rispetto agli altri paesi colonialisti dell’epoca ritenne fino all’ultimo di dover mantenere le colonie in Africa.

D’altro canto uno dei cardini dell’Estado Novo era stato fin dall’inizio la difesa e il mantenimento dell’impero coloniale portoghese (Acto Colonial, 1930).

Un nodo della storia sciolto perchè è ad un 25 aprile che i militari portoghesi venendo da quelle colonie cambiarono. In modo incruento, il regime in democrazia.

Tra i comandanti c’era De Carvahlo che di Stefano Salmi è stato il suocero.

Leggendo nel libro le fonti scritte ed orali ho pensato al privilegio di chi ha conosciuto fatti fondamentali dalla viva voce di protagonisti di prima grandezza della storia lusitana.

Certamente tra fascismo italiano e Estado Novo lusitano il libro di Salmi evidenzia un tratto differenziale non di poco conto.

Salazar, vede la democrazia come il primo nemico da battere, proprio perché, “era lo stesso concetto della libertà espressiva dell’uomo, connaturato alla democrazia, che doveva essere respinto come deleterio”.

Mentre Mussolini ricoprì diverse cariche istituzionali dentro un involucro di regime condiviso con la Casa Savoia. Salazar fu sempre e soltanto premier, espressione più alta dei “migliori” che, per lui dovevano collocarsi in cima alla scala di diseguali che tali dovevano restare. Senza meccanismi che consentissero passaggi da una classe sociale all’altra.

La realtà è che le classi sociali non erano e non sono mai morte. Negarlo è uno dei metodi usati nella lotta di classe.

Il libro di Salmi non parla direttamente del presente ma le cose che scrive rimandano di continuo al nostro presente.

Oggi parliamo di forme diverse di fascismo Si percepisce l’usura del termine ed anche l’aggettivazione di fascista a realtà che storicamente non c’entrano nulla con il fascismo. “Fascismo rosso” è uno dei termini ricorrenti.

Andando oltre il nominalismo il problema fondamentale, perché un sistema sia democratico è allora quello della formazione della volontà collettiva, quello di cosa s’intende per volontà collettiva. La recente legge elettorale a 6 mesi dal voto e votata a colpi di voto di fiducia è una cartina di tornasole sul rispetto della volontà popolare.

Una domanda, quella sulla volontà collettiva. che si faceva Bobbio nel momento in cui faceva discendere quelle “regole” che egli chiamava le sei regole del gioco democratico:” suffragio universale, libertà e parità di voto, libertà di competizione tra gruppi politici organizzati, scelta tra reali alternative, principio della maggioranza numerica, nessuna limitazione dei diritti della minoranza, che deve vedere garantita la sua possibilità di divenire a parità di condizioni maggioranza.

Regole essenziali, non esaustive perché uno Stato possa considerarsi veramente democratico ma dalla mancanza o dall’inosservanza di una di esse si poteva e si può definire non democratico un sistema politico.

Democrazia quindi come metodo, come un insieme di regole per la formazione della volontà collettiva.

Che nei due regimi latitassero le “regole del gioco democratico” che manchino oggi in tanti paesi del mondo ad un esame fattuale possiamo confermarlo anche se non a cuor leggero.

RG

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