Emigrazione

Rino Giuliani: convocare la quarta Conferenza mondiale dell’emigrazione per rilanciarne diritti e aspettative

Nell’aprile scorso, alla fine di un biennio di dibattito, si è costituito Il Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo (FAIM) che si compone delle federazioni più rappresentative operanti all’estero, di quelle regionali e delle associazioni della “nuova emigrazione”.

L’Istituto Fernando Santi è stato tra i promotori più attivi della indizione e dello svolgimento degli Stati Generali e del successivo congresso di costituzione del FAIM.

Il Congresso ha dato al Forum il mandato di porsi “come un soggetto di coordinamento generale della rappresentanza sociale delle nostre collettività nel mondo e come luogo di progettazione di un associazionismo del futuro in grado di integrare, innovando, la tradizionale presenza organizzata con le nuove necessità e i nuovi fabbisogni che emergono”.

Nell’attuale contesto di nuova mobilità delle forze di lavoro in Europa e verso altri continenti, esso “si costituisce come interlocutore primario affinché il patrimonio rappresentato dai giovani in ripartenza dal nostro paese sia assunto come un bene comune per l’Italia.”

Il Forum si muove  per sviluppare una progettualità in grado di dare risposte ai fabbisogni dell’emigrazione consolidata e della nuova emigrazione, nell’ambito dell’informazione e comunicazione, dell’assistenza e dell’orientamento, della formazione linguistica, della formazione e qualificazione professionale, della cooperazione e dei processi di internazionalizzazione, dell’integrazione interculturale, della creazione di lavoro e di impresa, della difesa e valorizzazione ambientale e territoriale.

In questo senso il Forum partecipa attivamente e si rapporta a più ampi momenti di rappresentanza sociale con cui condivida principi e finalità.

Gli italiani all’estero, oltre all’associazionismo, hanno anche organismi di rappresentanza a livello consolare: i Comites.

Le ultime elezioni dei Comites, anche nella scarsissima loro rappresentatività (hanno votato solo il 6,5 % degli aventi diritto iscritti nei registri elettorali), hanno mostrato una volontà di rinnovamento. In tal senso, evidenti sono stati alcuni cambiamenti nella composizione degli organismi. Una consistente parte degli eletti sono parte integrante del mondo delle associazioni.

Senza le associazioni non vi sarebbero i comites come senza i comites non esisterebbe il Consiglio Generale degli Italiani nel mondo (CGIE), organo consultivo del governo, e neanche il voto all’estero.

Il Forum – come richiamato nelle sue linee programmatiche – “intende aprirsi ad una più adeguata comprensione del rapporto con i nuovi flussi di immigrazione e di emigrazione dall’Italia, assumendo il grande potenziale critico e propositivo delle nuove generazioni di migranti, integrandolo con quello costituito dall’emigrazione insediata da tempo all’estero”.
I partiti che nel tempo si sono alternati in ruoli e responsabilità di governo devono trarre una valutazione dei deludenti risultati dell’azione degli eletti all’estero rispetto ai diritti e alle aspettative degli italiani all’estero. La Circoscrizione dell’estero con una normativa elettorale che abbiamo visto essere dalle maglie troppo larghe ha aggiunto parlamentari che seguitano ad occuparsi largamente delle dinamiche partitiche della madrepatria piuttosto che a svolgere in parlamento una proficua rappresentanza diretta di quei diritti e di quelle aspettative.

L’assenza di vincolo di mandato ha alla fine prodotto il paradosso di vedere eletti all’estero che hanno votato con il governo quasi permanentemente singoli provvedimenti e “voti di fiducia “.
Nel CGIE  una sovraordinazione dei partiti  rispetto alle altre componenti, già poco accettabile e subita nel CGIE  quando il ruolo dei partiti era totalizzante, non ha oggi alcuna legittimazione etica o primazia sociale.
Il mondo della nostra emigrazione, (abbandonato a se stesso, nell’indifferenza  dei governi e nell’irrilevanza della propria rappresentanza parlamentare), nella Assemblea Generale del CGIE tra istanze settoriali, volontà di sopravvivenza e ansia di rinnovamento, alla fine, si è dato un assetto che solo in parte  rispecchia l’articolata realtà degli italiani nel mondo.

Una realtà quella degli italiani all’estero che non avrà gli stessi diritti dei connazionali in Italia in quanto gli stessi non potranno essere rappresentati nel Senato qualora il voto referendario si esprima a favore delle modifiche avanzate e sostenute dal governo.

Nel frattempo vengono avanti proposte di legge per l’eliminazione del voto dall’estero.

In una fase storica nella quale si prolunga la stagnazione economica e la frattura fra le classi sociali, i giovani vanno all’estero non, “soprattutto per scelta”, come qualcuno sostiene, ma per necessità, per cercare lavoro.

In un paese alle prese con la restrizione dei diritti sociali, l’alterazione di quelli di libertà, e, all’orizzonte, squilibri possibili nel bilanciamento dei poteri, non pochi sembrano indotti a considerare i diritti e le aspettative di oltre 4 milioni di italiani all’estero come una istanza da non mettere nell’agenda delle istituzioni.

Fuori da ogni tentazione di voler usare generalizzazioni si può tuttavia riscontrare, dopo il quieto vivere, negli scorsi anni, di non pochi parlamentari all’estero (allineati per lo più alle decisioni del governo), l’esistenza, oggi, nei collegi elettorali all’estero, di una stagione di intensissimo attivismo promozionale, a sostegno del Si alle modifiche costituzionali del governo.

Si seguita ad affermare che il 4 dicembre non accadrà alcuna “Armageddon”, ma i toni e il linguaggio adombrano, nella ipotesi di un prevalere del No, rischi di catastrofi tanto imminenti quanto nei fatti del tutto improbabili.

Le associazioni del FAIM, che per scelta hanno deciso di porsi fuori da ogni collateralismo, ritengono invece che con l’iniziativa di quanti hanno a cuore le questioni aperte degli italiani all’estero vada perseguita una iniziativa a tutto campo sulla emigrazione italiana.

Il Comitato di Coordinamento del FAIM, nella riunione del 6 ottobre scorso a Roma, ha riconfermato l’impegno assunto nel 1° congresso affinché il governo italiano si faccia promotore della quarta Conferenza mondiale degli italiani che vivono all’estero.  A distanza di sedici anni dalla Conferenza celebrata nel 2000, l’avvento della globalizzazione, le instabilità geopolitiche e la crisi dei modelli di sviluppo hanno avuto da un lato effetti negativi per le nostre comunità emigrate e per altro hanno spinto molti cittadini italiani a riprendere la via dell’emigrazione.

La Conferenza degli italiani nel mondo deve essere in grado di costruire una piattaforma di rilancio dell’italianità nel mondo superando la separazione nei diritti e nelle aspettative di quanti sono dentro e fuori dell’Italia. “Una Conferenza – è stato sottolineato– che affronti, organicamente e in modo aperto le molte questioni, vecchie e nuove, irrisolte degli italiani emigrati.

Il FAIM, che ha avuto un mandato congressuale al riguardo, intende sollecitare il governo e le istituzioni centrali e locali affinché la Conferenza venga iscritta nell’agenda delle cose da fare.

Rino Giuliani

vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi