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italiani all’estero

Una valigia di cartone in miniatura in primo piano, simbolo storico dell'emigrazione. Sullo sfondo sfocato, si vedono piccole figure di persone che rappresentano i migranti e una bandiera italiana. L'immagine evoca il legame tra le radici e il viaggio verso altri paesi.
Emigrazione

Italiani all’estero, una realtà complessa

da areamarketer 5 Novembre 2024

Gli italiani all’estero rappresentano una realtà importante del nostro paese. Grazie a una normativa particolarmente aperta hanno anche la possibilità di contribuire direttamente alla vita politica nazionale. Un recente rapporto dell’Istat permette di avere un quadro aggiornato delle dimensioni e delle principali caratteristiche di questa componente della popolazione.

Una realtà in crescita

Secondo i dati dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), da qualche anno elaborati dall’Istat, alla fine del 2022 il numero di nostri connazionali che vive in un altro paese è ormai prossimo ai sei milioni. 5,94 milioni per la precisione, con un aumento di quasi 100 mila unità nel corso del 2022, grazie a saldi demografici positivi e a un sostenuto ritmo di acquisizioni di cittadinanza.

Entrando nel dettaglio, si è avuta nel 2022 una prevalenza delle nascite (25 mila) sui decessi (8 mila) e delle partenze (99.500) sui ritorni (74.500).

Il saldo migratorio ha attirato attenzione, ma anche le altre voci meritano considerazione. Il tasso di natalità per gli italiani all’estero è del 4,3‰, ma arriva al 5,5 tra quelli che vivono in Europa e si ferma al 2,5 in America Latina. Una differenza che può essere determinata anche da «comportamenti opportunistici a dichiarare le nascite da parte dei genitori».

Il problema dei decessi e le “Anime morte”

Molto più ampia è la sottostima nella registrazione dei decessi. Il tasso di mortalità tra gli italiani all’estero è infatti appena dell’1,4‰, contro un valore del 12,1‰ in Italia. Una differenza di 8,6 volte.

L’Aire rischia di diventare una sorta di registro delle Anime morte, nonostante faccia da base alle liste elettorali per il voto degli italiani all’estero e alla determinazione del quorum referendario.

Una normativa anacronistica sulla cittadinanza

La concessione della cittadinanza per riconoscimento dello iure sanguinis non è stata toccata dalla legge del 1992 e si basa ancora sui criteri stabiliti nel 1912. Una concessione che non ha limiti di generazioni, non prevede test di lingua e che ormai può riguardare la sesta o la settima generazione di discendenti.

Secondo una stima del Sole 24 Ore, nel 2023 le concessioni per discendenza dovrebbero essere state almeno 190 mila. I tre quarti di tutte le acquisizioni ha riguardato l’America Latina.

La concentrazione più forte è in:

  • Argentina: 924 mila
  • Germania: 822 mila
  • Svizzera: 637 mila
  • Brasile: 563 mila

Si è di fatto creato un diritto senza limiti temporali, esigibile on demand e che con il passare delle generazioni riguarda inevitabilmente una platea sempre più ampia.

Conclusione

Tirando le somme, appare evidente che la crescita degli italiani all’estero risulta influenzata dalla sottostima dei flussi naturali e da una normativa molto “liberale” sulla concessione della cittadinanza per discendenza. Specie per evitare il rischio che nell’archivio siano presenti persone decedute, uno sforzo per ovviare a questi problemi appare quanto mai opportuno.

Sarebbe utile una discussione che si interroghi sull’utilità di mantenere, dopo oltre un secolo, un canale di naturalizzazione che l’Italietta giolittiana adottò per difendere il legame con gli emigranti, ma che oggi presenta evidenti paradossi.

Corrado Bonifazi
(Articolo tratto da Neodemos)

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