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EmigrazioneNotizie dall'Italia

Istituto Fernando Santi, Anpi e Arci il 6 marzo a Recanati presentano il film “L’angelo di Buenos Aires”

da Pierpaolo Cicalò 25 Febbraio 2026

L’Istituto Fernando Santi , L’Anpi e l’Arci La Serra di Recanati presentano il 6 marzo alle ore 18,00 presso il Circolo Arci La Serra in Piazzale B. Gigli 3, il film di Enrico Blatti “L’Angelo di Buenos Aires”.


Ne parlano con l’autore Rino Giuliani, Roberto Vezzoso dell’Istituto Fernando Santi e Loredana Longhin segretaria della CGIL Marche.

Il film attraverso le testimonianze di molti protagonisti dell’epoca recupera la memoria storica di fatti accaduti 50 anni or sono, il 24 marzo 1976, data del golpe civico-militare in Argentina, e di alcuni personaggi significativi come Filippo Di Benedetto che si è opposto alla dittatura e che ha salvato dalla morte centinaia di persone.
Di Benedetto si oppose ad una dittatura esercitata tramite la violenza e la tortura, l’esilio forzato, l’appropriazione di minori, che provocò un numero stimato di circa 30.000 sparizioni.
Metà dei circa 30mila desaparecidos era italiana. Tra le circa 100mila persone imprigionate, torturate, esiliate metà erano di origine italiana. Filippo Di Benedetto nato a Saracena (CS), nel 1952 decise di raggiungere in Argentina il fratello Orlando che già viveva da due anni a Buenos Aires.
Dopo il golpe del 24 marzo 1976 Di Benedetto, già responsabile del patronato Inca Cgil di Buenos Aires e presidente della Filef, entrò in contatto con l’allora vice console italiano, Enrico Calamai e col corrispondente del «Corriere della Sera», Gian Giacomo Foà, si misero a servizio delle centinaia di famiglie che disperate si rivolgevano al Consolato d’Italia per trovare rifugio di fronte ai rastrellamenti violenti degli squadroni della morte.
Di Benedetto pagò a duro prezzo il suo impegno: la figlia del fratello Orlando, Domenica, fu sequestrata e torturata e il nipote Eduardo, sequestrato nel novembre del 1976 da quattro uomini mentre accompagnava i suoi due figli a scuola, a tutt’oggi risulta scomparso. Si è dovuto aspettare fino al 30 ottobre 1983, perché con nuove elezioni, fosse ripristinata la democrazia.
“L’Angelo di Buenos Aires” racconta una grande storia di ideali, di tenacia e Resistenza.

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Un gruppo di giovani studenti e ricercatori riuniti in cerchio in una piazza di pietra nel borgo antico di Bova. Un anziano del luogo parla al gruppo. Sullo sfondo si stagliano le montagne dell'Aspromonte e il mare all'orizzonte sotto una luce calda di fine giornata. Sulla facciata di un edificio storico sono appesi striscioni dell'Istituto Fernando Santi e dell'associazione Apodiafazzi.
Emigrazione

Bova, cuore della Magna Grecia: successo per la IX edizione della Scuola Estiva

da areamarketer 1 Settembre 2025

Si è conclusa a Bova (RC), nell’incantevole scenario dell’Aspromonte, la IX edizione della “Summer School” di lingua e cultura grecanica.

Un appuntamento ormai consolidato che conferma Bova – o Vua, come viene chiamata nell’idioma locale – quale autentica capitale morale dei Greci di Calabria. Decine di studenti, ricercatori e semplici appassionati provenienti da tutta Italia e dalla Grecia si sono ritrovati nel borgo per una settimana di immersione totale nelle radici della Magna Grecia.

SALVARE UNA LINGUA ANTICA A RISCHIO DI ESTINZIONE SIGNIFICA CUSTODIRE L’ANIMA DI UN POPOLO

L’iniziativa dimostra che c’è un grande interesse per la riscoperta delle radici culturali minori e per un “turismo lento e colto”, capace di andare oltre il consumo veloce dei luoghi per entrare in connessione profonda con la storia.

Un ponte tra due sponde

I corsi hanno avuto un obiettivo ambizioso: insegnare e tramandare il greco di Calabria (o grecanico), una lingua millenaria che rischia di scomparire, soffocata dalla globalizzazione. Non si è trattato solo di lezioni frontali, ma di laboratori vivi dove la lingua è tornata a risuonare tra i vicoli del borgo, creando un ponte ideale tra la Calabria e la Grecia moderna.

L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dall’Istituto Fernando Santi e dall’associazione locale Apodiafazzi. Questa sinergia tra enti nazionali e associazionismo locale è la chiave per trasformare la tutela delle minoranze linguistiche in una leva di sviluppo territoriale.

Il valore delle radici

La partecipazione di giovani, anche discendenti di emigrati calabresi, evidenzia la vitalità del turismo delle radici. Tornare nei luoghi degli avi non solo per visitarli, ma per impararne la lingua perduta, rappresenta una forma altissima di recupero identitario.

Bova si conferma così un laboratorio a cielo aperto dove passato e futuro si incontrano, dimostrando che le aree interne del nostro Mezzogiorno hanno un patrimonio inestimabile da offrire all’Europa.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Info:
La “Summer School” è organizzata annualmente nel comune di Bova (Reggio Calabria), uno dei Borghi più belli d’Italia e centro della cultura grecanica.
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Una valigia di cartone in miniatura in primo piano, simbolo storico dell'emigrazione. Sullo sfondo sfocato, si vedono piccole figure di persone che rappresentano i migranti e una bandiera italiana. L'immagine evoca il legame tra le radici e il viaggio verso altri paesi.
Emigrazione

Italiani all’estero, una realtà complessa

da areamarketer 5 Novembre 2024

Gli italiani all’estero rappresentano una realtà importante del nostro paese. Grazie a una normativa particolarmente aperta hanno anche la possibilità di contribuire direttamente alla vita politica nazionale. Un recente rapporto dell’Istat permette di avere un quadro aggiornato delle dimensioni e delle principali caratteristiche di questa componente della popolazione.

Una realtà in crescita

Secondo i dati dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), da qualche anno elaborati dall’Istat, alla fine del 2022 il numero di nostri connazionali che vive in un altro paese è ormai prossimo ai sei milioni. 5,94 milioni per la precisione, con un aumento di quasi 100 mila unità nel corso del 2022, grazie a saldi demografici positivi e a un sostenuto ritmo di acquisizioni di cittadinanza.

Entrando nel dettaglio, si è avuta nel 2022 una prevalenza delle nascite (25 mila) sui decessi (8 mila) e delle partenze (99.500) sui ritorni (74.500).

Il saldo migratorio ha attirato attenzione, ma anche le altre voci meritano considerazione. Il tasso di natalità per gli italiani all’estero è del 4,3‰, ma arriva al 5,5 tra quelli che vivono in Europa e si ferma al 2,5 in America Latina. Una differenza che può essere determinata anche da «comportamenti opportunistici a dichiarare le nascite da parte dei genitori».

Il problema dei decessi e le “Anime morte”

Molto più ampia è la sottostima nella registrazione dei decessi. Il tasso di mortalità tra gli italiani all’estero è infatti appena dell’1,4‰, contro un valore del 12,1‰ in Italia. Una differenza di 8,6 volte.

L’Aire rischia di diventare una sorta di registro delle Anime morte, nonostante faccia da base alle liste elettorali per il voto degli italiani all’estero e alla determinazione del quorum referendario.

Una normativa anacronistica sulla cittadinanza

La concessione della cittadinanza per riconoscimento dello iure sanguinis non è stata toccata dalla legge del 1992 e si basa ancora sui criteri stabiliti nel 1912. Una concessione che non ha limiti di generazioni, non prevede test di lingua e che ormai può riguardare la sesta o la settima generazione di discendenti.

Secondo una stima del Sole 24 Ore, nel 2023 le concessioni per discendenza dovrebbero essere state almeno 190 mila. I tre quarti di tutte le acquisizioni ha riguardato l’America Latina.

La concentrazione più forte è in:

  • Argentina: 924 mila
  • Germania: 822 mila
  • Svizzera: 637 mila
  • Brasile: 563 mila

Si è di fatto creato un diritto senza limiti temporali, esigibile on demand e che con il passare delle generazioni riguarda inevitabilmente una platea sempre più ampia.

Conclusione

Tirando le somme, appare evidente che la crescita degli italiani all’estero risulta influenzata dalla sottostima dei flussi naturali e da una normativa molto “liberale” sulla concessione della cittadinanza per discendenza. Specie per evitare il rischio che nell’archivio siano presenti persone decedute, uno sforzo per ovviare a questi problemi appare quanto mai opportuno.

Sarebbe utile una discussione che si interroghi sull’utilità di mantenere, dopo oltre un secolo, un canale di naturalizzazione che l’Italietta giolittiana adottò per difendere il legame con gli emigranti, ma che oggi presenta evidenti paradossi.

Corrado Bonifazi
(Articolo tratto da Neodemos)

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