Emigrazione
L’Istituto Fernando Santi , L’Anpi e l’Arci La Serra di Recanati presentano il 6 marzo alle ore 18,00 presso il Circolo Arci La Serra in Piazzale B. Gigli 3, il film di Enrico Blatti “L’Angelo di Buenos Aires”.
Ne parlano con l’autore Rino Giuliani, Roberto Vezzoso dell’Istituto Fernando Santi e Loredana Longhin segretaria della CGIL Marche.
Il film attraverso le testimonianze di molti protagonisti dell’epoca recupera la memoria storica di fatti accaduti 50 anni or sono, il 24 marzo 1976, data del golpe civico-militare in Argentina, e di alcuni personaggi significativi come Filippo Di Benedetto che si è opposto alla dittatura e che ha salvato dalla morte centinaia di persone.
Di Benedetto si oppose ad una dittatura esercitata tramite la violenza e la tortura, l’esilio forzato, l’appropriazione di minori, che provocò un numero stimato di circa 30.000 sparizioni.
Metà dei circa 30mila desaparecidos era italiana. Tra le circa 100mila persone imprigionate, torturate, esiliate metà erano di origine italiana. Filippo Di Benedetto nato a Saracena (CS), nel 1952 decise di raggiungere in Argentina il fratello Orlando che già viveva da due anni a Buenos Aires.
Dopo il golpe del 24 marzo 1976 Di Benedetto, già responsabile del patronato Inca Cgil di Buenos Aires e presidente della Filef, entrò in contatto con l’allora vice console italiano, Enrico Calamai e col corrispondente del «Corriere della Sera», Gian Giacomo Foà, si misero a servizio delle centinaia di famiglie che disperate si rivolgevano al Consolato d’Italia per trovare rifugio di fronte ai rastrellamenti violenti degli squadroni della morte.
Di Benedetto pagò a duro prezzo il suo impegno: la figlia del fratello Orlando, Domenica, fu sequestrata e torturata e il nipote Eduardo, sequestrato nel novembre del 1976 da quattro uomini mentre accompagnava i suoi due figli a scuola, a tutt’oggi risulta scomparso. Si è dovuto aspettare fino al 30 ottobre 1983, perché con nuove elezioni, fosse ripristinata la democrazia.
“L’Angelo di Buenos Aires” racconta una grande storia di ideali, di tenacia e Resistenza.
“Casa mia, storie di emigranti”: musica e memoria al Teatro delle Logge di Montecosaro
Sabato 20 gennaio 2024, dalle ore 18:00, il suggestivo “Teatro delle Logge” di Montecosaro ospiterà lo spettacolo musicale “Casa mia, storie di emigranti”. Un evento promosso dall’Istituto Fernando Santi “Marchigiani nel mondo” per unire canzoni e testimonianze sui temi dell’emigrazione e dell’immigrazione.
Non si tratta di un semplice concerto, ma di un viaggio attraverso canzoni che riassumono stati d’animo e percezioni, individuali e collettive. È il racconto in musica della vicenda mai interrotta di persone che emigrano per lavorare, per fuggire dalle guerre, o semplicemente per garantirsi, da persone libere, una vita migliore.
LE CANZONI PARLANO DI NOI: DEGLI EMIGRANTI DEL SECOLO SCORSO E DEI GIOVANI CITTADINI DI OGGI ALLA RICERCA DI UN FUTURO IN EUROPA
Lo spettacolo crea un ponte ideale tra le generazioni: dagli italiani che partivano con la valigia di cartone ai nuovi cittadini, figli di immigrati, che oggi cercano in Europa un lavoro dignitoso e maggiormente garantito.
Protagonisti e Testimonianze
Sul palco si alterneranno momenti musicali e approfondimenti culturali. Del tema del migrare ne parleranno protagonisti e testimoni diretti, legando le esecuzioni musicali con puntuali riflessioni che invitano a fare memoria.
Interverranno: Pierpaolo Borroni, Valerio Calzolaio, Natalia Conestà, Eugenio Marino, Giuseppe Petruzzelis.
La parte musicale vedrà le interpretazioni di:
- Mariano Gaetani
- Vittoria Gaetani
- Bip Gismondi
- Manuela Recchi
- Roberto Vezzoso
Lo spettacolo sarà condotto da Roberto Vezzoso e da Arnaldo Tassi.
Istituto Fernando Santi “Marchigiani nel Mondo”
Per maggiori informazioni: www.ifsmarchigianinelmondo.it
Nei mesi scorsi come Istituto Fernando Santi abbiamo richiamato più volte l’attenzione degli amici in Italia e all’estero perché partecipassero al voto e s’impegnassero per far votare le persone con le quali sono in contatto, a partire da quelle più vicine.
Ripetiamo lo stesso invito a poche settimane dal voto. Si sta accentuando una campagna per l’astensione con l’invito ad “andare al mare” nei giorni delle votazioni.
IL DOVERE CIVICO NON VA IN VACANZA: RESPINGIAMO L’INVITO AD ASTENERSI
Rimettere su un piano di parità il rapporto fra datore di lavoro e lavoratore contrasta con le scelte politiche del governo e delle forze politiche e sociali che lo sostengono. Per questo remano contro.
Per questo la destra punta in modo aggressivo a non far raggiungere il quorum temendo, con il referendum, la modifica diretta del cittadino a leggi ingiuste e discriminanti nel mondo del lavoro.
Se da un punto di vista formale l’invito a non andare a votare non viola la legge, sul piano costituzionale e morale, è una contraddizione tanto più inaccettabile se l’invito proviene, come sta accadendo, da rappresentanti delle istituzioni o dalla seconda carica dello Stato.
La partecipazione democratica
L’invito ad astenersi dal voto, mina il principio stesso della partecipazione. “Organizzare l’astensione” come ha dichiarato il presidente La Russa, può diventare una forma surrettizia di controllo della partecipazione democratica.
Il dovere civico di votare non è un’imposizione autoritaria, ma una richiesta di corresponsabilità nella costruzione dell’ordine democratico. Astenersi, soprattutto in occasione di un referendum, significa abdicare a una responsabilità collettiva, e in certi casi anche contribuire a delegittimare lo strumento referendario stesso.
Il referendum non è di alcun partito. I cittadini hanno l’occasione di cambiare le cose direttamente.
Il referendum serve per chi lavora e per chi cerca un lavoro: perché non sia precario, per non essere licenziati senza giusta causa, per non morire di lavoro, per una cittadinanza che migliori la integrazione fra quanti vivono e lavorano fianco a fianco.
Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi
Un uomo, un’idea. L’attualità di Fernando Santi nella lotta per i diritti senza confini
Un ritratto doveroso e sentito del fondatore del nostro Istituto, Fernando Santi, storico leader del sindacalismo socialista e padre nobile delle battaglie per la tutela dei nostri connazionali all’estero.
Ripercorrere la sua vita non è un esercizio di memoria, ma un atto politico necessario. Santi capì prima di molti altri che l’emigrazione non poteva essere ridotta a un fatto privato, a una dolorosa scelta individuale da consumarsi nel silenzio. Egli intuì che si trattava di una gigantesca questione sociale e politica che richiedeva risposte strutturali.
I DIRITTI NON HANNO PASSAPORTO: LA SOLIDARIETÀ È L’UNICA ARMA CONTRO LO SFRUTTAMENTO
Fernando Santi si batté affinché il lavoratore italiano all’estero smettesse di essere “carne da lavoro” da esportare e divenisse un cittadino con pieni diritti, ovunque si trovasse a operare.
Dalle miniere belghe all’Italia di oggi
La sua azione fu instancabile: dalle baracche svizzere alle miniere del Belgio, la sua voce si alzò sempre contro lo sfruttamento disumano e per l’unità del movimento operaio internazionale. Non accettava che la necessità di lavorare giustificasse la perdita della dignità umana.
Una lezione per il presente
La sua lezione è di un’attualità sconvolgente oggi, mentre l’Italia si trova dall’altra parte della barricata, non più solo paese di partenza ma terra di approdo. Le sfide dell’immigrazione attuale richiedono la stessa lungimiranza di Santi.
Oggi come allora, la verità è una sola: i diritti non hanno confini. La solidarietà tra lavoratori – autoctoni e migranti – è l’unica arma efficace contro il dumping sociale, ovvero il ribasso dei diritti e dei salari che colpisce tutti, indistintamente. Difendere il bracciante straniero oggi significa difendere il lavoro di tutti, esattamente come Santi difendeva il minatore italiano settant’anni fa. Questa è l’eredità che l’Istituto porta avanti con orgoglio.
Istituto Fernando Santi
(Redazione)
Fernando Santi (1902-1969), deputato socialista e segretario della CGIL, dedicò gran parte della sua vita alla difesa degli emigrati italiani, fondando l’Istituto che ancora oggi porta il suo nome per tutelare i diritti e promuovere la cultura della solidarietà.
La Population Division delle Nazioni Unite ha recentemente pubblicato l’edizione 2024 dell’International Migrant Stock, un dataset che contiene le stime del numero e delle caratteristiche dei migranti internazionali nel mondo.
L’International Migrant Stock copre il periodo 1990-2024 e contiene le stime del numero totale di migranti internazionali per sesso, i luoghi di origine e di destinazione per 233 tra paesi e aree geografiche. In questa nuova edizione della banca dati è stata effettuata una revisione delle stime per i paesi con più alta presenza di migranti e con nuove informazioni statistiche.
NEL 2024 I MIGRANTI SONO 304 MILIONI: UN VALORE QUASI DOPPIO RISPETTO AL 1990
Un sesto di tutti i migranti nel mondo è composto da rifugiati e richiedenti asilo. Le crisi umanitarie hanno avuto un peso importante: un quinto dell’aumento registrato tra il 2010 e il 2024 è attribuibile alla crescita delle persone sotto protezione internazionale.
Dimensioni e tendenze recenti
Per 60 stati, tra cui l’Italia, è stata realizzata una revisione completa dei valori. I dati si riferiscono nella gran parte dei casi al paese di nascita, per cui un migrante internazionale è una persona che vive in uno stato diverso da quello in cui è nato.
Il numero di migranti internazionali nel mondo nel 2024 è stato stimato dalle Nazioni Unite in 304 milioni, un valore quasi doppio di quello del 1990 (154 milioni). Nello stesso periodo la loro quota rispetto alla popolazione mondiale è aumentata dal 2,9 al 3,7%. È interessante notare come questo valore sia rimasto stabile fino al 2005, mentre dal 2010 ha iniziato a crescere con una certa regolarità.
Nonostante le crisi economiche, la pandemia di Covid-19 e le politiche di chiusura, i fattori di spinta e quelli di attrazione hanno intensificato la loro azione negli ultimi vent’anni.
Aree e paesi di destinazione
Tra le aree geografiche è l’Europa ad avere con 94 milioni il numero più elevato di migranti internazionali ed è anche quella dove, pure per effetto della guerra in Ucraina, si è registrato l’incremento più elevato dal 2020. La seconda area è il Nord America con 61 milioni, seguita dal Nord Africa e dall’Asia Occidentale con 54.
In termini relativi, invece, è l’Oceania a presentare con il 21,5% la quota di migranti più elevata rispetto alla popolazione.
Scendendo più nel dettaglio si possono individuare quattro principali aree di destinazione:
- Unione Europea (con UK ed Efta): 79 milioni
- Nord America: 61,2 milioni
- Asia Occidentale: 49,2 milioni
- Australia e Nuova Zelanda: 9,6 milioni
Il sistema migratorio europeo costituisce la più grande area di libera circolazione delle persone esistente al mondo e ha rappresentato in tutto il periodo considerato il polo di maggiore attrazione.
STATI UNITI E GERMANIA GUIDANO LA CLASSIFICA DEI PAESI DI DESTINAZIONE
Il numero più elevato di migranti internazionali si registra nel 2024 negli Stati Uniti con 52,4 milioni, seguiti a lunga distanza dalla Germania (16,8 milioni), dall’Arabia Saudita (13,7) e dal Regno Unito (11,8). La Federazione russa è l’unico paese a registrare una diminuzione dei migranti internazionali tra 1990 e 2024 (-4,1 milioni).
Netta appare anche la differenza tra gli sviluppi del fenomeno nei paesi occidentali e in quelli del Golfo. In questi ultimi, l’immigrazione a forte prevalenza maschile ha raggiunto livelli elevatissimi (negli Emirati Arabi i migranti sono il 74% della popolazione), ma con pochissimi diritti riconosciuti e una condizione di estrema subalternità rispetto ai nativi.
I dati delle Nazioni Unite mostrano un cambiamento radicale ed epocale che aiuta anche a comprendere le ragioni strutturali che fanno da sfondo alla crescita dei movimenti e dei partiti anti-immigrati in molti paesi.
Corrado Bonifazi
(Articolo tratto da Neodemos, 6 Maggio 2025)
1. United Nations (2025). International Migrant Stock 2024: Key facts and figures.
2. United Nations (2020). International Migration 2020 Highlights.
3. Cfr. Bonifazi, C, (2024), “Secondary analysis of government and official data on international migration”.
4. Nel caso di Arabia saudita ed Emirati arabi i valori si riferiscono ai cittadini stranieri.