Istituto Santi
  • Home
  • Chi Siamo
    • Le Attività dell’Istituto
  • Servizi
    • Istituto “F.Santi” Emilia-Romagna
    • Sportello per l’Assistenza Familiare
  • Formazione
    • Formazione Professionale
    • Formazione Linguistica
  • News
  • Contatti
Author

Pierpaolo Cicalò

Pierpaolo Cicalò

EmigrazioneNotizie dal Mondo

da Pierpaolo Cicalò 15 Aprile 2026


Fortunato Velonà: quando l’emigrazione esporta la forza lavoro, l’ideologia e l’arte”, premiato alla IX edizione del Premio Letterario Internazionale “Gerhard Rohlfs – Franco Mosino – Anastasios Karanastasis”, nella sezione  Cultura senza confini: il lavoro in emigrazione, bandito insieme a Istituto Fernando Santi

L’emigrazione è da sempre una delle grandi forze che modellano la storia dell’umanità: un fenomeno spesso segnato da sacrifici, ma capace di generare crescita, progresso e scambio. È in questa prospettiva che si inserisce il lavoro del giornalista Letterio Licordari, autore di “Fortunato Velonà: quando l’emigrazione esporta la forza lavoro, l’ideologia e l’arte” (edizioni Apodiafazzi), un’opera che restituisce voce e memoria a una figura emblematica dell’emigrazione italiana.

Si tratta di un lavoro pregiato, di grande interesse, che, per l’argomento trattato, merita la giusta attenzione e un adeguato riconoscimento storico e culturale: un arricchimento per i lettori.

Al centro della narrazione vi è Carmelo Fortunato Velonà, originario di Bova, emigrato negli Stati Uniti come tanti suoi conterranei. Sindacalista, antifascista, artista satirico: Velonà emerge come una figura poliedrica, capace di coniugare impegno civile, attività lavorativa e produzione artistica. A oltre sessant’anni dalla sua scomparsa, il suo percorso rappresenta ancora oggi un esempio significativo di determinazione e coerenza.

Il suo percorso di vita, fondato sui valori della famiglia e del rispetto, ha lasciato tracce indelebili nei campi della solidarietà, libertà e democrazia.

Licordari ricostruisce con attenzione non solo la biografia del protagonista, ma anche il contesto storico in cui si inserisce: dalle cause dell’emigrazione italiana tra Otto e Novecento, come povertà, sovrappopolazione e crisi economiche,  fino alle dinamiche più recenti della cosiddetta “fuga dei cervelli”. Ne emerge una riflessione ampia e attuale, che collega passato e presente.

La sua disanima, esaustiva, chiara e di grande interesse, si sviluppa attraverso un articolato impianto narrativo: dallo scenario socio-economico della provincia reggina e dell’area grecanica, al viaggio verso gli Stati Uniti; dal temporaneo rientro in Italia alle soglie del fascismo, fino al definitivo stabilirsi oltreoceano e all’intenso impegno sindacale e politico. Ampio spazio è dedicato anche alle reti dell’antifascismo in America, ai rapporti con organizzazioni come la “Mazzini Society” e la “Federazione Garibaldina d’America”, nonché alla sorveglianza esercitata dalle autorità italiane sugli emigrati considerati sovversivi.

Il testo, scritto con una prosa raffinata e scorrevole, rappresenta un’importante finestra su fenomeni e momenti storico-sociali fondamentali nel campo sindacale e dei diritti umani. Nel corso della lettura, si entra in contatto con la vita del protagonista, si immaginano luoghi, ambienti, botteghe e città; si rivivono momenti storici, trasformazioni sociali, scelte ideologiche e lotte.

Il racconto biografico si intreccia così con la grande storia: il terremoto del 1908, le difficoltà economiche, le tensioni sociali, l’ascesa del fascismo, l’attivismo politico negli Stati Uniti, fino a episodi simbolo come l’esecuzione di Sacco e Vanzetti. In questo scenario, Velonà si distingue per il suo ruolo attivo nel sindacato, curando anche relazioni esterne con il “Circolo mediterraneo dei Sarti” di Napoli, e per l’impegno nella difesa dei diritti dei lavoratori, anche all’interno dell’ACWA.

Non meno rilevante fu la sua attività di “cartoonist”. Velonà fu infatti autore di vignette satiriche di grande efficacia comunicativa, anticipatrici di un linguaggio oggi ampiamente diffuso nella stampa. Le sue opere, spesso critiche nei confronti del regime fascista, rappresentano una forma di resistenza culturale e politica, capace di coniugare ironia e denuncia.

Licordari accompagna il lettore in un percorso che è al tempo stesso umano e storico: dalle origini familiari, era figlio di un falegname, fino al raggiungimento di una certa stabilità economica negli Stati Uniti, senza mai abbandonare l’impegno civile. Ne emerge il ritratto di un uomo che, pur lontano dalla propria terra, ha saputo incidere profondamente nel contesto sociale e politico in cui ha vissuto.

Completa il volume una ricca sezione iconografica, con documenti, immagini e materiali d’epoca, oltre a un accurato apparato bibliografico e archivistico, che conferma il valore scientifico del lavoro.

Il libro si presenta così come un contributo significativo non solo alla memoria dell’emigrazione italiana, ma anche alla riflessione sui diritti, sull’identità e sul ruolo dell’individuo nei processi storici. Una lettura che unisce rigore e coinvolgimento, restituendo dignità e attualità a una storia che merita di essere conosciuta.

Daniela Vellani


.

FacebookTwitterPinterestLinkedinWhatsappTelegramEmail
Notizie dall'Italia

La FIEI sul voto referendario

da Pierpaolo Cicalò 27 Marzo 2026
Il risultato del voto al ReferendumDownload
FacebookTwitterPinterestLinkedinWhatsappTelegramEmail
Senza categoria

Comunicato stampa

da Pierpaolo Cicalò 13 Marzo 2026
FacebookTwitterPinterestLinkedinWhatsappTelegramEmail
EmigrazioneNotizie dal MondoNotizie dall'Italia

NUNCA MAS – MAI PIU’ARGENTINA 1976-2026 50 Anni dal colpo di stato del 24 marzo 1976

da Pierpaolo Cicalò 13 Marzo 2026

FacebookTwitterPinterestLinkedinWhatsappTelegramEmail
EmigrazioneImmigrazioneNotizie dall'Italia

RIPENSARE IL RIENTRO: STRATEGIE PER UNA SARDEGNA ATTRATTIVA

da Pierpaolo Cicalò 13 Marzo 2026

 RIPENSARE IL RIENTRO: STRATEGIE PER UNA SARDEGNA ATTRATTIVA

Il CREI ACLI, Comitato Regionale per l’emigrazione e l’immigrazione,
vi invita a partecipare all’evento di presentazione della ricerca
“Ripensare il rientro: strategie per una Sardegna più attrattiva”.

La presentazione si terrà martedì 17 marzo alle ore 10:30 presso la
Sala della Fondazione di Sardegna via S. Salvatore da Horta 2,
Cagliari. Sarà possibile, inoltre, seguire la diretta streaming
dell’evento sul canale Youtube delle Acli della Sardegna al seguente
indirizzo: https://www.youtube.com/live/EDCrqVCEe6A

L’iniziativa rappresenta un momento di approfondimento dedicato alla
presentazione dei risultati della ricerca, finalizzata ad analizzare
le dinamiche contemporanee dell’emigrazione sarda e a individuare
possibili strategie di policy e strumenti operativi per favorire il
rientro dei sardi dall’estero e rafforzare l’attrattività dei
territori dell’Isola.

L’incontro costituirà un’occasione di confronto tra istituzioni, enti
di ricerca, organizzazioni della società civile e attori dello
sviluppo territoriale con l’obiettivo di condividere riflessioni,
esperienze e buone pratiche utili alla definizione di percorsi
innovativi per contrastare lo spopolamento e promuovere nuove
opportunità di sviluppo locale.

La ricerca è promossa dalla FAES e realizzata con il contributo della
Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con il CREI ACLI
Sardegna.

FacebookTwitterPinterestLinkedinWhatsappTelegramEmail
EmigrazioneNotizie dall'Italia

Due secoli di migrazioni italiane: unimmenso fatto politico totale

da Pierpaolo Cicalò 5 Marzo 2026


Salvatore Turi Palidda

Sul sito dell’Istituto Euroarabo nella pagina Dialoghi Mediterranei è appena uscito un bellissimo saggio del nostro Salvatore Palidda, Due secoli di migrazioni italiane: un immenso fatto politico totale , saggio che prende lo spunto dal libro curato da Lorenzo Prencipe e Matteo Sanfilippo Breve storia statistica dell’emigrazione italiana, pubblicato di recente dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione. Ne riportiamo di seguito qualche stralcio

[…] Migrazioni cioè mobilità umane: uno dei principali fatti politici totali della storia dell’umanità

Tutta la storia dell’umanità è storia di spostamenti a breve, media e lunga distanza. Riprendendo l’essenziale dei classici delle scienze politiche e sociali appare evidente che tre sono le più marcanti caratteristiche degli esseri umani, quelle di: animale politico, di animale pensante, animale mobile  – oltre che biologicamente unico. Questi spostamenti continui hanno prodotto il popolamento progressivo di tutti i continenti, la formazione e le continue trasformazioni della vita associata degli esseri umani, cioè delle società locali e poi nazionali. Per ciò, le migrazioni vanno considerate come un fatto politico totale le cui cause e ragioni sono sempre molteplici e spesso inconsapevolmente vissute dai migranti.

Come suggerisce Sayad, si tratta sempre di emigrazioni e immigrazioni, e aggiungo, spesso ritorni e “va-e-vieni”. E sempre con Sayad, ricordiamo che le migrazioni hanno una funzione specchio. sono cioè rivelatrici delle caratteristiche dell’organizzazione politica della società di partenza, di quella di immigrazione e delle relazioni fra loro (spesso marchiate dal colonialismo e oggi dal neocolonialismo liberista).

Secondo la prima importante tabella elaborata da Prencipe e Sanfilippo, il totale degli espatri dal 1861 al 2023 ammonterebbe a 28.996.958 (di cui il 26,08% donne) e “con stime” a 30.839.332, mentre i rimpatri ammonterebbero a 11.527.894 e con stime a 11.863.445 (x i rimpatri non si hanno dati sulle donne). Queste enormi cifre fanno dell’Italia uno dei Paesi più segnati dalle migrazioni e, lo sottolineiamo subito, occorre sempre parlare di migrazioni non solo perché si tratta di espatri e poi di rimpatri, ma anche di “va-e-vieni” che però è impossibile misurare.

Inoltre, va anche ricordato che le migrazioni italiane (di una certa consistenza quantitativa) esistevano già prima dell’Unità d’Italia, per esempio dalla Sicilia e dalla Campania verso la Tunisia (spesso con piccole barche), verso l’Algeria e il Marocco, così come – a piedi – dal Nord Italia verso la Francia, e un po’ meno verso altri Paesi.

E ancora, non va dimenticato che tante emigrazioni erano “clandestine” e hanno continuato a rimanere tali o comunque ignote alla pubblica amministrazione anche dopo l’Unità d’Italia e persino sino a oggi. Altro fatto noto molto rilevante è che tutta la storia delle migrazioni fra le regioni italiane e l’estero si sovrappone o è contemporanea a quella delle cosiddette migrazioni interne dalle campagne alle città (in tutte le regioni) e da regioni verso altre regioni (non solo dalle isole e dal Sud verso il Nord, secondo il luogo comune dominante.)

In realtà gli spostamenti fra comuni vicini e poi anche lontani all’interno dell’Italia si ripetono da sempre per non parlare delle emigrazioni e immigrazioni all’interno di tutto il mondo euro-mediterraneo, in particolare nel periodo del Rinascimento (si veda il volume di Studi emigrazione curato da Surdich e Sanfilippo e altre pubblicazioni riguardanti le diverse regioni e città italiane). Ricordiamo anche le migrazioni di artigiani, artisti e manovalanze fra le quali l’epopea di questi in Francia e nei Paesi Bassi. […]

Segue una storia dettagliata delle emigrazioni dall’Italia a partire dal Risorgimento, con particolare attenzione al caso siciliano, specie dopo la repressione dei Fasci del 1891-95, e all’esodo operaio dal Nord, specie dopo i fatti di Milano del 1898, e ancora sotto il fascismo e poi durante il cosiddetto boom, fino ad oggi

Conclusioni

La grande mobilità di massa provocata dallo sviluppo capitalista del XIX e XX secolo sovrapposto alle guerre e ai vari disastri (quella connessa alla grande trasformazione descritta da Polany), si è rilanciata a seguito dell’ultima “grande trasformazione” provocata dalla controrivoluzione liberista globalizzata. Il liberismo si è imposto puntando sull’esasperazione dell’asimmetria di potere, di mezzi e di ricchezza a favore di un numero sempre inferiore di dominanti e dei loro sostenitori, fatto che ha consentito una devastazione planetaria. Gran parte della popolazione è spesso massacrata non solo dalla fame, da malattie non curate, dall’esasperazione delle diseguaglianze, ma anche dalle guerre istigate dalle potenze dominanti, e quindi costretta a cercare disperatamente la salvezza migrando, e spesso morendo durante questi tentativi (vedi Resistenze ai disastri sanitari-ambientali ed economici nel Mediterraneo).

Si fugge da tanti luoghi dei Paesi martoriati non solo dalle guerre ma anche dalle devastazioni provocate dalle multinazionali per estrarre petrolio, carbone, uranio, gas, i cosiddetti nuovi minerali preziosi, da una pesca industriale, da grandi opere che cancellano le comunità di territori grandi come la Francia, dalle discariche di rifiuti tossici ecc.

A questo si aggiungono le misure finanziarie che impongono ai Paesi meno fortunati e a tutti politiche economiche e sociali che affamano e creano spesso solo neo-schiavitù. Il proibizionismo delle migrazioni da parte dei Paesi ricchi imposto anche ai Paesi di transito è di fatto una guerra che provoca morte. In altre parole, i dominanti optano facilmente per il “lasciar morire” (la tanatopolitica) anziché per il “lasciar vivere” (la biopolitica) proprio perché non manca manodopera e persino umani da schiavizzare e trattare come “usa-e-getta”.

Ed è anche questo che spiega in parte il paradosso dell’emigrazione e dell’immigrazione che aumentano simultaneamente negli stessi luoghi. I dominanti non hanno alcun interesse a creare buone condizioni di lavoro e di remunerazione per trattenere i lavoratori, poiché possono disporre di braccia da selezionare e trattare a piacimento come manodopera malpagata o schiavi usa-e-getta, riducendo i costi del lavoro a meno del minimo. Ciò avviene nei Paesi ricchi, mentre in quelli poveri si fuggono la distruzione di intere società locali e tutto il peggio che si può immaginare a conseguenza di ciò.

La scelta ferocemente ostile alle migrazioni da parte dei Trump e dell’Unione europea è emblematica della congiuntura forse la più reazionaria conosciuta dal 1945. È ormai evidente che questa guerra non è dovuta alla bomba umana,non a “troppi umani”, ma a troppo poca umanità. La ricchezza mondiale potrebbe benissimo assicurare condizioni di lavoro e di vita decenti a tutta la popolazione mondiale, ma com’è noto neanche 3 mila miliardari e circa 100 mila milionari si accaparrano questa ricchezza.

In Italia nessun governo delle destre e dell’ex-sinistra ha mai adottato misure appropriate per contrastare il declino demografico e l’emigrazione, innanzitutto nel senso di contrastare la distribuzione della ricchezza oggi sempre più a sfavore dei redditi bassi e per aumentare i salari che diminuiscono più che nel resto d’Europa (fatto segnalato persino dall’OCSE). I neofascisti oggi al governo, secondo la logica razzista-suprematista bianca, pretendono di incentivare la “riproduzione di italiani” che peraltro è notoriamente fallimentare (nonostante la sua politica natalista, anche la Francia registra ora un calo demografico). L’Italia non potrà che continuare a essere Paese di emigrazione e di immigrazione. La guerra alle migrazioni e le altre guerre permanenti di questo XXI secolo, sino al genocidio del popolo palestinese, non potrà arrestare la resistenza di centinaia di milioni di umani innanzitutto perché è sopravvivenza.

in Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026 

L’articolo originale può essere letto qui

( da Pressenza international press agency)

FacebookTwitterPinterestLinkedinWhatsappTelegramEmail
EmigrazioneNotizie dall'Italia

Istituto Fernando Santi, Anpi e Arci il 6 marzo a Recanati presentano il film “L’angelo di Buenos Aires”

da Pierpaolo Cicalò 25 Febbraio 2026

L’Istituto Fernando Santi , L’Anpi e l’Arci La Serra di Recanati presentano il 6 marzo alle ore 18,00 presso il Circolo Arci La Serra in Piazzale B. Gigli 3, il film di Enrico Blatti “L’Angelo di Buenos Aires”.


Ne parlano con l’autore Rino Giuliani, Roberto Vezzoso dell’Istituto Fernando Santi e Loredana Longhin segretaria della CGIL Marche.

Il film attraverso le testimonianze di molti protagonisti dell’epoca recupera la memoria storica di fatti accaduti 50 anni or sono, il 24 marzo 1976, data del golpe civico-militare in Argentina, e di alcuni personaggi significativi come Filippo Di Benedetto che si è opposto alla dittatura e che ha salvato dalla morte centinaia di persone.
Di Benedetto si oppose ad una dittatura esercitata tramite la violenza e la tortura, l’esilio forzato, l’appropriazione di minori, che provocò un numero stimato di circa 30.000 sparizioni.
Metà dei circa 30mila desaparecidos era italiana. Tra le circa 100mila persone imprigionate, torturate, esiliate metà erano di origine italiana. Filippo Di Benedetto nato a Saracena (CS), nel 1952 decise di raggiungere in Argentina il fratello Orlando che già viveva da due anni a Buenos Aires.
Dopo il golpe del 24 marzo 1976 Di Benedetto, già responsabile del patronato Inca Cgil di Buenos Aires e presidente della Filef, entrò in contatto con l’allora vice console italiano, Enrico Calamai e col corrispondente del «Corriere della Sera», Gian Giacomo Foà, si misero a servizio delle centinaia di famiglie che disperate si rivolgevano al Consolato d’Italia per trovare rifugio di fronte ai rastrellamenti violenti degli squadroni della morte.
Di Benedetto pagò a duro prezzo il suo impegno: la figlia del fratello Orlando, Domenica, fu sequestrata e torturata e il nipote Eduardo, sequestrato nel novembre del 1976 da quattro uomini mentre accompagnava i suoi due figli a scuola, a tutt’oggi risulta scomparso. Si è dovuto aspettare fino al 30 ottobre 1983, perché con nuove elezioni, fosse ripristinata la democrazia.
“L’Angelo di Buenos Aires” racconta una grande storia di ideali, di tenacia e Resistenza.

FacebookTwitterPinterestLinkedinWhatsappTelegramEmail
Post più recenti
Post più vecchi

Posts Recenti

  • Marcinelle memoria collettiva e identità per ogni italiano.

  • Sanità Emigrati Italiani all’Estero

  • Luigi Pantisano figlio di emigrati calabresi è il leader del primo partito della sinistra in Germania.

  • Italiani all’estero e referendum di Carlo Caldarini

Categorie

  • Emigrazione (16)
  • Immigrazione (2)
  • Notizie dal Mondo (15)
  • Notizie dall'Italia (23)
  • Senza categoria (1)

Seguici nei Social

Facebook Youtube

Socio Fondatore di

Logo FAIM
Logo FIEI

Link Rapido

Logo CGIE

Contatti

Per richiedere informazioni o fissare un appuntamento, utilizza i contatti sottostanti o vieni a trovarci presso la nostra sede:

  • Via Buonarroti, 51, 00185 Roma RM
  • Telefono: +39 348 690 6481
  • Email: segreteria@istitutosanti.org
Facebook Youtube

Istituto

  • Chi Siamo
  • Le Attività dell’Istituto
  • Istituto Emilia-Romagna APS
  • News
  • Sostieni l'Istituto

I nostri servizi

  • Centro Servizi Immigrati
  • Assistenza Familiare
  • Formazione Professionale
  • Formazione Linguistica
  • Contatti

Post Recenti

Marcinelle memoria collettiva e identità per...
Sanità Emigrati Italiani all’Estero
Luigi Pantisano figlio di emigrati calabresi...
© 2026 Istituto Fernando Santi. All Rights Reserved – Credits
Privacy Policy | Cookie Policy
Istituto Santi
  • Home
  • Chi Siamo
    • Le Attività dell’Istituto
  • Servizi
    • Istituto “F.Santi” Emilia-Romagna
    • Sportello per l’Assistenza Familiare
  • Formazione
    • Formazione Professionale
    • Formazione Linguistica
  • News
  • Contatti