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Giacomo Brodolini

Ritratto storico in bianco e nero di Giacomo Brodolini mentre parla a un microfono. Il leader socialista e Ministro del Lavoro è raffigurato in un momento di impegno istituzionale, simbolo della lotta per i diritti dei lavoratori e dello Statuto del 1970.
Notizie dall'Italia

Giacomo Brodolini e il lavoro come fonte primaria dei diritti: verso un nuovo Statuto

da areamarketer 2 Febbraio 2026

Giacomo Brodolini, che oggi onoriamo nella sua città natale Recanati, è stato per tutti gli italiani l’uomo politico cui si deve la svolta fondamentale nell’affermazione della tutela individuale e collettiva nel posto di lavoro e del ruolo del sindacato nell’impresa.

Una svolta epocale. Davvero si realizzava così l’aspirazione di Giuseppe Di Vittorio perché la Costituzione varcasse i cancelli delle fabbriche. Si chiudeva quel mondo arrogante che consentiva la discrezionalità nel licenziare. Quel potere che con lo Statuto veniva privato della possibilità di produrre, senza una giusta causa, effetto estintivo del rapporto di lavoro. Si realizzava così, concretamente, quanto anni prima auspicato da Pietro Nenni.

Lo Statuto è stato questo: regole certe nel rapporto di lavoro, la libertà di potersi organizzare sul posto di lavoro e di esercitare il diritto di sciopero per difendere quei diritti. Un quadro di tutele oggi affievolito e insidiato che va legislativamente ridefinito per confermare, aggiornandoli al mutato quadro del mercato del lavoro, quei diritti riconosciuti dalla legge.

NULLA È ACQUISITO PER SEMPRE: È NELL’ESERCIZIO DEL CONFLITTO SOCIALE CHE SI DIFENDONO DEMOCRATICAMENTE I DIRITTI

Luciano Lama lo diceva con nettezza: “Lo Statuto dei diritti è frutto della politica unitaria e delle lotte sindacali: lo strumento non poteva che essere una legge, ma la matrice che l’ha prodotta e la forza che l’ha voluta è rappresentata dal movimento dei lavoratori e dalla sua azione organizzata”.

Un ricordo personale: Capodanno 1969

Dell’azione sindacale e politica di Giacomo Brodolini, che volle essere da una parte sola, dalla parte dei lavoratori, potremmo ricordare tante cose. Voglio citare solo il discorso fatto a Melissa dopo l’eccidio dei lavoratori, per l’esplicita prospettazione di quello che poi sarà lo Statuto dei lavoratori.

Aggiungo un ricordo personale. Nella notte di fine anno del 1969 Brodolini è sotto il Ministero dell’Industria con i lavoratori delle fabbriche occupate. Era tornato da Zurigo molto malato e con ormai la voce compromessa, ma era venuto a sostenere i lavoratori in lotta per il posto di lavoro, in una notte in cui solitamente si sta in famiglia.

Ricordo quando, accompagnandolo dopo con altri verso piazza Barberini, venivamo continuamente fermati dai lavoratori che gli si stringevano intorno con sincero affetto, riconoscendolo non come ministro, ma come uno di loro che faceva il ministro. Quello è il Brodolini che ricordiamo: il dirigente della CGIL, il dirigente del Partito Socialista, il ministro socialista.

La dignità della persona e le nuove sfide

Tutti gli italiani lo ricordano per lo Statuto. È con lo Statuto e dopo lo Statuto che si afferma nei posti di lavoro la dignità del lavoratore, della persona, non più passivo strumento dell’impresa ma cosciente protagonista attivo che può dire la sua sui processi produttivi non meno dell’imprenditore.

Tuttavia, questo protagonismo sociale nei decenni scorsi si è ridotto. Non soltanto perché al lavoro nelle grandi realtà produttive è subentrato un mondo sempre più di piccole imprese o di multinazionali che sfruttano nella precarietà e con bassi salari. Pesa anche la condizione di chi lavora in un mercato così cambiato, con le tante forme di rapporto di lavoro: subordinato, parasubordinato, autonomo, nelle loro tante moltiplicazioni.

Come si superano le difficoltà a fare una contrattazione inclusiva in modo da avvicinare queste diverse condizioni? Gli stessi diritti soggettivi vanno resi universali ed indisponibili alle deroghe e soprattutto estesi a tutti.

Critica al Jobs Act e alle tutele crescenti

La CGIL ricorda oggi come diverse leggi in questi anni hanno colpito pesantemente l’equilibrio tra la legge e la contrattazione, tra poteri unilaterali e diritti collettivi. Dal blocco della contrattazione nel pubblico impiego alla estensione della derogabilità, fino alle leggi che hanno moltiplicato il precariato culminate nel Jobs Act e nei provvedimenti recenti che hanno minato il diritto a lavorare in sicurezza.

La riforma del lavoro del Governo Renzi non parlava a chiare lettere dell’art. 18, ma il modo in cui quest’ultimo è stato modificato lo si è visto dai decreti delegati emanati. La tutela reale offerta dall’art. 18, già ridimensionata dalla Riforma Fornero, è stata ancor più ridotta per i licenziamenti economici e per quelli disciplinari.

Il Decreto Legislativo 23/2015, quello del Contratto a tutele crescenti, introduce una nuova disciplina delle conseguenze dei licenziamenti illegittimi. Si crea una nuova tipologia contrattuale in cui l’anzianità di servizio determina il grado di godimento dei diritti costituzionali. Nei fatti viene posta una correlazione tra l’età del dipendente e la possibilità di essere vittima di licenziamenti arbitrari.

Verso un Nuovo Statuto dei Lavori

Serve un nuovo Statuto che possa invertire la tendenza attuale alla precarietà, alla frammentazione dei diritti e alla perdita di ruolo dei lavoratori e del sindacato. Ma a patto che questo nuovo Statuto non si limiti ad essere la risultante del lavoro di tecnici, ma consegua alla partecipazione attiva dei lavoratori e rispecchi la condivisione delle rappresentanze sindacali, come successe con la Legge 300/1970.

Ci vuole una “Carta” fatta di princìpi di rango costituzionale perché la Costituzione entri in tutti i luoghi di lavoro, riconoscendo diritti a chi ne è escluso. Occorre una legge che riscriva il Diritto del lavoro, rideterminando le condizioni del soggetto più debole.

Diversamente da quanto sostenuto nei giorni scorsi in un convegno del CNEL, pensiamo che una iniziativa di questa natura cambi la situazione attuale solo se viene raccordata ed è coerente con i motivi ispiratori che mossero Giacomo Brodolini. Parlando su un possibile Statuto dei lavori il presidente del CNEL ha detto: “Lo Statuto dei lavoratori, ricordiamoci che esso è stato, innanzitutto, espressione di un principio e di un metodo che non possiamo che confermare”. Poi, si sa, con le parole non sempre si identificano le stesse fattispecie concrete e dalle affermazioni bisogna passare ai fatti.

L’obiettivo deve essere quello di riunificare il mondo del lavoro oggi profondamente diviso da leggi che separano pubblico e privato, autonomi da subordinati, superando diseguaglianze e rendendo forte la presenza del mondo dei lavoratori come nuovo protagonista sociale nella società italiana.

Rino Giuliani
Direzione Istituto Fernando Santi

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Un fotomontaggio che unisce il passato e il presente del lavoro. A sinistra, il volto di Giacomo Brodolini e un'immagine storica di operai davanti a una fabbrica del Novecento. A destra, rappresentazioni moderne del lavoro: un professionista allo smartphone e un rider in bicicletta. Al centro, il concetto di "portare la Costituzione nelle fabbriche" con un richiamo visivo alla legge e alla dignità del lavoratore.
Notizie dall'Italia

Giacomo Brodolini e lo Statuto dei Lavoratori: portare la Costituzione nelle fabbriche

da areamarketer 17 Marzo 2025

Un approfondimento dedicato al ruolo fondamentale di Giacomo Brodolini nella genesi dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970). Una figura chiave della storia politica e sindacale italiana, la cui visione ha plasmato il diritto del lavoro moderno.

Sebbene Brodolini sia scomparso prematuramente nel 1969, pochi mesi prima dell’approvazione finale della legge, fu lui l’architetto politico e morale di quella riforma. Fu lui a volere fortemente una normativa che non si limitasse a regolare i salari, ma che avesse l’ambizione di “portare la Costituzione dentro le fabbriche”, abbattendo i cancelli dell’autoritarismo padronale.

DALLA LIBERTÀ DI OPINIONE AL DIVIETO DI CONTROLLO A DISTANZA: UN’EREDITÀ DA DIFENDERE

Lo Statuto non fu una concessione, ma una conquista. Brodolini capì che la dignità del lavoratore non poteva essere lasciata fuori dal luogo di lavoro. La democrazia non poteva fermarsi sulla soglia dell’azienda.

I pilastri della Legge 300/1970

Lo Statuto dei Lavoratori sancì diritti che oggi consideriamo fondamentali, ma che all’epoca rappresentarono una rivoluzione copernicana nei rapporti industriali. Tra i punti cardine ricordiamo:

  • Libertà di opinione: Il diritto di esprimere il proprio pensiero politico e sindacale senza timore di ritorsioni.
  • Divieto di controlli a distanza: L’Articolo 4 pose un freno alla sorveglianza indiscriminata sui dipendenti, un tema che oggi torna prepotentemente attuale con le tecnologie digitali.
  • Tutela contro i licenziamenti: La protezione contro i licenziamenti ingiustificati e discriminatori, per garantire stabilità e libertà dal ricatto occupazionale.

Aggiornare lo Statuto per il XXI secolo

Riflettere oggi su Giacomo Brodolini non è un esercizio di nostalgia. Il mondo del lavoro è cambiato radicalmente: la fabbrica fordista ha lasciato spazio, in molti settori, al lavoro digitale, parcellizzato e precario della gig economy.

Oggi la sfida è capire come declinare quei principi costituzionali nelle nuove “fabbriche immateriali”. Come applicare il divieto di controllo a distanza quando il capo è un algoritmo? Come garantire i diritti sindacali ai riders o ai lavoratori in smart working isolati nelle proprie case?

L’eredità di Brodolini ci insegna che il diritto del lavoro deve evolversi per proteggere la parte più debole del rapporto contrattuale. Serve un nuovo Statuto che estenda quelle tutele alle nuove forme di sfruttamento digitale, affinché la tecnologia sia uno strumento di liberazione e non di nuova oppressione.

Istituto Fernando Santi
(Redazione)


Note:
Giacomo Brodolini (1920-1969), Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, è considerato il “padre” dello Statuto dei Lavoratori. La Legge n. 300 fu approvata definitivamente il 20 maggio 1970.
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