Un impegno per il 2026: le ragioni della Pace per svuotare gli arsenali e riempire i granai

da areamarketer

Ci siamo chiesti quali auspici per il 2026 avremmo potuto formulare per i soci dell’Istituto Fernando Santi, per gli amici delle altre associazioni impegnate con i migranti, per gli italiani all’estero e per i tanti italodiscendenti.

Tra i diversi pensieri che sarebbero stati accolti favorevolmente, uno ci è sembrato il più giusto da avanzare: quello di un impegno nel promuovere e sostenere le ragioni della pace. Senza di essa non c’è progresso, non c’è giustizia sociale, rispetto, libertà e garanzia dei diritti per tutti.

IL PRESIDENTE SANDRO PERTINI, NELLE SUE SAGGE ESORTAZIONI, PARLAVA DI “SVUOTARE GLI ARSENALI, RIEMPIRE I GRANAI”

Il mondo associativo del quale facciamo parte ha sempre creduto nella coesistenza e interdipendenza dei popoli, nel ricorso al metodo non violento nelle relazioni internazionali, nell’autodeterminazione dei popoli e nella composizione pacifica dei conflitti aperti.

Il ritorno della guerra in Europa

Il presente e la prospettiva immediata appaiono purtroppo di segno opposto alle parole di Pertini. L’invasione militare decisa da Putin il 24 febbraio 2022 ha fatto crollare molte certezze, riportando la guerra come prospettiva reale per i paesi europei. Le economie nazionali in Europa si stanno organizzando su politiche industriali belliche, in un quadro globale di riarmo e di crescente instabilità politica.

Tutto ciò contraddice valori e principi che abbiamo sempre sostenuto. Se si consoliderà una trasformazione delle nostre società con il prevalere di logiche di guerra, questo non renderà più agevole nemmeno la condizione dei nostri emigrati in Europa.

Un’urgenza etica e politica

Le comunità hanno bisogno di altri tipi di investimenti che sostengano la domanda interna, la salute, l’educazione e il lavoro. In Europa, in Ucraina, in Russia e in tutto il mondo la gente vuole la pace, mentre i governi sembrano volere sempre più armi.

C’è l’urgenza di una politica attiva per la pace che coinvolga l’etica della responsabilità pubblica. Serve una linea di politica estera che solleciti una nuova Conferenza di Helsinki sulla sicurezza comune, invece di ricorrere a scelte esclusive che predispongono inevitabilmente scenari di conflitto.

Ognuno di noi deve interrogarsi su quale sia il giusto spazio e le parole più idonee per ricostruire una sensibilità collettiva. La questione della pace è riconsegnata alla responsabilità e alla capacità di ognuno di noi di essere attivo. Buon inizio dell’anno cari amici, per voi e per i vostri cari.

Pierpaolo Cicalò
Presidente Istituto Fernando Santi

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