Istituto Fernando Santi                                                 



SANA E INSANA LAICITA'    15/12/2006

Nel suo discorso ai giuristi cattolici pronunciato lo scorso 9 dicembre, papa Benedetto XVI ha ribadito la sua idea di "sana laicità": quella che implica l'autonomia della sfera terrena da quella ecclesiastica ma non dall'ordine morale. L'espressione è ormai ricorrente e costituisce un punto fermo della filosofia politica di Joseph Ratzinger. Già nel 2002, l'allora cardinale Prefetto per la Congregazione della dottrina della fede, aveva affermato che "per la dottrina morale cattolica la laicità intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica - ma non da quella morale - è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa.".
Il problema sta tutto in quell'inciso nel quale la Chiesa cattolica ribadisce che sui temi morali non pur esistere un'autonomia della sfera civile. Detto più prosaicamente, la Chiesa di Roma non entra direttamente nella battaglia politica tra destra e sinistra, ma scende in trincea per difendere i propri valori etici e morali. Ed è esattamente quello che accade
quando si parla di coppie omosessuali, di "pacs", di eutanasia, di fecondazione assistita. Su questi temi il classico principio laico di distinzione tra la sfera della decisione politica e quella delle convinzioni religiose decadrebbe: sana laicità, secondo le parole del papa; "laicità dimezzata" secondo i principi della classica filosofia politica liberale. Se ne deduce che l'altra laicità, quella "insana", è quella che tende invece a mantenere questa distinzione anche nel campo etico e morale. Sarebbe
quindi "insana" quella laicità che  affida al Parlamento il compito di produrre leggi negli interessi generali della comunità civile, anche se in contrasto con i valori etici e morali di una comunità di fede, sia pure quella maggioritaria.
Il problema è che, in un sistema democratico, laicità è proprio questo: riconoscere che esistono opzioni religiose, etiche e morali diverse che possono coesistere solo se lo Stato non ne assume una in esclusiva, ignorando o peggio calpestando le altre. Ed è esattamente il caso delle società europee, sempre più pluraliste e secolarizzate e quindi caratterizzate da una pluralità di modelli etici: in questo contesto nessuna chiesa detiene il monopolio dei "valori" o ne pur rivendicare l'esclusiva.
E questo criterio si pur applicare tanto ai temi morali che ai presepi. In molti - più politici che religiosi in verità - si sono lamentati del fatto che gli italiani comprino poche statuine e mangiatoie e che in alcune sedi istituzionali non campeggino crocifissi e statue della Madonna. E partono vere e proprie campagne di risacralizzazione degli spazi scolastici o dei tribunali. E' un'evangelizzazione debole e di facciata, più legata alle logiche della politica che a quelle della fede. Ed è per questo che i protestanti la respingono.
Non perchi siano dei "laicisti" o perchi non condividano la preoccupazione per una società sempre più secolarizzata e disincantata rispetto ai temi della fede. Semplicemente perchi non credono che una riconsacrazione al Signore delle coscienze degli italiani passi per una norma che imponga i crocifissi o che non riconosca le convivenze di fatto. L'evangelizzazione non passa per una debole via giuridica, ma attraverso una forte predicazione di Cristo rivolta agli uomini ed alle donne di oggi. Tanto più forte quanto convinta e coerente, vicina a chi soffre, ha fame e sete di giustizia. E' una strada che si pur percorrere laicamente ed ecumenicamente.
Non è un presepe che salverà le radici cristiane dell'Europa e neanche un preambolo costituzionale ma, soltanto, la capacità delle chiese di predicare Dio che si è fatto uomo. Tanto più in questi giorni di avvento che ci conducono al Natale. (NEV/50/2006)

di Paolo Naso direttore di "Confronti", mensile dei protestanti italiani

Fonte "L'Avvenire dei lavoratori"

 


 N o t i z i e
  L'ISTITUTO FERNANDO SANTI ALLA RIUNIONE DI COORDINAMENTO DEL PIDIDA.   30/01/2012

Determinante La sinergia scuola-famiglia per favorire la penetrazione  di una cultura della partecipazione
Il 25 gennaio scorso L'Istituto Fernando Santi ha partecipato alla riunione di Coordinamento del PIDIDA, la  Rete per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, presieduta dall' UNICEF, della quale  l'Istituto fa parte da diversi anni.
Il PIDIDA, attivo dal 2000 è un tavolo di confronto e coordinamento aperto a tutte le Associazioni, le ONG, e, più in generale, alle realtà del  Terzo Settore  che operano per la tutela e la promozione dei diritti dell' infanzia e dell' adolescenza in Italia e nel mondo. Dal 2006 Il PIDIDA
Dal  2003 il Coordinamento PIDIDA diventa permanente, si dota di un Documento programmatico, sottoscritto da tutte le Associazione che vi aderiscono  e si struttura in Gruppi di lavoro. 

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  SI E' COSTITUITA "CREMONA NEL MONDO".   28/01/2012

Un’iniziativa che raduna cremonesi di nascita, di adozione, emigrati all’estero ed immigrati.

Si è costituita nei giorni scorsi l’associazione "Cremona nel Mondo", sodalizio che riunisce cremonesi di nascita, di adozione, emigrati all’estero ed immigrati da realtà geografiche più o meno lontane in un progetto che punta alla valorizzazione di una città aperta e più consapevole del contesto globale e multiculturale in cui è inserita.

L’iniziativa è stata presentata venerdì 20 gennaio e segnalata in un articolo scritto da Matteo Cazzulani per il portale dell’associazione dei Mantovani nel Mondo (www.mantovaninelmondo.org).

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  17 FEBBRAIO : ISTITUTO FERNANDO SANTI, BOREA E LEGACOOP REGGIO EMILIA PRESENTANO IL TERZO VOLUME SU CAMILLO PRAMPOLINI.   28/01/2012

L'antologia  di scritti e discorsi di Prampolini,  che copre un arco di tempo che va dal 1910 al 1930, è a cura di Giorgio Boccolari, Mirko Carratteri e Nando Odescalchi.
L'iniziativa s'inquadra nell'attività storiografica promossa da ISMOS - Istituto per la Storia del Movimento Operaio fondato nel 1982 . L'istituto promosso da un gruppo di studiosi di area socialista è dedicato alla figura dell' avvocato Pietro Marani, originario di Fabbrico (RE), fine intellettuale e senatore socialista nell'immediato dopoguerra.
Le sue finalità sono quelle di promuovere ricerche sul movimento operaio e socialista, studi di storia orale, etnografia e folklore, monografie di storia economica e sociale, saggi e bibliografie prevalentemente calibrati sul territorio Reggiano e/o regionale.

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