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Recuperare la secolare tradizione di amicizia tra due popoli con la medesima matrice storica SPALATO - Dopo Roma, Trieste e Zara, è stata allestita anche a Spalato la mostra itinerante "Artisti dalmati italiani contemporanei", che, inaugurata il 18 La Fondazione, che ha già rivisitato in Italia e in Croazia autori musicali come Francesco de Suppé Demelli, noto anche come Franz von Suppé, con una raffinata edizione della Missa dalmatica e di concerti che hanno rivalutato le ouvertures di operette, con questa mostra ha inteso valorizzare la componente italiana della Dalmazia, al fine di recuperare la secolare tradizione di amicizia tra i popoli che è stata interrotta per oltre mezzo secolo dalle guerre che hanno lacerato l'Europa e trasformato in nemici popolazioni che hanno la medesima matrice culturale e storica. Così in mostra vi sono le opere più significative di sei artisti: Tullio Crali, nato a Igalo, nella Dalmazia montenegrina, aeropittore di fama mondiale amico e collaboratore del movimento Futurista di Marinetti, le cui opere sono presenti in numerosi musei italiani, francesi e spagnoli; Giuseppe Lallich di Spalato, che ritrasse il folclore dei Morlacchi, le donne ragusee nei loro abiti tradizionali e numerose vedute della Dalmazia centro meridionale; Ottavio Missoni di Ragusa, che con i suoi arazzi, già esposti in musei americani e italiani ed in una mostra a Zagabria, ha rivisitato artisticamente colori e accostamenti dei vestiti tradizionali dalmati; Secondo Raggi Karuz di Zara, un pittore particolarmente apprezzato alla Corte del Crisantemo, presente in numerosi musei di Tokyo e a cui va ascritto il merito di aver conciliato attraverso la simbologia dalmatica il pensiero zen e la tradizone spiritualista occidentale; Franco Ziliotto di Zara, astrattista, pittore della luce, che ha conciliato i colori solari e mediterranei della Dalmazia con gli esperimenti della più spinta avanguardia pittorica europea; ed, infi ne, Waldes Coen di Spalato, laureato a Zagabria e a Venezia, autore di numerose sculture lignee e di bronzetti che ricordano le esperienze del croato Rendic e della scuola veneta dalmatica.
La mostra ha trovato largo consenso in Italia e in tutta la Croazia, come dimostra il successo riscontrato nella cinquecentesca sala del Primaticcio a Roma. Ospite d'onore all'inaugurazione di quella prima tappa dell'esposizione è stato l'ambasciatore di Croazia a Roma, Drago Kraljevic, ma molte sono state le autorità e gli uomini di cultura che hanno poi visitato la mostra. Tra questi, il ministro italiano per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, il sottosegretario agli Affari Esteri Roberto Antonione, il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore, l'attore dalmata Gianni Garko e lo scrittore spalatino Enzo Bettiza. La mostra si è avvalsa, inoltre, del patrocinio della città di Trieste concesso al fine di facilitare l'incontro tra le due sponde. D'altronde, come ha sottolineato Dopo i successi di Roma, Trieste e Zara, purtroppo l'allestimento della mostra itinerante degli artisti dalmati italiani contemporanei a Spalato ha avuto una coda polemica a causa della presenza nel Catalogo dell'esposizione di un accenno alla nazione dalmata. L'on. Renzo de'Vidovich ha chiarito tutti i malintesi con una conferenza stampa a Spalato nella quale ha sottolineato gli intenti esclusivamente culturali e artistici dell'iniziativa. Le polemiche, in ultima analisi, hanno avuto il merito di pubblicizzare ulteriormente la mostra e il ruolo della cultura italiana dalmata quale ponte fra le due sponde dell'Adriatico. |
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