Istituto Fernando Santi                                                 



   Convegni

 

  XII WORKSHOP INTERNAZIONALE "CULTURA, SALUTE, MIGRAZIONI"
 "L'INCLUSIONE SOCIALE DALLA PARTE DEL MINORE."

Piero Sammartino   Istituto Fernando Santi


Prima di iniziare l'intervento che ho preparato voglio raccontarvi un fatto, una storia vera accaduta quest'estate quando svolgevo il ruolo di coordinatore e docente in un corso di preparazione degli studenti alle prove di accesso alle facoltà con numero programmato (Area Medica, Architettura e Formazione Primaria).Il corso,finanziato dalla Regione, è stato promosso proprio dall'Istituto Fernando Santi con cui collaboro insieme a tre istituti romani e alla scuola di istruzione a distanza dell'Università Tor Vergata di Roma. Il 15 di Luglio, dopo gli esami di Stato, una cinquantina di studenti provenienti da molte scuole di Roma e della Regione hanno affrontato una prova di simulazione del test di accesso, una prova di ingresso per essere ammessi al corso che si sarebbe svolto nella seconda metà di Agosto.

Dopo due ore di prova abbiamo corretto i compiti e abbiamo visto che il miglior compito era di un giovane di nome Ivan che porta lo stesso cognome di un grande poeta russo.

Qualche collega era un po' sorpreso di questo ma per me non è stata una novità. Ricordo che quando insegnavo al Cairo nella scuola dei salesiani del popoloso quartiere di Shubra avevo proposto una prova di ingresso estraendo un passo dal libro di testo di Matematica e costruendo un test di comprensione alla lettura.

La popolazione scolastica era prevalentemente locale. Circa la metà di arabi musulmani e l'altra metà cristiani copti. Per tutti la lingua madre era l'arabo e la maggior parte avevano imparato l'italiano entrando nella scuola superiore. Ma c'era anche qualche italiano figlio di dipendenti di ditte italiane che lavoravano al Cairo. Mi sarei aspettato che a un test di comprensione alla lettura il miglior risultato sarebbe stato ottenuto dagli studenti italiani. E invece no. I migliori risultati furono di giovani assidui allo studio che si erano ben impadroniti del lessico tecnico disciplinare.

Così non mi sono stupito troppo quando ho visto che Ivan aveva staccato tutti gli altri di un paio di punti su un massimo di 40.

Mi sono stupito però quando ho visto il punteggio che Ivan aveva conseguito nell'esame di Stato solo pochi giorni prima: 60/100. Il minimo. Come tutti sappiamo 60/100 è il punteggio che si dà a quello studente che dovrebbe essere bocciato ma che in fondo è un bravo ragazzo e merita di essere aiutato un po' e fatto uscire dalla scuola. Insomma per poco Ivan non è finito in quella schiera del 12% degli studenti stranieri che fanno la differenza fra i promossi italiani (84%) e i promossi stranieri (72%), stando alle cifre fornite dal MIUR in un rapporto sull'integrazione scolastica del febbraio di quest'anno. E sono queste cifre che lasciano intravedere l'ombra di una possibile discriminazione e di una conseguente possibile esclusione sociale.

E veniamo al tema di oggi:

L'inclusione sociale dalla parte del minore.

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo approvata dall'ONU il 10 Dicembre 1948 l'art. 13 recita:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Credo che questo articolo di una dichiarazione alla quale hanno aderito tutti gli stati dell'ONU e che pertanto è fonte di diritto per le legislazioni nazionali dei singoli Stati debba essere sempre ben presente a tutti quando si parla dei migranti.

Molti altri testi possono essere ugualmente importanti per i diritti dei migranti e certamente lo è per l'Italia la nostra Costituzione quando ad es. nell'art.32 afferma:

Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti……"

Qui si parla esplicitamente e con grande lungimiranza della salute come di un diritto fondamentale dell'individuo e quindi non solo del cittadino, la qual cosa riveste oggi particolare importanza per i migranti nel nostro Paese talvolta esposti a pratiche discriminatorie difficili da eliminare.

La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) ha formulato nel 2002 il suo secondo rapporto sull'Italia per il precedente quinquennio e, pur riconoscendo che erano state adottate misure per combattere tali fenomeni ha rimarcato che "questi problemi si manifestano in forme diverse, tra cui in particolare i pregiudizi sociali, atti di discriminazione ed episodi di violenza".Il rapporto sottolinea inoltre "il ruolo svolto, nel determinare tale situazione, dalla propaganda razzista e xenofoba condotta da certi leader politici".

Duole ricordare che in Italia manca tuttora, nonostante l'alternanza dei governi che si sono succeduti, una legge sul diritto d'asilo. Resta tuttora incompiuto l'art. 10 della Costiutuzione laddove afferma:
……….La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Così del resto leggiamo in una pubblicazione di Amnesty International di questi ultimi anni:

"Nel nostro continente, dove arriva una minima parte dei milioni di rifugiati, quello dell'asilo è diventato un tema da affrontare con metodi repressivi e con leggi rigide, inadeguate o carenti (come in Italia la legge 189/2002, detta anche 'Bossi-Fini'). La politica del "pugno duro" accresce la popolarità e il consenso. Ma trattare i richiedenti asilo come un problema di ordine pubblico per le autorità e non come persone che hanno diritto alla protezione apre la strada alla deumanizzazione" (Discriminazione, un attacco al cuore dei diritti umani).

Una particolare importanza per i diritti dei minori in generale e quindi anche dei diritti dei minori migranti riveste il testo della Convenzione dei Diritti del Fanciullo.(CRC )

Come ci ha insegnato Norberto Bobbio, quando si parla di diritti fondamentali si parla del dover essere anche se l'essere resta ancora abbastanza lontano dalla piena realizzazione sancita dal diritto. C'è sempre qualche ostacolo che si frappone fra questo essere e il dover essere e che ne limita la piena realizzazione. E' compito della politica, della buona politica e della buona amministrazione rimuovere quegli ostacoli, come ostinatamente ribadisce in più punti anche il dettato costituzionale esplicitamente o implicitamente. Vediamo solo due esempi:

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Mentre stavo scrivendo queste note avevo ancora nelle orecchie l'eco delle parole pronunciate dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi all'assemblea della FAO

Una società che spende centinaia di miliardi in armamenti e consente che ogni anno muoiano di fame cinque milioni di bambini è una società malata di egoismo e di indifferenza.

Una società malata può essere curata e riabilitata. Esistono le cure, i metodi e le risorse perché questo avvenga ed è giusto confidare che questo percorso possa essere intrapreso e, se non condotto a termine, almeno sostenuto con forza nel campo internazionale e nel nostro stesso Paese.

Ma non possiamo nasconderci alcuni segnali negativi che inducono al pessimismo.

Gli obiettivi del millennio proclamati nel 2000 sono in grave ritardo di realizzazione rispetto alle tappe previste specialmente in alcune regioni della Terra.

Anche la CRC approvata dall'ONU il 20 Novembre del 1989 è ancora un testo la cui attuazione è molto lontana dal realizzarsi per troppi bambini e adolescenti nel mondo.

Per troppi bambini e adolescenti l'esclusione sociale è ragione della mancata fruizione dei loro diritti.

L'esclusione sociale dei minori è la violazione sistematica dei loro diritti sanciti dalla CRC in forza di qualche discriminazione in atto.

Su quali ne siano le cause si potrebbe parlare a lungo. Possiamo tentare di ricondurle a tre grossi ceppi:

La Povertà, la Guerra, la Violenza Istituzionale.
Tre grossi ceppi dai quali fioriscono molti rami di cui si potrebbe parlare a lungo…

Anche nel nostro Paese molti bambini e adolescenti, persone tra 0 e 18 anni, sono vittime dell'esclusione sociale.

I minori stranieri, ad esempio, anche se entrati clandestinamente nel nostro Paese, sono pur sempre soggetti di un diritto garantito dalla CRC secondo cui ogni decisione riguardante il minore deve essere presa tenendo conto del "superiore interesse del fanciullo" Questo deve valere in particolar modo quando le decisioni riguardano minori non accompagnati e deve prevedere il diritto del fanciullo ad esprimere la propria opinione che deve essere tenuta in debita considerazione.

Delle tante storie e vicende che si potrebbero raccontare ne estraggo solo due emblematiche all'inizio e alla fine dell'intervallo di età tra 0 e 18 anni che definisce la persona-fanciullo:

" Bambini appena nati che finiscono nei cassonetti o, come in uno degli ultimi casi di cronaca, nell'armadio di casa in cui la giovane mamma, una donna rumena in disperata solitudine, aveva rinchiuso il corpicino senza vita.


" Giovani studenti alla soglia della maggiore età espulsi dalla scuola che stavano per terminare all'ultimo o penultimo anno e costretti a cercarsi un lavoro per sfuggire all'espulsione in cui incorrerebbero con la legge Bossi-Fini e il suo regolamento attuativo.

Sul rispetto della CRC nei Paesi che hanno aderito si tengono periodicamente dei rapporti che vengono esaminati dal Comitato ONU predisposto al monitoraggio sullo stato di attuazione della CRC negli Stati parte.

L'ultimo rapporto è stato presentato dall'Italia nel 2002. Nello stesso anno è stato presentato anche un rapporto supplementare delle ONG, come previsto dalle norme di monitoraggio, e nel gennaio del 2003, il Comitato ONU ha dato la sua opinione sullo stato di attuazione della CRC in Italia formulando delle OSSERVAZIONI CONCLUSIVE.

Nelle note che seguono sono riportati alcuni passi di queste Osservazioni Conclusive nelle quali il Comitato dell'ONU invita le autorità italiane a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena attuazione della Convenzione e quindi alla piena fruizione dei diritti da parte di bambini e adolescenti.

Nella scelta delle citazioni si è concentrata l'attenzione su quei passi che riguardano i figli dei migranti, bambini e adolescenti a rischio di esclusione sociale per insufficiente attenzione alla loro condizione e, in definitiva, ai loro diritti, che possono essere realizzati solo rimuovendo gli ostacoli che si frappongono alla loro fruizione.

Le associazioni di volontariato e ONG che hanno predisposto il rapporto supplementare all'attenzione del Comitato ONU si sono costituite in un Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Questo Gruppo di Lavoro redige annualmente un Rapporto di aggiornamento sull'attuazione dei diritti dell'infanzia.

Da questo rapporto abbiamo estratto i passi più significativi in relazione ai diritti dei migranti e dei loro figli. Ogni capitolo si apre con le Osservazioni del Comitato ONU seguite dai commenti del gruppo di Lavoro e dalle esplicite raccomandazioni dello stesso Gruppo di Lavoro alle autorità italiane per completare l'attuazione della convenzione.

Il tempo volge al termine e non c'è il tempo per illustrare come meriterebbero le Osservazioni conclusive del Comitato ONU e le proposte del Gruppo di Lavoro delle ONG contenute nel rapporto

Mi limito a leggerne il sommario:

Le proposte di legge per l'istituzione di un Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza

La riforma del sistema della giustizia minorile

La riforma scolastica alla luce del principio della CRC di non discriminazione e di partecipazione

Il diritto all'istruzione per i minori appartenenti ai gruppi più vulnerabili

Misure speciali per la tutela dei minori appartenenti ai gruppi più vulnerabili.

. I minori stranieri non accompagnati

I minori rom

L'attuazione in Italia del protocollo opzionale alla CRC sulla vendita e la prostituzione di bambini e la pornografia rappresentante i minori

Vorrei solo segnalare l'importanza fondamentale del primo punto da cui dipendono in qualche modo tutti gli altri. L'istituzione del Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. Sei disegni di legge giacciono alla Camera e un testo unificato (da altri sei che ne erano stati presentati) è depositato al Senato dove però molto difficilmente potrà essere discusso in questo scorcio di legislatura. Le speranze che avevamo e che erano incoraggiate dallo stesso piano nazionale per l'Infanzia resteranno speranze e l'Italia non avrà ancora il Garante, come invece ha la maggior parte degli stati europei.

Non mi basta il tempo per parlare degli altri punti che rinvio alla lettura, per chi lo vorrà, del testo integrale che lascerò in segreteria.

Ho però il tempo per dirvi come è finita la storia di Ivan. O meglio di quello che io so ancora di quella storia. Ivan non ha frequentato il corso. Quando gli ho comunicato il risultato mi ha detto che era venuto per cercare di aver qualche informazione sulla prova ma che non avrebbe potuto frequentare il corso perché stava cercando un lavoro per l'estate.

Non so come sia andato il suo esame di ammissione all'Università. Ma sono sicuro che ha le risorse per farcela a vincere gli ostacoli che si frappongono al pieno esercizio dei suoi diritti.


I. Le proposte di legge per l'istituzione
di un garante nazionale
per l'infanzia e l'adolescenza

Il Comitato ONU raccomanda che l'Italia porti a fondo l'impegno di istituire un ombudsman nazionale indipendente per l'infanzia - se possibile come parte di un'istituzione nazionale indipendente a favore dei diritti umani e in accordo con quanto stabilito dai Principi di Parigi relativi allo status delle istituzioni nazionali per la promozione e la tutela dei diritti umani (Risoluzione dell'Assemblea Generale48/134) al fine di monitorare e valutare i progressi nell'attuazione della Convenzione. Dovrebbe trattarsi di una struttura accessibile ai minori, in grado di accogliere e trattare, con la dovuta sensibilità, le denunce di violazione dei diritti dei bambini, e dotata degli strumenti adeguati per potersi rivolgere agli stessi in modo efficace.Il Comitato raccomanda inoltre un adeguato raccordo tra le istituzioni a livello nazionale e regionale.
(Osservazioni Finali indirizzate dal Comitato ONU sui diritti
dell'infanzia all'Italia - CRC/C/15/Add.198, 31 gennaio 2003,
punti 14 e 15)*.
* La traduzione in italiano delle Osservazioni Finali utilizzata nel Rapporto
è quella del Centro nazionale di documentazione e analisi per
l'infanzia e l'adolescenza e quella curata da UNICEF Italia.

In Italia non è ancora operativa un'Istituzione nazionale indipendente a tutela dell'infanzia e dell'adolescenza, nonostante la sua creazione sia stata sollecitata dal Comitato ONU sui diritti dell'infanzia sia nelle Osservazioni Finali indirizzate al nostro Paese nel 2003 sia in quelle precedenti, e nonostante l'impegno assunto nel Piano d'azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2002-2004.
La mancata istituzione di tale figura disattende altresì quanto stabilito nei "Principi di Parigi" (Risoluzione Ass. Gen. ONU 48/134 del 1993) e nella Convenzione di Strasburgo sull'esercizio dei diritti dei minori1, nonché il punto 312 del documento conclusivo della Sessione Speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dedicata all'infanzia (UNGASS, maggio 2002), "Un mondo a misura di bambino". Numerosi sono anche i documenti adottati a livello europeo in cui si sollecita l'istituzione di un simile organismo3. Attualmente giacciono alla Camera sull'argomento i seguenti Disegni di Legge: C.695, C.818, C.1228, C.1999, C.3667, C.4242. Le numerose proposte di legge presentate in Senato, invece, sono confluite alla fine del 2004 in un testo unificato che ricomprende i disegni di legge S.1916, S.2461, S.2469, S.2649 e S.2703. Occorre però rilevare che le proposte di legge giacenti in Parlamento non garantiscono a questa figura la necessaria autonomia e indipendenza dal potere centrale nemmeno dal punto di vista finanziario. Infine bisogna constatare la scarsa priorità assegnata all'approvazione del testo unificato di cui sopra e la conseguente lentezza dell'iter parlamentare necessario alla sua approvazione. In alcune Regioni italiane si è assistito all'approvazione di leggi regionali istitutive di difensori, garanti o tutori per l'infanzia o di uffici/commissioni/strutture analoghe di promozione e controllo dei diritti dell'infanzia: Regione Marche (Legge 15/10/2002 n. 18); Regione Lazio (Legge 28/10/2002 n. 38); Regione Veneto (Legge 9/8/1988 n. 42), Regione Friuli Venezia Giulia (Legge 24/6/1993 n. 949 - art. 19), Regione Basilicata (Legge 17/4/1990 n. 15), Regione Abruzzo (Legge 14/2/1989 n. 15), Regione Piemonte (Legge 31/8/1989 n. 55, Regione Umbria (Legge 23/1/1997 n. 3), Regione Puglia (Legge 11/2/1999 n. 10) e recentemente la regione Calabria (Legge 12/11/2004 n. 28). Tuttavia solo nelle Marche, nel Friuli Venezia Giulia ed in Veneto vi è una figura di tutore/garante effettivamente attivo sul territorio. Purtroppo si riscontra di frequente disomogeneità tra le leggi regionali istitutive del garante relativamente a funzioni, struttura, coordinamento con la figura di un futuro Garante nazionale.


Il Gruppo di Lavoro raccomanda di: istituire il prima possibile il Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, con caratteristiche di autonomia e indipendenza, conformemente a quanto previsto dagli strumenti internazionali ratificati dal nostro Paese e da quelli europei cui l'Italia è vincolata a dare immediata applicazione; far sì che tutte le regioni si avviino verso l'istituzione di un Garante regionale per l'infanzia e adottino leggi regionali uniformi in materia; assicurare un adeguato coordinamento tra la figura del Garante nazionale e i garanti regionali.

II. La riforma del sistema della
giustizia minorile

Il Comitato ONU raccomanda che l'Italia, all'interno della riforma della giustizia minorile, integri pienamente i provvedimenti ed i principi della Convenzione, in particolare per quanto concerne gli articoli 37, 40, e 39, ed altre norme internazionali relative a quest'ambito, quali le Regole minime standard delle Nazioni Unite per l'amministrazione della giustizia minorile (Regole di Pechino), le
Linee guida delle Nazioni Unite per la prevenzione della delinquenza minorile (Linee Guida di Riyadh), le Regole delle Nazioni Unite per la protezione dei minori privati della libertà e le Linee Guida di Vienna per l'intervento sui minori all'interno del sistema giudiziario penale. In particolar modo:

a) adotti tutti i provvedimenti necessari, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e un'adeguata formazione del personale interessato, al fine di prevenire ed eliminare la discriminazione nei confronti dei minori di origine straniera e dei minori Rom;
b) permetta ispezioni periodiche ai Centri di accoglienza e agli Istituti penali minorili, da parte di organismi imparziali e indipendenti, e garantisca che ogni minore privato della propria libertà, abbia accesso a procedure di reclamo indipendenti, accessibili e child-sensitive;
c) offra agli addetti dell'amministrazione della giustizia minorile una formazione riguardo i diritti dei minori.
(CRC/C/15/Add.198, 31 gennaio 2003, punti 51,52,53)

L'Italia pur avendo dato riconoscimento al principio dell'interesse superiore del minore, con la sentenza n. 1 del 16 gennaio 2002 della Corte Costituzionale e avere adottato, dopo la ratifica della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, leggi innovative a tutela dei diritti dei minori,4 presenta oggi un sistema di giustizia minorile obsoleto e ancora non pienamente conforme:1) ai principi della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (in particolare a quelli indicati nell' Art. 3 / Art. 4 Art. 12 / Art. 16); 2) alle Regole Minime ONU relative all'amministrazione della giustizia minorile penale (in particolare Art. 2, Art. 14, Art. 17, Art. 18); 3) alla Convenzione Europea sull'esercizio dei diritti dei minori, per quanto concerne l'ascolto del minore in tutti i procedimenti giudiziari che lo riguardano; I Tribunali per i minorenni esistenti in Italia, costituiti con legge del 1934, sono in numero limitato sul territorio nazionale, presentano malfunzionamenti e carenze di specializzazione. Nel 2002 sono stati presentati alla Camera due DDL governativi - n. 2501 e n. 2517 - di riforma del sistema della giustizia minorile. Essi, dopo un aperto schieramento contrario delle associazioni interessate e a seguito di un4 Legge 285/1997, Legge 451/1997 e Legge 269/1998. acceso dibattito parlamentare, sono stati respinti in quanto in parte non rispondenti al dettato costituzionale, "limitativi" nel loro tentativo di riforma e soprattutto privi di adeguate risorse finanziarie, che consentano di realizzare quel sistema giuridico specifico, rispondente alle esigenze dei minori, di cui il Paese necessita. Dopo la bocciatura alla Camera del progetto di Riforma Castelli, a gennaio 2004 sono stati presentati in Senato due Disegni di Legge - S2570 e S1338 - di riforma dei Tribunali minorili, la cui discussione non è ancora iniziata.Ad oggi in Italia non è stata avviata una riforma sulle modalità di esecuzione delle pene attribuite ai minori né la modifica della Legge 30/2001, per consentire a tutti i bambini e alle detenute madri di scontare la pena detentiva in un luogo diverso dal carcere, né una modifica della Legge 189/2002 (Legge Bossi Fini), che dia la possibilità alle detenute madri straniere, al termine della loro penadetentiva, di ottenere la revoca dell'espulsione automatica, qualora abbiano compiuto un percorso di risocializzazione positivo, e i loro figli siano stati inseriti in un percorso scolastico.Appare evidente che i minori nel nostro ordinamento non vengono pienamente riconosciuti quali "soggetti portatori di diritti"come indicato dalla Convenzione ONU: manca una normativa "organica" che disciplini le ipotesi di intervento e di ascolto del minore nei procedimenti giudiziari ed amministrativi che lo riguardino. La Convenzione di Strasburgo, ratificata con la Legge 20 marzo 2003 n. 77, è stata infatti applicata ad un numero di procedimenti civili limitati e scarsamente rilevanti ai fini dell'ascolto, del rispetto delle opinioni e della più ampia tutela dei diritti dei minori in Italia. Nello specifico, è stata applicata ai seguenti articoli del Codice Civile: w art. 145 c.c. (intervento del giudice in caso di disaccordo fra i coniugi circa l'indirizzo della vita familiare);w art. 244 ultimo comma, c.c. (azione di disconoscimento promossa dal curatore speciale dell'ultrasedicenne); w art. 247 ultimo comma, c.c.(legittimazione passiva nel-l'azione di disconoscimento, nel caso di morte del presunto padre o madre o figlio);w art. 264 comma 2, c.c (autorizzazione del figlio ultrasedicenne ad impugnare il riconoscimento).w art. 274 c.c. (ammissibilità dell'azione giudiziale di paternità);w art. 322 c.c.(annullabilità degli atti compiuti dai genitori in nome e per conto del figlio minore senza le autorizzazioni necessarie); w art. 323 c.c. (atti vietati ai genitori).In campo penale mancano norme che riformino l'esecuzione penale minorile, affinché tenda, conformemente all'art. 39 e 40 della Convenzione ONU e in un'ottica riparativa, al "recupero del minore deviato" attraverso provvedimenti alternativi alla pena. Carente è la formazione degli operatori della giustizia minorile. Carente è anche l'attenzione del legislatore italiano al "minore straniero",che viene in contatto con il sistema della giustizia minorile, così come mancano strutture indipendenti che effettuino un monitoraggio costante delle condizioni di detenzione minorile. La recente Relazione ufficiale sull'amministrazione della giustizia in Italia relativa al 2004 evidenzia infatti l'esigenza di un complesso di norme che regolamenti l'esecuzione delle pene riguardanti i minori; inoltre sottolinea che la maggioranza dei minori tratti in arresto nel nostro Paese - perché colti in flagranza di reato -sono stranieri, per lo più extracomunitari e Rom, che non si possono avviare verso percorsi alternativi alla pena, a causa della mancanza di comunità pubbliche, pur previste dal 1988 con DPR n. 448.
Il Gruppo di Lavoro raccomanda:
………… la promozione di azioni di prevenzione, attraverso la realizzazione di specifici programmi, valorizzando le buone pratiche in atto in alcuni Comuni italiani e prestando una particolare attenzione ai ragazzi/e a rischio.

III. La riforma scolastica alla luce
del principio della CRC di non
discriminazione e di partecipazione

Il Comitato Onu raccomanda che l'Italia (CRC/C/15/Add.
198, 31 gennaio 2003, punto 44):
…………….
b) adotti tutti i provvedimenti necessari al fine di eliminare le disparità nei risultati scolastici tra ragazze e ragazzi e tra minori provenienti da diversi gruppi sociali, economici o culturali, e di garantire a tutti i minori un'eguale qualità di istruzione;
…………..
Il 12 marzo 2003 è stata approvata in Senato la Legge delega al Governo 53/2003 per la definizione delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale.…………………………..è possibile svolgere le seguenti considerazioni.
Per quanto attiene al principio di non discriminazione, la Legge delega, nel garantire il diritto all'istruzione e alla formazione professionale, non fa alcun riferimento a categorie di minori svantaggiati (quali ad esempio minori stranieri, minoranze etniche, in particolare minori Rom, minori stranieri non accompagnati, minori in situazioni di disagio socio-economico e minori adottati o in affidamento) e indica solo gli interventi, a norma della Legge 104/1992, per favorire l'integrazione dei minori disabili.
Inoltre tale Legge, nell'individuare i criteri a cui dovrà ispirarsi il sistema educativo d'istruzione e formazione, trascura la dimensione globale a cui dovrebbe richiamarsi ogni questione educativa, culturale, sociale, economica e l'esistenza di minori provenienti da Paesi extra-europei che non devono necessariamente sviluppare la coscienza storica e il senso di appartenenza alla civiltà europea.…………………………….Tutto questo contribuirà ad aumentare la disparità tra gli studenti a discapito di quelli più svantaggiati.…………………………………………………….Questo tipo d'impostazione rischia di aumentare le discriminazioni tra gli allievi che provengono da famiglie più ricche o con un buon grado di cultura e gli allievi le cui famiglie sono culturalmente e socialmente più modeste, tra allievi provenienti da famiglie italiane e allievi provenienti da famiglie straniere, accentuando le disparità e le disuguaglianze socio-culturali…………..

Il Gruppo di Lavoro raccomanda:
……………………………………………………………………………………………………………
- lo sviluppo di attività volte a promuovere l'inter-cultura e favorire l'integrazione degli studenti provenienti da paesi extraeuropei;
- lo sviluppo di processi di partecipazione attiva e di consultazione degli studenti, che non siano solo formali, occasionali o prerogativa di gruppi ristretti.………………………………..

?? IL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE PER I MINORI
APPARTENENTI AI GRUPPI PIÙ VULNERABILI
………………………………………………………..I minori stranieri: nell'anno scolastico 2003-2004 gli alunni stranieri presenti nelle scuole erano 282.683 con una percentuale del 3,5% sul totale della popolazione scolastica, mentre nell'a.s. 1992/1993 erano poco più di 30.000. La maggioranza proviene da Albania, Marocco, ex Jugoslavia con una notevole progressione della Romania e dell'Ecuador. Il 90,5% di alunni stranieri erano iscritti nelle scuole statali, mentre il restante 9,5% in scuole non statali.
La più elevata presenza di alunni stranieri ha riguardato la scuola primaria (40%), mentre l'area geografica del Paese con la percentuale più alta di alunni stranieri rispetto alla popolazione scolastica di riferimento, si è confermata essere il Nord-Est con un'incidenza del 6,1%, e un picco massimo dell'8,5% nel primo anno scolastico6. La rapida crescita della presenza di alunni stranieri, dovuta alla recente natura del flusso migratorio, ha posto in evidenza la necessità di favorire una migliore integrazione scolastica, e garantire il diritto all'istruzione/educazione a tutti i minori presenti nel territorio italiano. I minori stranieri provengono da esperienze molto differenti tra loro, alcuni ad esempio sono figli "di seconda generazione " nati in Italia, mentre altri sono arrivati in Italia recentemente, da soli o con la loro famiglia, ed altri ancora sono giunti in Italia ai fini del ricongiungimento familiare.
Per questi ultimi la scarsa conoscenza della lingua italiana costituisce un aspetto cruciale da considerare per pianificare interventi educativi di accoglienza ed inserimento. Andrebbe potenziato il numero di mediatori linguistici, così come i percorsi di educazione interculturale che si avvalgono di mediatori culturali qualificati………………..
Minori Rom: solo il 30-40% dei minori in età scolare è iscritto, sul territorio nazionale, alla scuola primaria dell'obbligo, mentre tale percentuale decresce sensibilmente nella scuola secondaria di primo grado, fino a quasi sparire del tutto nelle superiori.…………………………………………………………….L'arrivo consistente di comunità di Rom rumeni pone con sempre maggiore rilevanza il tema della difficoltà di inserimento o addirittura del rifiuto, da parte di singoli istituti scolastici, per il numero eccessivo di richieste d'iscrizione, per la mancanza di facilitatori e mediatori culturali e per la riluttanza dei minori che in gran parte non frequentano la scuola, finendo per praticare il mangèl (questua) lungo le strade o nelle metropolitane, con il conseguente sviluppo della micro-criminalità e dello sfruttamento. Molto spesso inoltre, all'interno delle scuole dell'obbligo, i docenti non tengono in considerazione il fatto che i minori Rom, all'ingresso della scuola primaria, hanno una scarsa conoscenza della lingua italiana, e conseguentemente non si predispongono strategie opportune per l'apprendimento dell'italiano. Un'ulteriore difficoltà è data dal fatto che in molti casi i genitori, essendo analfabeti o con un basso livello d'istruzione, non aiutano e non incentivano il figlio a migliorare il suo apprendimento.

Il Gruppo di Lavoro raccomanda:
la previsione di garanzie per un effettiva integrazione
e scolarizzazione dei minori stranieri e delle minoranze
etniche, in particolare rom, predisponendo:
- adeguate risorse umane ed economiche;
- programmi e misure di sostegno, anche extrascolastici,
idonei; ………………………………………

misure speciali per la tutela dei minori:
i minori appartenenti ai gruppi più vulnerabili

Il Comitato ONU raccomanda che l'Italia continui a dare priorità e ad orientare le risorse ed i servizi sociali per i minori appartenenti ai gruppi più vulnerabili.
(CRC/C/15/Add.198, 31 gennaio 2003, punto 21(e)

Il Gruppo di Lavoro ha ritenuto importante focalizzare la propria attenzione sui minori appartenenti ai gruppi più vulnerabili, come evidenziato dal Comitato ONU nelle proprie raccomandazioni al Governo italiano. In particolare verrà brevemente esaminata la condizione dei minori economicamente svantaggiati, dei minori stranieri,rom e disabili, con la necessaria premessa che i minori appartenenti a questi gruppi hanno gli stessi diritti di tutti i minori, ma potrebbero necessitare di qualcosa di differente per poter accedere a tali diritti. Occorre sempre tener presente che tutti gli articoli della CRC e i relativi diritti si applicano a tutti i minori, e dunque anche ai minori appartenenti ai gruppi più svantaggiati, per i quali però, in considerazione della loro particolare vulnerabilità, sono previsti anche degli specifici articoli della CRC.

II. I minori stranieri
?? I MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI


I minori stranieri non accompagnati sono quei minori stranieri che si trovano in Italia privi di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili, in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano6. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Comitato Minori Stranieri7 a metà del 2003, i minori stranieri non accompagnati registrati risultavano essere circa 7.000.
I minori stranieri non accompagnati giungono in Italia dopo giorni di viaggio, in condizioni fisiche e psicologiche precarie, il che rende più problematico il loro impatto con un ambiente e una cultura diversa da quella di provenienza, soprattutto tenuto conto della mancanza di riferimenti affettivi. Alcuni di questi minori sono vittime di sfruttamento sessuale o lavorativo (nell'ambito dell'accattonaggio o di attività illegali quali furti e spaccio). Una piccola parte di minori stranieri non accompagnati fa richiesta di asilo al momento dell'arrivo in Italia. Una volta identificati, e dimostrata la minore età, i minori devono essere segnalati al Comitato Minori Stranieri, che deve disporre le indagini nel paese d'origine e, nel caso sia nel suo superiore interesse, il rimpatrio assistito.
I tempi di attesa per le indagini sono lunghi a causa delle difficoltà oggettive in cui queste si svolgono. Non è chiaro se il Comitato, laddove proceda al rimpatrio, risponda a delle logiche dettate da politiche migratorie, piuttosto che dall'effettivo superiore interesse del minore, la cui opinione deve essere tenuta in debito conto durante la procedura. La maggior parte dei minori stranieri non accompagnati è presente sul territorio italiano in condizione irregolare, sia perché i minori spesso non vengono intercettati in frontiera (molti entrano in Italia come falsi figli di passeurs), sia perché, quando entrano in contatto con le istituzioni, sono molti i ragazzi che rifiutano i percorsi di integrazione e si allontanano dalle strutture in cui vengono inseriti9. Una parte di questi minori sono vittime di traffico e tratta, e si constata come non vi siano interventi adeguati per contrastare lo sfruttamento e favorire il loro inserimento in percorsi di integrazione.
…………….
8 Non è chiaro il motivo delle poco numerose richieste d'asilo presentate
da minori: preoccupazione viene espressa dagli operatori rispetto
alla mancanza di adeguata informazione in proposito da parte delle
autorità preposte e alla mancanza in Italia di una legge organica
sull'asilo.
9 Si calcola che nella capitale siano circa 2mila i minori stranieri; solo
nel 2004 sono stati più di mille i ragazzi registrati nelle pronte accoglienze:
il numero è ben maggiore se si considera che l'82% si è allontanato
dai centri di accoglienza………………………..

Rispetto al permesso di soggiorno, prevale la condizione di minore rispetto alla condizione di straniero: per questo motivo viene emesso un permesso di soggiorno "per minore età"10. Al compimento della maggiore età, diventa però problematico ottenere un permesso di soggiorno in quanto questo è fatto largamente dipendere da decisioni del Comitato Minori Stranieri che raramente si esprime al riguardo: di conseguenza i neo-maggiorenni vengono lasciati in condizione di irregolarità. In maniera diversa rispetto alla linea tenuta dal Comitato si è espressa la Corte Costituzionale, la quale ha affermato che il permesso può essere rilasciato alla maggiore età a coloro che sono stati sottoposti a tutela. La poca chiarezza e il lungo periodo di attesa del Regolamento di Attuazione della Legge 189/200211 hanno reso la normativa suscettibile di interpretazioni: la prassi rispetto alle procedure che riguardano l'identificazione, l'accoglienza e l'integrazione del minore straniero non accompagnato sono differenti da regione a regione. La diversità delle procedure si evidenza, ad esempio, nei provvedimenti dei Tribunali per i minorenni rispetto all'affidamento e all'apertura di tutela. Le possibilità di integrazione dei minore stranieri viene ostacolata, oltre che dalla normativa poco chiara e dalla prassi, anche dai ritardi nei rilasci di provvedimenti di tutela e/o affidamento, che costituiscono requisiti per l'ottenimento del permesso di soggiorno.Richiede infine particolare attenzione la questione legata al sistema della giustizia minorile: i minori stranieri che sono transitati nei CPA durante il 2004 sono stati 2.279, rappresentando il 59% di tutti i minori entrati e transitati nei CPA a livello nazionale12. Guardando alle più grandi città italiane, le percentuali di stranieri sul totale dei minori transitati nei centri aumentano fino ad arrivare all'81,6% di Torino, l'82,3% di Roma e il 76% di Milano.Per quanto riguarda i minori stranieri che entrano nel circuito penale, si rileva un'applicazione della detenzione
molto più frequente rispetto ai minori italiani e un elevato fallimento dei percorsi di reinserimento sociale: nel solo territorio di Roma, nel 2004, nell'Istituto Penale Minorile sono entrati 60 minori italiani e 269 stranieri, ovvero l'81% sul totale degli ingressi13.

Il Gruppo di Lavoro raccomanda di:
- mettere in atto politiche che favoriscano l'emersionedei minori dalla loro condizione irregolare, la loro partecipazione a progetti di integrazione, il contrasto allo sfruttamento e la prevenzione della devianza minorile;
- modificare le norme e le prassi in modo che i minori possano ottenere un permesso di soggiorno durante la minore età e mantenerlo fino al compimento dei 18 anni, per poi rinnovarlo affinché possano lavorare;
- rendere più rapide le decisioni sul rimpatrio e adottare criteri affinché sia deciso nel superiore interesse del minore;
- migliorare le condizioni di accoglienza;
- adottare misure per favorire il reinserimento sociale dei minori sottoposti a procedimento penale.………………………………..

III. I minori rom

Il Comitato ONU rimane preoccupato per la difficile situazione sociale dei bambini rom, ed il loro limitato accesso ai servizi sanitari ed educativi. Il Comitato vede inoltre con grande preoccupazione la discriminazione in danno di questo gruppo di minori, alle volte da parte dello stesso personale dello Stato parte. Il Comitato raccomanda che l'Italia sviluppi, in cooperazione con le Associazioni e/o ONG rom, politiche attive e programmi globali per prevenire l'esclusione sociale e la discriminazione, per permettere ai minori rom di godere appieno dei propri diritti, ivi compreso l'accesso all'istruzione ed ai servizi sanitari.
(CRC/C/15/Add.198, 31 gennaio 2003, punti 54 e 55)
Sul numero dei rom, sinti e caminanti non esistono censimenti precisi, ma stime che mettono in luce profondi elementi di disuguaglianza ed esclusione. In Italia vi sono 27 comunità17 tra loro distinte per provenienza, religione, professioni esercitate, formate per circa la metà da italiani di antico insediamento e per l'altra metà da profughi ed emigranti giunti tra la prima e la seconda guerra mondiale dalle aree di confine con le regioni nord orientali, la cui comune "identità" poggia quasi esclusivamente su fattori linguistici. All'interno del variegato e complesso mosaico della società rom in Italia emergono in modo dirompente gli effetti di una ripresa dell'emigrazione dai paesi dell'Europa orientale e dell'area balcanica, in particolare dalla Romania, dove si calcola che tra i due e i tre milioni siano rom, circa il 10% della popolazione totale e quasi un quarto di quella rom europea. La mancanza di appropriate politiche di integrazione ha relegato molti gruppi rom, in particolare quelli di provenienza balcanica, in una condizione di marginalità economica, sociale e culturale. La condizione dei minori è in stretta relazione con quella della famiglia di appartenenza, del "gruppo", ovvero dei rapporti con la comunità territoriale che hanno forti ricadute sul piano sociale, dell'educazione e della salute. Si sottolinea la presenza sul territorio di fasce di popolazione rom che normalmente non usufruiscono dei servizi sanitari, o vi si rivolgono solo per prestazioni urgenti. Infatti, le drammatiche condizioni di vita proprie di chi vive questa situazione agiscono negativamente sulla tutela della salute, in particolare delle giovani ragazze madri e dei minori. Gli indici relativi ai tassi di natalità, morbilità, mortalità rilevati nei diversi gruppi rom sono, in molti casi, drammaticamente accostabili a quelli dei Paesi in via di sviluppo. Spesso l'accesso al sistema sanitario è rappresentato solo dal pronto soccorso ospedaliero, per le sue caratteristiche di visibilità, accessibilità ad ogni orario, gratuità, assenza di controllo di documenti, per la possibilità di accompagnamento e di solidale permanenza accanto al paziente. Il ricorso a tale struttura avviene, dunque, nel momento di conclamata necessità (fatti traumatici o l'apparire di
sintomi acuti della malattia), mentre affezioni anche gravi rimangono ignorate per lungo tempo.
I dati di dimissione ospedaliera relativi ai ricoveri evidenziano inoltre frequenti ospedalizzazioni in età pediatrica, soprattutto nel corso del primo anno di vita, con una predominanza di ricoveri per malattie infettive, respiratorie e per patologie neonatali. Per comprendere appieno l'importanza di questi dati, occorre tenere presente che, a seconda delle comunità, la popolazione sotto i 14 anni oscilla tra il 48 e il 52 % del totale e che solo il 2,5 - 3,0 %
supera i sessant'anni. Esiste inoltre una stretta correlazione fra profilo epidemiologico dei problemi di salute e fattori di rischio socio ambientali che danno luogo a fenomeni di emarginazione o anomia sociale. Bisogna puntare l'attenzione sulla mediazione tra due culture femminili diverse: quella fortemente innovativa delle operatrici dei servizi territoriali del settore maternoinfantile e la specifica cultura del corpo, della sessualità, della gravidanza, del parto e dell'accudimento e crescita dei bambini di cui sono portatrici le romnì, le donne rom. In questa dinamica di interscambio culturale assumono un ruolo centrale i servizi dell'area della famiglia, infanzia ed età evolutiva, in relazione agli scenari demografici (soprattutto se si pensa al sempre più consistente fenomeno migratorio) e ai bisogni di prevenzione. Pertanto è necessario il superamento di un modello di intervento solo di tipo emergenziale e per questo frammentario. Negli ultimi anni si è registrato poi un incremento di minori rom autori di reato presenti negli istituti penali minorili, con una percentuale elevata di giovani ragazze. La durata della permanenza è mediamente maggiore a quella dei ragazzi "italiani" a causa della difficoltà nell'ottenere misure alternative alla detenzione, come l'affidamento ai servizi sociali o alle stesse famiglie rom. I servizi sociali si dimostrano spesso incapaci di adattare gli interventi alle caratteristiche specifiche di queste comunità, per la mancanza di adeguate conoscenze, per l'eccessiva rigidità dei modelli operativi, la condizione abitativa precaria, con il conseguente ricorso a percorsi di tipo quasi esclusivamente sanzionatorio. Altro fenomeno in forte ripresa tra i bambini rom è il mangèl (la questua) praticato nei centri urbani, talvolta con i propri genitori, sui tram, agli angoli delle strade, nelle metropolitane, che costituisce un vero e proprio stile di vita dell'intera famiglia dettato dalla povertà materiale e culturale, senza tuttavia che si verifichino violenze né episodi di vero e proprio sfruttamento. Complessa è poi la questione della scolarizzazione dei minori rom, ed alto è il tasso di dispersione scolastica. Sebbene la Circolare Ministeriale n. 207 del 1986 abbia sancito il diritto dei bambini rom a frequentare la scuola dell'obbligo, impegnando lo Stato ad elaborare interventi specifici, sono poche le scuole in grado di svolgere attività integrative, così come sono scarse le iniziative di formazione e sensibilizzazione del corpo insegnante ed è raro l'impiego di mediatori culturali.

Il Gruppo di Lavoro raccomanda di:
- rendere note le azioni intraprese per favorire l'integrazione dei minori rom;
- adoperarsi per garantire il lavoro di rete tra i servizi sociali, sanitari, educativi, e le associazioni presenti sul territorio, al fine di facilitare gli interventi programmati, consolidare i servizi esistenti e allargare la sperimentazione a nuovi ambiti dove risultano essere presenti insediamenti di popolazione rom e sinti;
- promuovere un monitoraggio da parte dei CSA provinciali per programmare l'inserimento dei minori rom attraverso il coinvolgimento di un numero significativo di scuole, evitando in tal modo che si costituiscano dei "poli" privilegiati, la costituzione di pluriclassi "differenziali" etc.;
- promuovere la formazione del personale scolastico, la formazione e l'inserimento di mediatori culturali;
- istituire servizi di mediazione culturale sanitaria, con la presenza di mediatrici sanitarie rom, che sono tra i soggetti più autorevoli per agire consapevolmente all'interno della propria cultura e comunità.

l'attuazione in italia del protocollo opzionale
alla crc sulla vendita e la prostituzione di
bambini e la pornografia rappresentante i minori
L'Italia ha ratificato il Protocollo Opzionale alla CRC sulla vendita di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia rappresentante i bambini con la Legge 46/2002.Il Protocollo prevede che, entro due anni dall'entrata invigore, il Governo debba redigere un rapporto per il Comitato
ONU in cui vengano indicate dettagliatamente quali misure siano state adottate per dare attuazione alle disposizioni previste dal Protocollo. Successivamente le informazioni relative all'applicazione del Protocollo saranno inserite nel Rapporto periodico sull'attuazione della CRC che il Governo invia ogni cinque anni al Comitato ONU. Nel maggio 2004, il Comitato Interministeriale dei Diritti Umani del Ministero degli Affari Esteri ha inviato il primo rapporto. Il Gruppo di Lavoro intende contribuire al monitoraggio compiuto dalle istituzioni, focalizzando l'attenzione su alcune delle questioni sollevate nel rapporto governativo sulla condizione dello straniero

Durante il semestre di Presidenza italiana del consiglio dell'Unione Europea (giugno-dicembre 2003) è stata data rilevanza ai diritti dell'infanzia, grazie alla particolare attenzione rivolta al tema da parte dei Ministeri coinvolti nell'organizzazione dell'agenda politica del semestre. Oltre al consueto incontro dell'Europe dell'enfance (Lucca, settembre 2003), che vede riuniti i rappresentanti dei Ministeri europei responsabili per l'infanzia, è stato organizzato anche un ulteriore incontro interministeriale, dedicato ai diritti dell'infanzia, in collaborazione con il Governo francese (Parigi, 20 novembre 2003); il Forum sui diritti umani è stato dedicato ai minori, e ChidONEurope1
(la cui istituzione e sviluppo sono stati fortemente sostenuti dal Governo italiano) ha organizzato un seminario sui minori stranieri non accompagnati. Infine un importante risultato è stato raggiunto con l'adozione delle Linee Guida europee sui minori nei conflitti armati, che rappresenta il primo documento a livello europeo adottato in materia. Tuttavia occorre anche sottolineare come durante il semestre la centralità del dibattito sia stata spesso assunta dalla "famiglia", piuttosto che dai minori, secondo un impostazione conservativa che stenta a riconoscere appieno i bambini e gli adolescenti come soggetti di diritti e i documenti adottati siano stati di scarsa incisività. In particolare, e con riferimento ai due suddetti incontri interministeriali, si rileva che dall'incontro di Lucca è emersa una dichiarazione di principi, alla quale peraltro non è stata data ampia pubblicità, e sulla quale non è stato attivato alcun percorso di follow up o di monitoraggio, mentre il meeting di Parigi si è concluso senza l'adozione di alcun documento ufficiale.

IV. La tratta dei minori

Il Comitato ONU vede con preoccupazione l'elevato numero di bambini vittime di traffico sessuale in Italia. IComitato raccomanda che l'Italia: si impegni per prevenire e combattere la tratta di minori per scopi sessuali, in conformità con la Dichiarazione e l'Agenda per le azioni, e l'Impegno globale adottato ai Congressi mondiali contro lo sfruttamento sessuale del 1996 e 2001.
(CRC/C/15/Add.198, 31 gennaio 2003, punti 49 e 50)

Molto importante in materia è stata l'emanazione della Legge 228/2003, che conferma la volontà dell'Italia di recepire le disposizioni contenute nella Decisione Quadro 2002/629/JHA del Consiglio Europeo, del 19 luglio 2002, sulla lotta al traffico di esseri umani, prevedendo l'inasprimento
delle pene nel caso di tratta di minori, il principio di extraterritorialità, la protezione speciale del minore sia durante che al di fuori del procedimento, una maggiore flessibilità delle indagini. La Legge 228/2003, però, presenta delle criticità che rischiano di inficiarne notevolmente l'impatto. Per quanto concerne le fattispecie di reato, infatti, si rileva che: per la sussistenza del reato di riduzione in schiavitù, il nuovo art. 600 introdotto dalla Legge 228/2003 richiede, oltre allo stato di schiavitù, quello di soggezione, spesso molto difficile da provare, soprattutto se la vittima è un minore. Occorre quindi un'interpretazione estensiva della norma, che permetta di riconoscere lo stato di assoggettamento anche laddove vi siano sporadici casi di libertà della vittima, se è comunque privata del suo libero arbitrio…………

Il Gruppo di Lavoro raccomanda:
la ratifica del Protocollo di Palermo (Protocollo addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini, 2000, Palermo);
l'adozione di procedure per identificare i minori vittime di tratta, in collaborazione con i paesi di provenienza, tenendo in debita considerazione il fatto che in molti di questi paesi non esiste un'anagrafe e che alcuni di questi minori sono resi ancora più vulnerabili dal non essere mai stati registrati;
il finanziamento del Fondo AntiTratta con le risorse reviste dall'art. 12 della Legge 228/2003.

V. Prostituzione minorile

La prostituzione minorile femminile straniera presenta, per molti versi, caratteri comuni a quella adulta, tanto nelle modalità di svolgimento che nelle motivazioni che la determinano. Tuttavia, è innegabile come la minore età rappresenti un indizio assai significativo di un possibile sfruttamento o di un'avvenuta tratta. I contesti in cui si svolge sono principalmente la strada, per ciò che riguarda le ragazze di nazionalità nigeriana, e l'appartamento per le minori aventi altra nazionalità, in particolare rumena. Difficilmente una ragazza minorenne esercita la prostituzione nei locali notturni, preferendo il gestore attendere il compimento dei 18 anni. La prostituzione minorile femminile rappresenta una porzione importante del fenomeno prostituivo (circa il 10%).La prostituzione minorile maschile straniera, nella sua massima parte, è esercitata all'aperto (in particolare nelle stazioni ferroviarie). La fascia di età interessata è di norma più bassa (dai 13 ai 17 anni), riguarda in particolare ragazzi rumeni rom, e in misura minore ragazzi provenienti dal Nord-Africa, dai balcani, dall'Albania. Le caratteristiche, le motivazioni e i possibili interventi sono molto differenti dal contesto noto della prostituzione straniera femminile. Il fenomeno è comunque molto diffuso, anche se quasi del tutto ignorato, e si tende spesso a semplificarlo nel fenomeno della tratta o della "pedofilia", ignorandone in tal modo le peculiarità e la sua tendenziale estraneità alla coercizione………………………………………
Per quanto riguarda i minori stranieri vittime di prostituzione coatta, il Governo italiano ha iniziato a dare una concreta risposta ai bisogni di tali vittime con l'introduzione della disciplina di cui all'art. 18 D.lg. 286/1998 e l'approvazione del suo Regolamento attuativo (D.P.R. 394/99)17. In forza del succitato art. 18, il Dipartimento per le Pari Opportunità ha finanziato specifici progetti di protezione sociale gestititi da enti locali e organizzazioni del privato sociale. Dal 2000 fino all'agosto 2004, sono stati realizzati 296 progetti di protezione, grazie a cui sono state accolte e assistite 6.781 vittime di tratta, di cui 318 minorenni. In genere, nel corso degli anni il numero di minori inseriti nei progetti varia tra il 4 e il 6% del totale delle vittime di tratta e prostituzione coatta. Si tratta comunque di percentuali che non corrispondono al fenomeno, in quanto è più difficile che un minore intraprenda un percorso sulla base dell'art. 18, poiché la sua attività è di norma più nascosta e difficilmente raggiungibile dagli operatori. ……………………………………………….
Dal 2000 a tutto il 2004 sono stati 4.289 i permessi di soggiorno concessi in Italia per scopi di protezione sociale, dal 2003 si è confermata la tendenza all'abbassamento dell'età media delle vittime. Un punto critico, riguarda la lentezza dei tempi di rilascio del permesso di soggiorno, che spesso varia a seconda della regione, ma in media dal momento della richiesta al momento dell'ottenimento di tale permesso passano dagli otto ai dodici mesi, se non di più. Questa lentezza nelle procedure può interferire con il percorso di protezione sociale, tanto che il cammino della vittima verso l'autonomia rischia di interrompersi, non potendo accedere, ad esempio, a una attività lavorativa. Un altro grande limite registrato nella pratica risiede nella scarsa applicazione da parte di molte questure del cosiddetto percorso sociale, che consente l'accesso al programma senza l'onere della denuncia.
La politica repressiva del Governo verso la prostituzione di strada e l'immigrazione ha provocato effetti negativi quali: w il confinamento delle ragazze minorenni provenienti dall'Est europeo negli appartamenti, facilitandone lo sfruttamento e accentuando la loro ghettizzazione; un incremento della diffidenza nei confronti delle Forze dell'Ordine da parte delle ragazze minorenni nigeriane, indotte a celare la loro reale età e sottoposte di conseguenza al trattamento riservato alle cosiddette "clandestine", con l'effetto di accrescere la dipendenza verso gli sfruttatori; una grossa spinta alla mobilità dei ragazzi stranieri che si prostituiscono nei centri urbani e che, per sottrarsi alle continue retate, tendono a cambiare spesso città, rendendo più arduo il lavoro di contatto degli attori sociali. L'aspetto forse più criticabile risiede nella politica legislativa condotta con la Legge 189/2002 (Legge Bossi-Fini), il correlativo regolamento di attuazione e una corposa serie di circolari ministeriali, chiaramente tesa a ostacolare la regolarizzazione degli adolescenti (stranieri non accompagnati), il loro diritto al lavoro e soprattutto la loro progettualità: si rendono oscuri, incerti e impraticabili i percorsi di regolarizzazione del neo-maggiorenne, inducendo in tal modo il minore, privato di ogni diversa prospettiva, a instradarsi o permanere in un circuito prostitutivo.L'attività svolta dal Comitato minori stranieri risulta estranea alle necessità di identificazione e supporto delle persone minori che hanno esercitato, liberamente o meno,la prostituzione in Italia. amministrazione non è improntata alla basilare necessità di formare gli attori pubblici (e spesso il sociale "convenzionato") sui processi di identificazione e di supporto dei minori vittime di tratta, sfruttati ovvero semplicemente in difficoltà. Sarebbe importante valorizzare l'utilizzo sistematico della mediazione culturale, allo scopo di accrescere la preparazione e la capacità di intervento di tutti gli attori coinvolti, anche al fine di predisporre interventi precoci a supporto del minore. Sicuramente, si avverte l'urgenza di una maggiore attenzione verso il fenomeno della prostituzione minorile, nonché l'esigenza di un intervento specifico che tenga conto delle sue peculiarità e, in particolare, della necessità di intervenire sui traumi sviluppati dal minore, anche avvalendosi delle competenze maturate nel settore dell'assistenza e cura di minori vittime di abuso sessuale e maltrattamento.

Il Gruppo di Lavoro raccomanda:
la formazione delle Forze dell'Ordine relativamente alle tecniche di identificazione e supporto delle persone minori che si prostituiscono (non solo nei casi di sfruttamento, abuso o tratta, ma anche in quelli di prostituzione non coatta), nonché la definizione congiunta di procedure di raccordo fra tutti gli attori territoriali (FF.OO, servizi sociali pubblici e privati, etc.) nelle azioni di tutela;
l'elaborazione di una politica di ordine pubblico meno aggressiva nei confronti delle persone migranti che si prostituiscono (soprattutto in strada); il finanziamento di progetti tesi all'analisi e comprensione dello specifico fenomeno della prostituzione minorile maschile, nonché all'elaborazione di innovativi strumenti di riduzione del danno, tutela della salute e promozione delle opportunità;
l'emanazione di una circolare (ancor meglio un regolamento) che chiarisca definitivamente la possibilità e le modalità per gli adolescenti stranieri non accompagnati di regolarizzare la propria posizione amministrativa una volta divenuti maggiorenni;
il rafforzamento di modelli di intervento basati su un coordinamento a livello internazionale per rendere più efficienti le misure di contrasto nei paesi di origine, transito e destinazione, e a livello locale per migliorare gli interventi di rilevazione, assistenza, protezione e reinserimento sociale.



 

 


 N o t i z i e
  SI APRE LA CONFERENZA MONDIALE DEI GIOVANI ITALIANI NEL MONDO.   04/12/2008

Serata di benvenuto del Comune di Roma per i delegati  domenica 7 dicembre alle ore 19,30 presso l'Hotel Radisson ES.
Indetta nel luglio scorso dal Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, si svolgera’ a Roma presso la Fao dal 10 al 12 dicembre prossimo, la prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo che sara’ presieduta dal Ministro Frattini o dal Sottosegretario con delega per gli Italiani all’estero, Alfredo Mantica. La seduta inaugurale della Conferenza sarà ospitata dalla Camera dei Deputati e sarà aperta dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

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  "LINA MERLIN, FATA O STREGA ? ENTI LOCALI, PROSTITUZIONE, TRATTA, IL GIUSTO RAPPORTO TRA TUTELA DEI DIRITTI E SICUREZZA SOCIALE".   03/12/2008

Il prossimo 11 dicembre, dalle 9.00 fino alle 18.00, presso la sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana n.1301, si terrà un convegno seminario sul tema della tratta e della prostituzione dal titolo "Lina  Merlin, fata o strega? Enti locali, prostituzione, tratta, il giusto rapporto tra tutela dei diritti e sicurezza sociale ".
L'evento vedrà la partecipazione degli eletti della Regione, delle Province, del Comune di Roma e dei Municipi.
Sono stati invitati il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno e il Procuratore della Repubblica Luigi De Ficchy.

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  CONVEGNO DELLA CNE SUL PROTAGONISMO DELLE ASSOCIAZIONI ITALIANE ALL'ESTERO.   03/12/2008

Gli interventi di Consiglio (Acli), Coppotelli (Regione Lazio), Amoruso (Unaie), Ricci (Fiei), Prencipe (Cser), Di Mascio (Uim), Volpini (Acli), Simonetti (Consulta Basilicata), Chinedu (Consulta di Roma) Vedovelli (Università per Stranieri di Siena) e del senatore del Pd Micheloni.
"Allargare il campo d’azione dell’associazionismo italiano all’estero, perché possa confrontarsi con i cambiamenti avvenuti sul territorio, dovuti ai grandi processi economici, e con le esigenze delle ultime generazioni e delle nuove emigrazioni". Lo ha rilevato il vice presidente delle Acli Michele Consiglio durante il convegno della Cne "Le associazioni protagoniste all’estero", svoltosi venerdì scorso presso la sede della Regione Lazio.

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  CONVEGNO NAZIONALE CNE: "LE ASSOCIAZIONI COSTRUISCONO IL FUTURO" - RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL PRESIDENTE DELLA CNE RINO GIULIANI.   02/12/2008

Ci avviciniamo alla fine dell'anno, occasione di bilanci e di propositi per il futuro.
A tutto campo in questi ultimi mesi si è imposta nel confronto all'interno del mondo dell'emigrazione  la scelta del governo di ridurre drasticamente il disavanzo del bilancio dello stato anche attraverso una contrazione  severa  dei capitoli  riferiti agli italiani all'estero. I toni della discussione sono stati forti, a volte estremi, dentro e fuori del Parlamento .
Ad oggi tuttavia non si vede  all'orizzonte non dico una inversione di tendenza ma un ripensamento da parte dell'esecutivo nazionale.

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