Istituto Fernando Santi                                                 



   Convegni

 

 

 

 

 

 



La salute per tutti: quale ruole del SSN per gli immigrati?
Aldo Morrone, Responsabile del Servizio di Medicina Preventiva

INTRODUZIONE

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), da alcuni anni, definisce con il termine di Human Mobile Population, gli immigrati, i rifugiati, i richiedenti asilo, gli esuli, i lavoratori in transito, i viaggiatori, i turisti, cioè le persone che, a vario titolo, si spostano da un Paese all’altro. Secondo i dati dell’OMS, solo nel 1999 sono state oltre 900 milioni le persone che almeno una volta sono uscite dai propri confini nazionali. In particolare gli emigranti in cerca di lavoro sono stati 135 milioni. Un serbatoio di disperazione in crescita: negli anni Ottanta erano 70 milioni.

È stato affermato che la mobilità è il sale del progresso. In passato si credeva che a spostarsi fossero le idee, mentre le persone rimanevano dov’erano. Oggi è ormai chiaro a tutti che le idee camminano sulle gambe degli uomini.

Tra 60 e 70 mila anni fa, l’Homo sapiens aveva già raggiunto un livello di capacità tecnica tale da adattarsi a vivere in ambienti e regioni molto diverse. Mano a mano che una popolazione cresceva, fino a raggiungere la densità di saturazione, nasceva la spinta a muoversi alla ricerca di spazi vuoti.

La mobilità delle popolazioni ha da sempre caratterizzato tutta la storia dell’uomo, dal suo apparire sino ad oggi ed ha rimescolato costantemente la geografia umana e sanitaria del pianeta.

La realtà dell’immigrazione ha interessato solo da pochi anni l’Italia che, attualmente, dopo la Germania, la Francia e la Gran Bretagna, rappresenta il quarto Paese dell’Unione Europea per la consistenza numerica degli immigrati che ospita, con un’incidenza del 2,5% sulla popolazione residente, mentre la media nell’Unione Europea è del 5,1%.

 

L'Italia tra emigrazione ed immigrazione

 

Nel 1970, i principali Paesi esportatori di manodopera in direzione dei 6 principali Paesi importatori (Germania, Francia, Svezia, Belgio, Svizzera e Austria) erano l'Italia con 820.000 persone, la Turchia con 770.000, la Jugoslavia con 540.000, l'Algeria con 390.000 e la Spagna con 320.000.

Dopo la chiusura delle frontiere nei principali paesi di accoglienza dell’Europa occidentale, la popolazione straniera continuò a crescere per incremento naturale, per i ricongiungimenti familiari e per il protrarsi dell’afflusso di lavoratori stranieri entrati per vie diverse. 

Gli italiani attualmente emigrati all’estero sono oltre 4 milioni, ripartiti per il 56,2% in Europa, l’8,8% in Nord America, il 29,5% in America Latina, il 3,1% in Oceania e solo l’1,7% in Africa.

Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Affari Esteri relativi a ottobre 2000, gli italiani emigrati in Europa occidentale erano 2.207.638, per i tre quarti concentrati nei paesi dell’Unione Europea. Rispetto a tutti gli immigrati originari dei paesi dell’Unione Europea, gli italiani rappresentano un quarto del totale. In Germania superano il 36%, in Belgio il 42%, in Svizzera sono quasi la metà (45,35%) di tutta l’immigrazione comunitaria. Le più consistenti comunità di italiani sono insediate in Germania (688.120 italiani), Svizzera (587.790), Francia (377.777), Belgio (286.797) e Regno Unito (152.512).

Per gli altri continenti le stime del Ministero degli Affari Esteri indicano i seguenti valori:

¨      Nord America 346.440 persone, per circa il 62% negli Stati Uniti (214.677) e la restante parte in Canada (131.793);

¨      America latina 1.161.197 persone, presenti soprattutto in Argentina (570.055) e in Brasile (306.721);

¨      Africa 68.071 persone, per oltre la metà (38.537) concentrate in Sudafrica;

¨      Oceania 121.082, quasi tutti in Australia;

¨      Asia 26.191.

Il nostro paese ha vissuto per oltre un secolo l'esperienza delle emigrazioni, con tutte le conseguenze culturali, politiche e sanitarie che comportava. Dalla metà degli anni settanta si è invertito il flusso emigratorio dell'Italia e le immigrazioni sono diventate sempre più consistenti, assumendo negli anni successivi un carattere permanente e strutturale.

 

Il diritto alla salute

L'articolo 32 della Costituzione italiana afferma: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. L'articolo 3 sottolinea che inoltre che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

A livello internazionale il diritto alla tutela della salute è garantito dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, approvata il 10 dicembre 1948 a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. L'articolo 25, 1° e 2° comma, che ci deve far riflettere molto: Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; e ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

 

Quanti sono gli immigrati in Europa e in Italia?

In Europa a partire dal 1993 sono diminuiti i flussi immigratori regolari e le richieste d'asilo, mentre sono andati aumentando i ricongiungimenti familiari, le migrazioni temporanee ed irregolari. Rispetto alla metà degli anni '80 gli immigrati sono aumentati in tutti gli Stati europei ad eccezione della Francia, per i noti processi di naturalizzazione in atto in questo Paese. Al 1 gennaio 1999 l'Unione Europea contava 19.170.163 stranieri che rappresentavano il 5,1% della popolazione residente (375.041.863 abitanti). L'incidenza dei soli immigrati extracomunitari era del 3,5%.

Nel contesto dell'immigrazione europea, al 1 gennaio 1999, per valori assoluti il primo Paese con il maggior numero di stranieri era la Germania, con 7.365.833 immigrati, seguita dalla Francia con 3.970.786 e dal Regno unito con 2.120.600. Al quarto posto si collocava l'Italia con 1.250.214 persone immigrate.

Confrontando la presenza immigrata con altri grandi paesi di immigrazione, si può osservare che gli immigrati, rispetto alla popolazione residente, sono:

* il 21.1% in Australia (3.908.000);

* il 19% in Svizzera (1.340.800);

* il 17,4% in Canada (4.971.000);

* il 12% negli Stati Uniti d'America (23.600.000).

Gli stranieri regolarmente soggiornanti si attestano ormai sul milione e 700 mila persone con una incidenza del 2,9% sulla popolazione residente (l’incidenza media nell’unione Europea è del 5,1%). Tra i nuovi arrivi a titolo stabile  e coloro che hanno lasciato il Paese, la popolazione immigrata è aumentata di 138.000 unità passando da 1.250.000 dello scorso anno a 1.388.000 persone.

L’archivio del Ministero dell’Interno ha una portata parziale poiché non registra tutti gli stranieri presenti regolarmente in Italia ma solo quelli intestatari a titolo personale di un permesso di soggiorno. Solitamente i minori sfuggono al sistema di rilevazione in quanto inseriti nell’autorizzazione al soggiorno rilasciata al capofamiglia: ne diventano essi stessi titolari solo quando entrano a motivo d’adozione o di affidamento, o comunque non accompagnati dai genitori, oppure quando, già residenti in Italia, chiedono il rilascio del permesso di soggiorno per poter ottenere il libretto del lavoro al compimento del 14° anno di età.

Gli stranieri registrati dal Ministero dell’Interno al 31 dicembre 2000, compresi quelli dell’Unione Europea, sono risultati 1.388.000, mentre nell’anno precedente erano 1.252.000.

Per arrivare a una stima complessiva di tutti gli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia bisogna, però, maggiorare questo numero di almeno il 21,5% per includervi sia i minori non registrati, per i motivi prima richiamati, sia coloro il cui permesso di soggiorno (concesso ex novo o rinnovato) ancora non é stato registrato per ritardi burocratici. Questa maggiorazione è stata proposta dall’ISTAT sui dati relativi all’anno 1999, ed applicando questa variazione si ottiene un totale di 1.687.000 persone.

   

LA PROVENIENZA CONTINENTALE DEGLI STRANIERI

L’insieme degli stranieri soggiornanti, regolarmente registrati in Italia al gennaio 2001, risulta così ripartito per aree di provenienza:

Area di provenienza

Maschi            

VA                             

Femmine  

VA

Maschi            Femmine

%                   

Totale                        

VA                  %

Europa

di cui Unione Europea

di cui Est europeo

 

278.108           278.459

61.113             90.686

206.264           174.198

 

50,0                 50,0

40,3                 59,7

54,2                 45,8

 

556.567           40,1

151.799           10,9

380.462           27,4

Africa

di cui Nord Africa

267.664                     117.966

186.550           65.560

                 30,6

74,0                 26,0

385.630                     27,8

252.110           18,2

America

di cui America Latina

51.831           113.111

33.784             81.035

31,4                 68,6

29,4                 70,6

164.942                     11,9

114.819             8,3

Asia

di cui E.O.

153.186           124.458

61.515             81.051

55,2                 19,1

123.453           9,9

277.644                     20,0

142.566           10,3

Oceania

1.127                  1.392

44,7                55,3

2.519               0,2

Apolidi

   508                    343

59,7                 40,3

851                  0,1

TOTALE

752.424         635.729

54,2                 45,8

1.388.153        100,0

           

 

PAESI DI PROVENIENZA

 

L’effetto congiunto delle regolarizzazioni e dei nuovi arrivi ha  prodotto notevoli cambiamenti nella graduatoria dei primi paesi di immigrazione. Subito dopo la triade costituita dal Marocco, dall’Albania e la Romania, si collocano le Filippine, la Cina, la Tunisia, la Jugoslavia e il Senegal si avvantaggiano nella graduatoria.

 

Paese                                      Valore Assoluto                    variazione rispetto al 1999

1. Marocco                             159.599                                  (+13.108)

2 .Albania                                142.066                                  (+26.311)

3. Romania                              68.929                                    (+17.309)

4. Filippine                               65.353                                    (+4.391)

5. Cina                                    60.075                                    (+12.967)

6. Usa                                     47.418                                    (-150)

7. Tunisia                                 45.680                                    (+1.636)

8. Iugoslavia                            40.039                                    (-14.659)

9. Senegal                               38.982                                    (+1.569)

10. Germania                           37.269                                    (+1.897).

 

  PREVALENZA DELLE REGIONI DEL NORD E DEL CENTRO SCELTE COME AREE DI INSEDIAMENTO:

L’insediamento territoriale è caratterizzato da una più forte capacità di attrazione delle regioni del Nord Ovest, del Centro e poi del Nord Est:

 

 

Stranieri sogg. 1.1.2001

v.a.                  % area

Stima                                                          % 

                    su popol.

Aumento 1999

Var 1999/2000

Nord Ovest

433.497         31,2

526.699          3,5

56.293

33,0
41,8
39,0
23,6
8,3
34,4

Nord Est

327.801         23,6

398.728          3,8

57.461

Centro

422.483         30,5

513.317          4,6

64.766

Sud

143.121          10,3

173.892          1,2

28.089

Isole

61.251              4,4

 74.420           1,1

12.150

Italia

1.388.153     100,0

1.686.606   100,0

218.759

 

Le regioni che accolgono una quota di almeno il 5% rispetto al totale degli immigrati non comunitari, sono le seguenti:

 

Stima totale 1998  (maggiorato del 19%)

1999

senzamaggiorazione

%

Stima totale 1999

(maggiorato del 19%)

Aumento %

1999/98

Lombardia

270.943         21,0

265.883

21,2

316.400

16,8

Lazio

241.243         16,9

221.182

17,7

263.207

9,1

Veneto

108.656         10,1

120.515

9,6

143.413

32,0

Emilia Romagna

100.510           8,3

100.883

8,1

120.051

19,4

Toscana

71.584           7,4

92.627

7,4

110.226

54,0

Piemonte

84.395           6,4

79.069

6,3

94.092

11,5

Campania

63.794           5,3

63.360

5,1

75.398

18,2

Sicilia

56.221           4,8

56.736

4,5

67.516

20,1

ITALIA

1.250.214        00,0

1.251.994

100,0

1.490.000

19,2

 

 

 

MOTIVI DEL SOGGIORNO

Nove stranieri su dieci sono presenti per lavoro o motivi familiari. E’ possibile confrontare la struttura dei permessi di soggiorno degli extracomunitari registrati al 31 dicembre 1998 (891.416) con quelli registrati al 31 dicembre 1999 (1.106.207). Entrambi i dati, rilevati alla fine di ciascun anno, sono sottovalutati perché andrebbero inseriti i permessi concessi ex novo o rinnovati, ma non ancora registrati nell’archivio centralizzato del Ministero.

 

 

1998 V.A.

senza maggiorazione

%

1999

senza maggiorazione 

%

Aumento 1998-99 %

-         lavoro dipendente

517.005

58,0

632.907

57,2

22,4

-         lavoro autonomo

34.421

3,9

58.292

5,3

69,3

-         famiglia

222.985

25,0

278.163

25,1

24,7

-         asilo/richiesta asilo

6.153

0,7

5.349

0,5

-13,1

-         studio

20.830

2,3

22.097

2,0

6,1

-         turismo

8.459

0,9

9.244

0,8

9,3

-         motivi religiosi

40.268

4,5

40.584

3,7

0,1

-         residenza elettiva

16.453

1,8

16.672

1,5

1,3

 

 

LE RELIGIONI DEGLI IMMIGRATI

Prendendo come base di calcolo il 1 gennaio 2000, 1.490.000 stranieri regolari e utilizzando le percentuali dell’appartenenza religiosa riscontrata nei paesi d’origine si perviene a questa mappa delle diverse religioni:


Stima Migrantes

Fine 1998 %
Stima totale.

Fine 1999 Stima totale 1999

Cattolici

29,0

363.000

27,4

407.000

Altri cristiani

21,9

274.000

22,1

328.000

Musulmani

34,9

436.000

36,5

544.000

Ebrei

  0,3

4.000

  0,3

5.000

Religioni orientali

  6,6

83.000

  6,5

96.000

Religioni tradizionali

  1,4

18.000

  1,4

22.000

Altri/non classificati

Totale

  5,9

100,0

72.000

1.250.000

  5,9

100,0

88.000

1.490.000

 

Tutti i gruppi religiosi sono aumentati numericamente: i cristiani (cattolici, ortodossi e protestanti) di circa 100.000 unità e altrettanto i musulmani; per gli altri gruppi l’aumento è più contenuto. I musulmani sono aumentati anche percentualmente (quasi due punti) rispetto allo scorso anno e costituiscono un terzo del totale. A questo aumento ha certamente influito il provvedimento di regolarizzazione del 1998, in quanto ai primi posti per numero di prenotazioni risultano gruppi nazionali a prevalenza musulmana (Albania, Marocco, Senegal, Bangladesh, Pakistan, Tunisia, Egitto, Algeria).

I cristiani nel loro complesso sfiorano, comunque, la maggioranza assoluta (735.000 persone) con questa ripartizione interna ogni 10 presenze: 6 cattolici, 2 protestanti e almeno 2 ortodossi

 

 

Il numero dei rifugiati

 

I permessi concessi a rifugiati e richiedenti asilo nel nostro paese, nel 1997, sono stati nell'insieme 348 su un totale di 1.858 domande presentate. Questo valore numerico così contenuto rispetto ai circa 23 milioni di rifugiati e categorie assimilate diffusi nel mondo, indica la difficoltà ad acquisire nel nostro Paese una cultura dell'accoglienza. Nel 1998 sono state 7.674 le richieste di asilo pervenute alla Commissione Centrale per il riconoscimento dello Status di rifugiato. Questo incremento è dovuto alle drammatiche vicende che hanno coinvolto la Jugoslavia e i Curdi iracheni. In Germania nello stesso periodo le richieste hanno raggiunto la cifra di 100.000. Lo status di rifugiato è stato riconosciuto nel 13,4% dei casi (1045), mentre è stato negato nel 32,3% dei casi. Le domande in attesa di esame sono ancora 3.493, più del 45%.

 

 

La presenza di immigrati anziani

 

Del tutto recentemente e in modo silenzioso ma costante, si osserva un aumento della componente anziana degli stranieri che vivono nel nostro Paese. In particolare dopo le ultime sanatorie  seguite al decreto 489 del 1995 e alla legge 40/98 che hanno permesso e facilitato i ricongiungimenti familiari, la quota di stranieri di età superiore ai 61 anni, raggiunge sull'intero territorio nazionale il 7,7 per cento, per un totale al 1 gennaio 1999 di 96.815 persone. Con punte che arrivano a 33.260 nel Lazio e 19.312 in Lombardia.

Gli anziani presentano in gran parte, patologie cronico-recidevanti come diabete mellito, bronchite cronica, insufficienza cardiovascolare, artrosi diffusa, iniziali forme di Parkinson, dermatiti croniche, disturbi gastroenterici. Queste patologie sono proprio quelle che presentano le maggiori difficoltà per essere curate in ambiente ospedaliero. Inoltre sono più forti, in questi pazienti, i disturbi di ordine psichico e culturale, a causa del profondo sradicamento che vivono, unito al disagio culturale di perdere le proprie radici. L'arrivo di immigrati anziani rappresenta sicuramente un problema di ordine sociosanitario e culturale che dovrà essere affrontato in modo serio da tutte le forze politiche, sociali e culturali. Ma la presenza di queste persone costituisce, con altrettanta evidenza, una ricchezza culturale ed un patrimonio per tutti noi, se saremo capaci di accoglierlo ed elaborarlo.

 

 

Migrazioni e salute

 

Le migrazioni sono fonte di stress e di pericoli per la salute, perché comportano una nuova organizzazione della vita con un conseguente totale sradicamento dall'ambiente di origine, dalle proprie sicurezze. Per tale motivo la tutela della salute dei migranti assume un'importanza strategica, anche nell'ottica di una salvaguardia della salute di tutte le persone a rischio di emarginazione.

Il problema della medicina dell'emigrazione consiste nel dover assistere persone le cui condizioni sociosanitarie si stanno trasformando socialmente e culturalmente. Per quanto riguarda il rapporto tra malattie, sintomi, cultura e affinità etniche, non si sono mai osservate evidenti correlazioni tra specifiche patologie e determinati popoli o etnie.

Questi pazienti presentano un atteggiamento assai diverso dinanzi all'esperienza della malattia, del dolore, della sofferenza e della morte. La diversa percezione dei sintomi in rapporto alle differenti culture di provenienza è valida per tutte le popolazioni. Bisogna tenere conto che spesso gli immigrati usano delle metafore somatiche come la via più breve e facile all'espressione di emozioni e sentimenti altrimenti non comunicabili. Molto spesso accusano sintomi di tipo cenestopatico (cefalea, disturbi digestivi, dolori vaghi e diffusi, prurito, bruciori alla minzione, preoccupazioni sulla propria salute fisica), senza che vi siano riscontri somatici. Il processo di cambiamento cui deve fare fronte l'immigrato richiede una continua messa in crisi della propria identità storica o culturale. Si dirà che l'immigrato sa in anticipo che gli verrà richiesto un adattamento a situazioni completamente diverse e che questo comporterà un prezzo gravoso; non è tuttavia pensabile che l'anticipazione di una sofferenza sia sufficiente per eliminarla. È necessario che noi medici, che nell'incontro con pazienti provenienti da culture diverse corriamo spesso il rischio di fermarci al semplice ascolto delle metafore somatiche, diveniamo capaci di recepire, dall'insieme del loro costrutto, il senso profondo dei loro tentativi di recupero di una identità nuova (Frighi, 1990).

 

Casistica dell'istituto San Gallicano (IRCCS)

Dal primo gennaio 1985, presso l'Istituto Scientifico S. Gallicano di Roma, è stato aperto un Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale che ha rappresentato per molti anni l'unico punto di riferimento pubblico per la cura, l'assistenza, la ricerca clinico-epidemiologica, sociale ed antropologica nei confronti della popolazione immigrata, nomade e senza fissa dimora. Il Servizio, gratuito e aperto tutti i giorni, costituisce un valido osservatorio sulla condizione di salute di queste particolari popolazioni e sul rischio di ammalarsi che possono presentare.

Dal 1° gennaio 1985 al 31 dicembre 2000, nel Servizio di Medicina Preventiva delle Migrazioni, sono stati sottoposti a prima visita 42.820 pazienti immigrati, irregolari e clandestini, 16.227 (il 37,9%) erano di sesso femminile e 26.593 (il 62,1%) di sesso maschile.

Attualmente il 26,3% proviene dall’Africa (negli anni 1985-91 era il 73% e nel 1992-94 il 48%), il 14,4% dal Continente americano (negli anni 1985-91 era il 7% e nel 1992-94 il 22%), il 20,9% dall’Asia (negli anni 1985-91 era il 12 % e nel 1992-94 il 21%), il 38,4% giunge dall’Europa (negli anni 1985-91 era l’8 % e nel 1992-94 il 19%).

 

 

 

Il 10,0 % appartiene alla fascia d’età 0-12 anni, mentre il 69,0% fa parte della fascia d’età 13-40 anni, complessivamente il 79% degli immigrati osservati presenta meno di 40 anni. È interessante notare il lento aumento degli immigrati anziani, ultrasessantunenni, che nella nostra casistica superano l’11%.

 

Per quanto riguarda il livello di istruzione, l’11% possiede una istruzione elementare, il 23,2% ha frequentato la scuola secondaria inferiore, il 38% presenta un livello di istruzione secondaria superiore, il 9,8% un livello di istruzione universitaria, mentre il 18% è laureato.

 

 La persona immigrata generalmente non mette in atto strategie preventive ma si rivolge ai servizi sociosanitari solo in caso d'urgenza o di malattia conclamata, quando cioè non può farne a meno.

Avevamo definito in passato questo fenomeno, effetto migrante sano, dovuto ad una autoselezione di chi decideva di emigrare, oggi però è vero solo in parte. (Morrone, 1995). Il patrimonio di  salute in dotazione all'immigrato, sempre che giunga integro all'arrivo in Italia, si dissolve sempre più rapidamente, (intervallo di benessere) per una serie di fattori di rischio: il malessere psicologico legato alla condizione d'immigrato, la mancanza di lavoro e reddito, la sottoccupazione in lavori rischiosi e non tutelati, il degrado abitativo in un contesto diverso dal paese d'origine, l'assenza del supporto familiare, il clima e le abitudini alimentari diverse, che spesso si aggiungono a una condizione di status nutrizionale compromesso, la discriminazione nell'accesso ai servizi sanitari. Questo periodo di intervallo che trascorre dall'arrivo in Italia alla prima richiesta di intervento medico, negli ultimi 4 anni, si è drasticamente ridotto ed è passato da circa 10-12 mesi nel 1993-94 a 2-3 mesi nel periodo 1995-1998. Si possono manifestare in tal modo quelle malattie che sono definite malattie da disagio o malattie da degrado.

Inoltre si possono individuare alcune malattie ancora non specifiche dell'immigrato, ma che indicano uno stato di estrema emarginazione: sono le malattie della povertà propriamente dette e cioè la tubercolosi, la scabbia, la pediculosi, alcune infezioni virali, micotiche e veneree, caratteristiche della popolazione senza fissa dimora. L'immigrato, come si deduce dai dati di base raccolti su casistiche molto ampie, appariva sino a pochi anni fa, come una persona generalmente forte, giovane, con più spirito di iniziativa, più stabilità psicologica, in una parola più sano, tenendo presente che il proprio corpo, insieme alla capacità lavorativa, era l'unico mezzo di scambio, almeno inizialmente, che si aveva con la nuova società. Una buona salute rappresentava l'unica certezza su cui investire il proprio futuro. Oggi per una serie di fattori complessi, giungono sul nostro territorio anche persone non più giovani, meno acculturate, con progetti migratori temporanei e non scelti, alcuni sono criminali che approfittano delle condizioni di disperazione di altri immigrati, altri ancora gestiscono i traffici di droga e di prostituzione soprattutto dall'Europa dell'est, per cui anche il profilo di salute di queste persone si è modificato.

Infatti non arrivano più solo braccia-lavoro, ma persone, esseri umani, con le loro emozioni, sentimenti e condizioni di salute, che spesso non sono più da "superman".

Per quanto riguarda la principale patologia da noi osservata in queste persone, essa non si discosta da quella che si rileva negli italiani, ad eccezione di alcuni aspetti particolari e può essere così suddivisa: malattie dermatologiche 52%, malattie respiratorie 10.7%, malattie dell'apparato digerente 9.2%, malattie ortopediche e traumatologiche 8.6%, malattie infettive 11%. Queste ultime sono aumentate negli ultimi due anni passando dal 7% all'11%. In particolare abbiamo osservato un aumento dell'epatite virale A, B, C, prima piuttosto rare. Sono stati osservati inoltre diversi casi di lebbra, in passato piuttosto rari. Sono in lieve aumento anche i disturbi neuro-psichiatrici, saliti, nel 1997, al 5%.

 L'AIDS, pur non essendo particolarmente rilevante, è aumentato di numero ed assume forme precocemente terminali, con la terribile difficoltà di vivere questa drammatica esperienza in un ambiente estraneo.

Sostanzialmente l'immigrato non presenta patologie particolarmente gravi, di natura tropicale o molto diverse rispetto alla popolazione residente, se non per la frequente mancanza di tutela sanitaria di base e quindi della possibilità di diagnosi e terapie in tempi brevi ed efficaci che consentano un  decorso migliore, un progressivo miglioramento e la guarigione completa.

 

 

Rilievi principali sulla salute degli immigrati

 

Per quanto riguarda le malattie riscontrate più frequentemente, bisogna premettere che gli immigrati che giungevano fino a 2-3 anni fa in Italia, rappresentano in qualche modo una parte selezionata della popolazione (i più giovani, sani, forti che potevano permettersi viaggi lunghi, pericolosi e che sono riusciti a sbarcare o comunque ad attraversare i confini). Possono comunque verificarsi diversi rischi sanitari:

1. La provenienza da zone ad alto rischio per alcune malattie (parassitosi, tubercolosi, malaria, lebbra, Aids) può averli esposti a queste infezioni ed occorre avere la possibilità di visitarli subito, per consentire diagnosi corrette ed impostare terapie tempestive.

2. Il viaggio, diventato ormai sempre più disumano, può favorire lo sviluppo di malattie dovute all'assenza di condizioni igieniche minime. Essere stipati per 30 - 40 giorni, in 300- 400 persone in un'imbarcazione che ne potrebbe contenere al massimo 60-80, significa favorire lo sviluppo impressionante di infezioni, intestinali, polmonari, epatiche e cutanee. Gli stessi eventi fisiologici, come la minzione, il ciclo mestruale, la gravidanza, spesso diventano rischi per la salute.

3. Se riescono ad arrivare indenni in Italia, la permanenza nella nostra città in condizioni strutturali pesanti, con la nota difficoltà all'accesso al Servizio Sanitario Nazionale rende problematica la possibilità di mantenersi sani, in particolare per le donne e i bambini.

4. Con il passare del tempo, si sovrappone una reale patologia da depauperamento psicofisico, con aumentata predisposizione a infiammazioni delle alte e basse vie aeree, dell'apparato digerente, della cute, genito-urinarie e ad infezioni presenti in Italia.

5. Facilmente persistendo lo stato di degrado, possono manifestarsi i sintomi clinici di infezioni latenti, come le epatiti, in particolare A, B e C, la tubercolosi e le malattie sessualmente trasmissibili.

6. Si osservano recentemente anche molte sindromi psicosomatiche, ansioso-depressive, che insorgono in particolare negli immigrati provenienti dalle zone di guerra (Kosovo, Sierra Leone, e Kurdistan).

7. Sono in aumento anche i casi di rifugiati che sono stati torturati nei loro paesi d'origine.

8. Molte donne ancora si presentano al nostro Servizio, in stato di gravidanza, al secondo o addirittura al terzo trimestre, senza essersi mai sottoposta a visita specialistica ed aver praticato esami strumentali.

9. La condizione di salute della donna e dei bambini, necessita di una particolare attenzione, perché spesso i sintomi di alcune malattie possono essere subdoli e aver bisogno di una capacità di comunicazione che solo il Mediatore Culturale può facilitare.

10. Per queste persone spesso, eventi naturali come il parto, o la più banale patologia infiammatoria, diventano situazioni preoccupanti, talvolta con grave pericolo per la vita stessa, per la difficoltà di accesso in una rete sanitaria che le sappia accogliere comprendere.

 

Attualmente si possono individuare almeno 6 grandi aree critiche della salute degli immigrati che è importante sottolineare:

1. l'aumento delle malattie infettive a carico di vari organi: cutaneo, polmonare, sessuale, epatico e neurologico, assai scarse in passato, oggi più frequenti e con manifestazioni cliniche subdole, che ne ritardano la corretta diagnosi.

2. la comparsa di disagio psichico e di sindromi ansioso-depressive, per il rischio di non saperle adeguatamente diagnosticare e la difficoltà di impostare un sostegno psicologico in una lingua non propria;

3. l'inadeguatezza dell'intervento in ambito materno-infantile, espresso dall'aumento dei parti con taglio cesareo e la nascita di bambini pre-termine o addirittura l'aumento dei tassi di mortalità perinatale in questa fascia di popolazione, rispetto alla corrispondente popolazione italiana;

4. il rischio di malattie legate alla prostituzione come l'infezione da HIV e le malattie sessualmente trasmissibili. I casi di AIDS nella popolazione straniera notificati al COA, sono passati dal 1-2% del 1992 al 10% del 1999;

5. la tossicodipendenza, soprattutto vissuta in carcere, dove gli immigrati, in particolare privi del permesso di soggiorno, raggiungono un terzo dell'intera popolazione carceraria italiana;

6. la scarsità di servizi dedicati per la salute della donna: prevenzione dei tumori femminili, contraccezione, interruzione volontaria della gravidanza.

 

 

Legislazione sanitaria sugli immigrati

 

La tutela della salute degli immigrati presenti in Italia rappresenta un tema molto complesso in quanto sono molto diverse le modalità previste dal nostro ordinamento giuridico per consentire ad uno straniero di accedere al Servizio Sanitario Nazionale.

La materia dell'assistenza sanitaria agli stranieri è sempre stata affrontata marginalmente nelle leggi sanitarie (vedi legge 833/78, DL 663/79, DPR 24 Dicembre 1992) ed è solo a partire dalla legge 943/86 che viene riconosciuta ai "lavoratori extracomunitari legalmente residenti e alle loro famiglie... parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani" (art.1)

L'attuazione di tale dichiarazione di principio (anche in base agli aggiornamenti apportati dalla successiva legge 39/90), lasciava comunque scoperte una serie di situazioni (non residenti, disoccupati) ed il persistere di palesi discriminazioni di trattamento.

Con il Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione  dello straniero (Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), che incorpora la legge 40/98, si muovono notevoli passi avanti sul diritto alla tutela della salute degli stranieri presenti sul territorio nazionale. In particolare al titolo V, capo I - Disposizioni in materia sanitaria, si afferma tra l'altro:

* Art. 34. Gli stranieri regolarmente soggiornanti hanno l'obbligo di iscrizione al servizio sanitario nazionale e hanno parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti e doveri rispetto ai cittadini italiani.

* Art. 35. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva e salvaguardia della salute individuale e collettiva. Al comma 5 inoltre il legislatore stabilisce che l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

Fornire prestazioni sanitarie, garantendo il divieto di segnalazioni all'Autorità giudiziaria, consente di far uscire dalla "clandestinità sanitaria" e avvicinare quegli stranieri, che la paura di una denuncia o di una espulsione dal territorio dello Stato, non avrebbero mai permesso di curare,

Fatto salvi gli stranieri provenienti dai paesi della UE e coloro per i quali vigono convenzioni internazionali di sicurezza sociale, si distinguono due categorie di immigrati: quelli "iscritti al SSN" e quelli "non iscritti al SSN". 

 

Stranieri iscritti al Servizio Sanitario Nazionale.

 In questa categoria rientrano due tipologie di persone:

·             soggetti per cui è riconosciuto l'obbligo di iscrizione al SSN

·             soggetti che sono tenuti ad una copertura assicurativa contro il rischio di malattia, maternità ed infortunio.

1) Nella prima categoria rientrano gli stranieri regolarmente soggiornanti che svolgano attività di lavoro subordinato, autonomo o siano disoccupati, iscritti alle liste di collocamento. L'obbligo di iscrizione vale anche per stranieri presenti per asilo politico (o comunque per chi ne abbia fatto richiesta), motivi umanitari, motivi familiari, in attesa di adozione, affidamento acquisizione della cittadinanza.

Per tutti questi soggetti viene riconosciuta una parità di trattamento ed una piena uguaglianza di diritti e doveri rispetto ai cittadini italiani.

Vi sono inoltre altre due novità rilevanti che dovrebbero rendere più fruibile l'accesso al SSN:

- per l'iscrizione al SSN non è più richiesto il certificato di residenza, ma è sufficiente la dimora;

- l'iscrizione al SSN, per queste categorie di soggetti è attivata al momento del rilascio del permesso di soggiorno; vale, e non necessita di rinnovo, per tutto il tempo della validità del permesso di soggiorno e durante il tempo richiesto per il suo rinnovo. In altri termini l'iscrizione scade solo nel caso in cui il permesso di soggiorno venga ritirato o non più rinnovato. Viene definitivamente eliminata la validità annuale dell'iscrizione al SSN che vedeva la cancellazione automatica di tutti gli immigrati dalle liste regionali alla fine di ogni anno e costringeva l'immigrato a ripresentarsi all'USL per lo svolgimento delle pratiche di nuova iscrizione. L'iscrizione al SSN vale anche per i familiari a carico.

      

2) Nella seconda categoria (obbligo di copertura assicurativa) rientrano tutti i soggetti che soggiornano regolarmente in Italia per motivi diversi da quelli descritti (studio, collocamento alla pari, motivi religiosi), fatto salvi i turisti. Per essi si prevede la stipula di una specifica assicurazione contro il rischio di malattia, maternità e infortunio con un ente assicurativo privato (italiano o di altro paese) o direttamente con il SSN.

 

 

Stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale

 

Questa categoria comprende tutti gli stranieri temporaneamente presenti sul territorio sia quelli in regola con le norme di ingresso e soggiorno, sia quelli irregolari e clandestini. Prima di analizzare le opportunità attualmente disponibili è utile declinare almeno alcune delle tipologie di soggetti incluse in quest'ultima categoria. Si tratta di soggetti non in regola con le norme che disciplinano l'ingresso e/o il soggiorno o perché entrati illegalmente nel nostro paese o perché non hanno regolarizzato la loro posizione allo scadere del visto o del soggiorno. La categoria è quindi molto più ampia di quello cui si è soliti pensare e molti di essi si trovano in tale condizione per una carenza o arbitrarietà della normativa. Basti pensare ai "ricongiungimenti familiari di fatto".

La mancanza di una normativa puntuale che garantisca il diritto al ricongiungimento (peraltro formalmente riconosciuto), la farraginosità delle pratiche burocratiche richieste e l'alto grado di discrezionalità lasciato agli organi competenti (nella verifica dei criteri di adeguatezza dell'alloggio e del reddito) fanno sì che i familiari (prevalentemente donne, bambini e anziani) raggiungano "irregolarmente" il congiunto in attesa di ottemperare alle pratiche.

Uno dei paradossi in questo settore è che bambini in età scolare presenti "irregolarmente" si vedono riconosciuto il diritto all'istruzione (vengono infatti inseriti nelle scuole dell'obbligo) ma non quello alla salute.

In attesa della risposta sulla richiesta dello status di rifugiato o dell'esito di un eventuale ricorso contro un primo diniego, i richiedenti asilo politico si trovano in una condizione di "invisibilità": possono rimanere in territorio italiano ma non possono in realtà né lavorare, né ottenere la residenza, né accedere ai servizi sanitari. In questo periodo l'assistenza sanitaria viene erogata solo se si trovano in appositi centri di raccolta. In tal caso, le cure necessarie, "in relazione alle condizioni di salute dei profughi stessi", vengono erogate o dalle ASL o da "altre strutture sanitarie di associazioni ed enti morali, con oneri a carico del Dipartimento della protezione civile".

 

Il contenuto dell'articolo costituisce un segnale fortemente positivo nella logica della tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo indipendentemente dallo status giuridico così come recita la "Dichiarazione internazionale dei Diritti dell'Uomo" e la Costituzione Italiana.

           

Si tratta ora di capire come verrà tradotta la sua applicazione. Numerosi sono infatti ancora i punti di difficile interpretazione. In particolare resta da chiarire cosa si intenda per "cure urgenti ed essenziali" e quali criteri verranno adottati per verificare i soggetti "privi di risorse economiche sufficienti".

 

D'altra parte chi e come garantirà la continuità delle cure: se è infatti facilmente prevedibile che la gestione delle urgenze mediche e degli infortuni sarà affidata agli ospedali, la continuità delle cure o i problemi essenziali, ma non urgenti verranno gestiti all'interno di spazi individuati ad hoc o affidati alla medicina di base, così come avviene per gli italiani?

Ed ancora, se da un lato la legge esplicitamente definisce una ben netta linea di demarcazione fra l'operare medico-sanitario e l'intervento di controllo e polizia nei confronti della clandestinità ed irregolarità, come evitare le segnalazioni in Prefettura se sono le Prefetture che devono rimborsare le aziende ospedaliere e richiedono l'identificazione del paziente?

 

La realtà delle strutture sanitarie è una galassia multiforme che può dare risposte molto differenti alla domanda di cura dei cittadini. La possibilità di garantire il diritto dipende ancora, troppo spesso, dalla capacità e dalla volontà del singolo oltre che dalla condizione delle strutture sanitarie locali, mentre viene lasciata nell'incertezza l'interpretazione dell'ordinamento giuridico.

Rimane poi un lungo cammino ancora da percorrere ed è quello che traduce il diritto da riconosciuto ad acquisito: il dato che solo poco più del 50% degli immigrati aventi diritto di fatto si iscrivono al SSN non può essere semplicemente attribuito a incapacità di orientamento o a difficoltà burocratiche. Esiste un problema di accessibilità globale, strutturale, sociale e culturale, da affrontare per rendere fruibile il sistema dei servizi esistenti e migliorare il successo dell'incontro domanda di salute - offerta di servizi.

 

Molte buone leggi sono rimaste inapplicate o scarsamente applicate perché prive di copertura finanziaria: il diritto riconosciuto in legge, è stato disatteso in linea di fatto. La sanità in generale e molti suoi campi applicativi, come la salute mentale, la prevenzione, la salute degli anziani, è l'esempio concreto di questa persistente dissociazione tra le parole e i fatti.

Il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 (Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale numero 258 del 3 XI 1999) Regolamento recante norme di attuazione del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione  dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286, completa il riordino e l'aggiornamento delle normative che permettono l'accesso ordinario alle prestazioni preventive, curative e riabilitative da parte dei cittadini stranieri presenti regolarmente o non regolarmente, sul territorio nazionale, del Servizio Sanitario nazionale.

 N o t i z i e
  IL BRASILE NEL CLUB DEI PAESI A BASSA FECONDITA'.   15/12/2008

Nel 2007, secondo l’indagine dell’IBGE (l’ente della statistica ufficiale brasiliana) sulle famiglie, la fecondità brasiliana risulta pari a 1,9[1], inferiore dunque al livello di sostituzione di due figli per donna: una contrazione rapidissima, dagli oltre cinque prevalenti appena una generazione addietro. Il Brasile aveva una popolazione poco superiore a quella italiana nel 1950 (53 milioni contro 47), ma conta oggi (2008) 190 milioni di abitanti, cioè più del triplo dell’Italia.

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  SITO CGIE: LINK DEI DOCUMENTI E DEGLI INTERVENTI DELLA CONFERENZA DEI GIOVANI ITALIANI ALL'ESTERO.   15/12/2008

Sul sito del CGIE è possibile reperire tutti i documenti della Conferenza. L'indirizzo della pagina con l'elenco dei documenti è:
http://www.cgie.it/ricerca_comites.asp
A partire dal documento scaturito dalla riunione di Stoccarda del 1 dicembre 2007 a cui hanno preso parte i rappresentanti dei giovani italiani in Germania e Austria.
Il secondo link si riferisce al documento scaturito dalla riunione del 15 dicembre a Santiago del Cile a cui hanno preso parte i rappresentanti dei giovani italiani in Cile.

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  EUROSTAT PUBBLICA IL RAPPORTO: ITALIA VERSO L'ANALFABETISMO INFORMATICO.   15/12/2008

Eurostat ha pubblicato un’indagine sul rapporto tra cittadini europei e Internet. A quanto pare il livello della cultura informatica in Italia è piuttosto basso…
MOSTRO TECNOLOGICO - Abbiamo parlato del dominio.it quando compiva vent’anni, di come la fruizione di internet sorpassi quella della tv, scriviamo queste righe su un giornale online e chi le sta leggendo può dirsi in grado di navigare il “World Wide Web”. Eppure, un’indagine Eurostat ci avverte che, rispetto a quasi tutti gli altri paesi europei, il nostro è arretrato. I dati che indagano sul rapporto tra cervelli umani e cervelli elettronici ci disegnano insomma poco “internet friendly”: “le potenzialità della Rete – si legge – vengono sottovalutate per scarsa diffusione della cultura informatica”.

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  INTERVISTA A RINO GIULIANI PRESIDENTE DELLA CNE SU CONFERENZA DEI GIOVANI, PARTECIPAZIONE E RAPPRESENTANZA.   15/12/2008

La Conferenza dei giovani italiani all'estero si è conclusa Quale è  il giudizio della CNE sulle risultanze di tale incontro?
La CNE da un giudizio positivo sul confronto di idee  che si è prodotto in tale incontro. I giovani delegati dai consolati ed i giovani invitati dal territorio italiano hanno trasmesso una forte energia  che ha attraversato la Sala della Conferenza.   Alla vista,  molti i  giovani preparati, sulla pista di lancio per divenire componenti delle elites  responsabili nei paesi in cui vivono, giovani che con forte senso autocritico hanno riconosciuto che per essere  veri delegati bisognava fare di più. Significativamente durante i lavori della commissione  per la stesura del documento ''partecipazione e rappresentanza'' infatti sono state denunciate forme di nepotismo e di mancanza di trasparenza e di oggettività dei criteri che hanno guidato alcuni Comites nella scelta dei partecipanti alla conferenza.

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  CARMELO NUCERA: I CALABRO-GRECI PER ALEXANDRES GRIGOROPULOS.   15/12/2008

Come Calabrogreci seguiamo con apprensione gli avvenimenti in grecia di questi giorni e siamo vicini al popolo greco che sollecita condizioni di vita migliori.
Esprimiamo la nostra vicinanaza e le nostre condoglianze alla famiglia del giovane studente Alexandres Grigoropoulos.
Egli adesso riposa nel cimitero di Paleo Faliron città gemellata con la città di Bova e vogliamo sperare assieme a voi che il scacrificio della sua giovane vita serva alla Grecia per la costruzione di una Grecia migliore in un mondo con maggiore giustizia sociale.

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  I DOCUMENTI FINALI DELLA CONFERENZA DEI GIOVANI ALL'ESTERO.   15/12/2008

Pubblichiamo i documenti finali delle Commissioni della Conferenza dei Giovani Italiani all'Estero:
- COMMISSIONE "MULTICULTURALISMO E IDENTITÀ ITALIANA": IL DOCUMENTO FINALE
- SINTESI DELLA DISCUSSIONE DELLA COMMISSIONE "MONDO DEL LAVORO E LAVORO NEL MONDO"
- COMMISSIONE "LINGUA E CULTURA": IL DOCUMENTO FINALE
- COMMISSIONE PARTECIPAZIONE E RAPPRESENTANZA: IL DOCUMENTO FINALE
- COMMISSIONE INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE: IL DOCUMENTO FINALE

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  "LE ISTITUZIONI, LE POLITICHE MIGRATORIE, LE RIFORME": A ROMA DUE GIORNATE DI STUDIO PROMOSSE DALL'AITEF.   10/12/2008

"Le istituzioni, le politiche migratorie, le riforme" è il titolo della due giorni organizzata dall'Aitef in collaborazione con l'Aiccre in programma a Roma l'11 e il 12 dicembre prossimi.
I lavori inizieranno giovedì 11 alle 11.30 nella Sala Serafini della sede Aiccre a piazza Fontana di Trevi, ma entreranno nel vivo solo nel pomeriggio quando si insedieranno i gruppo di lavoro su tre tematiche: le riforme istituzionali; la partecipazione; i progetti.

Coordinerà i lavori Michele Scandroglio, Segretario Generale Agg. Aiccre.

Venerdì 12, i lavori saranno ospitati a Palazzo Bologna, uno degli edifici del Senato, in Via di S. Chiara, 4.

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  SI APRE LA CONFERENZA MONDIALE DEI GIOVANI ITALIANI NEL MONDO.   04/12/2008

Serata di benvenuto del Comune di Roma per i delegati  domenica 7 dicembre alle ore 19,30 presso l'Hotel Radisson ES.
Indetta nel luglio scorso dal Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, si svolgera’ a Roma presso la Fao dal 10 al 12 dicembre prossimo, la prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo che sara’ presieduta dal Ministro Frattini o dal Sottosegretario con delega per gli Italiani all’estero, Alfredo Mantica. La seduta inaugurale della Conferenza sarà ospitata dalla Camera dei Deputati e sarà aperta dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

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  "LINA MERLIN, FATA O STREGA ? ENTI LOCALI, PROSTITUZIONE, TRATTA, IL GIUSTO RAPPORTO TRA TUTELA DEI DIRITTI E SICUREZZA SOCIALE".   03/12/2008

Il prossimo 11 dicembre, dalle 9.00 fino alle 18.00, presso la sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana n.1301, si terrà un convegno seminario sul tema della tratta e della prostituzione dal titolo "Lina  Merlin, fata o strega? Enti locali, prostituzione, tratta, il giusto rapporto tra tutela dei diritti e sicurezza sociale ".
L'evento vedrà la partecipazione degli eletti della Regione, delle Province, del Comune di Roma e dei Municipi.
Sono stati invitati il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno e il Procuratore della Repubblica Luigi De Ficchy.

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