Introduzione
Sul
territorio della città di Roma, sin dalla metà degli anni
'80, è stato individuato un Servizio per le Tossicodipendenze
(Ser.T.) di riferimento per le persone straniere con problematiche
di tossicodipendenza; mentre per i cittadini italiani la
legge prevede il diritto all'assistenza in uno dei Ser.T.
di appartenenza sulla base della residenza anagrafica, per
le persone straniere, non in possesso di residenza sul territorio,
è stata rilevata la necessità di individuare un Ser.T. di
riferimento.
L'attuale normativa di legge in materia di immigrazione,
prevede per gli stranieri temporaneamente presenti (STP)
il medesimo diritto all'assistenza sanitaria previsto per
i cittadini italiani, indipendentemente dalla regolarità
del permesso di soggiorno, ivi compresa l'assistenza ai
tossicodipendenti. Le leggi in materia di assistenza
alle persone tossicodipendenti in vigore in Italia sono
senz'altro frutto dell'esperienza, del tutto singolare,
maturata negli anni '80, periodo in cui si è imposta all'attenzione
delle istituzioni sanitarie la drammatica emergenza dell'epidemia
di infezione da HIV. Infatti in Europa l'Italia, insieme
alla Spagna, è l'unico paese in cui i tossicodipendenti
rappresentano la maggioranza delle persone sieropositive
per HIV rispetto a tutte le altre categorie a rischio. E'
apparso subito chiaro che per far fronte all'epidemia fosse
necessario intervenire in maniera prioritaria nell'ambito
del gruppo maggiormente a rischio per la trasmissione e
la diffusione dell'infezione, sia all'interno del gruppo
stesso che da questo alla popolazione generale. Per tali
motivi si è provveduto ad indicare le competenze dei Ser.T.
al fine, tra l'altro, di consentire il controllo della diffusione
dell'infezione da HIV e di altre patologie correlate alla
tossicodipendenza. Il D.M. n. 444 del 30 novembre 1990,
all'Art. 5 comma 3 individua le seguenti tra le funzioni
del Ser.T.:
- Accertare lo stato di salute psicofisica del soggetto.
- Definire i programmi terapeutici individuali.
- Realizzare direttamente o in convenzione .. il programma terapeutico.
- Attuare (comma 4 art. 3) gli interventi di prevenzione della diffusione
delle infezioni da HIV e delle altre patologie correlate
alla tossicodipendenza.
- Valutare periodicamente l'andamento e i risultati del trattamento
.. in riferimento agli aspetti di carattere clinico, nonché in termini di cessazione di assunzione di sostanze stupefacenti
- Rilevare i dati statistici ed epidemiologici relativi alla propria
attività e al territorio di competenza.
All'Art. 5 comma 4 vengono specificati gli interventi relativi
alla prevenzione delle infezioni da HIV e delle altre patologie
correlate:
- Individuazione dei comportamenti a rischio
- Informazione ed educazione sanitaria
- Visite mediche ed interventi diagnostici e terapeutici
- Test di laboratorio per HIV, previo consenso, e con relativo supporto
psicologico
- Test di gravidanza, previo consenso, e con gli adeguati interventi
di consulenza.
In
particolare è opportuno porre l'attenzione sull'aspetto
riguardante il test per HIV: il Ser.T. infatti rappresenta
un importante nodo della rete di sistema di sorveglianza
sanitaria per quanto riguarda la tossicodipendenza e le
malattie ad essa correlata; eseguire lo screening è importante
per consentire lo studio dell'andamento dei fenomeni connessi
con la tossicodipendenza e conseguentemente impostare le
opportune misure di politica sanitaria.
Indagine sulla popolazione immigrata tossicodipendente
Dal
1990 ad oggi si sono rivolte al Ser.T. circa 2800 persone
(vedi fig. 1); di queste, circa il 40% erano stranieri.
Il gruppo numericamente più consistente è costituito da
persone provenienti dalle regioni nord africane (Tunisia,
Algeria, Marocco); un secondo gruppo proviene dall'America
LAtina, mentre un gruppo abbastanza consistente proveniente
dai paesi slavi e dell'Est-Europa ha iniziato a rivolgersi
al Ser.T. a partire dal 1992. Un restante 6% proviene dal
resto del mondo.
Fig. 1 Persone straniere assistite dal Ser.T. nel periodo 1990 - 1999
|
Totale
assistiti
|
2799
|
|
|
Stranieri
|
1096
|
39.3%
|
|
Nord
Africa
|
468
|
16.8%
|
|
Sud
America
|
354
|
12.7%
|
|
Paesi
Slavi
|
115
|
4.1%
|
|
Altri
|
159
|
5.7%
|
Nelle
figure 2 e 3 vengono riportati i dati descrittivi della
popolazione relativamente alla distribuzione per sesso (con
T è indicato un gruppo consistente di soggetti maschi transessuali)
ed alla prevalenza complessiva dei markers delle principali
infezioni correlate alla tossicodipendenza.
Fig. 2 Distribuzione per sesso
|
Femmine
|
13.9%
|
|
Maschi
|
59.6%
|
|
Transessuali
|
26.5%
|
Fig. 3 Prevalenza delle principali patologie infettive correlate
alla tossicodipendenza
|
|
HIV
|
HBV
|
HCV
|
TPHA
|
|
N
|
78.4%
|
45.8%
|
37.3%
|
83.8%
|
|
P
|
21.6%
|
54.2%
|
62.7%
|
16.2%
|
L'osservazione di
questi primi dati rende conto della presenza, tra i tossicodipendenti
stranieri, di un gruppo numericamente consistente di persone
di sesso maschile, transessuali, dediti alla prostituzione;
inoltre, risulta evidente come, tra le patologie infettive
correlate alla tossicodipendenza , l'infezione da HCV risulti
con una prevalenza nettamente superiore a quella dell'infezione
da HIV, pur non suscitando nell'opinione pubblica gli stessi
allarmi generati dalla seconda.
Al fine di indagare la fondatezza dell'ipotesi che l'alto
tasso d'immigrazione possa rappresentare un rischio di importazione
di patologie, è stato condotto uno screening per le patologie
in studio al primo accesso al Servizio e quindi correlata
la prevalenza di infezioni con la nazionalità di provenienza
(fig. 4).
Fig.4 Prevalenza delle principali patologie infettive correlate alla tossicodipendenza
in relazione alla provenienza geografica
|
|
HIV
|
HBV
|
HCV
|
TPHA
|
|
Italia
|
25.2%
|
64.0%
|
75.8%
|
2.6%
|
|
Nord Africa
|
4.9%
|
51.8%
|
38.0%
|
3.6%
|
|
Sud America
|
47.7%
|
63.6%
|
29.9%
|
42.6%
|
|
Paesi Slavi
|
13.1%
|
45.0%
|
54.1%
|
1.8%
|
In
realtà, all'interno dei gruppi immigrati è presente una
prevalenza nettamente inferiore di patologie infettive,
eccezion fatta per il gruppo di persone proveniente dal
Sud America: in questo caso, il dato deve essere correlato
con variabili relative ai comportamenti altamente rischiosi
presenti in questo gruppo, quasi totalmente costituito da
soggetti di sesso maschile, transessuali, dediti alla prostituzione,
molti dei quali giunti all'osservazione dopo lunghi periodi
di residenza in altri paesi europei, nei quali hanno comunque
praticato la prostituzione, in alcuni casi denunciando "migliaia"
di contatti sessuali mercenari per anno.
Analisi più approfondite hanno permesso di stabilire che
il rischio di contrarre l'infezione da HIV da parte dei
soggetti immigrati era fortemente correlato al sesso femminile,
all'aver praticato scambi di siringhe nei precedenti 5 anni
e aver avuto partners sessuali HIV positivi nell'ultimo
anno. Il 70.2% degli stranieri assuntori di
eroina per via endovenosa e il 76.6% per via inalatoria
riferisce di aver iniziato l'uso di in Italia e si è rilevata
una significativa associazione tra l'aumento della permanenza
in Italia e la probabilità di essere coinvolti nell'uso
di droga (Fig. 5) .
Fig. 5 Associazione tra permanenza in Italia e uso di eroina
|
|
ev
|
non ev
|
ev
|
non ev
|
|
0
- 2 anni
|
19.0%
|
19.0%
|
7.6
|
20.9
|
|
2
- 4 anni
|
21.9%
|
35.4%
|
7.3%
|
30.2%
|
|
più
di 4 anni
|
50.0%
|
42.0%
|
16.8%
|
37.6%
|
In base alle vigenti
normative in tema di assistenza sanitaria, di immigrazione
e di lotta alla droga, è stata prevista a tutti i soggetti
afferenti al Ser.T. la medesima offerta di interventi, indipendentemente
dalla nazionalità e dalla regolarità del permesso di soggiorno,
tra cui i trattamenti con farmaci sositutivi ed altri trattamenti
farmacologici non sostitutivi, assistenza psicosociale e
counselling associato allo screening per le principali patologie
correlate; in particolare, Il counselling riferito ai comportamenti
a rischio di contrarre pericolose infezioni correlate alla
tossicodipendenza si è dimostrato efficace soprattutto nel
ridurre la pratica di comportamenti sessuali a rischio (aumento
della percentuale dell'uso di condom tra persone che praticano
la prostituzione), con impatto minore nel ridurre la pratica
di comportamenti tossicomanici a rischio (riduzione di scambio
di siringhe, aumento dell'uso di siringhe sterili, uso "safe"
dei materiali per la preparazione, ecc.). Relativamente a quest'ultimo punto si
è ritenuto di poter intervenire in maniera più incisiva
adottando un modello di intervento in cui il Ser.T. fosse
il fulcro di una rete di servizi a bassa soglia in cui realizzare
programmi di intervento di "riduzione del danno"
(Fig. 6).
L'attuazione
di tali programmi (scambio di siringhe, metadone ad alto
dosaggio di mantenimento, offerta di programmi farmacologici
"on the road", ecc.), si è dimostrata efficace
nel ridurre i danni correlati all'uso di droghe, sia sulla
base di modelli matematici, sia in seguito ad esperienze
pluriennali condotte in diversi paesi europei. Diverse variabili sono da tenere in considerazione nel
caso di realizzazione di siffatti programmi indirizzati
a persone straniere immigrate: la lingua, la diffidenza,
il frequente e precoce coinvolgimento in attività criminali,
la frequente poliassunzione di sostanze, fattori culturali
e religiosi; è per questi motivi che si è rivelata di
fondamentale importanza la presenza di mediatori culturali,
anche se la rigidità del Servizio Sanitario Nazionale
rispetto all'opportunità di fruire di prestazioni da parte
di tali figure si dimostra un fattore altamente limitante
ed ovviabile solo nei casi di compartecipazioni attive
tra pubblico e privato sociale, nell'ambito di progetti
finalizzati che però, per propria natura, risentono negativamente
della propria condizione straordinaria, provvisoria ed
a termine. Dall'analisi di questa esperienza, si può concludere sottolineando
l'importanza di prevedere politiche maggiormente orientate
all'offerta di servizi alla persona immigrata, indipendentemente
dalla regolarità rispetto alle norme sul soggiorno, in
un quadro che consenta di garantire tutte le opzioni necessarie,
tra cui la mediazione culturale riveste un'importanza
strategica, in un regime di assistenza ordinaria e continuativa,
superando la fase progettuale che sta dimostrando l'efficacia
di tali programmi.
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