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SALUTO
DELL'ONOREVOLE CHIARA MORONI,
SEGRETARIA DELLA COMMISSIONE "AFFARI SOCIALI" DELLA
CAMERA DEI DEPUTATI |
Buongiorno a tutti e grazie per avermi
dato la possibilità di essere qui con voi. Permettetemi di ringraziare
in particolare l’amico Rino Giuliani e tutto l’istituto santi
per aver focalizzato l’attenzione su un problema quello della
tutela della salute in carcere che ritengo particolarmente importante.
In questo mio breve intervento
non entrerò in valutazioni di carattere tecnico perché
credo sia meglio lasciarle agli operatori del settore. Vorrei,
invece, soffermarmi su alcune valutazioni di principio.
Sono convinta che l’iniziativa di oggi sia particolarmente importante.
Il problema della tutela della salute in carcere non è, infatti,
solo un problema tecnico o una questione da risolvere, è prima
di tutto un principio di civiltà.
La mia attività politica nasce e si ispira alla tradizione del
riformismo socialista, so bene quanto questa parola (riformismo)
sia oggi abusata, il mio sforzo quotidiano è, però, quello di
riuscire a tradurla praticamente, in un’azione politica concreta.
Rispetto al tema della tutela della salute in carcere, un primo
principio che credo valga la pena ribadire è quello della assoluta
necessità di evitare slittamenti o forzature ideologiche, che
specie in campo sanitario non hanno motivo di esistere.
La persona, i suoi bisogni, le sue necessità, i suoi diritti,
questo deve essere sempre al centro della nostra attenzione.
Da questo punto di vista non esistono differenze tra gli individui,
a tutti deve essere garantita un’assistenza sanitaria adeguata.
Non voglio neanche pensare e, lasciatemi essere ottimista, non
credo che oggi qualcuno possa ritenere che ai carcerati, in
quanto tali, non debba essere garantita la giusta tutela sanitaria.
Il decreto 230 del 99 ha riconfermato il principio
dell’uguaglianza di tutti i cittadini rispetto al diritto alla
salute, evidentemente anche dei detenuti, non può che essere
così.
Si tratta di lavorare
insieme per riuscire a tradurre sempre meglio tale principio.
Lo Stato, in particolare, non può sottrarsi a questa
precisa responsabilità, al suo dovere di tutelare la salute
individuale e collettiva. Il sistema nazionale sanitario deve
essere all’altezza di garantire la tutela sanitaria anche nelle
carceri.
Ci potranno e dovranno anche essere le giuste interazioni tra
pubblico e privato, come di fatto già avviene, grazie anche
a tante iniziative no-profit, d’altronte di fronte alla necessità
di garantire un servizio adeguato l’interazione tra pubblico
e privato non può spaventarci, ma credo comunque che in questo
campo il sistema sanitario nazionale non possa non avere un
ruolo determinante.
D’altra parte riflettere sulla centralità del sistema sanitario
nazionale rispetto alla tutela della salute in carcere, è importante
anche per comprendere i rapporti tra la dimensione sanitaria
e la dimensione giudiziaria.
In questo senso ritengo che un malato sia prima di tutto un
cittadino bisognoso di aiuto e sostegno, poi può essere anche
un detenuto, ma prima di tutto è un malato che ha il diritto
di essere curato. Di fronte al diritto alla salute non può esistere
nessuna forma di discriminazione, su questo credo si debba essere
assolutamente chiari, il diritto alla salute è uguale per tutti!
Anche
per i detenuti, anzi, sono convinta che proprio per chi vive
una condizione così particolare, l’attenzione al rispetto di
determinati diritti, prima di tutto proprio quello alla salute,
debba essere in un certo senso maggiore.
Le responsabilità del Sistema
Sanitario Nazionale sono in questo ambito evidenti e ritengo
vadano logicamente raccordate con quelle del
Ministero di Grazia e Giustizia a cui compete la tutela
della sicurezza, in questo modo si potrà attuare correttamente
il DL 230/99.
Si tratta di definire in modo corretto il rapporto tra il principio
e la necessità della Cura ed il principio e la necessità della
Pena.
In questo senso è del tutto evidente che l’esistenza di una
pena detentiva non può ridurre il diritto alla salute.
Non mi sembra neanche il caso di soffermarsi su tale considerazione.
Voglio solo affermare con chiarezza che un detenuto è un cittadino
che conserva tutta la sua dignità di essere umano, e anche se
in una condizione di pena, non può, non deve, essere umiliato!!
Se si calpesta la dignità di un solo detenuto si calpesta la
civiltà di un’intera comunità!!
Il garantismo è un principio guida della mia azione e formazione
politica, ma essere garantisti non ha niente a che vedere con
l’essere permissivi ne
tantomeno ha a che vedere con buonismi di sorta, la certezza
della pena è un principio sacrosanto, se un cittadino sbaglia
è doveroso che paghi il suo debito con la società, ma la pena
deve essere sempre considerata in relazione all’obiettivo della
riabilitazione, non può comportare nessun tipo di umiliazione
personale, per questo il diritto alla salute si estende e deve
essere assolutamente garantito anche ai detenuti.
D’altre parte nella definizione del rapporto tra Sistema Sanitario
Nazionale ed il ministero di grazia e giustizia riguardo alla
tutela della salute in carcere non possono non rientrare, evidentemente,
anche valutazioni di competenze specifiche che non possono essere
disconosciute.
Una volta chiarita la centralità del Sistema sanitario Nazionale,
permettetemi un’ultima valutazione riguardo al modo in cui questa
può essere gestita.
Ovviamente, anche per quanto riguarda il problema della tutela
della salute in carcere, è fondamentale chiarire il rapporto
tra Stato e regioni.
In passato si è affermato tra un sistema a cascata, poi si è
passati quello concorrente, in questo periodo il rapporto tra
Stato e Regioni è sottoposto ad un evidente cambiamento.
Il federalismo impone, infatti, una diversa definizione dei
rapporti, è una situazione molto delicata, in continua evoluzione,
non voglio entrare nello specifico, mi preme però sottolineare,
che personalmente ritengo
comunque fondamentale il ruolo dello Stato nella definizione
dei principi guida. Al di là di questo la mia preoccupazione
ed il mio impegno non sono tanto rivolti al problema delle cosiddette
20 sanità, ma ad evitare che se ne affermino due : una per i ricchi ed una
per i poveri.
Concludo questo mio breve intervento ribadendo il mio
assoluto convincimento sulla necessità di garantire la tutela
della salute del cittadino sempre e dovunque anche per i cittadini
in carcere e forse soprattutto per loro che vivono una situazione
di difficoltà nei confronti della quale siamo tutti chiamati,
come società, e come singoli individui, a riscoprire il valore ed il significato della
solidarietà.
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IL PAESE DI FRONTE - Gli albanesi d'Italia festeggiano i 100 anni dell'Indipendenza.
01/02/2012 |
L’Ambasciata della Repubblica d’Albania, "Bota Shqiptare" - il giornale degli albanesi in Italia, e la Consulta Cittadina per l'Immigrazione di Roma Capitale organizzano il mese della cultura albanese a Roma.
Dal 4 febbraio al 3 marzo 2012, in un mosaico culturale fatto di mostre di pittura e fotografiche, di un’esposizione di importanti documenti e stampe dell’Archivio Centrale, che hanno segnato i 100 anni dello Stato, di convegni e proiezione di film e tanto altro ancora, verrà presentata nella città eterna l’Albania, il paese di fronte.
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LIBRO VERDE DELLA COMMISSIONE EUROPEA SUL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI CITTADINI DEI PAESI TERZI.
31/01/2012 |
Il ricongiungimento familiare è un istituto necessario per permettere agli immigrati di avere una vita familiare. Dal 2003 sono in vigore norme comuni europee in materia di immigrazione che regolano a livello dell'Unione le condizioni per l'esercizio del diritto al ricongiungimento familiare dei cittadini di paesi terzi1. La direttiva fissa le condizioni per l'ingresso e il soggiorno in uno Stato membro dei familiari di un cittadino di un paese terzo che soggiorna legalmente in quello Stato e che sono anch'essi cittadini di un paese terzo. La direttiva non si applica ai cittadini dell'Unione.
La direttiva, che al momento dell'adozione era considerata unicamente un primo passo verso l'armonizzazione, è stata successivamente criticata dalle ONG e dal mondo accademico perché stabiliva un livello di armonizzazione piuttosto limitato.
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PSICHIATRIA DEMOCRATICA: "NECESSARIO REGOLAMENTO ATTUATIVO PER CHIUDERE GLI OPG".
31/01/2012 |
Per Emilio Lupo, Cesare Bondioli e Luigi Attenasio di Psichiatria Democratica (Pd), il riconoscimento da parte del Senato che gli Opg vanno chiusi al più presto, è un fatto politico importante, anche se - ammoniscono i tre Dirigenti di Pd - il processo di deistituzionalizzazione è soltanto all’inizio.
Per Pd non bisogna avere indugio alcuno e puntare dritti all’obiettivo, concretamente, attraverso un programma-percorso che preveda quanto segue:
1) che il Governo emani - dopo l’approvazione del testo anche da parte del Parlamento - un Regolamento attuativo che detti tempi e modi del processo di dismissione, d’intesa con le Regioni e con il coordinamento del Presidente Errani;
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GUIDA: 18 ANNI IN COMUNE - I TUOI PASSI VERSO LA CITTADINANZA ITALIANA.
31/01/2012 |
Flavio Zanonato Vice Presidente ANCI con delega all’Immigrazione apre la guida con una prefazione che ricordando i 150 anni dell'unità d'Italia rammenta che storicamente il nostro Paese e' stato terra di emigranti ed è divenuto un Paese con una società multiculturale.
Cari ragazzi, care ragazze, a 150 anni dall’unità d’Italia, possiamo affermare che il nostro Paese, storicamente terra di emigranti, è diventato una società multiculturale. Voi, ragazzi nati da genitori stranieri che vivono la loro infanzia e adolescenza in Italia, contribuirete in maniera significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano della nostra comunità nazionale. Per mettere a frutto la ricchezza che rappresentate è indispensabile predisporre meccanismi efficaci di integrazione, a partire dal riconoscimento della cittadinanza italiana.
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