Istituto Fernando Santi                                                 



   Convegni

 

 

 

 

 

 



SALUTO DELL'ONOREVOLE CHIARA MORONI,
SEGRETARIA DELLA COMMISSIONE "AFFARI SOCIALI" DELLA CAMERA DEI DEPUTATI


Buongiorno a tutti e grazie per avermi dato la possibilità di essere qui con voi. Permettetemi di ringraziare in particolare l’amico Rino Giuliani e tutto l’istituto santi per aver focalizzato l’attenzione su un problema quello della tutela della salute in carcere che ritengo particolarmente importante.
In questo mio breve intervento  non entrerò in valutazioni di carattere tecnico perché credo sia meglio lasciarle agli operatori del settore. Vorrei, invece, soffermarmi su alcune valutazioni di principio.
Sono convinta che l’iniziativa di oggi sia particolarmente importante.
Il problema della tutela della salute in carcere non è, infatti, solo un problema tecnico o una questione da risolvere, è prima di tutto un principio di civiltà.
La mia attività politica nasce e si ispira alla tradizione del riformismo socialista, so bene quanto questa parola (riformismo) sia oggi abusata, il mio sforzo quotidiano è, però, quello di riuscire a tradurla praticamente, in un’azione politica concreta.
Rispetto al tema della tutela della salute in carcere, un primo principio che credo valga la pena ribadire è quello della assoluta necessità di evitare slittamenti o forzature ideologiche, che specie in campo sanitario non hanno motivo di esistere.
La persona, i suoi bisogni, le sue necessità, i suoi diritti, questo deve essere sempre al centro della nostra attenzione. Da questo punto di vista non esistono differenze tra gli individui, a tutti deve essere garantita un’assistenza sanitaria adeguata.
Non voglio neanche pensare e, lasciatemi essere ottimista, non credo che oggi qualcuno possa ritenere che ai carcerati, in quanto tali, non debba essere garantita la giusta tutela sanitaria.
Il decreto 230 del 99 ha riconfermato il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini rispetto al diritto alla salute, evidentemente anche dei detenuti, non può che essere così.
Si tratta di lavorare insieme per riuscire a tradurre sempre meglio tale principio.    
Lo Stato, in particolare, non può sottrarsi a questa precisa responsabilità, al suo dovere di tutelare la salute individuale e collettiva. Il sistema nazionale sanitario deve essere all’altezza di garantire la tutela sanitaria anche nelle carceri. 
Ci potranno e dovranno anche essere le giuste interazioni tra pubblico e privato, come di fatto già avviene, grazie anche a tante iniziative no-profit, d’altronte di fronte alla necessità di garantire un servizio adeguato l’interazione tra pubblico e privato non può spaventarci, ma credo comunque che in questo campo il sistema sanitario nazionale non possa non avere un ruolo determinante.
D’altra parte riflettere sulla centralità del sistema sanitario nazionale rispetto alla tutela della salute in carcere, è importante anche per comprendere i rapporti tra la dimensione sanitaria e la dimensione giudiziaria.
In questo senso ritengo che un malato sia prima di tutto un cittadino bisognoso di aiuto e sostegno, poi può essere anche un detenuto, ma prima di tutto è un malato che ha il diritto di essere curato. Di fronte al diritto alla salute non può esistere nessuna forma di discriminazione, su questo credo si debba essere assolutamente chiari, il diritto alla salute è uguale per tutti!
Anche per i detenuti, anzi, sono convinta che proprio per chi vive una condizione così particolare, l’attenzione al rispetto di determinati diritti, prima di tutto proprio quello alla salute, debba essere in un certo senso maggiore.
Le responsabilità del Sistema Sanitario Nazionale sono in questo ambito evidenti e ritengo vadano logicamente raccordate con quelle del  Ministero di Grazia e Giustizia a cui compete la tutela della sicurezza, in questo modo si potrà attuare correttamente il DL 230/99. 
Si tratta di definire in modo corretto il rapporto tra il principio e la necessità della Cura ed il principio e la necessità della Pena.
In questo senso è del tutto evidente che l’esistenza di una pena detentiva non può ridurre il diritto alla salute.
Non mi sembra neanche il caso di soffermarsi su tale considerazione.
Voglio solo affermare con chiarezza che un detenuto è un cittadino che conserva tutta la sua dignità di essere umano, e anche se in una condizione di pena, non può, non deve, essere umiliato!!
Se si calpesta la dignità di un solo detenuto si calpesta la civiltà di un’intera comunità!!
Il garantismo è un principio guida della mia azione e formazione politica, ma essere garantisti non ha niente a che vedere con l’essere permissivi  ne tantomeno ha a che vedere con buonismi di sorta, la certezza della pena è un principio sacrosanto, se un cittadino sbaglia è doveroso che paghi il suo debito con la società, ma la pena deve essere sempre considerata in relazione all’obiettivo della riabilitazione, non può comportare nessun tipo di umiliazione personale, per questo il diritto alla salute si estende e deve essere assolutamente garantito anche ai detenuti.
D’altre parte nella definizione del rapporto tra Sistema Sanitario Nazionale ed il ministero di grazia e giustizia riguardo alla tutela della salute in carcere non possono non rientrare, evidentemente, anche valutazioni di competenze specifiche che non possono essere disconosciute.
Una volta chiarita la centralità del Sistema sanitario Nazionale, permettetemi un’ultima valutazione riguardo al modo in cui questa può essere gestita.
Ovviamente, anche per quanto riguarda il problema della tutela della salute in carcere, è fondamentale chiarire il rapporto tra Stato e regioni.
In passato si è affermato tra un sistema a cascata, poi si è passati quello concorrente, in questo periodo il rapporto tra Stato e Regioni è sottoposto ad un evidente cambiamento.
Il federalismo impone, infatti, una diversa definizione dei rapporti, è una situazione molto delicata, in continua evoluzione, non voglio entrare nello specifico, mi preme però sottolineare, che  personalmente ritengo comunque fondamentale il ruolo dello Stato nella definizione dei principi guida. Al di là di questo la mia preoccupazione ed il mio impegno non sono tanto rivolti al problema delle cosiddette 20 sanità,  ma ad evitare che se ne affermino due : una per i ricchi ed una per i poveri.    
Concludo questo mio breve intervento ribadendo il mio assoluto convincimento sulla necessità di garantire la tutela della salute del cittadino sempre e dovunque anche per i cittadini in carcere e forse soprattutto per loro che vivono una situazione di difficoltà nei confronti della quale siamo tutti chiamati, come società, e come singoli individui,  a riscoprire il valore ed il significato della solidarietà.

 

 N o t i z i e
  IL PAESE DI FRONTE - Gli albanesi d'Italia festeggiano i 100 anni dell'Indipendenza.   01/02/2012

L’Ambasciata della Repubblica d’Albania, "Bota Shqiptare" - il giornale degli albanesi in Italia, e la Consulta Cittadina per l'Immigrazione di Roma Capitale organizzano il mese della cultura albanese a Roma.

Dal 4 febbraio al 3 marzo 2012, in un mosaico culturale fatto di mostre di pittura e fotografiche, di un’esposizione di importanti documenti e stampe dell’Archivio Centrale, che hanno segnato i 100 anni dello Stato, di convegni e proiezione di film e tanto altro ancora, verrà presentata nella città eterna l’Albania, il paese di fronte.

  Continua ...
  LIBRO VERDE DELLA COMMISSIONE EUROPEA SUL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI CITTADINI DEI PAESI TERZI.   31/01/2012

Il ricongiungimento familiare è un istituto necessario per permettere agli immigrati di avere una vita familiare. Dal 2003 sono in vigore norme comuni europee in materia di immigrazione che regolano a livello dell'Unione le condizioni per l'esercizio del diritto al ricongiungimento familiare dei cittadini di paesi terzi1. La direttiva fissa le condizioni per l'ingresso e il soggiorno in uno Stato membro dei familiari di un cittadino di un paese terzo che soggiorna legalmente in quello Stato e che sono anch'essi cittadini di un paese terzo. La direttiva non si applica ai cittadini dell'Unione.

La direttiva, che al momento dell'adozione era considerata unicamente un primo passo verso l'armonizzazione, è stata successivamente criticata dalle ONG e dal mondo accademico perché stabiliva un livello di armonizzazione piuttosto limitato.

  Continua ...
  PSICHIATRIA DEMOCRATICA: "NECESSARIO REGOLAMENTO ATTUATIVO PER CHIUDERE GLI OPG".   31/01/2012

Per Emilio Lupo, Cesare Bondioli e Luigi Attenasio di Psichiatria Democratica (Pd), il riconoscimento da parte del Senato che gli Opg vanno chiusi al più presto, è un fatto politico importante, anche se - ammoniscono i tre Dirigenti di Pd - il processo di deistituzionalizzazione è soltanto all’inizio.

Per Pd non bisogna avere indugio alcuno e puntare dritti all’obiettivo, concretamente, attraverso un programma-percorso che preveda quanto segue:
1) che il Governo emani - dopo l’approvazione del testo anche da parte del Parlamento - un Regolamento attuativo che detti tempi e modi del processo di dismissione, d’intesa con le Regioni e con il coordinamento del Presidente Errani;

  Continua ...
  GUIDA: 18 ANNI IN COMUNE - I TUOI PASSI VERSO LA CITTADINANZA ITALIANA.   31/01/2012

Flavio Zanonato Vice Presidente ANCI con delega all’Immigrazione apre la guida con una prefazione che ricordando i 150 anni dell'unità d'Italia rammenta che storicamente il nostro Paese e' stato terra di emigranti ed è divenuto un Paese con una società multiculturale.

Cari ragazzi, care ragazze, a 150 anni dall’unità d’Italia, possiamo affermare che il nostro Paese, storicamente terra di emigranti, è diventato una società multiculturale. Voi, ragazzi nati da genitori stranieri che vivono la loro infanzia e adolescenza in Italia, contribuirete in maniera significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano della nostra comunità nazionale. Per mettere a frutto la ricchezza che rappresentate è indispensabile predisporre meccanismi efficaci di integrazione, a partire dal riconoscimento della cittadinanza italiana.

  Continua ...