Istituto Fernando Santi                                                 



   Convegni

 

 

 

 

 

 




"LA SALUTE DELLE DONNE EMIGRATE IN CARCERE"
ANGELA SCALZO, SEGRETARIA NAZIONALE DI "S.O.S. RAZZISMO"


Dando solo uno sguardo alle problematiche ed ai processi emergenti nella composizione  della popolazione carceraria, notiamo  che la popolazione detenuta femminile è composta per un terzo da donne immigrate che spesso conoscono veramente poco la nostra lingua e non hanno  all’esterno del carcere una qualche rete familiare e  sociale di riferimento. Accanto a loro vi una altrettanto alta  percentuale, in misura sempre crescente, di donne zingare, generalmente slave ma non solo, con varie esperienze di detenzione alle spalle e storie familiari a volte drammatiche.
Altissima è la percentuale di  donne straniere  madri ed i loro bambini passano almeno una parte della loro infanzia in carcere con la propria madre, una possibilità , quest’ultima, consentita dall’articolo 11 della legge 354/75 di riforma penitenziaria. Se analizziamo i dati a disposizione sembra che il numero dei minori in carcere con la madre straniera sia diminuito negli anni, ma bisogna sottolineare il fatto che i dati non tengono conto degli avvicendamenti nell’arco dell’anno, imputabili alle detenzioni più brevi.
Nella maggioranza dei casi le madri straniere giungono a questa soluzione soltanto in assenza di un qualsiasi sostegno familiare esterno al carcere, oppure un sostegno sociale o comunque una soluzione alternativa all’Istituto.
Per quanto riguarda la salute in riferimento alla detenzione sostengo che se l’applicazione della legge è carente per i detenuti italiani le immigrate sono ulteriormente penalizzate, soprattutto a causa della carenza linguistica e di conseguenza della loro privaci.
Questo il quadro che emerge, nel corso degli anni, dall’impegno volontario che SOS Razzismo svolge all’interno di alcuni Istituti Penitenziari ed in strutture Istituzionali ad essi collegate, un impegno non sistematico bensì saltuario anche se a lungo termine, dove mediatori culturali di provenienza extraeuropea svolgono non solo una mediazione linguistica ma anche e soprattutto culturale facilitando il rapporto con l’Istituzione  e l’organizzazione penitenziaria.
Si tratta, secondo noi,  di situazioni e condizioni, quelle delle donne straniere detenute, che è indispensabile tenere presente in quanto l’insieme degli obbiettivi legati ad interventi necessari alla promozione delle pari opportunità fra detenute, richiedono un coinvolgimento responsabile di tutti i soggetti, siano essi istituzionali che sociali. Sono quest’ultimi, infatti, che concorrono ed intervengono nell’indirizzo di scelte politiche ed operative che riguardano:
·         la legislazione,
·         l’organizzazione penitenziaria,
·         la rete dei servizi sociali.

L’impegno legislativo deve prevedere:
1.       che il decorso della pena continui anche quando la donna straniera è fuori dal carcere per maternità ;
2.       che nessuna decisione definitiva deve essere presa dal Tribunale dei Minori in merito all’adottabilità dei bambini finché la madre è in carcere.
3.       Che venga tutelato il diritto alla salute per le donne straniere detenute, nel rispetto delle singole identità culturali (faccio riferimento per esempio alle donne musulmane).

L’organizzazione penitenziaria dovrebbe, invece, promuovere un reale cambiamento culturale che investa i comportamenti, la struttura e l’organizzazione stessa.
Anche con la legislazione vigente è possibile fare molto per le detenute straniere, lo dimostrano alcuni progetti pilota, che abbiamo supportato, nei quali è stato determinante la professionalità e la motivazione personale di psicologi, educatori ed assistenti sociali che lavorano nel carcere e nei centri di servizio sociale dell’Amministrazione penitenziaria, oltre naturalmente alla sensibilità delle Direzioni carcerarie e dei giudici di sorveglianza e della polizia penitenziaria, quest’ultima quale interfaccia quotidiana fra detenuta e sistema.

Nel territorio è, invece, indispensabile, coinvolgere gli Enti Locali ed il privato sociale:
1.       per sensibilizzare i cittadini sulle problematiche legate alla detenzione ed al reinserimento delle detenute,
2.       favorire l’esecuzione delle pene di misure alternative al carcere, inserendo la problematica nei piani di zona (come ha affermato l’Assessore Milano),
3.       nel caso di madri straniere favorire l’accesso del bambino, costretti alla vita in carcere, alle risorse del territorio,
4.     favorire la promozione della formazione congiunta degli operatori territoriali facenti parte le ASL, i Servizi Sociali Comunali, l’Associazionismo di Volontariato,
5.       sostenere coordinandola l’attività delle associazioni di Volontariato sia all’interno che all’esterno dell’Istituto penitenziario,
6.       e non per ultimo promuovere programmi specifici di reinserimento socio-lavorativo delle donne e delle madri straniere detenute.
Diversa è, come sappiamo, la situazione delle straniere e delle nomadi , rispetto alle detenute italiane,  a questo proposito vorrei citare, un’iniziativa concreta,   il ruolo dell’Agenzia Chances del Comune di Roma che orienta e promuove al lavoro anche immigrati ed immigrate i quali dopo aver scontato la pena possono  essere inseriti nel mondo del lavoro. Un’iniziativa qualitativa effettuata grazie all’indispensabile ruolo svolto dai sei mediatori culturali interlingue che operano sia all’interno del carcere che all’esterno attraverso sportelli presso gli Istituti di Rebibbia e Civitavecchia e presso le sedi dell’Agenzia stessa.
Naturalmente nel momento in cui si verificano discriminazioni legate “all’essere donna straniera”, sia dentro che fuori il carcere, SOS Razzismo attiva la sua rete territoriale per garantire pari diritti e pari opportunità.
Vorrei lasciarvi, però, con le parole di una detenuta che poco tempo fa ci ha scritto:
“Mi chiamo Maryanne Kombo, anche se tutte qui in carcere mi chiamano la nera, non so se vi ricordate di me… ci siamo conosciute più di otto mesi fa, quando siete venuti per spiegarci la legge sull’immigrazione.
Mi avevate detto che potevo scrivervi quando volevo e ora l’ho fatto.
L’ho fatto perché sto male, mi fa male lo stomaco e il dolore non mi fa dormire e quando non dormo penso alla mia bambina in Istituto.
Ho bisogno di cure, ho bisogno di vedere la mia bambina, ho bisogno di parlare la mia lingua.
Aiutatemi, so che voi potete farlo, so anche che voi potete capirmi.

Aspetto una risposta presto!”.
Penso non ci sia altro da aggiungere!

 

 N o t i z i e
  ALFREDO ZOLLA CI HA LASCIATI.   01/02/2012

Ieri pomeriggio se ne è andato  nel sonno Alfredo Zolla. Accanto a lui sua moglie Antonella.

Se ne va un pezzo di storia antirazzista di Roma Capitale, ci lascia uno dei primi che si impegnarono a sostegno dei migranti e delle loro famiglie,  tramutando la solidarietà di base,  allora diffusa, in organizzazione dei diritti delle persone immigrate e contribuendo alla crescita di ruolo dei lavoratori immigrati dentro l'organizzazione della CGIL.

Alfredo fa parte di una cerchia non estesa di persone che ha lasciato il segno nella rete  di persone ed organizzazioni sociali che operano accanto alle persone immigrate,per l'impegno forte e per la capacità di dare  concretezza alle idee di nuova cittadinanza e di reciproca integrazione fra vecchi e nuovi cittadini.

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  IL PAESE DI FRONTE - Gli albanesi d'Italia festeggiano i 100 anni dell'Indipendenza.   01/02/2012

L’Ambasciata della Repubblica d’Albania, "Bota Shqiptare" - il giornale degli albanesi in Italia, e la Consulta Cittadina per l'Immigrazione di Roma Capitale organizzano il mese della cultura albanese a Roma.

Dal 4 febbraio al 3 marzo 2012, in un mosaico culturale fatto di mostre di pittura e fotografiche, di un’esposizione di importanti documenti e stampe dell’Archivio Centrale, che hanno segnato i 100 anni dello Stato, di convegni e proiezione di film e tanto altro ancora, verrà presentata nella città eterna l’Albania, il paese di fronte.

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  LIBRO VERDE DELLA COMMISSIONE EUROPEA SUL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI CITTADINI DEI PAESI TERZI.   31/01/2012

Il ricongiungimento familiare è un istituto necessario per permettere agli immigrati di avere una vita familiare. Dal 2003 sono in vigore norme comuni europee in materia di immigrazione che regolano a livello dell'Unione le condizioni per l'esercizio del diritto al ricongiungimento familiare dei cittadini di paesi terzi1. La direttiva fissa le condizioni per l'ingresso e il soggiorno in uno Stato membro dei familiari di un cittadino di un paese terzo che soggiorna legalmente in quello Stato e che sono anch'essi cittadini di un paese terzo. La direttiva non si applica ai cittadini dell'Unione.

La direttiva, che al momento dell'adozione era considerata unicamente un primo passo verso l'armonizzazione, è stata successivamente criticata dalle ONG e dal mondo accademico perché stabiliva un livello di armonizzazione piuttosto limitato.

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  PSICHIATRIA DEMOCRATICA: "NECESSARIO REGOLAMENTO ATTUATIVO PER CHIUDERE GLI OPG".   31/01/2012

Per Emilio Lupo, Cesare Bondioli e Luigi Attenasio di Psichiatria Democratica (Pd), il riconoscimento da parte del Senato che gli Opg vanno chiusi al più presto, è un fatto politico importante, anche se - ammoniscono i tre Dirigenti di Pd - il processo di deistituzionalizzazione è soltanto all’inizio.

Per Pd non bisogna avere indugio alcuno e puntare dritti all’obiettivo, concretamente, attraverso un programma-percorso che preveda quanto segue:
1) che il Governo emani - dopo l’approvazione del testo anche da parte del Parlamento - un Regolamento attuativo che detti tempi e modi del processo di dismissione, d’intesa con le Regioni e con il coordinamento del Presidente Errani;

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  GUIDA: 18 ANNI IN COMUNE - I TUOI PASSI VERSO LA CITTADINANZA ITALIANA.   31/01/2012

Flavio Zanonato Vice Presidente ANCI con delega all’Immigrazione apre la guida con una prefazione che ricordando i 150 anni dell'unità d'Italia rammenta che storicamente il nostro Paese e' stato terra di emigranti ed è divenuto un Paese con una società multiculturale.

Cari ragazzi, care ragazze, a 150 anni dall’unità d’Italia, possiamo affermare che il nostro Paese, storicamente terra di emigranti, è diventato una società multiculturale. Voi, ragazzi nati da genitori stranieri che vivono la loro infanzia e adolescenza in Italia, contribuirete in maniera significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano della nostra comunità nazionale. Per mettere a frutto la ricchezza che rappresentate è indispensabile predisporre meccanismi efficaci di integrazione, a partire dal riconoscimento della cittadinanza italiana.

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