Istituto Fernando Santi                                                 



   Immigrazione




Anno X 2010 - Numero 02
02 marzo 2010
IL VOTO ALL'ESTERO DOPO IL CASO DI GIROLAMO.

Voto all'esteroLe gravissime accuse rivolte dalla magistratura inquirente all'ormai ex senatore Di Girolamo nel giro di 36-42 ore ha dato il via ad una ininterrotta serie di prese di posizione e di dichiarazioni che andando oltre le fattispecie contestate a Di Girolamo rimettono in discussione non solo le attuali modalità di voto all'estero ma anche lo stesso voto degli italiani all'estero.
Si va dai toni supercauti di chi trova che vi siano alcuni indefiniti aggiustamenti da fare a chi pensa che il voto  nelle sedi consolari o il voto elettronico garantirebbero meglio la segretezza del voto  ormai comunemente riconosciuta iperpermeabile  nella modalità  per corrispondenza.
L'impressione è che ancora una volta, passata la fiammata delle ultime esercitazioni letterarie pro o contro il diritto di voto costituzionalmente tutelato, si possa ripetere il "bis in idem" di quanto accadde  durante e nelle ore successive alla prima elezione di rappresentanti del parlamento eletti dalla Circoscrizione dell'estero.
Allora circostanziati accadimenti che alteravano le necessarie garanzie di un libero voto  vennero denunciati in diverse aree continentali ed attribuite  a persone  ora dell' uno ora dell'altro schieramento concorrente alle elezioni. Schede riprodotte artigianalmente, votanti calcolati come tali ma che non avevano ricevuto le schede, raccolta e compilazione di pacchi di schede,  verifiche del voto a Castelnuovo  di Porto, stando  ai rappresentanti di lista presenti, in condizioni tecnico-strutturali tali  da poter considerare quelle verifiche un libero esercizio . La casistica non esaustiva va comunque  ben oltre come si evince dalla lettura di quanto emerso allora sulla stampa.
C'era allora materia sufficiente per avviare immediatamente quella revisione che oggi s'invoca per salvare il diritto al voto di quanti nulla hanno a spartire con  i comportamenti penalmente sanzionabili contestati a Di Girolamo che nel suo addio al laticlavio trova il tempo di  far girare le deiezioni nel ventilatore dicendo in sostanza che in fondo così facevano tutti.
Il diritto al voto è stata una idea che contemporaneamente  poteva avviare una ben più complessa, poderosa azione di re- italianizzazione  delle nostre comunità per loro fortuna largamente integrate. Sarebbe stato il valore aggiunto  di una cultura plurima su una rinnovata base di italianità.
Non c'è stato allora  e non c'è oggi progetto governativo o di opposizione.
Il parlamento che è sede legislativa, con la presenza dei 18 parlamentari dell'estero poteva valorizzare le diverse risorse esistenti, le associazioni, i comites, le articolazioni funzionali dello stato-apparato, del parastato operanti all'estero, le organizzazioni produttive private e professionali ecc ecc.
Alla Camera non  si è voluto neanche riconoscere la natura di promozione sociale dell'associazionismo all'estero.
Si è aperta invece una fase nella quale si è andati di nuovo  al voto con le stesse criticità  nelle procedure, le stesse magagne che alla fine circondano di un' aura di illegittimità  tutta la rappresentanza anche se non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio.
Le forze politiche oggi di fronte alla enormità collegate con la vicenda di Di Girolamo  corrono ai distinguo o alle  nette prese di distanza anche rispetto alle modalità di voto ma non spiegano perché  l'altro ieri  non era stato fatto decadere un parlamentare privo dei prerequisiti per divenire tale.
Se si osservano i tentativi di teorizzazione del ruolo dei neoparlamentari eletti  o di autodefinizione di ruolo si legge che con l'elezione dei 18 parlamentari" la rappresentanza ora è perfetta" dopo essere passata da comites e cgie (pensato come il nuovo ufficio studi dei parlamentari). Le associazioni, cito a memoria da un  sito di uno dei due più  grandi partiti, sono obsolete ed in via di superamento  ma i partiti politici li possono inserire nella loro dialettica interna.
Mentre l'associazionismo  si misura con un progetto di rinnovamento. Dalla proposta Micheloni di riforma di comites e cgie  al testo Tofani viene avanti un modello di presenza fra gli italiani che punta a rafforzare in via esclusiva i partiti politici italiani e ad espellere le associazioni.
Insomma a partitizzare la rappresentanza.
Risorse notevoli direttamente o indirettamente In questi anni sono state investite in  comitati elettorali e in  sezioni di partito  nei paesi d'accoglienza. Cè dunque una intrinseca coerenza fra  quanto avviene fuori e quanto si elabora per  gli italiani all'estero dentro il parlamento. E' questo quello che occorre agli italiani all'estero cui nel passato abbiamo sempre indicato processi d'integrazione nelle strutture democratiche  dei diversi paesi nei quali vivono?
Essere e vivere come italiani all'estero è una prospettiva che non dipende esclusivamente dal fatto che si eleggono (per ora ) 18 parlamentari. Si tratterebbe di una illusoria quanto supponente illusione il pensare che la "rappresentanza perfetta"  sostituisce l'azione del pluralismo delle associazioni e delle istituzioni che gli italiani all'estero si sono date.
Cambiare una legge per il voto all'estero che ha evidenziato così gravi inconvenienti è un obbligo in assoluto rispetto al quale, spiace dirlo, la disattenzione ed il ritardo delle forze politiche è molto grave.
Facendolo saremmo finalmente nella legalità ma il quesito che da  molti in queste ore ci sentiamo ripetere  e cioè quale  rapporto costi/benefici per gli italiani all'estero si possa ricavare dalla permanenza della presenza dei 18 parlamentari mi sembra, per quanto riduttivo della complessità della situazione, un indicatore del clima sfiduciato  di chi  seguita a vedere il governo   esercitare la sua indifferenza istituzionale e l'opposizione latitare.

Rino Giuliani vicepresidente dell'Istituto Fernando Santi.


 N o t i z i e
  COME GLI STRANIERI CI SALVANO DALLA CRISI (ALMENO DA QUELLA DEMOGRAFICA).   07/03/2010

Il 18 febbraio l’Istat ha pubblicato le stime anticipate dei principali indicatori demografici relativi all’anno 2009 (indicatori demografici), una sorta di road map delle tendenze demografiche italiane.

Il quadro che ne emerge non è affatto roseo. Il 2009 è stato l’anno nero della dinamica naturale (differenza tra nascite e decessi): viene stimato un saldo negativo (-17 mila e 700 unità) molto più accentuato di quello registrato nel biennio precedente. Le nascite sono diminuite (6 mila e 700 nascite in meno rispetto al 2008), mentre si è verificato un vero e proprio boom di decessi (588 mila); il tasso di mortalità (9,8 per mille) stimato per il 2009 è il più elevato registrato nel secondo dopoguerra.

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  NINO CAVALIERE DELL'ISTITUTO FERNANDO SANTI DI NAPOLI RICORDA ANTONIO LOMBARDI.   05/03/2010

Stamattina, uscendo dall'ascensore all'ottavo piano dell CGIL, un compagno mi dice , lo sai e morto Antonio! Per noi socialisti Antonio e Antonio Lombardi. Il patriarca di noi socialisti, e non solo socialisti.
In quel preciso momento ho fatto un salto indietro di trent'anni, quando, chiamato da Salvatore Arnese andai ad occupare come compagno socialista un posto in ufficio amministrazione.
Nonostante fossi figlio di suo  vecchio amico e compagno (non per eta' ma per militanza nello SFI e nel PSI)  dovetti andare a presentarmi.
Entrai nella sua stanza, con reverenziale rispetto, rispetto dovuto ad un uomo che aveva fatto della politica e della CGIL la sua ragione di vita.Una missione in nome della libertà, della eguaglianza .

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  ANTONIO LOMBARDI DIRIGENTE SOCIALISTA DELLA CGIL DELLA CAMPANIA CI HA LASCIATI.   04/03/2010

L'Istituto Fernando Santi  esprime il suo cordoglio per un grande dirigente del movimento dei lavoratori della Campania ricordandone il prestigio acquisito nelle lotte sindacali e con l'impegno politico nel partito socialista. L'auspicio che avanziamo è che il nome di Antonio Lombardi resti legato ad una iniziativa della sua CGIL che ne tramandi la memoria alle nuove generazioni che devono traghettare il sindacato della CGIL nel futuro, in una fase nuova di unità fra i lavoratori e fra le organizzazioni sindcali.

Dirigente socialista della Cgil era nato ad Acerra (Napoli) il 15 gennaio del 1921. A 14 anni è apprendista alle Manifatture Cotoniere Meridionali, nel 1938, lavora presso una piccola "Officina meccanica e fonderia di leghe leggere, nel 1946 è assunto all'ARAR (Azienda rilevazione e alienazione di residuati bellici) dove viene eletto Segretario della Commissione Interna.

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