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ESMA è il nome della caserma della Scuola Superiore di Meccanica dell'Armata. Da questa caserma della Marina militare, sita nel centro di Buenos Aires, sono passate 5.500 persone, delle quali 4.400 sono state uccise e buttate in mare con i "voli della morte". Il 14 marzo 2007 sono stati condannati all'ergastolo dalla II° Corte d'assise di Roma, cinque ufficiali argentini responsabili degli omicidi di Angelamaria Aieta Gullo, e di Giovanni e Susana Pegoraro. Nella conferenza stampa periti e avvocati di parete civile commenteranno il risultato dell'udienza preliminare tenutasi alle ore 10 (del 16.5.2007) davanti al GUP Marco Mancinetti, riguardante la perizia svoltasi in Argentina il 5.3.2007 sull'imputato Emilio Massera, la cui posizione venne stralciata per problemi di salute. Il Palazzo Valentini è nei pressi di Piazza Venezia ed è la sede della Provincia di Roma. Nei sotterranei del palazzo importanti scavi archeologici stanno riportando alla luce preziosi edifici e oggetti dell'epoca imperiale. Prima di entrare nell'ampio cortile per un corridoio a destra si arriva alla sala delle bandiere, in cui è prevista la conferenza stampa con la presenza di Vera Vigevani la ormai leggendaria madre del Plaza de Mayo che dal paese delle Ande agli Appennini ha cercato qualche segnale e un po' di luce sulle tracce della figlia Franca rapita il 26 giugno del 1976 a Buenos Aires. Poi, preso atto della tragedia, dal paese delle Ande ancora al paese degli Appennini ha cercato giustizia. E l'ha finalmente trovata nella sentenza pronunciata dai giudici nello scorso mese di Aprile con i cinque ergastoli comminati ai responsabili del piano di eliminazione degli oppositori del regime argentino tra il '76 e l'83. Ma un procedimento è ancora aperto contro uno dei responsabili che è stato recentemente sottoposto a perizia psichiatrica e del quale è stata dichiarata incapacità processuale. Nell'udienza del 16 Maggio sono state ascoltate le testimonianze dei periti che hanno effettuato il sopralluogo nell'abitazione di Massera come disposto in una precedente udienza. La conferenza è aperta dal consigliere Massimiliano Massimiliani che presenta gli ospiti, parla di una pubblicazione realizzata dalla Provincia di Roma e destinata agli studenti e cede la parola agli avvocati. Come ha raccontato l'avvocato Gentili oltre alle prove già abbondantemente acquisite del ruolo di Massera come pianificatore della strage e della orrenda pratica dei voli della morte, "abbiamo ora acquisito anche la prova della incivile resistenza delle autorità argentine alla richiesta della giustizia italiana. Massera è stato interrogato come se fosse un testimone. Tutte le visite sono state contenute in una sola volta e contro ogni logica si è limitato l'esame ad una sola ora in modo costrittivo. Noi siamo sì convinti che Massera è incapace e siamo convinti che in Argentina le cose sono cambiate, ma non del tutto". Anche l'avvocato Maniga conferma la avvenuta constatazione dell'incapacità processuale, ma avverte che, qualora si ristabilisse questa capacità il processo continuerebbe. E in mancanza della prova il processo riprende. E l'onere della prova spetta a lui. Ma i diritti difensivi dell'imputato non vengono meno anche se l'imputato è incapace. Potrebbe essere sostituito da un suo curatore. Perciò la prossima udienza non sarà solo una verifica perché l'imputato potrebbe svolgere un'azione difensiva per mirare ad una eventuale assoluzione ( che è comunque da escludere). Ma se mancheranno azioni difensive avremo una prova in più della sua colpevolezza. Jorge Ithurburu, presidente del Comitato per il processo ESMA riferisce poi che il giudice italiano era particolarmente seccato del modo in cui è stato trattato il perito italiano. Si potrebbe pensare che la richiesta italiana sia un incentivo alla giustizia. Vera Vigevani esordisce con commozione ricordando il significato della sua presenza all'udienza i cui tre periti sicuramente attendibili hanno dichiarato l'incapacità processuale di Massera che sicuramente era alla cuspide delle decisioni criminali in quegli anni. Grazie all'Italia che ha fatto tutto il possibile e l'immaginabile. Gli avvocati sono stati meravigliosi e oggi abbiamo già due sentenze di condanna. In contumacia sì, ma importanti. La pubblicazione per gli studenti mi sembra magnifica. Sarebbe possibile diffonderla anche in Argentina, almeno nelle scuole italiane. Vengo qui dopo molti incontri proprio nelle scuole italiane in Sardegna. Trasmettere la memoria per far sì che in futuro non ci sia indifferenza e insensibilità. Anche l'Ambasciatore dell'Argentina presso la Santa Sede ringrazia Massimiliano Massimiliani e la Provincia di Roma, gli avvocati e tutti i collaboratori. Sottolinea l'importanza di questa vicenda che va oltre l'Argentina. Ricorda di essere presente certamente per una sua personale attenzione alla vicenda ma anche a nome del governo argentino che è interessato alla memoria e alla giustizia nel rispetto universale dei Diritti umani. La signora Coletti parla di un nuovo movimento che si affianca a quello delle madri e delle nonne dei desaparecidos. Parla dei fratelli che si sono riuniti per cercare i loro fratelli e scoprire chi siano e come continuino a vivere. Piero Sammartino, in rappresentanza dell'Istituto Fernando Santi rivolge una domanda a Vera Vigevani: Quando nell'autunno scorso abbiamo incontrato qui Estela Carlotto abbiamo parlato dell'atteggiamento della Scuola Italiana Colombo ed Estela lamentava che neanche una lapide fosse stata posta nella scuola per ricordare gli studenti desaparecidos. Sarebbe molto importante che la pubblicazione della Provincia possa arrivare anche agli studenti del Liceo Colombo di Buenos Aires e potrebbe essere l'occasione per riproporre quella lapide nella scuola. Vera Vigevano ringrazia per questa domanda. Abbiamo i nomi di tre studenti, ma nelle poche occasioni in cui ho potuto parlare, non sono riuscita ad ottenerlo. Raccontai anche di questa assenza in occasione del ricordo che si fece di Primo Levi nell'Ambasciata. Tante volte richiesta e mai ottenuta finchè parlando ai ragazzi della scuola ho raccomandato di continuare a chiederlo. Lo faremo - mi hanno risposto - presenteremo una richiesta aula per aula. Se ancora non è stata posta una lapide c'è da domandarsi perché. Conclude poi ricordando ancora il ruolo dell'Italia e l'importanza che siano state abolite le leggi di impunità per far sì che oggi esista la possibilità di ristabilire la giustizia in Argentina. Il prossimo appuntamento è per il prossimo mese di giugno con la conferenza che sarà dedicata alle motivazioni della sentenza del processo Acosta per valutare gli argomenti della corte che è andata oltre le stesse richieste del Pubblico Ministero.
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