Siamo nell'aula B di Rebibbia. Processo Acosta e altri. Al centro del banco dove siede la corte campeggia la scritta LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI. LA GIUSTIZIA E' AMMINISTRATA IN NOME DEL POPOLO.
Viene chiamato per l'accusa il teste Mario Cesar Villani, che dichiara le sue generalità e pronuncia la formula di rito. E' nato a Buenos Aires il 25 maggio del '39 e dirà tutta la verità senza nascondere nulla.
P.M. Lei è la persona rimasta più a lungo in un centro clandestino e ha cambiato più centri. E' stato sequestrato il 18 novembre del '77. vorrebbe raccontare alla Corte che attività svolgeva e se aveva qualche impegno politico, come avvenne il sequestro…
R. Ero un fisico nell'università di La Plata ma operavo anche come militante sindacale nel sindacato professori quando poco prima del golpe cominciò ad agire la destra a La Plata e in Argentina con sequestri di persona. Quasi un anno dopo mi sequestrarono. Mi portarono al primo campo. Dopo di quello passai in altri cinque campi. Il primo era il Club Atletico e lì sono stato interrogato sotto tortura per 2 giorni e mezzo. Utilizzavano la picana elettrica e manganelli di gomma come quelli della polizia. Mi torturarono e mi interrogarono. Smisero quando ritennero che non potevano ottenere altre informazioni. Ma la stessa vita nei campi era tortura. Era umiliante il maltrattamento di noi e dei nostri compagni. Le grida dei torturati. Vedevamo quelli che morivano. Ho vissuto in questo campo cinque anni e otto mesi. Il mio racconto potrebbe essere molto più lungo. Parlerò di quello che qui interessa di più.
P.M. Lei ha avuto la fortuna di sopravvivere per essere fisico ed esperto di tecnica. Riparava strumenti elettronici. Lo conferma?
R. Si. Sono laureato in fisica. Come tutti i fisici moderni che lavorano in laboratorio ho conoscenze di elettronica. Quando i sequestratori si accorsero di questo, mi utilizzarono per riparare oggetti che rubavano nelle case. Ma non sempre le cose che rubavano erano in buone condizioni. Riuscii ad allestire un laboratorio di elettronica (qui Villani corregge l'interprete che aveva tradotto meccanica, ndr ). Così mi sono trovato ad affrontare la prigionia. Un giorno venne uno dei torturatori con la picana chiedendomi di aggiustarla. Dissi che non potevo.
- Ma hai riparato cose molto più difficili.
- Non si tratta di questo - dissi - Per me c'è un'impossibilità morale far funzionare uno strumento di tortura.
Pensai: la vita è finita. Non hanno più bisogno di me. E invece…
- non vuoi aggiustare? Lo torturiamo con un trasformatore variabile
(strumento che è molto peggio della picana). E cominciarono a farlo. Così i prigionieri entravano in coma. Poi li portavano in infermeria per cercare di recuperarli. Però con la lettiga passavano davanti al laboratorio dove io lavoravo. Ho sopportato per 15 giorni. Poi ho detto a quello: "portami la picana e te la aggiusto".
Con la picana non morivano e con il trasformatore variabile sì.
Allora approfittai della situazione. Loro non erano in grado di ripararla. Dissi che il problema era un altro e così cambiai un elemento. Diventò una picana più debole. Perché soffrissero meno. Ma questo lo sapevo io e non loro.
D. Nel film di Marco Bechis lei è stato consulente? Ebbe modo di conoscere Jorge Allega?
R. Sì. Collaboravo con lui nel laboratorio.
D. Ora parliamo di ESMA. Quando ci arrivò?
R. All'inizio di Marzo del '79. Ho una lista di repressori e di sequestrati ed ho una cronologia di quanto è accaduto. La offro al tribunale. Ho una lista di 65 torturatori e altrettanti sequestrati. Chiedo autorizzazione al tribunale di averla davanti a me. E' ovvio che la lista resta al tribunale.
D. I fatti riguardano gli anni '76 e '77 e cioè il sequestro Aieta e Pegoraro. Nel '79 il comando dell'ESMA passò a Lambruschini. Capisco che la lista comprenderà il '79 e gli anni successivi. Ma a noi interessa se lei ha conoscenza diretta degli imputati Acosta e altri. Ma continui pure.
R. Delle persone nominate dal P.M. ho visto solo Acosta circa tre volte. In quel periodo non era già più parte del grupo de tarea 3.3.2. ma vi si recava spesso. Conobbi lui e Febres. Villosa credo averlo visto, ma non sono sicuro. Ma le persone che ho visto sono state lì e, secondo il mio punto di visto, sono tutti colpevoli perché, affinché la tortura sia effettiva non c'è solo bisogno di un torturatore con la picana. Un trattamento di prigionia fa in modo che la tortura sia inflitta in modo efficace.
D. Conobbe Victor Basterra?
R. Sì. Molto bene.
D. Lei ha svolto attività di laboratorio. E Basterra che lavoro faceva?
R. Lo utilizzavano per falsificare documenti e anche per registrare i prigionieri che passavano per l'ESMA. (con foto). Basterra non faceva solo foto e documenti per uso personale, ma fece foto di riconoscimento per il fascicolo di ogni prigioniero. A me quando decisero di lasciarmi in "libertà", fra virgolette (in italiano, ndr) dissi loro che potevo procurarmi un lavoro ma che avevo bisogno di una patente. Quindi il torturatore……………………. disse a Basterra di falsificarmi una patente di guida. Ugualmente per gli altri documenti. Quando fui rilasciato in "libertà", fra virgolette, uscii con i documenti falsi di Victor Basterra. Identità e patente. Quando poi feci i documenti legali mi chiesero indietro i documenti falsi ed ho restituito tutto tranne la patente. E quando in Argentina si fece il processo ai militari presentai la patente come prova.
D. ………. nel marzo del '79. A settembre ci fu un'ispezione OSA. Il presidente era Jimmy Carter. Che cosa accade all'ESMA nel settembre del '79?
R. Appena seppero che la commissione OSA avrebbe ispezionato l'ESMA decisero di portar via i sequestrati. Fecero modificare case, bagni, muri…e ci portarono all'isola di Tigre. E' un'isola turistica vicino a Buenos Aires. Siamo stati lì in una casa appartenente alla Curia per circa 1 mese. I prigionieri erano stati divisi in 2 categorie. Quelli tutto il giorno incappucciati e quelli con processo di recupero, secondo i marinai. Io e altri. Noi avevamo una vita un po' meno dura. Ma quegli altri erano sempre incappucciati con le gogne ai piedi. Sdraiati sui materassi in case che erano come palafitte. In una casa le palafitte erano state chiuse con tavole di legno e là sotto sul pavimento di terra materassini con su le persone incappucciate. Tigre era un'isola fangosa e umida. Questa gente viveva al buio, incappucciata e mal alimentata. Noi ci dovevamo occupare di cucinare per tutti. Così riuscimmo ad avere un rapporto un po' più umano con una guardia. Ottenevamo per gli incappucciati qualcosa di migliore da mangiare. A volte solo un po' più di pane.
Noi avevamo vita un po' meno dura. Almeno per queste cose. Per il mangiare. Ma la nostra vita era sempre minacciata. Alcuni di noi tornarono incappucciati. Era una minaccia permanente per noi.
D. Lei ha usato il termine staff. Esisteva un mini-staff? Che relazione aveva con l'ammiraglio Massera?
R. Non so qual era la caratteristica e la ragione per cui era chiamato staff. Posso descrivere questo insieme di persone e le funzioni che avevano lì. Ad esempio con me alla ESMA arrivarono 8 persone. Ci assegnarono un compito. Ci portavano alle 5 del mattino i periodici di Buenos Aires. Eravamo divisi in specialità. Io dovevo segnalare nei giornali le notizie di scienza e tecnica. E la politica internazionale sull'Africa e il Medio-Oriente. Dovevo fare un riassunto. Altri facevano lo stesso con economia ecc.
D. Insomma una rassegna stampa. Ma che relazione c'era con Massera?
R. Beh, questa attività era iniziata con lui.
D. Sempre per Massera?
R. Immagino che Massera avesse i suoi benefici e anche gli ufficiali che leggevano la rassegna stampa. I lunedì - ci sono poche notizie - ognuno di noi doveva fare un'analisi della settimana precedente nelle materie di sua competenza e un editoriale.
D. Lei ha avuto modo di vedere i locali del centro clandestino ESMA: la Capucha, la Capuchita, il Sotano, insomma può riconoscre la topografia del luogo?
R. Ci proverò. Avverto però il Tribunale che la ESMA cambiò struttura nel tempo. Molte cose erano fatte con pareti spostabili. Per poter cambiare l'apparenza del posto. Sono disposto a riconoscere tutto quello che posso.
D. E' possibile visionare la cassetta VHS? Già acquisita?………………..
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D. In questa isola di Tigre nel delta che ruolo ha avuto Febres?
R. Febres fu una delle persone che guidò il trasferimento (?) come Donda e Pellòn o come colui che chiamavano Umberto. Nella lista che lascio al Tribunale ci sono persone e foto di Victor Basterra (e non tutte quelle di Basterra, ma quelle che ho conosciuto).(I nomi coincidono con quelli elencati dal P.M. ,ndr). Sto guardando la lista perché ho nominato Umberto (Orazio Pedro Estrada) Umberto aveva una carica alta. Era un po' al disotto di Orazio Buratti (?) che era il capo del "grupo de tareas"
D. La sua liberazione completa in che anno avvenne?
R. Così come è fatta la domanda è difficile rispondere perché la mia liberazione non è stata in un preciso istante. Fu un lungo processo. Cominciò con una visita in casa della mia ex moglie, anzi nella nostra casa, accompagnato da due torturatori armati. Era la prima volta. Ero contento. Chiesi di lasciarmi parlare al telefono prima di andare per essere sicuro che fosse a casa. E loro fecero scherzi pesanti. Mi dissero:
- Non parlerai al telefono. Andremo senza che lei lo sappia.
- E se lei non c'è?
Rispondevano:
- Questo è il meno. Pensa se sta con un altro!
Andammo. Lei c'era. Andai con due persone: Juan Carlos Linares e Colores (Juan Antonio del Ferro). Stavamo seduti a un tavolo con una birra, una tazza di tè, parlando come gente ricevuta in visita.
Dissero:
- Signora, abbiamo suo marito, gli salveremo la vita.
Nulla era legale. Riconoscevano che eravamo sequestrati, e che la mia vita era nelle loro mani. Non del giudice. Stemmo così per due ore. Mia moglie serviva loro come persone in visita. Poi tornammo alla ESMA. Un mese dopo una nuova visita. Simile alla prima. E poi di nuovo alla ESMA. Poi un mese dopo un venerdì sera mi lasciarono a casa mia e dissero:
- Puoi restare qui a dormire. Ti verremo a prendere domani. Nessuno resterà di guardia alla porta. Ma se fuggi ammazziamo tutti nella tua famiglia.
Avevo passato tre anni di vita pensando di essere condannato a morte e cominciai ad avere speranza che sarei tornato alla vita. Così mi trovarono a casa il giorno dopo. Tornammo alla ESMA. Non . racconterò nei dettagli questo il processo della mia liberazione. Non solo io ebbi questo trattamento. Ci portavano a un bar. Ognuno prendeva un bus e andava a casa sabato e tornava domenica al bar. Di lì ci riportavano all'ESMA
A. Nessuno ha mai tentato si scappare.
D. C'erano donne in gravidanza.
R. Credo di sì ma non ho visto direttamente.
D. C'era un luogo per queste donne. Che nome aveva il luogo?
R. C'era una stanza. Il nome non lo ricordo. C'erano sequestrati con il compito di assistere donne incinte. Ho parlato di visite ai famigliari. Dicevano che stavano recuperando la famiglia…parlo con un nodo alla gola….
Un giorno….avevano sequestrato circa 12 persone. Fra queste c'era il noto dirigente politico sindacale Villaflor , con sua moglie, il cognato e la sorella e altri compagni di militanza. Questi 12 furono portati alla Capucha. Poi cominciarono a vedere quando furono portati nell'Acquario (Pecera), dove eravamo noi in processo di recupero. In questa lenta reintegrazione alla Pecera aveva un ruolo (?) Horazio Curati (Lanzòn). Poi furono riportate alla Capucha. Per loro finì il processo di recupero.
C'era un giovane aspirante delle guardie, che si occupava di noi. Molti erano giovani in ESMA e non erano torturatori. Questo giovane studiava per il titolo di diploma di scuola secondaria. Dato che io ero professore mi chiedeva aiuto. Così diventammo "amici" , fra virgolette. Mi dice che voleva disertare.
- Perché sono stanco di quello che succede qui. Non lo sopporto più.
Gli dissi:
- chiedi un altro posto, non disertare. Puoi diventare prigioniero come noi.
- Sono stanco perché non mi danno trasferimento.
Poi un giorno mi disse:
- sono deciso. Me ne vado a ogni costo. Hanno portato legna….
Non capivo che relazione ci fosse e gli chiesi perché (?). Mi disse:
- ma come mi chiedi questo? Bruceranno persone.
Mi misi all'erta. Ma perché lui lo dice a me? Forse vuol vedere se può fidarsi di me. Devo stare attento. Allora dissi:
- non ti credo. Non possono essere così crudeli.
Il giorno dopo a tutti noi della Pecera ci diedero una settimana di permesso. Ci sembrò strano. Una settimana a casa. Poi tornammo. Tutti. Quando incontrai il ragazzo era molto contento.
- Mi è arrivato il trasferimento. Non devo disertare.
E poi mi disse:
- hai visto che avevo ragione io? Mancano 12 persone.
Io non li ho visti. Ma è una confessione che ha fatto uno di loro. E mancavano 12 persone. Desaparecidos.
P.C. (Avv. Maniga) Tutti gli interrogatori dei prigionieri erano accompagnati da torture?
R. Sì. Nella maggior parte dei casi la tortura cominciava prima dell'interrogatorio. Era la maniera per ammorbidire la vittima e fare in modo che prendesse coscienza della sua condizione. Nel mio caso - non avevo orologio - ma fu circa un'ora e mezzo. Con la picana. E nessuno mi faceva domande. Mi insultavano. Sputavano. Oltre alla picana.
D. A scopo intimidatorio?
R. Sì. All'inizio. Poi chiedevano informazioni.
D. Lei ha parlato di uno staff di persone con compiti speciali. Erano tutti prigionieri?
R. Sì
D. tutti avevano già subito tortura?
R. Assolutamente certo.
P.C. (avv. Gentili) Come era generalizzata la tortura era generalizzata l'eliminazione con trasferimenti?
R. ho qui un fonogramma con i passaggi nei campi. Lo uso come promemoria. Ho indicato in giorni e mesi la mia permanenza e vedo che c'è un trasferimento al mese. Non ho mai visto un trasferimento con meno di 8-10 persone, ma arrivavano fin o a 120 persone. Non le ho contate. Sono delle stime. I traseferimenti in ESAMA non erano a nostra vista. Le guardie lo facevano capire e noi vedevamo che mancavano persone.
D. Ha avuto colloqui con torturatori? Ricorda colloqui con torturatori sulla loro vita famigliare oppure erano solo sadici senza sentimenti?
R. Ho visto los dos. Racconterò un aneddoto. La tortura avviene anche oggi in tutto il mondo. C'era un torturatore, Sangre, - presumo perché fosse chiamato così - che era un duro sequestratore e torturatore. Non so che ruolo avesse. Ma quest'uomo entrava nel campo. Parlava con noi prigionieri. Di foot-ball o di cinema. Sembrava a suo agio con noi. Questo in una stanza con due prigionieri "amici" raccontava delle preoccupazioni per sua figlia (6-7 anni): brutti voti a scuola. Era preoccupato. Chiedeva consiglio. E loro chiedevano della figlia. Un giorno entra nel campo con una bimba. Disse che era sua figlia. Va dai due prigionieri tutti e due seduti a terra. I sequestrati avevano le bende alzate. E la bimba parlava con i prigionieri e loro con la bimba. Come si parla con i bambini. Ho parlato tanto di voi. Volevo che vi conosceste. Pareva un essere umano con buoni sentimenti. Quel signore torturava e casa innaffiava le piante e badava ai figli. La sala tortura era come un ufficio per lui.
D. C'erano dei nazifascisti, dei nazisti?
R. Tutti lo erano. El Turco ad esempio. Ma non era un caso unico. Aveva una svastica nel portachiavi e in una catenina al collo. Aveva anche una foto di Hitler. Un quadro con un cerchio bianco e una grossa svastica. Credo che questo sia nazismo. Anche nel primo campo c'era una casetta. Ho visto quella casetta perché avevo gli occhi scoperti; mi avevano fatto salire al primo piano per riparare una bombola. In quell'occasione potei guardare dentro la casetta dove c'era un grosso quadro di Hitler.
D. Gli ebrei erano trattati più duramente?
R. Si. Nell'Olimpo era stato sequestrato un ragazzo giovane - non ho mai saputo il vero nome - che era comunista, ebreo e insegnante. Uno dei capi sequestratori era il Turco Juliàn. Da quanto ho già detta avete idea di chi era Turco Juliàn (quello che portava la svastica). Per le sue tre caratteristiche - ebreo, comunista, maestro - il ragazzo era insalvabile. Turco Juliàn tenne il caso per sé. Invece che la picana….non lo porta a una sala di tortura ma nel suo ufficio vicino alla sua scrivania. Gli chiede di inchinarsi. Non ha la picana ma solo un cavo elettrico. Una estremità nella presa e l'altra in due punti del corpo. Ma prima, quando lui era piegato, gli mise nell'ano un palo di scopa. E poi cominciò a torturarlo. Lui si ritorceva e si contraeva. Finché si perforò l'intestino e morì. Il giorno dopo arrivò l'ordine del Governo che era a conoscenza del ragazzo. Dicevano di liberarlo. Il Governo non voleva un conflitto con il Partito Comunista perché l'Argentina era fornitore di grano per L'URSS. Turco Juliàn disse a me: " meno male che è morto se no dovevo rilasciarlo". Questo è un esempio di come trattavano gli ebrei. Ma non era solo il caso di un pazzo come Turco Juliàn. Erano molti con le svastiche. Sempre a proposito del trattamento degli ebrei ho visto farli camminare a quattro zampe. Pulire il pavimento con la lingua…ma potrei raccontare altro….
Non mi sento bene….
D. Lei fu detenuto nella Capucha, nel sottotetto?
R. Quando entrai all'ESMA, prima che nella Capucha, mi portarono nella Capuchita. Che stava sopra. Era una stanza tutt'intorno al cassone dell'acqua. Era un tetto a quattro falde e sotto al tetto la Capuchita. La Capucha era al terzo piano. Lo stesso piano della Pecera.
D. Il luogo dove lei lavorava all'ESMA era contiguo alla stanza di tortura?
R. Sì, però allora non lavoravo in elettronica. Portavano i prigionieri da altri campi.
D. Sull'episodio dei 12 arsi vivi…
R. Non ho detto vivi. Non lo so se siano stati bruciati vivi o morti.
D. E per quelli era stato tentato un recupero?
R. Sì, ho già raccontato che prima sono stati portati alla Pecera e poi alla Capucha. E per noi fu duro. Capimmo che nulla ci era garantito.
D. Febres era operante come torturatore?. Lo ha appreso da altri?
R. Qualcuno me l'ha detto. Non è secondario perché tutti quelli che erano nei campi prima o poi erano torturatori. Se non altro per condividere la responsabilità.
D. In un elenco di militari non è compreso il nome di Febres.
R. I primi nomi risalgono al 1979 (?)
D. Per questo non c'era…
R. Non ho voluto includere nella lista gente che non avevo visto. La lista è cresciuta negli anni….
D. Lei ha assoluta certezza che Febres fosse fra i torturatori?
R. Ancora ora ascolto le parole di Febres e vedo l'isola di Tigre.
D. Negli anni passati nei campi ha mai visto sacerdoti?
R. No. Mai.
D. Avv. Palleschi (Difesa). Le chiedo se in base alla sua esperienza di detenzione o per averlo appreso da altri era frequente il trasferimento da un campo a un altro.
R. Molto raro. Io sono un'eccezione.
D. Le risulta che persone detenute non siano stati trasferiti ad altri centri?
R. A questa domanda dovrebbero rispondere altri. Non lo so. Posso rispondere all'inverso. Io da altri centri alla ESMA. Non so… ma non vuol dire che non sia accaduto.
D. Lei ha parlato delle modalità di liberazione come di un processo. Le risulta che il numero delle persone e poi liberate era consistente?
R. Dipende dal periodo. All'inizio nessuno. Non esisteva un processo di recupero. Cominciò Massera. Venne fuori gente "perdonata". Cominciarono a diventare più elastici. Il caso delle 12 persone scomparse coincise con un momento in cui le cose furono più dure? All'inizio non credo che più del 5% si salvassero. Poi la percentuale aumentò. Ma dipende dal periodo.
D. Le risulta che soggetti liberati siano poi stati sequestrati di nuovo?
R. Ho sentito parlare di qualche caso. Perfino liberati e poi uccisi. Ma non ho questi casi nei miei dati.
D. Durante il periodo di reclusione alla ESMA quanti erano i detenuti? Decine? Centinaia?
R. Non centinaia. Ma variavano. Da 60-70 persone fino a 12 o anche meno. Un amico mi ha detto una volta :
- tu hai chiuso la ESMA.
- No, non io. La chiuse Victor Basterra.
Ci fu un momento in cui eravamo in 2 e poco prima in 5. Nell'epoca dei 12 arsi saremo stati 25 detenuti. Prima eravamo di più. Dipendeva anche dal Governo. Da come si poneva il Governo.
D. A proposito del giovane maestro ebreo e comunista, per quello che ha potuto vedere o percepire, che struttura aveva la ESMA e quali rapporti c'erano fra vertici della dittatura e i militari?
R. I torturatori sono esseri umani. E anche i loro capi. C'è un ordine,, ma non sempre si rispetta.
Nel caso del Turco Juliàn quello (il giovane ebreo comunista) morì e gli provocò un conflitto con i superiori. Non conosco la portata del conflitto ma certo non fu ucciso. Teoricamente la decisione spettava ai superiori . Ma questi si consultavano con gli inferiori. Molte volte gli inferiori facevano pressione per condannare a morte. Pressioni dall'alto e dal basso.
D. Nel suo periodo di detenzione ha assistito a episodi di insubordinazione? (nell'eseguire ordini superiori)
R. Si, ma non nel senso buono. Non ho mai visto un rifiuto per ragioni morali. Nel caso del Turco Juliàn lui disobbedisce all'ordine di non uccidere comunisti.
ma se uno si fosse rifiutato di torturare avrebbe avuto dei problemi. L'uomo di cui parlavo prima , el Sangre, quello che portava la bambina al campo…sembrava non avesse più la forza di torturare e reprimere. Probabilmente andò poi in un posto diverso. Lì non poteva più essere utile,né affidabile.
D. Lei ha detto che se un militare si fosse rifiutato avrebbe avuto conseguenze. Ha detto anche nei colloqui con il giovane studente di quello che voleva disertare. Lei disse: " Se fai una cosa del genere finirai anche tu prigioniero come noi". E' corretto dire che ove un militare si fosse rifiutato avrebbe avuto conseguenze gravi?
R. E' probabile. La gente che prendeva queste decisioni non aveva limiti di crudeltà.
D. Antonio Febres fu all'isola di Tigre. Fu anche alla ESMA? Quante volte?
R. Sì, ma non saprei con quale frequenza. Circa dieci volte. Non come Cavallo….dal marzo '79 al giugno '81
D. Lei ha dato una cronologia. Inizialmente liberavano pochi. Poi di più. Poi di nuovo meno.
R. Non posso dire dei periodi antecedenti il '79,ma si può sapere quanti sono entrati nel '77 e nel '78.
D. Lei è entrato nel marzo '79. Allora il 50-60% venivano liberati. O no?
R. Sì, confermo.
D. Chi ha visto?
R. Quando ho visto Acosta già non era più nel grupo de tarea, ma veniva, quanto meno con funzioni di consulenza.
D. (Presidente) (?) Ma lei che pensava di questa presenza di Acosta allora lì.?
R. Non avevo chiaro che succedeva all'ESMA.
D. (Avv. Difesa) A proposito di Vildoza, lei aveva detto non ricordo e ora dice di aver visto Vildoza.
R. La risposta che ho dato è che quando ho visto Vildoza non sapevo cosa succedeva lì. Non conoscevo quasi nessuno…..