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A distanza di trenta anni si celebra in Italia il processo ai militari argentini responsabili della scomparsa e dell'uccisione di tre emigrati italiani sospetti solo di idee avverse al regime. IL PROCESSO ACOSTA E ALTRI o PROCESSO ESMA (Escuela Superior de Mecanica de la Armada, luogo del campo terminale di reclusione e tortura) Nell'estate del 1976 ho viaggiato a Mosca e Leningrado. L'agenzia di viaggi della CGIL si affacciava al mercato del turismo di massa offrendo combinazioni vantaggiose anche grazie ai canali preferenziali di cui ancora disponeva, attraverso i fiorenti contatti politico-sindacali con il Partito Comunista. Oltre alle fugaci impressioni di un viaggio vorticoso di cui oggi confondo nel ricordo i parchi e i monumenti delle due città, mantengo salde due percezioni: la invisibilità di una condizione di miseria estrema e la evidente mancanza di libertà in ogni aspetto del vivere sociale. Proprio mentre ero lì, per qualche giorno inspiegabilmente non arrivò in albergo il quotidiano del Partito Comunista Italiano L'Unità che leggevamo sempre con un giorno di ritardo. Altri quotidiani italiani non erano ammessi. Seppi poi al ritorno in Italia che Berlinguer aveva rilasciato la famosa intervista in cui esplicitamente sceglieva l'Occidente e la Nato. Mi sento più sicuro al di qua, diceva. Ma era ancora lontano il tempo in cui avrebbe dichiarato che la rivoluzione sovietica aveva esaurito la sua spinta propulsiva. Del resto anche nel simbolo del Partito Socialista Italiano c'erano ancora la falce e il martello imposti da Lenin e solo nel '78 Craxi avrebbe rimesso esplicitamente in discussione il pensiero di Marx con quel famoso articolo in cui rivalutava Proudhon. La fame nelle strade di Mosca non si vedeva. Eppure l'agricoltura era al disastro. Ma il grano arrivava dall'Argentina. Quale fu la reazione dell'URSS al golpe dei militari in Argentina? Fu tiepida e di fatto insignificante. Gli interessi commerciali prevalevano su tutte le altre considerazioni e per gli stessi motivi la diplomazia italiana fu così timida e avara di aiuti, se si eccettuano brillanti casi umani come quello del Console Calamai che ha testimoniato in aula nell'udienza del 5 Ottobre. Ma in Italia la ragion di stato interpretata allora ai massimi livelli da Andreotti e Forlani porta con sé un aggravante rispetto a quella di altri Paesi. I milioni di italiani emigrati in Argentina in gran parte subivano e in altra parte gestivano gli orrori della dittatura. Vedremo anche in altre testimonianze affacciarsi l'ombra inquietante di Licio Gelli che ottiene ben quattro passaporti falsi dal laboratorio grafico della ESMA per mano di un detenuto che si autodefinisce schiavo del regime militare, ma che in questo processo fornirà importanti testimonianze sulla base di prove e documenti accuratamente conservati. Oltre alle prove raccolte dai testimoni è iniziato in Argentina un lavoro di scavo per la ricostruzione delle identità dei corpi ritrovati e dei giovani che ora hanno trent'anni o poco meno e, per qualche fondato sospetto, dubitano della loro identità. Esiste anche un'associazione benemerita che si occupa di questo. Antropologos Forenses è composta di specialisti in medicina legale e antropologia che sono in grado di confrontare i caratteri genetici dei defunti con quelli dei parenti in vita e anche accertare le condizioni di tortura e le modalità dell'uccisione dei tanti desaparecidos. Magdalena Ruiz Guinazù è una giornalista de La Naciòn molto nota in Argentina, e ha fatto parte del CONADEP istituito nell'83 al tempo di Alfonsìn. Con quel nome si indicava la Commissione nazionale per le indagini sui desaparecidos. Nel CONADEP si divisero i compiti e a Magdalena Ruiz toccò, tra l'altro, occuparsi dell'ESMA e delle sue attività insieme con un gruppo di civili che per la prima volta poterono entrare a visitare il campo. Oltre all'ESMA esistevano anche altri campi da dove partivano i prigionieri per i voli della morte. Ma non si conoscevano i dettagli. Altre informazioni possiamo averle da Nunca Màs : potevamo vedere molte donne per terra, alcune su un materasso che aspettavano un figlio… C'era il dottor Euforbio Magnago, ginecologo, che aiutava nel momento del parto. …La madre era invitata a scrivere una lettera alle famiglie come se il bambino andasse dai nonni.
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