Istituto Fernando Santi                                                 



EVENTI
ATTUALITA' DEL PENSIERO DI FERNANDO SANTI. Autonomia e unità dei sindacati e unità dei lavoratori.

Fernando SantiFernando Santi è stato fra i più importanti esponenti del sindacalismo italiano, Nato nel 1902 è morto nel 1969. Segretario aggiunto della CGIL dal 1947 al 1965 ha dato un contributo fondamentale nella delineazione e costruzione del profilo riformatore della sua organizzazione e del movimento sindacale. In un'epoca di forti collateralismi Santi  ha operato con determinazione perché il valore dell'autonomia sindacale fosse assunta come determinante del modo di essere delle organizzazioni sindacali. Santi, conseguentemente, si è oppose, vincendo la sua battaglia, alla creazione di un sindacato socialista.

Scrive Santi  il sindacato "è fatto di uomini, di uomini come noi, esattamente, con opinioni politiche diverse o senza opinione, l'animo aperto a suggestioni mutevoli, con timori e speranze. Uomini che talvolta marciano a passo diseguale ma che comunque vogliono andare avanti, che ogni giorno acquistano coscienza della loro condizione e della necessità di mutarla". Certo non da soli sottolinea Santi ma "pur nella nostra autonomia, con il concorso di tutte le forze socialmente avanzate ovunque esse si trovino collocate, all'opposizione ed al governo".

Come non pensare  al fatto che nelle regioni del nord d'Italia sono migliaia  i lavoratori iscritti alla CGIL che in politica danno il loro consenso alla Lega Nord ma che per la difesa dei loro diritti seguitano a riconoscere nella CGIL lo strumento di rappresentanza  verso datori di lavoro e istituzioni. Anche oggi accettare la descrizione che Santi da della composizione sociale del sindacato , di ogni sindacato, costituirebbe una premessa naturale per uno sviluppo di autonomia e  unità dei lavoratori e del sindacato.  "Autonomia ed unità", non a caso, come il titolo di una mozione congressuale della CGIL  che vide come primo firmatario Piero Boni  un altro grande dirigente unitario,  aperto, libero e combattivo. La storiografia più avvertita riconoscerà anche  il forte ruolo di Santi nel proporre e nel  porre in essere il Patto del Lavoro del quale fu massimo artefice  Di Vittorio così come nell'azione negoziale rivolta a chiedere ai governi di centrosinistra vere riforme strutturali  per tutto il  periodo, tra il 1956 e il 1964, che precede l'avvio di politiche di programmazione  volute dalla sinistra al governo e dalla CGIL.  Santi, malato,  esce dalla CGIL,  in occasione del VI° Congresso dell'organizzazione sindacale nel 1965 tenutosi in Bologna.  Gli anni della sua permanenza alla direzione del sindacato hanno lasciato un segno non cancellabile nella natura e nella organizzazione del suo sindacato.

E tuttavia accedendo al sito dell'associazione per il  centenario della CGIL  dal quale si può conoscere quello che si è fatto per degnamente ricordare la vicenda del più grande sindacato italiano, non si trova  quasi traccia  riferibile ad una iniziativa  adeguata  o minima per ricordare Santi . Si è commemorato, a ragione, tanto e tanti che hanno costruito nel tempo il sindacato e tuttavia una rimozione collettiva di memoria del gruppo dirigente  oppure   una sorta di autocensura  ha  decretato  la scomparsa di Santi dalla stesura della storia della CGIL. Il suo tuttavia è anche un  lascito di idee che i dirigenti attuali dovrebbero avere la responsabilità  di traghettare nel futuro proprio perché attuali, intrinseche ad una idea di sindacato del quale oggi il paese ha bisogno.

Santi propone un'idea di sindacato  che nella sua azione faccia perno  sul concetto di "riformismo", ponga al centro l'uomo("l'uomo è il fine di tutte le cose"), sia uno  "strumento naturale di democrazia". La democrazia per Santi  va perseguita  nel quadro di una "autonomia" praticata  rispetto sia  alle forze economiche che ai partiti politici. Scrive Santi:"L'esigenza della autonomia effettiva del sindacato, così come la sua unità, nasce dalla necessità del sindacato di non delegare ad altri quelli che sono i suoi compiti naturali. Di non soggiacere alla pressione padronale, alle esigenze politiche di questo o quel partito, di questo o quel governo. L'autonomia del sindacato trova concreta espressione nella sua politica che deve partire dalla realtà obiettiva dei rapporti di lavoro, delle esigenze dei lavoratori e della collettività popolare nazionale" […]. Una concezione "gradualistica", fondata sulla "sicura conquista di ogni giorno". Santi scrive: Il sindacato "ogni giorno direi deve conquistare qualche cosa, ecco perché dobbiamo rifuggire da sterili impazienze come da abbandoni colpevoli. Io credo nella sicura conquista di ogni giorno, credo nella necessità di trasferire nel costume, negli ordinamenti, nelle leggi, le conquiste operaie perché siano salvaguardate e diventino patrimonio civile di tutta la società nazionale. Non possiamo rinunciare per un malinteso senso di autonomia, a chiedere allo Stato quello che uno Stato democratico ha il dovere di fare nei confronti dei lavoratori".

Una concezione "riformista", infine che ha un orizzonte contrattuale che tuttavia non è il vincolo esclusivo, il fine unico ed ultimo del sindacato in quanto l'azione va rivolta anche alle riforme necessarie al paese, deve incidere sulle "strutture" del paese  modificandole nell'interesse dei lavoratori e nell'interesse generale, secondo  i principi della giustizia sociale  e della redistribuzione equa delle risorse e, si potrebbe aggiungere oggi delle opportunità. Oggi che i lavoratori sono costretti a prendere atto del  bassissimo livello di unità d'azione fra le organizzazioni sindacali  ci si accorge anche di quanto insufficiente sia l'autonomia delle stesse al punto che  affiancamenti o sostegni, più o meno organici, a forze politiche e schieramenti elettorali,   purtroppo sono andati  di pari passo con la sempre più ridotta capacità di condizionare  i decisori istituzionali, ai vari livelli. Santi è profondamente convinto del valore della Costituzione e dell'articolo cardine, l'art.1 con il quale la stessa si apre. Santi scrive: "la Costituzione  afferma nel suo articolo fondamentale che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Cosa stupendamente bella in teoria che vuol dire, in teoria, che il lavoro - e i lavoratori dunque - sono la base delle nostre strutture economiche sociali e giuridiche, che gli interessi dei lavoratori sono prevalenti nei confronti di quelli delle forze sociali con le quali il lavoro si trova in una naturale posizione di antagonismo. Ciò vuol dire che chi attenta al lavoro, ai suoi diritti, ai suoi interessi, alla dignità dei lavoratori, attenta alle basi stesse del nostro ordinamento democratico". 

Una cultura politica revisionista intervenuta in diversi ambiti,  ritiene quest'articolo conseguenza del presunto orientamento comunista, sovietizzante in sede costituente e sarebbe pronto a sostituirlo ponendo come centrale   non il lavoro ma 'l'Impresa" . Un rinvio al  commento alla Costituzione scritto da N. Bobbio come testo per le scuole italiane, eviterebbe agli interessati revisionisti di spararle così grosse sul citato art. 1. Oggi , tuttavia, c'è da chiedersi quali forze politiche  hanno voglia o sono oggi in grado di argomentare a sostegno della difesa dell'art.1 della Costituzione riprendendo le ragioni avanzate da Fernando Santi? Quanti nei sindacati, parimenti, sono oggi disposti a motivare in eguale modo il suo mantenimento?  Fernando Santi è stato un socialista, segretario della Federazione giovanile socialista dopo la scissione comunista del1921, dirigente di rilievo del PSI e parlamentare per quattro legislature. Santi  aveva  fatta propria  la cultura socialista preesistente al fascismo, riformatrice, pragmatica, non massimalista o ideologizzata così come l'aveva conosciuta nella grande scuola delle lotte sociali democratiche a partire da quelle del parmense e della sua Emilia-Romagna. L'aveva praticata ancora nel 1924, in pieno fascismo con la piattaforma rivendicativa dell'ultimo sciopero degli autoferrotranvieri  che aveva organizzato in Torino  ed aveva seguitato, più tardi , nel territorio  liberato della Repubblica di Val d'Ossola, organizzando il  sindacato. 

Dice Santi, non a caso: "credo nella autonomia del sindacato in qualsiasi tipo di società civile, anche nella società socialista".Quelle idee di "riforma" che   erano state rielaborate in seguito  anche dagli azionisti in chiave tecnocratica e che  ritorneranno anche  con Riccardo Lombardi, Santi le afferma nel sindacato e nel partito. Lombardi e più tardi Giolitti delineano la loro idea di società  per la cui trasformazione fondamentale è il ruolo regolatore dello stato, Santi, sindacalista, nei suoi scritti pone l'accento piuttosto sul valore  dell'autonomia, sul fatto che le riforme  devono maturare e crescere dalla società civile, devono essere capaci di suscitare, mentre le si prospetta,  un vero e proprio agire di senso collettivo. Attraverso i corpi intermedi, soprattutto attraverso i sindacati, tale domanda di riforme deve poter arrivare a quell'istituzione che, sola in una democrazia rappresentativa, è legittimata ad attuarle, cioè al Parlamento. 

Oggi  vediamo correre seri rischi di divenire  mera sovrastruttura quel  Parlamento, che Garibaldi affermava essere la sede più alta della rappresentatività, ridotto com'è a locale nel quale  maggioranze parlamentari legiferano anche a prescindere da quello che la società italiana chiede e di cui  avrebbe bisogno. L'opposizione parlamentare non svolge un   ruolo né propositivo alternativo e di controllo, né di assunzione di corresponsabilità  come avviene nelle grandi coalizioni  parlamentari. La responsabilità delle OO:SS in questo quadro è grande in termini, di obbligata sostituzione del ruolo di altri soggetti collettivi. L'autonomo agire di un movimento sindacale a guida unitaria darebbe più forza al sindacato in una fase nella quale ricadono sulle sue spalle pesi che altri non sono in grado di sostenere o che hanno deciso di non sostenere.

I parlamenti hanno ancora un ruolo importante come è importante che la loro vita sia scandita da regole democratiche rispettose della Costituzione. Non è in fondo così vero  che nell'epoca delle globalizzazioni i decisori nella sfera politica non siano più i parlamenti ma i mercati internazionali se poi per affrontare le conseguenze della recente crisi dei sistemi finanziari si è fatto di nuovo ricorso alle decisioni dei governi e dei parlamenti nazionali ed ai soldi di tutti i cittadini. Nella CGIL con  Fernando Santi e poi successivamente,  per un periodo lunghissimo,  le distinzioni e le divisioni tra "socialista" e "comunista", avevano toni ed accenti differenti da quelli  fuori dal sindacato fra  i militanti dei due  partiti. Si pensi agli orientamenti assunti dalla  CGIL sul  Piano del Lavoro, al giudizio sulla programmazione economica dei governi di centrosinistra, alla costruzione dell'Europa, all'uscita dalla Federazione Sindacale Mondiale (F.S.M.) , al taglio ed ai contenuti profondamente unitari dei temi e  delle mozioni congressuali .
Oggi  le componenti esistono ancora , si chiamano con altri nomi,sono il riflesso marcato di appartenenze di partito e sono molto attive  nella definizione degli assetti dei gruppi dirigenti,  ma molto meno nella  prospettazione di idee forti da mettere a disposizione di un dibattito interno unitario.  

Vi è stato, qualche anno fa, un breve periodo nel quale, contraddicendone la storia, dall'interno della CGIL venne addirittura avanzata l'idea di costituirsi in partito dei lavoratori. Il ruolo del sindacato, al contrario,  dovrebbe essere quello di  corpo intermedio, produttore di forme di legittimità che integrano  ed allargano le forme di una "statualità" che sta perdendo sempre  più peso  attaccata com'è da forze di governo che, al nord ed ora anche al sud, la delegittimano continuamente preferendole un autonomismo oltre la Costituzione o una secessione. C'è anche in questi ultimi anni una carenza di laicità, uno squilibrio nelle relazioni fra Stato e Chiesa Cattolica, una inosservanza del principio "libera Chiesa in libero Stato" , una secolarizzazione accelerata di comportamenti della Chiesa -apparato, un continuo "do ut des" che produrrà gravi, irreparabili danni e divisioni alla Chiesa non meno che all'Italia. Il sindacato invece - scrive Santi - "per la somma degli interessi particolari e generali che rappresenta, per i fini che si propone di giustizia sociale e di difesa della personalità umana, per il suo operare nell'ambito della legalità istituzionale,  è un'autentica forza democratica, garanzia di libertà". La forza di un sindacato unitario  darebbe a sua volta forza ad una coesione nazionale costituzionalmente possibile ma che oggi appare irresponsabilmente compromessa , bloccherebbe gabbie salariali respinte nel 1969, l'anno della morte di Santi, riporterebbe le forze politiche su un terreno di responsabilità verso l'interesse generale, oggi tra le cose meno tenute presenti nella legislazione attuale. 

Le riforme devono essere decise dal Parlamento ma per evitare che si seguiti equivocando nell'attribuzione del termine "riforme" a provvedimenti che tali non sono,  quello che il governo attuale chiama il riformismo  e che oggi è l'effetto di indirizzi "octroyès", deve ritornare ad essere  un riformismo che  deciso nel Parlamento,  non potrà che essere "dall'alto" ma che va  costruito attraverso lo stimolo proveniente da  una serie di corpi intermedi, e tra questi del sindacato italiano. I punti di connessione tra il livello legislativo-parlamentare e quello di base non lo possono garantire né le primarie "all'italiana" impensate all'epoca di Santi né i partiti liquidi né il "caudillismo" anch'esso "all'Italiana" che,  malgrado la lezione di Gino Germani al riguardo, seguita a sedurre molti che vedono nel populismo la scorciatoia per uscire dagli eccessi di una occupazione del potere da parte di incontrollate burocrazie dei partiti.

Le OO.SS, non dovrebbero confidare,  separatamente o insieme, sull'affiancamento ai "partiti amici" o, come diceva Santi, delegare il proprio ruolo ai partiti.. Essi dovrebbero smettere di porsi, fra di loro, sul terreno concorrenziale ma discutere, e non solo nei gruppi dirigenti, e facendo esprimere  gli iscritti, con un governo unitario delle regole,delle  modalità Solo tornando ad essere  sindacato autonomo "protagonista sociale", come  affermato  dalla CGIL al congresso di Bari, è possibile dare concretezza alle  idee di Fernando Santi. Non è infatti da considerare inattuale l'idea di un sindacato inteso oltre che soggetto contrattuale come soggetto impegnato a suscitare la partecipazione alla democrazia ed alla  cittadinanza (anche dei molti immigrati), per questo aperto ad accoglierli. anche  nei livelli di responsabilità, insieme a figure sociali nuove (come è accaduto con i precari), risultato delle trasformazioni di quelle "strutture" economiche sul cui governo abbiamo poco inciso e su quelle sociali, culturali e mentali, che a 40 anni dalla morte di Santi mostrano tutta la loro attualità.

Con la  prossima stagione dei congressi sindacali  non è possibile escludere che possano accentuarsi gli elementi di criticità e che l'occasione della scelta dei gruppi dirigenti  possa  divenire il terreno di scontri di persone, in grado di  vulnerare il ruolo  insostituibile dei sindacati. Per il bene dei lavoratori e nell'interesse generale dei cittadini è auspicabile che l'appello di Fernando Santi all'unità del suo sindacato, del movimento sindacale  e dei lavoratori possa essere raccolto da tutti coloro che hanno un ruolo da svolgere in tale possibile, necessaria  prospettiva.

di Rino Giuliani
Vicepresidente dell'Istituto F. Santi


 N o t i z i e
  IL COORDINAMENTO DELLE ASSISTENTI FAMILIARI: "Maggiori certezze nel rapporto di lavoro, riconoscimento nel contratto della sua specificità fra lavori di cura alla persona".   26/07/2010

Sabato 24 luglio si è tenuta in Roma  la riunione del Coordinamento delle assistenti familiari.
Il Coordinamento è stato costituito due anni or sono  per iniziativa delle donne, sopratutto immigrate, formate nei corsi  di Regione Lazio , Comune e Provincia di Roma e  realizzati dal 2004 ad oggi dall'Istituto Fernando Santi.
La  riunione molto partecipata ha avuto il fine di formulare una analisi della situazione delle assistenti familiari nel corso del 2010 e di definirne gli obiettivi prioritari per i prossimi mesi.
Il coordinamento delle assistenti familiari ha sottolineato con critiche l'inadempienza della Regione che formalmente si era impegnata, l'anno scorso,  in un incontro con una delegazione del Coordinamento a costituire una commissione congiunta fra Assessorato alla Formazione e Assessorato alle Politiche Sociali, per i crediti formativi sia purea distanza di diversi anni dalla definizione del profilo di assistente familiare  avvenuta con la DGR 609 /2007.

  Continua ...
  IMMIGRATI E SALUTE: I DATI DELL'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA'.   23/07/2010

Una panoramica delle problematiche sanitarie della popolazione straniera nel nostro Paese e una mappatura delle politiche regionali di assistenza sanitaria agli immigrati. E' il quadro presentato dal progetto Migrazione e Salute finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità.
Dall'analisi dei dati è emerso che nei maschi stranieri le cause più frequenti di ospedalizzazione in regime ordinario sono risultate essere le fratture e i traumatismi, l'appendicite acuta e le bronchiti tra gli immigrati provenienti dai Paesi a forte pressione migratoria (Pfpm), mentre tra cittadini provenienti da Paesi a sviluppo avanzato (Psa), compresi gli italiani, troviamo le patologie cardiache, quali l'insufficienza, l'infarto e le aritmie. Per quanto riguarda i ricoveri in Day-hospital, prevalgono in entrambi i gruppi gli accessi per chemioterapia, seguiti dalle patologie croniche (come il diabete mellito) tra i Psa e le malattie infettive tra i Pfpm.

  Continua ...
  CITTADINANZA: AVVIATO IL SERVIZIO ONLINE PER CONSULTARE LO STATO DELLA PROPRIA DOMANDA DI CITTADINANZA.   20/07/2010

Il servizio, realizzato dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, è attivo sul sito del Ministero dell'Interno nella sezione Cittadinanza.

Dal 5 luglio, i cittadini stranieri possono consultare lo stato della propria domanda di cittadinanza in tempo reale.

Come si accede al nuovo servizio:
1. dalla home-page di www.interno.it accedere al tema 'Cittadinanza';
2. puntare al link 'Consulta la tua pratica';
3. effettuare la registrazione indicando i propri dati anagrafici e un indirizzo e-mail;
4. inserire il codice assegnato alla propria domanda di cittadinanza per avere accesso alle informazioni.

  Continua ...