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L’intervento di Pierpaolo Cicalò presidente dell’Istituto F. Santi al Congresso Filef

Gli esiti del voto recente hanno determinato una situazione solo qualche anno fa inimmaginabile.

Un esito, negativo per il mondo del lavoro e per il paese, che  ci spinge  a riflettere ulteriormente sulle prospettive attuali del nostro associazionismo in un quadro istituzionale, anche prima, poco o nulla portato a farsi carico delle problematiche dei migranti, delle persone che emigrano.

Conosciamo l’impostazione, tutta retorica, della destra sull’emigrazione. Possiamo immaginare quanto ancor più difficile sarà trovare nelle istituzioni ascolto per quanto da anni rivendicato.

Al riguardo intendo fare alcune considerazioni andando al merito solo di alcune questioni.

Per questo mi consentirete un saluto dell’Istituto Fernando Santi che non sarà rituale, formale, ma che intende essere un contributo al dibattito da voi avviato già dall’anno scorso.

Come Filef e Istituto Fernando Santi abbiamo sempre considerato il pluralismo nel mondo associativo e l’autonomia della rappresentanza sociale dalle forze politiche e dalle istituzioni un punto fermo.

Abbiamo visto che quando  si è persa di vista questa scelta le associazioni si sono sovente  trasformate in avamposti  di partito all’estero  con una commistione di ruoli  che hanno indebolito l’azione per le  finalità associative a vantaggio di  un ruolo di tramite della rappresentanza politica. Un collateralismo fuori tempo che ha fatto perdere credibilità alle associazioni e ha prodotto disaffezione, crisi della partecipazione, astensione massiva dal voto.

Siamo chiari: non si tratta di essere apolidi, neutri.

Al contrario è bene essere coerenti con la storia dalla quale si proviene- e la nostra storia è quella del mondo del lavoro in emigrazione e delle sue organizzazioni- restando, credibili come associazionismo di rappresentanza dell’emigrazione italiana e oggi, soprattutto, impegnati ad esserlo dei giovani in emigrazione .

Il voto all’estero non è  quello che avrebbe potuto essere.

Se percorriamo a ritroso la vicenda non entusiasmante da molti punti di vista delle elezioni nella circoscrizione estero, troviamo conferme delle inadeguatezze di tale esercizio del diritto-dovere rispetto ai requisiti che la Costituzione impone.

Sul voto all’estero si sofferma il documento base del congresso filef oggi in svolgimento richiamando anche, tra l’altro, l’esigenza di modifiche alla L.459.

A me par, che l’esperienza del voto all’estero come lo conosciamo, abbia fatto il suo tempo per molteplici ragioni.

Anche da ultimo si sono evidenziate ripetute falle nel sistema tali che sarebbe opportuno  resettare la soluzione come avanzata allora da Tremaglia, consentire e agevolare il voto nei collegi nazionali o prendere seriamente in considerazione l’idea di superare la circoscrizione esteri in sé.

Il nostro recente documento FIEI in vista delle elezioni pone  in modo aperto la problematica dei possibili cambiamenti del voto all’estero.

Lo fa anche alla luce della crescita forte del numero di nuovi emigrati e tenuto conto delle molteplici conseguenze negative del taglio improvvido del numero dei rappresentanti in parlamento.

Noi pensiamo che, l’associazionismo, storicamente la rappresentanza sociale è quella che a lungo ha tenuto collegate l’Italia con l’altra Italia fuori dai confini.

Vanno poste nella realtà attuale le condizioni per un suo protagonismo forte. Il che può avvenire rinnovando il modo di essere e di operare.

Le associazioni hanno la responsabilità, all’estero, di dare continuità di rapporti e relazioni con il paese d’origine ma anche di essere insieme a chi emigra in Italia agendo, come ricorda il vostro documento “per accogliere e soprattutto pienamente  integrare  i migranti”.

Per poter più efficacemente intervenire anche noi riteniamo che le forme dell’organizzazione dell’associazionismo, e delle singole associazioni, l’articolazione delle tradizionali associazioni nazionali debbano produrre un superamento del loro modo di essere.

La messa in rete delle diverse forme esistenti ( associazioni, gruppi di collegamento on line, forme di aiuto-aiuto ecc), ivi comprese quelle cui danno vita le nuove generazioni della più recente emigrazione nei paesi di accoglienza, sono l’evidenza di un cambiamento in atto del modo di radicarsi delle persone nelle comunità degli italiani all’estero. Di ciò dobbiamo tenerne conto.

Pensiamo inoltre che la FIEI la federazione che insieme abbiamo costituito oltre 20 anni or sono possa essere un effettivo nucleo proattivo, di stimolo per la riqualificazione ed il potenziamento di tutto il FAIM nel senso non di una sommatoria di singole presenze associative ma  di una funzionale effettiva rete partecipata più ampia la cui azione collettiva democratica di sostegno e affiancamento sia rivolta agli emigrati come agli immigrati in Italia.

Il quadro politico che ha espresso il prossimo parlamento non ha contribuito  all’instaurarsi di politiche per l’emigrazione italiana e per la tutela del lavoro italiano all’estero come previsto dalla Costituzione.

Questa grave responsabilità e condivisa con il parlamento e i governi precedenti.

Il lavoro fatto in continuità dalla CNE e dal FAIM e che in qualche misura si è riversato nelle risultanze della Conferenza stato regioni cgie costituisce materia di approfondimento molto utile da innovare e sistematizzare con lo svolgimento della 4 Conferenza mondiale dell’emigrazione.

Sono convinto per il ruolo responsabile e propositivo che le nostre associazioni costituenti la FIEI hanno avuto negli anni a partire dalla 1 Conferenza dell’emigrazione italiana e poi nella CNE e nel fondare il FAIM, che uno dei nostri primi impegni debba essere rivolto al governo e al parlamento.

 Ad essi va avanzata la richiesta di una Conferenza mondiale dell’emigrazione che va preparata e svolta con partecipazione piena di tutti i soggetti protagonisti del mondo dell’emigrazione.

Avete scritto: “Non possiamo cambiare il passato ma possiamo lavorare insieme per orientare il futuro”

 Sono certo che possiamo farlo, a partire dai tanti temi condivisi,  nell’interesse delle persone emigrate.

Con questo che è anche un auspicio saluto tutti i partecipanti al congresso augurando un buon esito dei lavori.

(santinews)

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