Emigrazione Immigrazione

IL FAIM, una realtà del mondo associativo

IL FAIM, una realtà del mondo associativo

di Franco Dotolo

Verso la fine del 2012, quando si decise di intraprendere un nuovo cammino in merito alle associazioni italiane nel mondo che superasse l’esperienza decennale della CNE (Consulta Nazionale Emigrazione), lo scetticismo era palese. L’insistenza di Associazioni come Acli, Migrantes, Filef, Istituto Fernando Santi, Unaie, invece, avviò un percorso degli Stati Generale dell’Associazionismo al cui Manifesto aderì gran parte del mondo associativo degli italiani nel Mondo. Un percorso difficile, vista l’eterogeneità delle associazioni aderenti, ma con un unico obiettivo, l’interesse per i nostri connazionali all’estero. E su questo presupposto, il 4 dicembre 2015, a Roma, su mandato dell’Assemblea Generale del 3-4 luglio del 2015, nacque il FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), e con la prima Assemblea Congressuale del 29 aprile 2016 vennero approvati l’atto costitutivo, lo statuto, il Consiglio Direttivo e Consiglio dei Garanti. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti. La prima esperienza di portavoce pro tempore del FAIM è stata quella dell’on. Franco Narducci che, insieme al Comitato di Coordinamento, ha dato iniziato ad un percorso con incontri istituzionali e regionali per coinvolgere l’esperienza del FAIM in una sinergia comune pro italiani nel mondo. Ma l’azione propositiva del FAIM, iniziata da Narducci e portata avanti dal nuovo portavoce, Rino Giuliani, è stata formalizzata, anche grazie all’apporto del Comitato scientifico del FAIM, nel Convegno del 10 novembre presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, a Roma, dal titolo emblematico: “Migrare in tempo di crisi: necessità, opportunità. Più tutele, più diritti”. L’occasione è stata propizia per fare il punto su entità, tipologie, dinamiche e trend di sviluppo della nuova emigrazione dall’Italia. Il fenomeno, in forte crescita dall’inizio della crisi economica dell’ultimo decennio, ha ormai raggiunto livelli analoghi a quelli riscontrati nella seconda metà degli anni ’60, quelli di un’emigrazione di massa, raggiungendo, nel 2015 e 2016, le 300mila unità all’anno. A parte una componente decisamente minoritaria, costituita da ricercatori, professionisti, imprenditori e persone che per la loro professione vivono come naturale lo spostarsi verso altri paesi, la grande maggioranza delle persone in mobilità vi è costretta da disoccupazione, sottoccupazione, precarietà e redditi insufficienti. Spesso, all’arrivo all’estero, l’integrazione dei paesi di arrivo è costellata dalla lunga e tipica trafila di problemi che storicamente ha incontrato ogni emigrato: dalla scarsa o inesistente conoscenza della lingua, delle normative vigenti per l’accesso al mercato del lavoro, dei contratti di lavoro e delle garanzie sociali e previdenziali vigenti, di come tutelare i propri diritti.

E’ proprio in questi ambiti che emerge un grande fabbisogno di orientamento e di accompagnamento ai progetti emigratori, sia alla partenza (in Italia) che nei diversi paesi di arrivo. Ed è in questo ambito che l’associazionismo, i patronati e le istituzioni debbono adeguare le proprie competenze e la capacità di erogare servizi specifici. Per l’associazionismo, la capacità di adeguarsi a queste nuove necessità rappresenta una condizione di sopravvivenza per poter continuare a svolgere il suo fondamentale compito di aggregazione e di partecipazione civile e democratica, sia rispetto ai paesi di residenza sia rispetto all’Italia.

Dall’altro lato, il convegno ha fatto emergere la problematicità di questa nuova emigrazione di massa rispetto alle possibilità del paese di riprendere un percorso di sviluppo dopo 10 anni di gravissima crisi: la nuova emigrazione è fatta di competenze significative sulle quali lo Stato e i cittadini hanno investito consistenti risorse che non possono essere semplicemente “regalate” ai paesi più ricchi.

Il Convegno ha messo in luce le attuali problematiche della nostra emigrazione e obbliga il FAIM ad una maggiore responsabilità nell’individuare e tutelare i diritti dei nostri connazionali che anche grazie all’azione associativa possono emergere.

L’azione del FAIM non si è certamente fermata alle giuste e significative analisi del post Convegno, ma il Comitato di Coordinamento, con l’attuale portavoce Giuliani, ha continuato a portare avanti le istanze del Manifesto sottoscritto dalle associazioni aderenti. Nel contesto attuale, l’associazionismo con la sua storia e le sue esperienze, assume una rinnovata centralità nello sviluppo dei processi di socializzazione e di inclusione che devono garantire: la promozione educativa e sociale; la responsabilità collettiva per una società più accogliente e la crescita di una cosciente partecipazione alla vita democratica. Quindi, l’associazionismo ha un grande ruolo di responsabilità e deve impegnarsi per riconquistare la centralità delle persone e della loro crescita materiale e culturale attraverso la partecipazione associativa come: la condivisione, la solidarietà e la progettualità comune. Temi che il Consiglio Direttivo FAIM del 6 aprile 2018 ha ben sottolineato e la discussione scaturita tra i membri si è concentrata su una analisi del quadro sociale e politico e ha approvato le linee di sviluppo organizzativo e operativo proposte dal Comitato di Coordinamento. Non poteva in questo contesto mancare un’analisi del voto all’estero dell’ultima tornata elettorale che il Presidente del Consiglio Direttivo, Rodolfo Ricci, nella sua valutazione ha evidenziato i cambiamenti strutturali che attraversano le collettività emigrate e la necessità di una riflessione approfondita su come l’associazionismo possa al meglio rappresentarle e contribuire e dare risposte a bisogni ed aspettative di una popolazione oltre confine che è passata dai circa 3,6 milioni del 2006 agli attuali 5,6 milioni (iscritti all’Aire), oltre ad un altro milione di persone che pur essendo all’estero non figura nelle statistiche ufficiali (Nuova emigrazione). A fronte di questi numeri, l’elettorato attivo continua a diminuire; solo circa un quarto degli aventi diritto ha votato; ciò mostra che, al netto delle riconfermate inefficienze e difficoltà di gestione del voto per corrispondenza, oltre la metà dei potenziali elettori non si esprime, mentre, allo stesso tempo, la nuova e più recente emigrazione non è in condizione di votare in quanto solo in minima parte è ricompresa negli elenchi Aire.

Sullo stesso piano anche il portavoce Giuliani ha evidenziato gli effetti causati dai cambiamenti sociali, ha illustrato il lavoro svolto in quest’ultimo anno e le prospettive di impegno futuro che ripropongono il FAIM come soggetto di ampia rappresentanza sociale autonoma che ha la responsabilità di assumere la domanda di tutele, di sicurezza e di welfare che emerge dagli italiani all’estero, cui in questi anni non è stata data risposta e che, con la nuova emigrazione, si ripropongono in termini ancora più pregnanti.

Il voto ha evidenziato l’apertura di una nuova fase che modifica assetti e coordinate di riferimento. Essa interroga tutti pur confermando buona parte delle analisi che hanno costituito elemento fondativo del FAIM, che, oggi, è impegnato a perseguire gli obiettivi affidatigli dal 1° Congresso in un quadro sociale in rapido cambiamento.

“L’obiettivo da perseguire – ha osservato Giuliani – è di mettere a disposizione delle nostre comunità all’estero un forte soggetto associativo sempre più rappresentativo; di costruire, a tal fine, alleanze sociali trasparenti e forti su contenuti condivisi (in particolare con il mondo del Terzo settore); di promuovere la crescita delle reti associative FAIM nelle regioni e all’estero”.

Il FAIM ha il dovere, alla luce di quanto emerso nel Consiglio Direttivo, di lavorare per il pieno riconoscimento dell’Associazionismo degli italiani nel mondo e di un quadro di sostegno attivo alla propria insostituibile azione; di un sostegno al rilancio qualificato del CGIE e dei Comites, cui il FAIM intende contribuire con l’apertura di confronti positivi sulle questioni prioritarie.

In una società multiculturale, multietnica, il FAIM rappresenta una novità assoluta, quella di aver messo insieme un organismo in grado di essere punto di riferimento e coordinamento di tutto il mondo associativo italiano sparso nel mondo nella certezza della sua gratuità.

Leave a Comment