Relazione Introduttiva di Rino Giuliani al Consiglio Direttivo FAIM - Istituto Fernando Santi
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Relazione Introduttiva di Rino Giuliani al Consiglio Direttivo FAIM

Di seguito la relazione introduttiva di Rino Giuliani Portavoce FAIM, al Consiglio Direttivo del Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo svoltosi a Roma, il 6 aprile scorso, presso la Sala Convegni della Casa delle Associazioni Regionali in via Aldovrandi 16

CONOSCERE E RAPPRESENTARE LA RICHIESTA DI NUOVE TUTELE E NUOVI DIRITTI INDOTTI DAI CAMBIAMENTI PROFONDI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Il quadro sociale attuale segnala profondi mutamenti deducibili anche dalle scelte fatte dai cittadini italiani con il recente voto.

Cosa vogliono i cittadini italiani? cosa si attendono dalle forze politiche? Cosa emerge dalla lettura della composizione dei risultati elettorali e cosa emerge quanto a rappresentanza sociale dalle biografie degli eletti all’estero?

A ben veder si potrebbe cogliere nel voto:

  1. Un giudizio di inadeguatezza su chi ha governato;
  2. Un dissenso sulle scelte pubbliche fatte e, soprattutto, nell’assecondamento dei vincoli della globalizzazione e del liberismo più marcato;
  3. Una confermata ridotta propensione al voto;

Il comitato di coordinamento nella sua ultima riunione ha preso in esame i cambiamenti che si evidenziano dalla società italiana prendendo atto, in modo condiviso, che la fase nuova che è iniziata interroga tutti soggetti collettivi e singole persone e quindi anche il FAIM che è impegnato a perseguire nella ribadita sua autonomia, nel quadro sociale attuale in forte cambiamento, gli obiettivi affidatigli dal congresso fondativo.

É suo fine primario:

  • Mettere a disposizione delle nostre comunità all’estero un forte soggetto associativo sempre più rappresentativo.
  • Costruire, a tal fine alleanze sociali trasparenti e forti su contenuti condivisi degli italiani all’estero.
  • Promuovere, a partire dalle associazioni aderenti, la crescita delle reti associative regionali FAIM e avviare le reti FAIM nazionali dell’estero sostenendone la loro organizzazione funzionale.

É per questa finalità che abbiamo costituito il FAIM mettendo mettendoci in discussione e cambiando noi stessi.

Bisogna andare avanti ulteriormente procedendo nei cambiamenti necessari.

Con il voto all’estero le associazioni nella seconda repubblica sono state spesso oggetto di condizionamenti. É avvenuto in una lunga fase che ha visto all’estero nascere sedi di consenso elettorale, comitati, circoli partitici accanto alle preesistenti antiche, diverse forme di aggregazione, orientamento e servizio rappresentate dai patronati.

Il prevalere di comitati elettorali, in mondi distanti e diversi dalla madrepatria, ha introdotto nelle nostre comunità dinamiche dei partiti italiani che in parte hanno sterilizzato molte associazioni che, più in generale, soprattutto in Italia sono state oggetto di campagne di delegittimazione (quelle “nazionali”, ritenute superate rispetto a quelle regionali (da esaltare nel nome del federalismo allora molto alla moda) e, le stesse regionali, a questo punto viste come localistiche, non portatrici della necessaria visione nazionale dell’emigrazione.

Il tutto in un quadro di chiusure, di inattività pluriennali delle Consulte, di disinteresse di tanti pubblici decisori regionali, di tagli enormi al finanziamento delle Consulte.

Se in modo sintetico ma non esaustivo volessimo leggere il risultato del voto all’estero e se volessimo leggerlo anche alla luce delle biografie degli eletti potremmo dire che quel mondo di vecchia emigrazione che precedentemente esprimeva una rappresentanza proveniente dai patronati e da reti associative sociali tradizionali è oggi larghissimamente fuori del parlamento.

Gli italiani all’estero allo statu quo hanno preferito un cambiamento che spetta anche a noi correttamente interpretare.

Possiamo, anzi dobbiamo fare ciò a partire dal nostro specifico di FAIM, da quelli che rappresentiamo e per quelli che vorremmo rappresentare nella nostra condivisa autonomia dalle forze politiche e dalle istituzioni.

La CNE e poi il FAIM hanno affermato che la scelta giusta è un soggetto collettivo di rappresentanza sociale autonomo anziché il permanere del vecchio meccanismo dell’appoggio di partiti politici.

Il punto di partenza di un percorso di rinnovamento e di crescita è segnato da un dato fermo costituito dal congresso costitutivo del FAIM il quale, per poter essere ed agire come soggetto associativo, ha chiesto alle associazioni aderenti una parziale “cessione di sovranità” necessaria per attuare le scelte collettive del FAIM.

É questo un punto che va consensualmente definito. Il Consiglio direttivo mi sembra la prima sede idonea per poterne ulteriormente discutere.

Se punto fermo è e costante nel nostro agire è il riferimento al principio dell’autonomia della nostra rappresentanza sociale, il Faim, a tutti i livelli, deve essere in grado di mantenere coerenza fra quanto affermato e quanto si pratica come singole associazioni.

Da questo punto di vista in questa prima fase della vita del FAIM vi sono state incongruenze delle quali abbiamo discusso al nostro interno con l’intento condiviso di impegnarci a contribuire tutti insieme a evitare di aprire contraddizioni far quello che diciamo e quello che facciamo.

Se vogliamo che il prossimo congresso Faim affidi a una nuova generazione un Faim forte soggetto sociale autonomo della rappresentanza degli italiani all’estero dobbiamo cambiare pienamente la relazione fra noi e il contesto istituzionale e politico, migliorare il nostro modus operandi, prendendo coscienza che la frammentazione, la sola dimensione regionalistica, peraltro oggi negletta, non è riuscita a riempire il vuoto dell’azione dei governi dopo le lontanissime promesse delle conferenze mondiali sugli italiani all’estero. É questa una esigenza concreta che sin d’ora dovrebbe essere assunta da tutte le associazioni aderenti

Dobbiamo poter contare su noi stessi in primo luogo.

Le associazioni: capitale umano territoriale

Siamo obbligati a percorrere la nostra strada e a perseguire il nostro obiettivo che consiste nel reinsediamento efficace delle associazioni con il fine di essere in grado di produrre cambiamenti significativi e profondo rinnovamento nella relazione fra l’Italia all’estero e la madrepatria.

Pensiamo che lo stesso debba avvenire ridiscutendo i modi del superamento di una idea e di una prassi italocentrica e unidirezionale che ha ulteriormente trasformato e ristretto esigenze che da decenni vengono inevase o che sono aggiuntive e nuove (quali quelle della nuova emigrazione che non vengono neanche prese in esame).

Tale superamento che ci riguarda direttamente quanto al modo come ci relazioniamo fra di noi è elemento essenziale della nostra crescita. Le associazioni aderenti devono rendere più efficace la relazione all’interno della rete Faim facendo conoscere aspettative rappresentate, iniziative prese, relazioni avviate, la vita delle associazioni nei diversi paesi.

Dando vita al FAIM non abbiamo inteso stabilizzare una CNE allargata ma dare l’avvio ad un processo di costruzione di un soggetto collettivo democraticamente rappresentativo, in grado di agire nei confronti delle istituzioni per sostenere le istanze degli italiani nel mondo, per contrattare risultati concreti forti di una capacità di lettura e di rappresentanza dei loro bisogni attraverso le associazioni aderenti, il solo valido strumento collettivo che oggi hanno le nostre comunità, uno strumento pluralistico e democratico costituito dalle associazioni.

Una ricchezza, un capitale umano collettivo territoriale, a dimensione dei singoli paesi e planetaria, che negli anni andava sostenuto da politiche pubbliche mirate e che è stato lasciato deperire tra abbandono delle istituzioni e assenza di una visione nazionale.

Rappresentanza parlamentare dell’estero: un bilancio inadeguato

In tutti questi anni di presenza in parlamento di eletti all’estero se guardiamo alla normazione indotta dalla loro azione, il bilancio è davvero inadeguato. Molti ordini del giorno soprattutto e dichiarazioni e alcune positive decisioni di merito specifiche e parcellizzate prese spesso solo nelle settimane antecedenti lo svolgimento di elezioni.

Nessuna capacità di mettere insieme la rappresentanza parlamentare dell’estero per una forte proposta condivisa di profondo cambiamento delle pubbliche scelte per una Italia all’estero sempre più lasciata andare verso una deriva che nei prossimi anni potrebbe diventare indifferenza e separatezza delle nostre comunità e dei singoli italiani all’estero.

Parlamentari alle prese per lo più con il consenso interno di partito, con comprensibili e condizionate aspettative di loro ricandidature dipendenti purtroppo da scelte monocratiche, totalmente presi da dinamiche italiane e in partiti tutti a direzione fortemente personalistica e quindi meno facilmente inclini all’ascolto di realtà sociali intermedie quali sono le associazioni.

I comites: i primi nostri interlocutori

Anche nella vita del CGIE, sin dal suo primo avvio, nella prima repubblica, (a partire dalla normativa, largamente datata e fuori tempo che ancora oggi lo regolamenta), i partiti politici hanno avuto un peso e una influenza condizionante che oggi, finalmente, non ha più alcuna motivazione.

A lungo in questo organo consultivo delle pubbliche istituzioni, da anni, frainteso come una sorta di parlamentino in sedicesimo, si è potuto teorizzare di maggioranze e minoranze politiche del CGIE in costanza di una marginalizzazione delle altre componenti ma soprattutto delle priorità e dei contenuti.

Noi dobbiamo oggi sostenere il rilancio qualificato del CGIE entrando in modo peculiare, con nostre proposte, nella discussione in corso su diverse ipotesi di riordino e dobbiamo guardare ai comites il primo dei nostri interlocutori con i quali confrontarci per far conoscere quello che stiamo facendo, per ascoltare e tenere conto di quanto al riguardo ci diranno, e per chiedere loro, se condivideranno le premesse e il fine del percorso che abbiamo avviato, di aiutarci a fare bene. Intendiamo aprire un confronto strutturato con i comites.

I comites attesa la loro composizione sono largamente espressione di rappresentanza sociale.

É evidente la relazione degli stessi con il mondo delle associazioni.

Chiederemo per l’immediato la disponibilità a un incontro a quelli europei.

Parlamento e governo interlocutori istituzionali sul tema dell’emigrazione e per il lavoro dei giovani.

Se ci soffermiamo sulla classe di età del gruppo dirigente attuale del FAIM, negli organismi e anche nelle singole associazioni, un gruppo dirigente, largamente ma non esclusivamente anziano, si potrebbe essere tentati di assumere il dato come un indicatore della chiusura di un ciclo, quello dell’associazionismo come protagonista del modo degli italiani all’estero.

Insomma fine di una epoca dopo la quale anche l’essere italiani all’estero, essere italodiscedenti, essere italiani ma volerlo essere con legami, relazioni con la madrepatria sarebbe un problema che ogni singolo regolerebbe sulla base del suo sentire personale, della sua condizione socioeconomica, del suo livello di interesse personale.

Come FAIM siamo convinti che nell’era della globalizzazione anche gli Stati nazionali abbiamo da svolgere il loro ruolo e debbano assumersi le loro responsabilità per i propri concittadini in primo luogo e per le comunità di origine italiana.

La fase che si è aperta e che i media già chiamano la terza repubblica non dovrebbe passare, per ciò che riguarda l’emigrazione, dal turowiano “stato minimo” della seconda repubblica alla rimozione del problema come residuale, del passato, inattuale nodo gordiano semplicemente da espungere dalle agende di parlamento e governo.

Lo dico per il valore dell’intervento di insediamento fatto dal presidente della Camera che, nella circostanza, ha voluto solennemente affermare la centralità del parlamento e il ritorno a una corretta produzione normativa, senza scavalchi fra produzione governativa e produzione parlamentare in un quadro attuativo di principi scritti nella Costituzione ispirata ai valori della resistenza al fascismo e al nazismo.

Sul tema dell’emigrazione e per il lavoro ci attendiamo pertanto che il parlamento, a partire dall’attività delle sue commissioni e in aula ridia una cornice programmatica all’azione governativa la quale a sua volta ponga in essere in tempi certi i suoi atti normativi.

Come FAIM avanzeremo proposte al parlamento, chiederemo rispettosamente di essere ascoltati, utilizzeremo l’impegno del presidente della Camera a garantire nei fatti e concretamente l’esercizio costituzionale della presentazione di leggi di iniziativa popolare proposte a partire dall’ascolto e dalla partecipazione organizzata che, attraverso l’impegno delle associazioni aderenti, porrà temi veri, concreti di interesse generale.

Interlocutori naturali con i quali è aperta l’interlocuzione sono la direzione generale per gli italiani all’estero, il ministero del lavoro e il coordinamento delle regioni.

Nel nostro congresso fondativo (e prima ancora negli Stati Generali che lo hanno preceduto) l’assemblea congressuale ha impegnato formalmente il FAIM a richiedere lo svolgimento di una Conferenza mondiale degli italiani nel mondo.

É il tempo di avviare una puntuale riflessione interna sui contenuti e sulle modalità di svolgimento che come FAIM pensiamo la stessa debba avere.

Garantire la libera circolazione di migranti, il diritto al lavoro dignitoso e alle tutele del welfare.

In una epoca in cui gli strumenti interpretativi fin qui usati evidenziano tutta la loro inadeguatezza, in un’epoca in cui la globalizzazione delle merci e dei capitali ha disarticolato e in molti ambiti reso non incidente il ruolo degli stati nazionali e condizionato da reti del potere finanziario l’azione dei governi fino a determinare la restrizione se non la chiusura della mobilità delle persone e messo in discussione, dove sembrava acquisito, il diritto a permanere liberamente nei paesi di accoglienza (come in alcuni casi di paesi europei), la condizione dei migranti, di tutti migranti è un tema che ci interroga.

É un tema che ci interroga e che riguarda il diritto al lavoro dignitoso, che riguarda il welfare delle persone e che è diritto e non residuale sostegno agli ultimi, che come la salute è un diritto che è anche “dovere” dello Stato che vi deve provvedere.

In una società umana nella quale come FAIM abbiamo ben chiaro che occorre operare per la promozione umana e sociale delle persone, inscindibilmente diritto al lavoro e benessere delle persone sono dati compresenti di una azione che peraltro abbiamo avviato da tempo sulla nuova emigrazione italiana.

Rispetto a quest’ultima rinvio al lavoro fatte dalle nostre associazioni e a quanto a partire da quella base di approfondimento abbiamo discusso nel Convegno svoltosi in Senato e del quale è accessibile tutta la registrazione video su portale FAIM.

Possiamo guardare a questa fase della vita del FAIM, possiamo tirare un bilancio nel quale vi sono elementi di insoddisfazione ma anche molte verifiche positive che, in corso d’opera ci stimolano e ci danno più forza per il raggiungimento dei nostri obiettivi associativi.

Siamo consapevoli, laddove tutto cambia rapidamente, che il futuro non lo si può costruire fra sentimenti e risentimenti e sappiamo che facendo e solo facendo si risolvono i diversi vincoli che possono rallentare la nostra azione.

Dopo il convegno FAIM in Senato sulla nuova emigrazione l’importanza di mettere a fattor comune il contributo di tutti.

Il modo come, insieme, senza formalismi il comitato di coordinamento ha impostato la discussione e i diversi aspetti organizzativi e logistici, il livello della discussione e dei partecipanti la stessa nella Sala Zuccari totalmente piena, tutto il lavoro del Comitato scientifico, segnala la giusta direzione verso la quale ci siamo mossi: valorizzazione del lavoro collettivo di tutto il coordinamento mantenendo una logica programmatoria confermando l’impegno a riunioni almeno mensili attraverso le responsabilità definite di area e dei gruppi di lavoro ad hoc costituiti ma anche molto lavoro comune di volta in volta.

Come Comitato di coordinamento abbiamo fatto un’analisi seria sulla esperienza operativa, in una logica critica e autocritica, attenti soprattutto a superare le criticità del percorso.

Di quella discussione avete tutti voi contezza avendo più volte ricevuto documentazione informativa.

Pensiamo in termini più generali di impegnare maggiormente le associazioni aderenti nell’attività del FAIM e di impegnare persone che – dall’estero e anche all’estero -, con percorsi e compiti specifici, possano dare un sostegno più adeguato.

Come più efficacemente farlo come Comitato di coordinamento, avanziamo, sin da ora, ai componenti del Consiglio direttivo una richiesta di disponibilità tenuto conto delle competenze e attitudini personali e alle condizioni presenti nei diversi paesi.

 

Come FAIM dobbiamo guardare all’insieme, alla mondialità facendo emergere le effettive aspettative allargando l’orizzonte anche ai Paesi extra europei. Infatti nelle Americhe e in altri continenti, l’associazionismo sia pure trasformato è ancora vivo grazie alla vecchia emigrazione largamente integrata, mentre l’Europa raccoglie tutta la nuova emigrazione dall’Italia qualificata e non.

Il rafforzamento territoriale passa attraverso una spinta concreta per la costituzione dei Forum Paese nelle regioni e nei singoli paesi.

 

Partecipare tutti al lavoro di promozione e organizzazione del FAIM.

Una organizzazione come la nostra è attiva grazie al contributo volontario di molti dei suoi aderenti e tuttavia una organizzazione che ha un campo di azione tanto vasto ha bisogno di risorse finanziarie che oggi non ha e che vanno trovate coinvolgendo direttamente le associazioni aderenti in forme diverse, con l’autofinanziamento, con il found rasing, e verificando la possibilità di partecipare a bandi italiani e europei in partnership con organizzazioni specifiche – ad es. CIA, Confagricoltura, CNA, Fondazioni, ecc. per progetti di internazionalizzazione delle eccellenze italiane, culturali, del turismo di ritorno ecc.

Anche per il FAIM comunicare e ricevere comunicazione è un problema da risolvere adeguatamente.

L’attività di comunicazione per essere efficace non può essere solo unidirezionale da FAIM a associazioni aderenti ma allargarsi all’estero. Per questo ci vuole un ruolo attivo delle nostre associazioni aderenti.

Per rendere visibile l’attività diretta del FAIM e delle associazioni aderenti da tempo abbiamo aperto un portale che potrebbe essere un volano notevole se tutte le associazioni contribuissero a renderlo più efficace.

Al portale va dedicato tempo e risorse. Accanto a un responsabile servirebbe una redazione/cabina di regia di tre/quattro persone che anche da remoto si occupino del suo aggiornamento, della sua implementazione e del suo funzionamento.

Il portale per informare, per diffondere messaggi e proposte ma anche come strumento della rete delle nostre associazioni.

Nel corrente mese insieme al Comitato scientifico sceglieremo il tema del prossimo convegno di Studio annuale. Senza abbandonare il tema della nuova emigrazione, che permane come questione primaria -, potrebbe essere quello di uno studio delle modalità di nuova aggregazione degli italiani che emigrano e della individuazione delle modalità efficaci per connettere il vecchio e il nuovo associazionismo su progettualità condivise.

Conclusioni

Noi siamo convinti della scelta di agire, con i tempi necessari, e quindi di consolidare al prossimo congresso, con il concreto impegno di tutti, un FAIM soggetto collettivo della rappresentanza sociale all’altezza delle aspettative.

La riunione odierna del Consiglio direttivo cui chiediamo di confermare il percorso e la tabella di marcia soprarichiamate, ha la responsabilità di partecipare concretamente alla realizzazione delle diverse fasi di avvicinamento all’evento congressuale così come statutariamente previsto.

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