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Elezioni delle cariche dell’Ordine dei Medici di Roma

Foad Aodi: “Ecco la nostra lista Medici Uniti

Elezioni delle cariche dell’Ordine dei Medici di Roma

Si terranno nella capitale nelle giornate del 2, 3 e 4 dicembre 2017 le Elezioni delle cariche dell’Ordine dei Medici di Roma.

Per conoscere meglio questa realtà professionale vi proponiamo di seguito un articolo/intervista comparso su paeseroma.it dedicato al Prof. Foad Aodi, tra i candidati al Consiglio Direttivo.

Il Prof. Foad Aodi è un medico fisiatra, già Presidente dell’Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia (AMSI), fondatore di Uniti per Unire e della Confederazione UMEM.

È stato eletto al Direttivo dell’Ordine dei Medici di Roma per tre mandati consecutivi (2003-2011), e nominato membro del Consiglio Direttivo della Fondazione dell’Ordine dei Medici di Roma (2015-2017).

Il Prof. Aodi ha collaborato in qualità di esperto con il Consiglio Superiore di Sanità ed è stato Professore a contratto in fisiatria all’Università di Roma “La Sapienza”. Collabora inoltre con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri (FNOMCeO) dal 2000.

È attualmente Direttore Sanitario d’un poliambulatorio internazionale e Coordinatore Sanitario di un gruppo di riabilitazione in fisiatria e ortopedia.

“Sanità e multiculturalismo”. Questo il tema del Manifesto programmatico che AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia (operante da 16 anni nella difesa dei diritti dei circa 18.500 camici bianchi d’origine straniera operanti nella penisola e nella promozione di servizi sanitari – soprattutto ambulatori attivi sul territorio – per la salute di immigrati e cittadini italiani, e nello scambio internazionale d’esperienze in campo sanitario), ha promosso insieme alla Confederazione Internazionale Unione Medica Euromediterranea (UMEM), al movimento internazionale “Uniti per Unire”, “Emergenza SorrisiONLUS, e a una rete di ONG, comunità e associazioni varie.

Il Manifesto viene arricchito giorno dopo giorno con proposte di attualità (sollevate in base alle esperienze professionali fatte in vari Paesi, e secondo le diverse culture, religioni e specializzazioni). Che, nell’era della globalizzazione, evidenziano, da un lato, quella che ormai è la dimensione internazionale della medicina, dall’altro, il legame tra Sanità e conoscenza culturale e religiosa.

Ecco i punti qualificanti del Manifesto.

Il diritto alla salute universale: i servizi sanitari devono essere assicurati a tutti – italiani e non – indipendentemente dalle possibilità economiche della persona, dallo status amministrativo del paziente (con o senza permesso di soggiorno) e dall’età (tutti i minori indistintamente devono poter essere seguiti da un pediatra)

Sì all’istruzione obbligatoria: è importante assicurarsi che tutti i minori immigrati vadano a scuola con regolarità, senza distinzione di sesso ed età

Sì auna maggiore prevenzione nelle scuole, contro l’insorgere di crisi ansiose e depressive dovute a discriminazioni e disagi sociali

No alle cure “fai da te” e alle abitudini che, senza alcuna ragione di salute, danneggiano o mortificano il corpo, come l’infibulazione genitali femminili.

Sì alla circoncisione in strutture sanitarie pubbliche e private autorizzate per non finire negli ambulatori clandestini

Sì a una maggiore cooperazione internazionale, per assicurare prevenzione e cura nei Paesi in via di sviluppo: ma anche ad una legge europea sull’immigrazione, per garantire una vera politica sovranazionale europea per la gestione dei flussi migratori.

Sì a un’adeguata programmazione dell’ingresso in Italia dei professionisti della sanità d’origine straniera, in base alle esigenze del mondo del lavoro, e mediante precisi accordi con gli altri Paesi.

Venendo ai problemi più strettamente pratici e deontologici delle professioni sanitarie, il Manifesto sottolinea l’importanza dell’aggiornamento professionale per tutti gli operatori della sanità: su salute globale, patologieemergenti, impiego dei mediatori interculturali (dei quali occorre senz’altro creare un albo nazionale) nel rapporto medico-paziente, rispettando quel filo comune esistente tra medicina, cultura e religione; il tutto con erogazione di crediti ECM. Per combattere adeguatamente disoccupazione, sottoccupazione e precariato nella medicina, e la “fuga dei cervelli” all’estero, si propone anzitutto un censimento preciso delle professioni sanitarie in Italia e la creazione d’una rete di sportelli (come quella già esistente, di AMSI e UMEM e Uniti per Unire) che permetta un miglior incontro tra domanda e offerta di professioni sanitarie.

Secondo le statistiche dell’UMEM ci sono più di 500 mila medici di origine straniera che esercitano in Europa. Infine, mentre si ribadisce che ogni medico ha diritto a un equo compenso, da fissare con dei minimi tariffari, si pensa a un miglior rapporto degli Ordini dei Medici col territorio: sviluppando anche i servizi “online” e ogni canale utile a potenziare i rapporti medici-cittadinanza, e potenziando i corsi d’aggiornamento professionale.

No, in ultimo, alla “medicina difensiva”: è importante contrastare l’eccesso di analisi prescritte dai medici per evitare denunce o cause legali da parte dei pazienti (fenomeno che oggi costa annualmente 120 milioni di euro, tra spese legali e per esami clinici spesso inutili), creando un nuovo clima di fiducia, in prospettiva una vera “alleanza per la salute”, tra medici e pazienti.

Diamo il nostro contributo alla Sanità italiana e a quella multiculturale con un Manifesto che speriamo possa migliorare il Sistema Sanitario Nazionale, dando concreti spunti di cooperazione e risultando utile anche ad altri Ordini professionali” , dichiara il Prof. Foad Aodi. “Affermare, nelle scelte di tutti i giorni, il legame sanità-multiculturalismo rappresenta lo strumento migliore per abbattere i muri della paura e contrastare chiusura e isolamento di certe comunità e di alcuni cittadini immigrati. Il confronto e il dialogo multiculturale e multidisciplinare e lo sviluppo di tutti i canali moderni d’aggiornamento (telemedicina, gemellaggi, stages, etc.), arricchiscono i contenuti scientifici, e propongono un modello di collaborazione innovativo. Oltre a combattere il mercato degli esseri umani, e i casi di violenza contro donne e bambini durante i viaggi della speranza che affrontano gli immigrati”.

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