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Sviluppo locale per nuove opportunità

Reti formali e informali, governance locale e proiezione europea dei territori

Rino Giuliani vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi

  • Premessa

La ruralità come sistema costituente, come ambito di costruzione e definizione di un sistema economico-sociale che faccia dell’agricoltura, della cultura, del turismo e della creatività il proprio punto di forza.

Questo è il tema che ha costituito l’oggetto di un confronto in corso che Istituto Fernando Santi e Coop ELP hanno aperto con numerosi altri soggetti di un territorio importante quale è il Basso Lazio.

Fine immediato: muovere da scelte strategiche condivise per attuare la cooperazione fra tutti i soggetti locali interessati, percorsi di sviluppo condivisi e la mobilitazione di risorse e competenze locali.

  • Il territorio del basso Lazio: una storia a sé

Il Basso Lazio con il suo specifico profilo che gli deriva dalla sua storia e dalle scelte fatte nel passato, con le sue attuali vocazioni produttive nel settore agroalimentare, frutto di tradizioni storiche ben radicate nel territorio ma anche di una evoluzione e di una trasformazione degli assetti tradizionali indotte dalla crisi di altri settori.

Oggi la messa in relazione e l’integrazione di attività produttive esistenti (del mondo agricolo, turistico, dell’inclusione sociale dei beni culturali) può attivare percorsi di sviluppo loca­le che favoriscono anche lo sviluppo dei singoli settori.

Ciò accade se si sceglie di valorizzare la qualità ambientale del territorio cogliendo l’opportunità del possibile recupero e sviluppo di molte aziende agricole e il rinnovato interesse dei giovani a ritornare al settore primario dopo la lunga crisi mondiale che ha distrutto enormi risorse.

I processi di innovazione sociale, che a tale possibile recupero vanno avviati e radicati, rappresentano qualcosa di più complesso dei processi di invenzione o innovazione tecnologica, da cui comunque, spesso, prendono avvio.

Essenziale per noi è concentrarsi sul territorio, sulle reti informali e formali già esistenti che, se coordinate, ne potrebbero facilitare la crescita di ruolo[1]: con il fine di mettere a frutto scambi, collaborazioni, idee di innovazione per rendere competitivo e attrattivo il territorio del basso Lazio.

Le aziende del mondo agricolo con le quali ci siamo interfacciati ne costituiscono un perno essenziale.

Una loro responsabilità sociale, maggiormente esercitata, va messa al servizio dello sviluppo locale.

È anche con l’esercizio di questa responsabilità che si sostanzia il loro contributo per fra progredire il necessario cambiamento. La responsabilità sociale è infatti una risorsa che produce ricadute sulla competitività del territorio in cui opera l’impresa e indirettamente anche sull’impresa stessa.

A tal fine però è anche necessario che si sviluppi un quadro organizzativo adeguato alla gestione delle iniziative, di valorizzazione delle reti già esistenti (il “capitale sociale” locale), delle competenze organizzative e di coordinamento, di promozione di tavoli e opportunità di discussione, formale ed informale, tra tutti gli attori interessati.

Il capitale sociale cui ci riferiamo va inteso nell’accezione di capitale sociale territoriale.

Il che presuppone da parte della comunità interesse alle potenzialità di tali risorse, e questo richiede, altresì, la maturazione di un nuovo senso di appartenenza, di relazioni fiduciarie, di apporti conoscitivi. Per farlo crescere occorre impegnarsi molto e di più.

La presenza di un capitale sociale[2] già attivo è una precondizione importante per generare ulteriori processi di sviluppo. Affinché il capitale sociale territo­riale possa operare con buon esito, deve partire dalle relazioni esistenti per indirizzarle verso azioni capaci di incrementarle. Le politiche di sviluppo locale devono infatti proporre modelli e strumenti di intervento che siano particolarmente confacenti con i caratteri del capitale sociale territoriale presente in una determinata area”.

  • Gli italiani all’estero nei mercati globali: prodotti di qualità e cultura

Nella valorizzazione del territorio puntiamo con ottimismo anche alla vasta comunità degli italiani nel mondo (ed in specie in Europa) e alle persone di origine italiana che amano lo stile italiano e che sono una grande estesa rete di comunità e di associazioni e forme organizzative radicate nei contesti di antica e recente accoglienza.

Molti di loro vogliono conoscere il loro paese di origine e intendono farlo con un consumo di prodotti di qualità riconoscibili e con un turismo più attento alla natura, più riflessivo, lento, attento all’ambiente.

Il richiamo agli italiani nel mondo e più in generale ai mercati globali nasce dalla constatazione che la creatività che oggi innesca la produzione di valore nelle singole imprese o nei singoli luoghi ha bisogno di cogliere l’onda di un processo più generale che punta a creare comunità di senso trans-territoriali agganciate al worldmaking, ossia alla “creazione di mondi” definiti dai significati e abitati da chi quei significati condivide, a prescindere dai luoghi in cui fisicamente opera e vive.

In effetti la produzione di valore non avviene più, principalmente, potenziando le prestazioni fisiche dei beni o aumentandone la quantità a disposizione, ma passa ormai per un circuito di creazione di senso, creazione di legami, creazione di valore. Indubbiamente, la creatività non si impone per decreto e nemmeno in base a programmi calati dall’alto. Ma le politiche di intervento possono fare molto per alimentare questo tipo di sperimentazioni innovative, favorendo una adeguamento delle persone – prima che dei processi produttivi o dei prodotti – a queste nuove forme di vivere e di lavorare.

  • Basso Lazio un territorio in transizione

Noi guardiamo al basso Lazio come a un territorio in transizione che ha bisogno di pubbliche scelte efficaci per riconfigurare il territorio stesso.

Conoscendo gli esiti della programmazione dall’alto sarebbe necessario che il volano istituzionale favorisse l’autorganizzazione dei processi di innovazione con l’idea che le aziende più disponibili a innovare potrebbero fare da traino alle altre.

Le pubbliche istituzioni ai diversi livelli (scegliendo nel governo dei processi il metodo della sussidiarietà istituzionale e confrontandosi con i soggetti del territorio) devono pervenire alla identificazione di un set di innovazioni propulsive e agganciarle a idee motrici condivise che possono qualificare e rendere attrattivo il territorio (reti di impresa, ecosistemi distintivi, piattaforme connettive, comunicazione, logistica, garanzia).

Sappiamo anche, che i policy maker sono solamente alcuni fra gli attori e che gli importanti processi di trasformazione del territorio del basso Lazio devono anche vedere il fondamentale ruolo, fortemente attivo, delle imprese e dei cittadini/consumatori.

Le stesse imprese agricole che vogliono oggi essere competitive devono sempre più saper declinare l’innovazione riorientando i propri business models verso mercati che tendono a riconoscere sempre di più la smartness, ovvero la capacità di ottimizzare un uso intelligente e sostenibile della tecnologia e delle risorse.

Questo riorientamento nel più generale piano delle produzioni, è strettamente correlato ad una riorganizzazione delle filiere su scala internazionale, in cui il core di intelligenza e creatività sia ancorato ai territori, ma integrato con una presenza non solo commerciale in quei mercati che stanno crescendo e che richiedono una specificazione dell’offerta rispetto ai fabbisogni locali.

È questo un punto centrale d’intervento per Istituto Fernando Santi e Coop ELP.

L’esperienza degli ultimi trent’anni, dall’Antenna Lazio, poi Antenna delle regioni centrali (per le istituzioni pubbliche) alle diverse sedi private di rappresentanza ci dà un quadro – finanziariamente impegnativo- di lobbiyng frastagliata e non coordinata. Quella fase si è esaurita e vanno ricercate altre forme di raccordo tra territori e fra questi e le istituzioni europee.

A tal fine quello che si è fatto, quello che si conosce come buone pratiche deve sicuramente essere implementato.

Alle istituzioni non è richiesto un interventismo neocentralistico ma un supporto ai processi di internazionalizzazione dei territori, affiancando, nel nostro caso, le imprese agricole nei processi di inter­nazionalizzazione e sostenendo le necessità di continua innovazione che caratterizza queste sfide.

Ad un altrettanto importante ruolo sono però chiamati i consumatori, nel modificare i propri stili di vita e nel premiare attraverso le proprie scelte di acquisto i prodotti e i servizi del mondo rurale che maggiormente rispondono alla prospettiva di una maggiore sostenibilità.

  • Il territorio e l’internazionalizzazione

Come Istituto Fernando Santi e Coop ELP siamo impegnati a sviluppare e consolidare un sistema di relazioni finalizzate alla commercializzazione, promozione, interazione e scambio culturale tra il Lazio e paesi europei, ponendo al centro quegli elementi che hanno un ruolo di peso nella bilancia commerciale italiana, quali i prodotti enogastronomici, il paesaggio e le emergenze storiche, i borghi, le memorie locali e il patrimonio naturalistico.

In questo quadro muovendo su tre direttrici principali.

1- Quella commerciale che punta a promuovere le eccellenze agroalimentari del nostro Paese, in particolare del Lazio, presso le comunità italiane residenti all’estero e a creare rapporti tra i produttori (cooperative e O.P.) italiani ed esteri;

2- Quella formativa e di lavoro per i giovani, anche attraverso un processo che intende favorire lo scambio di know-how e di nozioni tecniche e professionali tra giovani italiani e loro omologhi d’origine italiana o stranieri, tramite periodi formativi e di lavoro congiunto;

3- Quella del continuo scambio culturale, tramite la valorizzazione turistica del territorio della Regione Lazio attraverso attività culturali, informative, ricettive, sia presso le comunità italiane all’estero (spesso integrate e attivamente impegnate nella vita sociale, politica e lavorativa dei paesi ospitanti), sia sul territorio regionale. Ciò in ambito europeo e globale.

Miriamo a rafforzare l’attrattiva territoriale dell’offerta agroalimentare verso le comunità di cittadini di origine italiana residenti all’estero e, al contempo, per incrementare il livello di internazionalizzazione del nostro sistema locale produttivo, turistico e culturale.

Promuoviamo una forte innovazione di processo puntando sulle potenzialità del territorio, stimolando contestualmente la memoria e lo strong identity link e facendo leva sul fortissimo appeal del food made in Italy.

In relazione al primo dei tre punti toccati, quello riguardante la commercializzazione di prodotti agroalimentari laziali presso le comunità italiane all’estero, si mette in evidenza come da un lato sia necessario promuovere i prodotti in grado di veicolare l’identità regionale in modo unitario e dall’altro quanto sia importante, allo stesso tempo, legare alla diffusione dei prodotti (in particolare nel quadro del sistema Ho.re.ca.) il territorio di provenienza, utilizzando i canali commerciali, promozionali e relazionali per restituire una visione il più possibile completa e integrata del territorio e delle sue risorse.

Tramite la collaborazione con Agia Lazio e Aziende Aperte il progetto si muoverà verso dinamiche commerciali, che puntano a promuovere le eccellenze agroalimentari laziali, presso le comunità italiane residenti all’estero e favorendo la creazione di rapporti tra imprenditori italiani ed esteri.

A tal fine stiamo strutturando un percorso per arrivare ad instaurare collaborazioni e contatti di tipo commerciale con i diversi paesi e con soggetti delle diverse comunità italiane.

Questo passaggio prevede una fase intermedia rappresentata dalla costituzione di Gruppi di Acquisto delle comunità italiane all’estero, attraverso cui poter:

– gestire le ordinazioni e le consegne di prodotti laziali – Instaurare meccanismi che associno al consumo di generi alimentari attività di promozione territoriale e turistica, contribuendo ad aggregare l’offerta sul territorio regionale.

Obiettivo a breve termine di Istituto Fernando Santi e Coop ELP è la strutturazione di un percorso che porta all’apertura di veri e propri “Punti Lazio”, in Bruxelles e in diverse città europee.

Il Punto Lazio è concepito come un vero e proprio Hub extraterritoriale per la promozione dei prodotti, dell’offerta turistica, storica, paesaggistica e ambientale della regione. L’obiettivo è soddisfare le esigenze dei consumatori offrendo prodotti di alta qualità a prezzi competitivi, tramite l’accorciamento della filiera e parimenti fornire la possibilità ai produttori stessi di raggiungere mercati nuovi e vedere valorizzato al meglio il proprio prodotto.

L’’internazionalizzazione del prodotto passa necessariamente per un’interlocuzione con le istituzioni e le comunità locali, per un reperimento di fondi, per lo sviluppo di una logistica adeguata, infine per l’apertura di un primo “Punto Lazio” nel Belgio, che non sarà un semplice punto vendita, ma una sorta di Hub sul territorio, utile per connettere persone e territori, agroalimentare, turismo e cultura.

 [1] “ Fare insieme con altri” come moltiplicatore di risorse e come valore aggiunto affinché nel tessuto sociale  “ciascuno per la propria specificità persegua un intento generativo in modo deliberato, ricercando contestualmente forme stabili di concertazione pubblico/privato”- Pasqualotto in dossier CESV maggio 2017

[2] In una nota definizione di  Bourdieu (1980) il capitale sociale è presentato come” la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento.”

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