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Rino Giuliani (portavoce FAIM), sul convegno sulla Nuova Emigrazione a Palazzo Giustiniani

Si è svolto venerdì 13 novembre a Palazzo Giustinani, nella Sala Zuccari, il Convegno del FAIM sulla NUOVA EMIGRAZIONE ITALIANA.

Quale è la sua valutazione sull’evento che rappresenta la prima uscita pubblica dopo il congresso costituivo?

“Al Convegno Emigrare tempo di crisi- necessità e opportunità: più diritti, più tutele, avevamo affidato il compito di illustrare gli esiti di un approfondimento sulla condizione migratoria, fatto sul campo, in diversi paesi dove più intensa è l’emigrazione di italiani.

I dati di realtà forniti, anche direttamente dai protagonisti, hanno costituito con le schede-paese, la base delle indicazioni programmatiche della relazione introduttiva e di quella del Comitato scientifico del FAIM.

Larga è stata la partecipazione di pubblico e numerosi gli intervenuti nel dibattito. Ci conforta aver riscontrato consenso e convergenze con la nostra analisi e le nostre indicazioni su come intervenire sulle evidenti criticità di un flusso migratorio che avviene da anni senza che ad oggi si siano approntati strumenti di accompagnamento.

Ci è sembrato importante il riscontro dato e i punti di convergenza dagli interventi del Direttore Generale del Ministero del Lavoro Tatiana Esposito e del MAECI Luigi Maria Vignali.

Il metodo innanzitutto, quello di decidere perseguendo il confronto con tutti i protagonisti interessati attraverso tavoli di discussione presso i quali le diverse letture della nostra recente migrazione possano entrare in modo concreto nelle valutazioni che conducono alle scelte pubbliche.

É un percorso, quello proposto, che pensiamo vada pienamente condiviso. Vogliamo poter vedere, in tempi brevi, decisioni coerenti.

C’è tuttavia bisogno di una sussidiarietà istituzionale, oggi del tutto inadeguata, fra Stato Centrale e Stato delle autonomie locali senza la quale poi non si è nelle condizioni di vedere attivati e funzionanti gli strumenti di accompagnamento, assolutamente necessari alla nuova emigrazione lasciata oggi al “fai da te”.

Il ruolo della sussidiarietà orizzontale ci sarà come c’è stata nel passato, in epoche e con modalità diverse, sperabilmente non in termini meramente sostitutivi.

Come FAIM all’indomani del vostro ultimo dibattito sulla nuova emigrazione, come pensate di dare le risposte che molti si attendono?

Come FAIM non arriviamo ora su queste questioni, ma dalla constatazione del fenomeno alla ricognizione delle criticità e ai i possibili modi di intervento è da prima e nello stesso congresso fondativo del FAIM che abbiamo preso i nostri impegni su cui stiamo lavorando e che vincolano tutte le strutture aderenti.

Abbiamo sempre pensato a una rete di assistenza che già in Italia sin dalla partenza accompagni le persone (con informazione, formazione, orientamento) e che poi nei paesi d’arrivo dei nostri migranti sviluppi anche quelle forme articolate e diversificate di sostegno fondamentali laddove, la precarietà spesso rinvenibile nella normazione del lavoro, si affianca a condizione di sfruttamento del lavoro e di contrazione delle tutele e dei diritti, a partire dal welfare reso sempre più incerto.

La rete associativa del FAIM e più in generale l’associazionismo, in specie quello di promozione sociale è il naturale protagonista di una rete informale che si dovrebbe intrecciare in modo fecondo e sinergicamente con la rete dei patronati. Come nel passato, così oggi per una tutela che per poter durevolmente essere efficace, deve essere al contempo individuale ma anche collettiva.

Questa rete deve connettersi con un sistema consolare che funzioni, da potenziare su territori spesso abbandonati o sguarniti.

Seguo molto il mondo della cosiddetta “generazione Erasmus”, che ha trovato stabilizzazione all’estero. Ne seguo sulle chat il dibattito su come essere utili al loro paese, come poter tornare per restituire in parte alla propria comunità nazionale quanto hanno ricevuto.

A questi e all’altra emigrazione, quella che abbiamo definito “proletaria”, di persone cioè, anche laureate o diplomate, che vengono utilizzate all’estero in attività a basso contenuto professionale e che forti della esperienza acquisita vogliano ritrovare in una Italia che investa sul lavoro la loro dimensione esistenziale, a tutti questi soggetti di una possibile “mobilità circolare“, servono strumenti di accompagnamento.

In termini più generali sul rapporto fra l’Italia e gli italiani che sono fuori dalla madrepatria, dopo un lungo silenzio, siamo stati i primi a richiedere, anni or sono, lo svolgimento di una Conferenza mondiale che oggi in molti avanzano e che, molto positivamente, abbiamo appreso essere un importante punto all’ordine del giorno della prossima Assemblea Plenaria del CGIE di fine novembre.

Su tutto questo fronte di avanzamento di una ripresa di consapevolezza della centralità del mondo della nostra emigrazione siamo, come FAIM, in prima fila, con un impegno fatto di proposte concrete e di costane presenza fra gli italiani all’estero.

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