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Addio a Leonardo Zanier, cantore della Carnia e dell’emigrazione friulana

Vi proponiamo un articolo apparso il 30 aprile u.s. su www.messaggeroveneto.geolocal.it in cui viene ricordato il sindacalista Leonardo Zanier, scomparso il 29 aprile scorso.

Sindacalista, poeta, autore teatrale, era nato a Maranzanis 81 anni fa. Era tra i più noti e letti autori friulani, anche fuori dalla regione. Fondò l’albergo diffuso recuperando le vecchie case degli emigranti

UDINE. Il Friuli ha perso una delle sue menti più brillanti e profonde. È morto sabato sera, 29 aprile, nella sua abitazione di Riva San Vitale, nel Canton Ticino, Leonardo Zanier, già dirigente sindacale della Cgil, era il più importante cantore della Carnia, tra i più noti e letti autori friulani, anche fuori dalla regione, nonché il realizzatore dell’albergo diffuso in Carnia. Aveva 81 anni.

Originario di Maranzanis, frazione di Comeglians, dove era nato il 10 settembre del 1935, da anni viveva in Svizzera. Da metà dicembre le sue condizioni di salute si sono aggravate e, verso le 22.30 di sabato, attorniato dall’affetto di familiari e amici, si è spento in seguito ad alcune complicazioni. Lascia i figli Luca e Andrea, avuti dal primo matrimonio, la figlia Elisa, nata dall’unione con l’architetto italo-svizzero Flora Ruchat Roncati e la figlia di quest’ultima, Anna, con le relative famiglie. E, in Friuli, il fratello Marino, che risiede a Comeglians nella frazione di Povolaro, e la sua famiglia.
La sua è stata la voce più importante dell’emigrazione friulana e la sua scomparsa lascia un profondo vuoto nella cultura locale e non solo. Nel dicembre 2014 aveva ricevuto dal Comune di Udine il sigillo della città e nel 2015, per i suoi 80 anni, erano state organizzati due eventi ai Colonos e a Udine in corte Morpurgo.
L’ultimo saluto a Leonardo Zanier martedì 2 maggio, alle 10, al crematorio di Lugano con una cerimonia laica.

Molte delle sua raccolte di versi sono state musicate e tradotte nelle principali lingue europee.

Nell’arco della sua vita ha intrecciato lavoro, poesia, scrittura e impegno politico e sociale.

Come ricorda Cjargne.it è stato direttore delle scuole professionali consortili, dirigente del’Ecap-CGil (ente di formazione e ricerca del sindacato) in Svizzera e, nel 1977, segretario nazionale e responsabile dell’ufficio studi e ricerche dello stesso Ente a Roma; è stato altresì presidente della Federazione delle colonie libere italiane in Svizzera, dirigente del Coop-Sind (Istituto di emanazione della CGil) e della Lega delle Cooperative per la formazione e la promozione di imprese cooperative tra i giovani.

Per lungo tempo ha seguito e coordinato per l’Unione Europea progetti di sviluppo locale contro la marginalità, la povertà e l’esclusione.

La sua prima raccolta di poesie (Libers… di scugî lâ /Liberi… di dover partire, (1964), racconta l’emigrazione carnica e non solo, dei primi anni ’60. Già edita da Garzanti con prefazione di Tullio De Mauro, è stata ripubblicata, nella sesta edizione, a cura di ediesse, Roma 1998 (ediesse@mail.cgil.it), con prefazione di Sergio Cofferati, ed una vera e propria storia del libro e della critica, che ne ha accompagnato fin qui la vita, curata dal docente Rienzo Pellegrini dell’Università di Trieste.

Nelle due sottili antologie: Manutenzione preventiva e La propria età è un furto, uscite nel 2000 in Ticino a poca distanza di tempo, e questa: Punta secca, Edizioni Ulivo (leggerti@ticino.com), sono raccolte riflessioni e articoli recenti, in gran parte rielaborati che, con ironico e partecipato disincanto, raccontano l’intreccio tra i fatti minuti, che ci avvolgono e ci imbozzolano, e i grandi eventi che determinano i “destini” collettivi e individuali.

I suoi lavori teatrali: Confini: un teatro! (1998) e Turismo: un teatro! (1999), messi in scena con il Teatrino del Rifo, lo hanno visto anche impegnato e divertito “attore”. A questi copioni si può aggiungere la favola: Linia dreta / Linea diritta (2001).

Le tre pubblicazioni sono edite dalla coop La Chiusa di Chiusaforte, Udine (cooplachiusa@libero.it) presso cui è appena uscito anche Committenze, che comprende parte dei testi e poesie scritti, appunto, su commissione, con prefazione di Elvio Guagnini dell’Università di Trieste.

Per oltre quindici anni ha seguito e coordinato, per l’Unione Europea, progetti di sviluppo locale contro la marginalità, la povertà e l’esclusione. Attualmente è stato presidente della Fondazione Ecap Svizzera (Istituto per la formazione degli immigrati e la ricerca) e membro del direttivo e responsabile esteri dell’associazione Smile (la rete di formazione e ricerca, promossa dalla Cgil, presente in gran parte delle Regioni italiane e nei principali Paesi europei).

Socio fondatore della Cooperativa “Albergo diffuso” e promotore del progetto omonimo, sostenuto dall’Unione europea attraverso i Programmi 5b e Leader. Progetto che, dopo un lungo periodo di gestazione e, quindi, di importanti lavori di ristrutturazione di 9 edifici, ha permesso la creazione di 85 posti letto (in bellissime case e rustici che appartengono, in gran parte, a proprietari emigrati), si è materializzato ed è stato inaugurato il 10 marzo 2001, a Maranzanis di Comeglians (suo comune d’origine).

Nell’estate 2000 è stato invitato a presentare le sue opere al Mittelfest di Cividale.

Nel 2002 è uscita una antologia: Den Wasserspiegel schneiden / Sot il pêl da l’âga / Sotto il pelo dell’acqua, Limmat Verlag, Zurigo 2002 (www.limmatverlag.ch), che raccoglie, tradotta in tedesco (con i testi originali in friulano e la traduzione in italiano), quasi un terzo di tutta la sua produzione poetica.

Ecco una lirica di Leonardo Zanier tratta da “Libers… di scuign’i lâ”

Dedica

a chei ch’a no tornaran plui

parc’ch’a son muarz

a chei ch’a no tornaran plui

e ch’a son vîs

e chei ch’a son tornâz

par murî

o par tornâ a partî

a chei ch’a stan partint vuê

e a chei che incjmò no san lei

o ch’a sgjambirîn

ta panza di lôr mari

ch’a nassaran già vuàrfins

di pari

e lu saran dîs mês adan

fint ch’a varan avonda ans

par dâj il cambio

par continuâ una orenda

tradizion

una strazzaria di afiez

un cori cence radîs

un lavorâ cence intarès

un vegnî vecjus

cence speranza

a gno pâri

ch’al à puartât

fat e disfat valîs

sot duc’ i cìi

fint che la so fuarza era plui granda

dal pês da valîs

a mê mâri

ch’a vaît fasìntlas

spietât glotint il timp

novembre e las lèteras

e cidina à strengjût

vaît spietât strengjût

vaît spietât strengjût

an dopo an

vaît secui

par strengi seconz

a vuaitis amîs duc’

muarz e vîs

a tì Aldo e a tô gioventût

ridint e sfortunada

a tô vita

curta come una vilota

il timp di sintîla

a plâs

e a è già finida

un cjant la tô vita

un urli la tô muart

‘tar un paîs di sorz

ch’a ti doprava

in un lâc svìzer

tu volevas rinfrescjâ

il to sudôr

ma il lâc di è scierât

sôra la tô speranza

e las làgrimas

a’ àn fat cerclis su l’âga

a Silvio e a vuàitis

ch’j sês tornâz

segnâz ta cjâr

che il lavôr

su à mutilâz

disgropâz

come la manària ‘t’una taja

a Luciano

e a duc’ chei ch’a cròdin

ch’a si po’ fâ

ch’a si evi cambiâ

a chei ch’e àn vôi par jodi

e un côr ch’al sa vaî

e mans

ch’a san strengi âtas mans

e a nô cjargnei

fuarz

sans

lavoradôrs

onesc’

e inteligjenz

ma plui tas cjanzons

che ta vita

a nô ch’j cavilìn

par doi metros di cjera

parc’ ch’j no vin cjera

ch’j lin pal mont

parc’ ch’j no vin lavôr

ch’j disìn

sciôr sì sciôr paron

e j pensìn…

parc’ ch’j vin poura

a nô che sôl quant ch’a nu’ mètin

un cjapiel cu la pluma

e qualchi litro di vin tal stomi

j savin deventa eròes

as nestas vecjas cjasas

pengjas e liseras come un cjant

chi no savin fâ plui

a cheld esideri di libertât

ch’a nu’ vîf denti

encje se nassûz

tra un cîl cussì strent

a chei ch’an vût la fuarza

di resisti vinc’ ans

e di mètissel bessôi

il lôr cjapiel cu la pluma

ch’a son restâz oms

quant che èssi oms

voleva dî preson

e no vê la tèssera

fan

a chei che par fuarza

emigranz

su trenos bestim plombâz

àn lassât la vita in tun for

a’ èàn pajât par duc’

se di duc’ a è la colpa

quant che la bestialitât

e l’egoismo devèntin podê

parch’j vètino il coragjo

di vosâ

da sancîrs

RADìCUI

a chei che ca e là

pas cenas

o sui gjornâi

a’ esàltin cun retorica

il sacrifici cidin

e disgraciât

di chesta cjera

parch’e encje nô

rivìni a cjatâ una rason

ai nestis sfuarz

una fin al nesti lâ

invece di neâ

tal vin i fastidis

e stâ a vaî cidins

su las nestas disgracias

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