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L’Istituto Fernando Santi dell’Emilia Romagna in merito al voto all’estero e al referendum

Suscitano meraviglia gli accenti polemici che hanno accompagnato l’evidenza a mezzo stampa dell’intervento dell’ambasciatrice Cristina Ravaglia al CGIE, nel quale si evidenziavano i possibili rischi corsi dalla personalizzazione e segretezza del voto all’estero come effetto di procedure elettorali non in grado di metterle al riparo da azioni di manipolazione penalmente sanzionabili. Son questi i timori che, da ultimo, sono stati manifestati anche da numerosi sostenitori del NO. Con una manovra spericolata i deputati pd eletti all’estero, nel tentativo di orientare il voto dei nostri corregionali all’estero verso il SI, hanno più volte dichiarato che, per questo, chi vota NO al referendum metterebbe in discussione il diritto al voto dei cittadini italiani all’estero.
 
Il problema di garantire libertà e segretezza al voto era ben presente fin dall’approvazione della legge Tremaglia, quando, tra altre forze politiche, era proprio il PD-PDS-PCI a reclamare la massima tutela di questi due requisiti. Dov’erano allora tutti coloro che oggi si scandalizzano per la denuncia degli effetti distorsivi di questa procedura, della quale peraltro sono note le disfunzioni avvenute nelle passate elezioni?
 
E’ una scelta sbagliata quella di dividere anche gli italiani all’estero fra quelli (i cattivi) che votando No vorrebbero togliere la Circoscrizione Estero e quelli (buoni) che votando SI sono i difensori del diritto al voto all’estero (che invece è stato dimidiato essendo, gli stessi, stati esclusi dall’eventuale Senato proposto dal governo)
 
Viene avanti un esagerato, indiscriminato e generalizzato attacco alla Regioni che spinge ad una artificiosa contrapposizione fra Stato virtuoso e Regioni inefficaci e fuori controllo quanto a impegni di spesa. Burocratizzazione e disavanzo delle pubbliche amministrazioni restano un tema complessivo da risolvere e non una clava per colpire le autonomie locali, che sono con lo Stato uno dei due perni del nostro sistema costituzionale, il quale va tenuto in equilibrio senza sbilanciarlo, come propongono i fautori del SI, a favore di una neocentralizzazione.
 
Le iniziative delle regioni italiane, al netto di distorsioni, anche gravi, e di immeritate generalizzazioni che seguitiamo a condannare, sono andate o vanno all’estero a promuovere la loro immagine, la loro storia, i loro prodotti fra le comunità regionali d’origine, fra tutti gli italiani all’estero e in rapporto ai paesi di accoglienza. E’ questo un male?
 
Se si vuole uscire dalla demagogia interessata c’è da sottolineare che le regioni, oggi tanto strattonate, hanno supplito, in molti casi verso gli emigrati all’estero, alla prolungata assenza dello Stato e dei governi centrali . Il voto per il referendum deve poter essere un voto nel merito, nella consapevolezza che dopo il 4 dicembre diritti da esigere e aspirazioni degli italiani nel mondo, qualunque sia l’esito del referendum, saranno ancora da perseguire.
 
Sono modifiche che non innovano né migliorano la Costituzione quelle promosse dal governo Renzi. A quelle proposte anche gli italiani all’estero, al riparo dalla disinformazione in atto, in modo ragionato, devono poter dire NO .

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